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COMPLOTTISMO, COMPLOTTI E VERITÀ di Mario Monforte

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[ venerdì 18 ottobre 2019]

«Si badi bene: non è, certo, che tali “centri” non esistano e non svolgano le loro “iniziative”. Ma l’errore (fuorviante) è credere, e far credere, che qui stia la causa — ultima e prima — di “ciò che non va”».


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Per un primo, necessario, chiarimento. Nel magma di confusione, fuorviamento, mistificazione (magma interessato e indotto, ma in cui gli stessi mistificatori sono a loro volta mistificati) che compone la “maniera di pensare” (pensare per modo di dire: pensare è qualcosa di arduo e raro), estensiva e intensiva, che permea tutti i “gradi” e livelli della popolazione, c’è un primo “elemento” che si può individuare (perché è importante confutarlo: certo ve ne sono anche altri, ma cominciamo con questo) e che si trova fra i “critici” del nostro presente.

Ecco, è la ricerca di “centri”, piú o meno segreti o piú o meno mascherati, ma iper-potenti, i cui piani, operazioni, complotti, etc., sono “a monte e a valle” di “ciò che non va”: per esempio, le centrali del grande capitale transnazionale e della grande finanza, intrecciati fra loro (tipo Bilderberg, Trilateral, Gruppo dei Trenta, ma anche la Goldman Sachs, i Rothschild, i Rockefeller, etc.) e pervadenti «organismi» internazionali, Ue, Stati, servizi segreti, etc., nonché altrettanto pervasive “sétte” oscure (centrali massoniche, “illuminati”, etc.) dagli ancora piú oscuri, ma tremendi ed efficaci disegni.

Si badi bene: non è, certo, che tali “centri” non esistano e non svolgano le loro “iniziative”. Ma l’errore (fuorviante) è credere, e far credere, che qui stia la causa — ultima e prima — di “ciò che non va”. 


E cosí si elimina e/o si “mette da parte” la sostanza: tali centri elitari: i loro disegni esistono e tali “centri” operano perché possono esistere e possono operare, e lo possono perché il modo di produzione dell’economia politica (il capitalismo) si basa sull’accentramento della proprietà-possesso-controllo dei mezzi di produzione (dalla produzione alla circolazione, fino alla forma di realizzazione-accumulazione del valore nel denaro) in mano di “pochi”, “pochissimi” (con espropriazione degli altri, i moltissimi, tutti i restanti) e sull’accentramento (interconnesso) della gestione del potere statale, con interrelata posizione dominante nella società (e con dominio dei media). Vale a dire che l’oligarchia (il potere dei pochi) è organica al modo di produzione (inteso in senso specifico e complessivo, su tutti i piani) vigente e globalizzato, e che tende alla totalità. 
E il suo dispiegamento porta all’ancora maggiore concentrazione dell’oligarchia nelle sue frazioni e fazioni, e ancora sopra in questi “centri”, e pone la possibilità, che si traduce in realtà, delle loro operazioni — volte a imporre i loro piani e disegni, che servono a mantenere le condizioni esistenti e a dispiegarle ulteriormente, secondo, appunto, la loro tendenza alla totalità.

Dunque, la causa risiede nello «stato di cose presente» e nel suo dispiegamento, e i vari “centri” sono componenti del suo dispiegamento e comando. “I conti” vanno perciò “fatti” con la realtà esistente – che, perciò, va compresa nella sua sostanza ed essenza – e quindi anche con tali “centri” operativi – che, però, vanno situati nelle loro funzioni nella realtà esistente. Invece, vedere “centri” e “sétte” come la causa, non solo esime da tale comprensione, ma di piú: l’occulta — di conseguenza limita le capacità cognitive e, in fondo e infine, rende inefficaci (o, a loro volta, strumentalizzabili e integrabili) le stesse “critiche” e possibili iniziative contrarie.
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