Browse By

IL PRIMO E FONDAMENTALE NODO di Mario Monforte

 235 total views,  2 views today

[ sabato 7 settembre 2019 ]

Tale primario “nodo” da porre è la presa di posizione su che cos’è il governo «pentapiddino» (detto «giallo-rosso» da chi attribuisce sempre il rosso al Pd, «giallo-rosa» da chi è più realista rispetto al Pd, «giallo-fucsia» dai critici di Pd e LeU e della decisione dei 5S — ma attribuire a esso colori diversi dal tetro grigio-spazzino pare già troppo).

Si tratta della restaurazione (in senso storico e attuale) rispetto non solo alle modeste aperture del governo «giallo-verde», ma anche e soprattutto rispetto alle istanze e alle potenzialità riposte (malriposte, come si è esperito) nel governo M5S-Lega dall’oggettivo fronte sociale popolare emerso con le elezioni politiche del 4 marzo 2018. E rispetto a tali istanze, esigenze, potenzialità, rispetto alle volontà degli elettori, della maggioranza dei cittadini, è stato messo a segno un vero e proprio “golpe bianco” (senza carri armati per le strade, ma sempre colpo di Stato — il quarto, dopo i tre di Napolitano, con Monti, Letta, Renzi). 


Golpe per la restaurazione

Restaurazione dell’abietta sottomissione all’Ue-€ (quindi in primo luogo a Germania e Francia), alla (fase del capitalismo detta) «globalizzazione», alle centrali politico-finanziarie che la “performano”, ai suoi imperativi economici (di sfruttamento dei popoli e paesi), al suo liberalismo scatenato su tutti i piani (non solo economico, ma anche politico per cui decidono le élite “illuminate”, sociale per cui conta l’individuo atomizzato, culturale per cui conta “ciò che c’è” da considerare “senza ideologie” rimettendosi alla tecnologia, comportamentale per cui “ognun per sé e dio per tutti”, alla deportazione da Africa e Vicino-Medio Oriente (con business della tratta e rivalutazione del ruolo delle Ong) con massiccia sostituzione (posta come «accoglienza» e «integrazione»), della composizione sociale presente — nonché restaurazione della servile subordinazione agli Usa-Nato.

La reazione interna — “incarnata” in prima fila dal Pd, nonché dal Deep State di istituzioni, apparati, personale dello Stato, fino alla presidenza della Repubblica —, ben “integrata” con quella estera (Ue), che spingeva per tale restaurazione, si è dunque affermata a livello di gestione (governo) dello Stato italiano, segnando la (ri-)sottomissione del nostro popolo e Paese.

Di fronte a questa realtà non sono accettabili possibilismi e diplomatismi, condiscendenze verso “buona fede” e aperture verso “ma è colpa di Salvini”, “che altro si poteva fare”, “forse ne verrà qualcosa di buono”, stiamo a vedere”, etc. E nemmeno verso distinguo — “quell’esponente non avrebbe voluto”, “quell’altro ancora non si è espresso”, etc. —, perché inutili, fuorvianti e occultanti.

I voltagabbana


Va messa in evidenza come tutto questo sia collaborazionismo e complicità. Infatti, se del Pd è inutile dire, dei “capi” e “maggiorenti”, Grillo in testa, dei membri del precedente governo, del grosso dei parlamentari del M5S, invece c’è molto da dire: Grillo e Co. e M5S si sono assunti la responsabilità di aderire alla reazione per imporre la restaurazione, attuando il “golpe bianco”. Lo stesso governo attuale, con figure scialbe e secondarie, con il dc (finora mascherato) Conte (a braccetto di Mattarella), con Gualtieri uomo-Ue all’Economia, con Gentiloni alla Commissione Ue, dimostra che cosa sia (tanto che la prima “questione” posta subito “sul tappeto” è l’apertura all’immigrazione, ossia alla tratta-sostituzione). 


E ciò dà conto del lungo seguito di voltagabbana rispetto a impegni e di tradimenti rispetto a promesse, attuato in questo anno e due mesi di governo «giallo-verde», come fa capire che non era una mera posizione di “smussamento” (rispetto a Mattarella) il “si sta nell’Ue/euro/Nato” del «contratto» di governo — e il “mi fo tatuare sto nell’euro” di Di Maio —, giungendo al voto (decisivo) per l’elezione della von del Leyen a capo della Commissione Ue (in “coppiola” con la Lagarde alla Bce). E dà conto del fatto che non si è contrastato Salvini sul suo terreno (per esempio, assumendo in proprio la proposta dei minibot), arrivando a condurre una campagna elettorale (alle elezioni europee e amministrative) fiancheggiatrice del Pd. E dà conto del perché, a suo tempo, la prima trattativa per formare il governo fosse stata, avanti di quella con la Lega, con il Pd. Il disegno — di Grillo e Co. — era in corso da tempo, ed è strisciato avanti, mascherandosi sotto gli attacchi anche feroci a corruzione, malversazione, sconci del Pd, ma senza mai toccare, né tantomeno facendo comprendere ad attivisti e seguaci 5S, le radici di fondo delle contraddizioni (Ue-€, globalismo, sottomissione, e cosí via) da affrontare.

Nello sconquasso, inevitabile e necessario dei 5S, ora che è venuto in luce accecante a quali fini è stato promosso, costruito e indirizzato il movimento (recupero e ingabbiamento delle istanze e volontà popolari a fini del “sistema”, e della sua conservazione e restaurazione), si deve porre questo fondamentale “nodo”, e pretendere risposte e prese di posizioni nette e precise in merito, è essenziale per vedere di salvare almeno il salvabile, e di non chiudere le prospettive di “altro” e “oltre”.




Sostieni SOLLEVAZIONE e Programma 101

image_pdfimage_print

Un pensiero su “IL PRIMO E FONDAMENTALE NODO di Mario Monforte”

  1. Anonimo dice:

    Il primo e fondamentale nodo è individuare da chi è composta la palude. Comincerei con riconoscere che Salvini, Di Maio, Zingaretti, Fratoianni e compagnia cantante giocano tutti,in ruoli diversi, nella stessa squadra: il sistema al più si rassetta, non si cambia. Abbaiare alla luna come fa l'articolista non fa procedere di un passo la strada per un alternativa di sistema. Tutti i componente della squadra giocano per il sistema, mettersi a fischiare e/o applaudire qualche giocatore non fa uscire dall'impasse chi considera il sistema putrido e vicino alla morte biologica e vorrebbe uscirne prima che tutto finisca. Il primo nodo fondamentale è convincersi che un'alternativa può nascere solo a condizione di non sottostare ad alcun vincolo interno/esterno di praticabilità. Se si è convinti che la Thatcher ha fatto un'affermazione falsa su fatto che non esistono alternative a questo sistema allora si deve agire di conseguenza: il primo tentativo è finito malamente nell'89, proviamo a mettere le basi per ritentare imparando dagli errori e adeguando il movimento di trasformazione alle odierne condizioni sociali, culturali, tecnologiche. Usiamo la globalizzazione per diffondere un'idea di trasformazione sistemica e non contrastiamola riproponendo le piccole patrie. Usiamo la contraddizione critica per rompere gli schemi che tengono insieme le varie parti del sistema senza lasciarci coinvolgere dai compositi schieramenti che compongono il tutto del sistema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *