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LE ELEZIONI DI IERI IN RUSSIA di Maurizio Vezzosi

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[ lunedì 9 settembre 2019 ]

RUSSIA perché sono importanti amministrative dell’8 settembre?


Le elezioni amministrative di domenica 8 settembre si preannunciano come un passaggio importante per il futuro politico della Federazione Russa: ad essere eletti saranno i governatori di ben diciotto regioni (oblast′), come ad esempio la regione di San Pietroburgo, oltre ai deputati di tredici Parlamenti regionali, nonché vari consigli municipali, come quello di Mosca.

La tornata elettorale vedrà per la prima volta sperimentare il voto digitale nella Federazione Russa. Gli aventi diritto potranno infatti votare tramite un apposito sistema digitale con il proprio computer o cellulare: il sistema di voto viene è considerato assolutamente sicuro dalle autorità, benché il giudizio di alcuni esperti di crittografia sia di segno opposto.

Da un punto di vista più politico, l’onda lunga delle proteste che hanno interessato il Paese negli ultimi dodici mesi sembra destinata a pesare non poco sul momento elettorale, il primo ad avere luogo dopo le impopolari mosse del governo Medvedev —  innalzamento dell’età pensionabile e aumento dell’IVA soprattutto —, provvedimenti che hanno contribuito ad accrescere la già diffusa sfiducia nei confronti del sistema politico russo, in particolare riguardo agli affari interni.

A confermare il malcontento sono i risultati dei sondaggi condotti dall’autorevole centro studi Levada, secondo i quali la popolarità di Vladimir Putin avrebbe subito una flessione notevole a causa del varo della riforma del sistema pensionistico.

La tornata elettorale dell’8 settembre si prospetta come un momento assai complicato soprattutto per il partito Edinaja Rossija (Russia unita), l’ormai quasi ex partito di Vladimir Putin, inviso a larghi settori della società russa: la possibilità che le elezioni segnino per il partito un indebolimento significativo, se non addirittura un crollo, è concreta. Secondo un nuovo sondaggio effettuato alcune settimane fa da Levada, pur registrando un netto calo, Russia unita si confermerebbe il primo partito con circa il 44% delle preferenze, seguito dal KPRF (Partito comunista della Federazione Russa), al 17% in coalizione con il Levij Front (Fronte di sinistra). È dunque molto probabile che le elezioni dell’8 settembre, pur non producendo alcuno stravolgimento, registrino un indebolimento rilevante dell’attuale partito di governo.

Anche per Vladimir Putin, vista la sua crescente impopolarità, Russia unita sembra rappresentare un problema non meno di quanto possa rappresentare una risorsa. Non a caso, conscio della scarsa fiducia di cui gode il sistema partitico russo, Vladimir Putin aveva scelto di presentarsi alle scorse elezioni presidenziali come candidato indipendente, cercando di slegare quanto più possibile la sua figura da Russia unita. Allo stesso modo, varie personalità politiche legate all’attuale governo hanno adottato lo stesso espediente per candidarsi alle amministrative di domenica prossima.

Le proteste legate al caso Golunov – il giornalista fatto arrestare lo scorso giugno sulla base di prove false e poi rilasciato – hanno offerto una visibilità importante a due delle principali figure dell’opposizione, ossia il liberale Aleksej Navalnj – attualmente condannato a scontare alcune settimane di detenzione e non candidabile per una precedente condanna – e il comunista Sergej Udaltsov, del Fronte di sinistra. Durante le proteste degli ultimi giorni a Mosca è emersa la figura di Lyubov Sobol, giovane alleata dello stesso Navalnj, anch’essa esclusa dalla competizione elettorale, ufficialmente per inadempienze burocratiche. Il clamore e la visibilità offertagli in Europa occidentale varranno a Navalnj dunque ben poco, almeno per il momento.

Navalnj sembra infatti avere un seguito ben più consistente in una certa stampa occidentale che non Federazione Russa, dove è assai risibile al di fuori di Mosca e San Pietroburgo. Nella Federazione Russa è inoltre ben nota la vicinanza dell’oppositore Aleksej Navalnj a Mikhail Khodorkovskij, oligarca russo attualmente in esilio a Londra dopo lunghi anni di carcere scontati in Siberia per evasione fiscale: una vicinanza che, dati i trascorsi degli anni Novanta e dei primi Duemila, difficilmente può giovare alla popolarità di Navalnj.

Il Cremlino, dal canto suo, con l’uso disinvolto della forza in varie manifestazioni di piazza, indubbiamente ha voluto mandare un messaggio chiaro alla società russa, soprattutto alla luce del periodo difficile che si prospetta all’orizzonte per la Federazione Russa. L’atteggiamento repressivo adottato nelle ultime settimane sembra però, malgrado l’intento contrario, destinato a fare gioco a Navalnj e soci più di quanto non lo stia ostacolando nell’immediato.

Per il Cremlino, soprattutto nel lungo periodo, gli unici antidoti concreti alla crescita dell’opposizione restano la lotta alla povertà, la tassazione dei frutti della speculazione e dei patrimoni improduttivi e una più equa distribuzione della ricchezza in seno al Paese: gli unici antidoti in grado di garantire alla Russia la stabilità di cui ha bisogno.

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2 pensieri su “LE ELEZIONI DI IERI IN RUSSIA di Maurizio Vezzosi”

  1. Anonimo dice:

    Sembra il bollettino di radio Liberty durante l'Urss o di Radio Londra durante il regime fascista.Proteste popolari? 10 mila persone nella Nazione continente più grande della terra….Ma per favore.Inoltre l'articolista non specifica che, a differenza di Hong Kong americanista e britannica, le proteste antiputiniane sono spesso condotte da una destra sociale e radicale addirittura ben più antioccidentale e antiamericana dello stesso putinismo….

  2. Anonimo dice:

    Atteggiamento repressivo durante le ultime proteste? ma che film ha visto l'autore? ha visto le foto dei manifestanti sorridenti con la polizia vicino su Instagram?Forse si sbaglia con la francia macroniana

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