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LA SINISTRA FASCISTA di Nazareno Filippi

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[ lunedì 25 novembre 2019 ]

Riceviamo e pubblichiamo questo breve saggio del Filippi. Dello stesso autore ricordiamo l’articolo TOGLIATTI E I FASCISTI ROSSI.

La storiografia contemporanea non ha ancora dato un giudizio definitivo sul fenomeno fascista ma vi sono due elementi ormai considerati definitivi. 

Il primo, ben evidenziato da De Felice, è che la strategia finale di Mussolini consisteva nella creazione storica e se vogliamo metastorica dell’uomo nuovo
L’altro, strettamente connesso a questo stesso, è che l’uomo nuovo italiano sarebbe stato il portatore di un nuovo modello di civilizzazione: un nuovo ordine imperiale italiano-mediterraneo antagonista rispetto all’imperialismo anglosassone ed occidentale. 
Se divergenze interpretative esistono su altri punti, ad esempio per De Felice Mussolini sarebbe stato il Robespierre o il Blanqui italiano, per Sternhell avrebbe realizzato nella prassi la lezione di Sorel e del sindacalismo rivoluzionario francese, per Del Noce avrebbe politicamente incarnato l’attualismo gentiliano, per Tasca avrebbe spostato la piccola borghesia italiana sulla guerra frontale reazionaria anti-proletaria e anticomunista, su questi due elementi vi è invece una univoca lettura. 
Da questo si possono così dedurre ulteriori elementi. Il fascismo di Mussolini non appartiene secondo De Felice alla linea del realismo italiano machiavelliano, ma a quella dell’utopismo o del “messianismo” politico; il biografo del Duce sostiene che per comprendere la natura dell’ideale di civiltà fascista bisognerebbe analizzare la visione di quelle frazioni e correnti avanguardistiche degli anni ’30 che furono definite “sinistra fascista”, Parlato e Buchignani, entrambi allievi di De Felice, che hanno scritto dei libri fondamentali — forse i più profondi — sull’ideologia fascista, parlano di “fascismo impossibile”, “progetto mancato”, “eresia rivoluzionaria”. 
Tutte queste frazioni della “sinistra” neo-giacobina prendono esplicitamente le distanze dalla variante di destra del fascismo, come può essere ai loro occhi il nazionalsocialismo tedesco o su un’altra linea il franchismo spagnolo, sposando la causa delle SA di Rohm eliminate da Hitler, Goering ed Himmler o quella della Falange spagnola di Josè Antonio ed Hedilla emarginata dai franchisti. 
Questa linea è composta da sindacalisti, proletari, artigiani e piccoli imprenditori, idealisti gentiliani della sinistra attualista e miliziani del fascio littorio che non sono affatto razzisti né antisemiti poiché considerano il razzismo una ideologia materialista ma sono invece “socialisti imperiali”, intendono le leggi razziali italiane non biologiche ma geopolitiche e di seguito nel corso del conflitto contrasteranno anche fisicamente la persecuzione antiebraica dei loro alleati tedeschi. 
Sono i “trotskysti” del regime fascista, anche se Mussolini non li manderà nei campi di concentramento ma anzi in diversi casi li proteggerà esaminando attentamente le loro proposte ideologiche, pur attuando in minima parte, ma forse decisiva almeno sul piano geopolitico e catastrofista, il loro programma estremista. 
 I trotskysti del fascismo concentrano la propria dinamica strategica su due grandi obiettivi: la rivoluzione sociale interna, la rivoluzione permanente del movimentismo fascista, troppo a lungo rimandata. Ciò con un programma di superamento del salario, una nuova concezione socializzata della proprietà privata, la mistica assoluta del lavoro (G. Parlato) ed una democrazia armata plebiscitaria e presidenziale (a loro parere Mussolini non voleva la dittatura ma vi fu costretto dopo il delitto Matteotti gettatogli addosso, contro l’estrema destra fascista sostenuta dai servizi britannici e dal sionismo); la rivoluzione fascista mondiale, ovvero una marcia antiplutocratica globale, antagonista ad anglosionisti ed americani, “il sangue degli oppressi contro l’oro degli oppressori”. 
In omaggio a tale concezione, Berto Ricci, matematico fiorentino di formazione mazziniana e blanquista, molto vicino a Mussolini e spesso suo gradito ospite a Palazzo Venezia, crea la frazione rivoluzionaria dello ”universalismo”: il fascismo è concepito come creazione del genio storicistico e spiritualistico mediterraneo, la missione del movimento fascista non è nazionalistica, né tantomeno euroccidentalista ma imperiale e universale, l’antitesi di civiltà non è con Mosca ma con la Gran Bretagna, il Sionismo e gli Usa. Berto Ricci è estremamente critico verso il regime, è un frondista ma a differenza di un Ugo Spirito non dubita della sostanza sovversivistica della strategia di Mussolini. Il comunismo non è percepito come avversario né come nemico, è un fenomeno che sembra lasciare sostanzialmente indifferenti gli universalisti ed i frazionisti di sinistra, anche dopo il conflitto spagnolo: il grande nemico è invece l’azionismo di obbedienza anglosassone e tutto quel che rimandi direttamente o indirettamente all’imperialismo britannico. 
Lo stesso Alessandro Pavolini, fiorentino di primo piano del regime e poi segretario del Partito fascista repubblicano, è profondamente debitore per la sua complessiva visione del mondo all’universalismo di Ricci e a talune correnti della sinistra sindacalista, come a quella ben rappresentata da Riccardo Del Giudice. 
Buchignani rileva la natura robespierrista di questo fascismo democratico-rivoluzionario ed universalistico che si pone come alternativa globale all’americanismo e al sionismo. Lo studio di Michela Nacci sull’antiamericanismo in Italia negli anni ’30 è, secondo lo stesso De Felice, di notevole rilievo. Il progetto universalistico e antiamericanistico fallì sul piano storico. Per quale motivo, dobbiamo cercare di capire, se è qui possibile. Entra probabilmente in ballo la psicologia mussoliniana con il suo soggettivismo. 
Il fascismo fu un movimento ultrasoggettivista, volontarista, insurrezionalista. 
Questa vis distanzia, nella lotta di frazioni, il populismo d’avanguardia politica della sinistra fascista dall’estrema destra neo-tradizionalista o totalitaria che avrebbe fatto del partito il grande pedagogo della vita politica nazionale. Lo Stato etico, non il partito, diviene perciò lo strumento populista dell’avanguardia per cercare di dirimere le irriducibili aporie della modernità, portando a compimento la missione escatologica dell’uomo nuovo. Mussolini non possedeva il realismo empirico e pragmatico di Lenin o di Stalin nella conduzione della macchina statale. 
Nella storia italiana si scontrano due grandi linee politiche: la prima è rappresentata dall’ideologia machiavelliana piemontese occidentale di Cavour e Giolitti che furono grandi amministratori della macchina Stato ben superiori a Mussolini, la seconda è appunto l’ideologia mediterranea meridionalistica ed eurafricana di Mussolini, che fu un immanentista e un volontarista che seppe usare a pieno regime, come nessun altro, la

massa di manovra italiana per un suo disegno personale (G. Megaro, Mussolini. Dal mito alla realtà). Ci si meraviglia tuttora di Piazzale Loreto, ma Mussolini trascinò il popolo italiano, individualistico, militarmente debole, in due guerre mondiali, nell’avventura coloniale abissina, nelle sanzioni mondiali antifasciste e nell’interventismo sui fronti di Spagna e Albania. Piazzale Loreto è del resto un evento storico simbolico che non implica giudizio di valore, è tipico di ogni autentica lotta politica religiosa, e ha indirettamente, non volendolo affatto, fornito una patente di immortalità storica e realmente universalistica al capo fascista. 

Dal rogo di Piazza San Marco di Savonarola, dal cadavere di Cola di Rienzo trascinato nella chiesa di S. Marcello al martirio di Jan Hus, tali mezzi sono il miglior lasciapassare per una immortalità della Guida storico-politica. Il motivo non adeguatamente analizzato in proposito è che Mussolini uomo di potere fu un blando dittatore con gli avversari politici, tollerò comunisti, liberali e con i cattolici strinse addirittura un patto tattico. Statisti che vengono considerati democratici e liberali usarono o usano l’arma dell’omicidio politico in modo ben più spregiudicato di quanto fece il capo fascista. Qui emerge il suo catastrofismo, che è il punto d’incontro fondamentale con la sinistra rivoluzionaria di regime. Egli fu infatti cinico e spietato proprio con la sua generazione, con i suoi figli ideologici e politici: i vari universalisti e movimentisti di regime caddero quasi tutti in guerra e donarono il sangue alla patria; quando ormai il sogno fascista era ingloriosamente dileguato, richiese ancora per una volta ai più giovani e a centinaia di migliaia di adolescenti un ulteriore, e questa volta finale sacrificio di sangue per la Repubblica sociale. Basti pensare ai franchi tiratori fiorentini, romagnoli, emiliani di ambo i sessi, descritti da Curzio Malaparte, che spesso non raggiungevano i 13 anni uccisi dai plotoni angloamericani o da quelli partigiani. 
Come ben nota Del Noce, l’ingresso in guerra il 10 giugno 1940 sancisce in modo inoppugnabile la natura catastrofista e messianica dello stesso Mussolini. In una guerra che d’altra parte fu iniziata proprio dall’Italia “proletaria e imperialista” aprendo nel ’35 il fronte africano sulle rotte dell’Oceano Indiano, centrale e strategico per la superpotenza britannica. Secondario è il fatto che, spiega lo storico britannico Taylor, l’ingresso di Mussolini in guerra è il frutto di un pregresso accordo con la Francia per impedire la ormai prossima spartizione globale anglo-tedesca. Importante l’evento storico politico che un popolo con scarsa tradizione militare e debole coscienza nazionale come il nostro avrebbe fornito prove di eroismo di primaria rilevanza, come testimonia uno storico militare quale T. Schlemmer. 
Il conflitto militare anglo-italiano non fu affatto una vittoria militare britannica (J. Sadkovich) e sul fronte dell’Est, per dire, Stalin concesse l’onore delle armi ai soldati fascisti italiani e non ai tedeschi in quanto i primi si batterono con maggior eroismo e disinteresse. E’ la visione stessa del fascismo a implicare una determinazione “messianica” di questo tipo: l’era dell’italiano nuovo, dell’uomo nuovo e del nuovo nazionalismo universalistico, doveva esser preceduta da dure tribolazioni e sacrifici, guerre comprese e la superiorità qualità del sacrificio dell’italiano avrebbe deciso del futuro della civiltà ben più del progresso tecnologico militare. “Il sangue avrà ragione delle spade e della egemonia plutocratica”: l’uomo nuovo della Sinistra fascista sarebbe stato un uomo purificato dalla corruzione materialista, in quanto l’uomo materialista prodotto da ideologie “antifasciste” veniva descritto dai mussoliniani universalisti come una deforme patologia sociale. 
L’ideologia nazionalsocialista considerava già perfetto il tipo nordico originario, occorreva solo liberarlo da influssi allogeni; quella marxista riteneva perfetto il modello operaio liberato dall’alienazione; quella liberale faceva perno sull’affarismo connaturato al tipo dell’alta borghesia. Non vi era ne vi è necessità di rigenerare l’umano o di creare l’uomo nuovo. Se si leggono le lettere dei caduti della RSI si percepisce un equivalente ideologico in quelle dei giovani di Hamas, Hezbollah, Ansarullah yemenita dei nostri tempi o dei Basiji iraniani. Non stupisce che il maggior esperto di concezione politica iraniana, Abdolmohammadi, parli di fascismo iraniano (Ahmadinejad, Soleimani) e inglobi nel concetto politica fascista l’intera Resistenza mediorientale al sionismo guidata dai nazionalisti persiani; stupisce viceversa che uno storico serio come Gregor abbia potuto vedere il fascismo avanzare nella Cina tecnocratica marxista e neo-comunista di Xi Jinping. 
Stupisce anche che venga oggi imposta una equivalenza tra destra sovranista e fascismo. Come detto, il principale nemico geopolitico — non razziale — del fascismo universalistico fu l’atlantismo e il sionismo, i sovranisti invece sono quasi totalmente filoatlantici e filoisraeliani. Il turista italiano che avesse sostato sul Haram ash-Sharif di Gerusalemme poteva venire salutato da sonori “Viva Mussolini” proferiti dai palestinesi (F. Cardini, Il fascismo e l’Islam), mentre i sovranisti italiani sono arruolati nel fronte sionista ed americano. 
Beppe Niccolai, volontario toscano nella Seconda guerra, tenuto prigioniero nel Fascist’s criminal camp texano sino al 1946, liberato grazie all’amnistia Togliatti per poi divenire anni dopo la guida ideologica della frazione socialista del MSI avversaria della destra nazionale conservatrice, franchista, filofalangista in Libano o gollista che fosse considerata da Niccolai troppo contigua alla DC, considerò i movimenti antagonisti palestinesi, iraniani, libanesi (il Partito di Dio sciita) i più evidenti e coraggiosi 
continuatori della guerra del sangue contro l’oro. 
Abbiamo volutamente evidenziato i due poli contrapposti interni al “neofascista” MSI, trascurando che vi erano anche componenti intermedie e che la politica interna fu comunque la prima necessità in un contesto geopolitico precedente al Novembre ’89 ed al crollo del muro di Berlino. Ma abbiamo tentato di rileggere quegli eventi con gli occhi di un osservatore del 2019, cercando di meglio far risaltare le enormità o le vere e proprie idiozie di quella sinistra antifascista e di quel liberalismo che vedono il fascismo in ogni dove. 
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24 pensieri su “LA SINISTRA FASCISTA di Nazareno Filippi”

  1. Anonimo dice:

    Avevo già letto vari scritti sull'argomento, essendo toscano è di mio grande interesse, questa è un'ottima sintesi ma non si tratta adeguatamente, forse per mancanza di spazio o perchè non riguardava questo post, di come l'utopismo delle origini non va mai in porto dopo la conquista del potere, da destra a sinistra. Perchè?Salvo

  2. Anonimo dice:

    lO SCRITTO è MOLTO BELLO E MI SEMBRA SERIO, MA I FASCISTI DI OGGI SONO XENOFOBI E SOLO ANTICOMUNISTI MI PARE

  3. Anonimo dice:

    Troverei (auto-) degradante da parte mia criticare per filo e per segno sta roba.Mi limito ad alcune citazioni che parlano da sole:<>, tant’ é vero che il medesimo cercò di salvare la pellaccia fuggendo travestito da soldato tedesco.Ma i partigiani, che non erano fessi, lo appesero giustamente a Piazzale Loreto in barba ai <> e così via prendendo per i fondelli…<> … meglio del “cerchio quadrato”!<> [l’evidenziazione in grassetto é mia, N.d.R.] …cazzo, e io che credevo che Matteotti l’ avesse fatto assassinare il Benito da Predappio, e non invece imprecisati nemici di Churchill ed Herzog allo scopo di buggerare il povero Mussolini!<> …chieder e Libici, Etiopi, Iugoslavi, Greci, Russi per credere!Beh, qui la mia pazienza e il mio stomaco alzano bandiera bianca e mi impediscono di proseguire.Ma mi e vi chiedo: come potere essere caduti così in basso ? ? ?Una simile arrampicata acrobatica ma alquanto infame sugli specchi per épater le communistes e le antifascistes me la sarei aspettata da un esibizonista – narcisista (peraltro intelligente e che spesso dice cose egrege che é raro poter ascoltare in TV) come Fusaro, non da voi (vi faccio più seri e più coerentemente democratici) …Giulio BonaliP.S.: le citazioni dallo schifoso articolo non vogliono saperne di comparire nell' anteprima (il sito stesso si rifiuta di ripeterle??), mi sono proprio rotto il cazzo di ridiscrivere simili oscenità obbrobriose (spero che compaiano nel commento pubblicato, altrimenti: tabnto peggio!

  4. Anonimo dice:

    L'articolo è molto interessante ma chiaramente antifa e di parte.Sarebbe molto più opportuno venisse sviluppato uno scritto in continuità sul neofascismo attuale.Ad esempio la foto di copertina rimanda ai nazionalsocomunisti, ma i nazionalcomunisti sono neofascisti e Zjuganov è neofascista come si dice, i consiglieri di Nasser erano fascisti e Khomeini di cui l'autore parla battezzò tre case editrici di carattere neofascista in Francia (di cui una in italiana). Perchè l'autore non lo dice? Caro Bonali, il Duce non fuggiva da nessuna parte nell'aprile, avrebbe potuto già fuggire varie volte in Spagna, Portogallo, Giappone prima con aiuti di stato ma non lo fece. Stava andando in valtellina con le camicie nere non in Svizzera. Peccato l'articolo sia di ultrasinistra, almeno è un po' piu obiettivo, ha studiato qualcosa a differenza di Bonali.Samuele Ingiosi

  5. augusto dice:

    Non capisco perché Bonali si sia così adirato. L’omicidio di Mussolini è azione di sionisti e MI6, a rivendicarlo non ci si fa bella figura.

  6. Anonimo dice:

    Piazzale Loreto è un vanto per un fascismo rivoluzionario universalistico non un offesa o un piantoFerdi

  7. augusto dice:

    Sign Bonali Le consiglio il saggio di Andriola Appuntamento sul lungolago, così si chiarisce le idee sui momenti finali di Mussolini. Hitler non fu ucciso ma fuggi in Argentina realmente, ormai è notorio. Bormann idem .

  8. Anonimo dice:

    Non condivido il tono di Bonali, il nemico dei compagni è l'euroliberismo, non il fascioneofascista

  9. Anonimo dice:

    Veramente interessante lo scritto ed anche i fascisti rossi di Togliatti

  10. Anonimo dice:

    http://m.ilgiornale.it/news/hitler-fuggito-argentina-parla-pilota-tedesco-1589477.html Guardi qua, si figuri se non poteva fuggire anche Il Duce se lo avesse voluto

  11. Anonimo dice:

    Letto e condiviso sui social.Occorre una parte specifica sul neofascismo attuale e sul fascismo dei nostri giorni.Meloni è fascista o no? Le Pen? Afd? Ed anche in Medioriente o in Sudamerica.

  12. Anonimo dice:

    La prima foto in alto di compagni che fanno il saluto romano romano dei fascisti dove si trova? chi sarebbero? è un fake?

  13. Anonimo dice:

    Ohibò, non mi ero mai accorto che Mussolini fosse morto eroicamente combattendo e non fuggendo vigliaccamente per salvare la pellaccia travestito da soldato tedesco!E che, anziché i partigiani (su delibera del CLNAI) l' avessero giustiziato sionisti e britannici.Nè che Hitler, Mussolini, Borman, ecc. (ci metterei, in simile "buona compagnia", anche Franco, Salazar, Begin, Rabin…) ecc. sono vivi e lottano insieme a loro…Lascio a chi non se ne vergogna di vantarsi delle peggiori nefandezze.Per parte mia mi vanto delle azioni giuste dei partigiani (fra l' altro).N. B.: questo é l' ultimo mio commento a questo obbrobrioso articolo.Non mi abbasserò a rispondere a prevedibili ulteriori sparate fasciste (e nemmeno a leggerle), dal momento che sono convintissimo che con i fascisti (e altri nemici del popolo, anche sionisti ed euristi, fra gli altri) ci si debba confrontare con ben altri mezzi che con argomenti e dialettica delle idee.Giulio BonaliP.S.:Per l' anonimo delle 10, 13:Fortunatamente non é che per essere contro il nemico eurista si debba per forza essere filofascisti e delirare di "fascismo nemico della dittatura" (tiratoci suo malgrado, controvoglia, "democratico", "dalla parte degli ultimi e dei deboli", ecc.

  14. Anonimo dice:

    Augusto ma dove le hai lette ste minchiate su Hitler in Argentina e omicidio di Mussolini opera di sionisti? Cita le fonti please. Bonali ha ragione…Sollevazione non dovrebbe dare spazio e commenti e post cosi sghembi e penzolanti verso un neo revisionismo che riabilita il mussolinismo.Giorgia

  15. Anonimo dice:

    Per GiorgiaHo messo il link, ma anche il Kgb e la Cia sapevano che Hitler era fuggito in Argentina. Basta fare una ricerca.

  16. Anonimo dice:

    Per Giulio BonaliAnche Ghadafi, Saddam Husayn, Malcolm X, A.Amin, Massud sono stati uccisi in battaglia . E allora?

  17. augusto dice:

    Che cosa c’entra il revisionismo con De Felice o Buchignani che è dell’Anpi??? E riportare fonti americane o russe sulla morte di Hitler sarebbe neofascismo?

  18. Anonimo dice:

    Come compagna, antieurista e antifascista non mi sento minimamente rappresentata dalle fandonie di Bonali e di Giorgia. Il meccanismo mentale è il medesimo che ha portato l'UE a equiparare il comunismo a ideologia terrorista, criminale e passibile di reato. Il meccanismo è lo stesso della operazione segre ecc..Giada

  19. Anonimo dice:

    Signora GiorgiaSe è interessata alla verità storica sull’omicidio sionista e britannico di Mussolini ma anche di Gentile legga questo librohttps://it.m.wikipedia.org/wiki/Rosso_e_Nero_(De_Felice)

  20. Anonimo dice:

    Bonali non è di sinistra dai ragionamenti che fa, almeno a mio avviso.la sinistra patriottica e Sovrana oggi è antiliberista non antifa

  21. Anonimo dice:

    L'articolo è interessante, fra l'altro aiuta a capire che le cose sono più complesse di quanto si pensa e che abbandonare le semplificazioni imposte dalla lotta politica aiuta a comprendere meglio la storia. Un po' ne avevo già sentito parlare su alcuni clip di storia su Youtube, Ingrao per esempio era stato fascista in gioventù, nel 36 si avvicinò ai comunisti perché avversava l'appoggio armato del Fascismo Italiano ai Franchisti di Spagna, all'epoca pensai anche " che ingenuo era stato fino allora".

  22. Anonimo dice:

    Il Filippi ha dimenticato di citare Antonio Carioti, che per i neofascisti della Sinistra è meglio di Parlato ed anche il grande Franco Morini con i suoi recenti studi. Per il resto veramente bell'articolo.

  23. Anonimo dice:

    bRAVO! LA MELONI è uSA uK

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