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QUELLO CHE CI FA INCAZZARE di Giovine Italia

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[ sabato 5 ottobre 2019 ]

È così che è necessario iniziare questo piccolo testo: siamo incazzati. 

Ed è colpa dell’ipocrisia moderna; no, non Salvini. O meglio non solo. Un’ipocrisia generalizzata a tutti i politici, di tutte le posizioni ed idee.


Quando si sente elogiare la Resistenza, la si chiama (coerentemente) il secondo RISORGIMENTO si dovrebbe essere solo che orgogliosi del percorso fatto dai patrioti e socialisti, quelli veri, dal 1861 passando per il 1943 sino alle lotte per il lavoro degli anni, tanto elogiati, della prima repubblica

Ma chi osa nominarli? Personaggi che ci costringeranno ad un terzo risorgimento! Uomini “politici” che ci portano ad avvicinarci, a mischiarci, anche con chi (in una futura guerra di liberazione) ha idee avverse alle nostre ma che, in un modo o nell’altro, è resistente al sistema eurocratico e tardocapitalista moderno.

Sentire parlare di “patriottismo” da personaggi emeriti della repubblica odierna è ripugnante, una blasfemia pari all’elogio della nazione durante il Ventennio.

Ma non finisce qui! Sono incazzato perché a scuola, quando si affronta l’ottocento, si elogiano i movimenti operai che portarono avanti le prime lotte. Con un sentimento quasi di pena, poverini questi lavoratori sfruttati. Però, guarda caso, i movimenti socialisti e comunisti non vanno più bene nel novecento. Servono solo ad alcuni per pulirsi dalla coscienza le vittime fatte dai precursori passate. Nel novecento “si è esagerato”; si banalizza dicendo che “hanno fatto troppe vittime, hanno portato ad un disastro, ad anni di tensione”. 


Qualcuno si è mai messo a conteggiare i morti sul lavoro nel periodo post rivoluzione industriale, le cui condizioni sono ben descritte da Engels? No. Non interessa, semplice. 

Sono incazzato perché oggigiorno non gli interessa a nessuno dei rider, magari (non è neanche detto, forse questo potrebbe essere l’ultimo secolo di lotta, alcuni lo hanno già ipotizzato vedi Fukuyama) si faranno gli stessi discorsi moralisti che facciamo oggigiorno nei luoghi del sapere sui poveri lavoratori dell’ottocento.

Ed ancora i nuovi colonialismi, le ingerenze in Africa moderne: a scagliarci contro le campagne coloniali dell’ottocento e novecento siamo subito pronti; pronti, però, a chiamare anche dei “semiterroristi” i patrioti del nord Africa che commettevano attacchi contro il governo autoritario di De Gaulle. 

Questo è un grido di rabbia, da cui deve nascere una voce dissidente forte che riecheggi nei secoli a venire.


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