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FACCIAMO COME IN FRANCIA?

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[ mercoledì 11 dicembre 2019 ]

Dopo il  successo dello sciopero generale del 5 dicembre, quello di ieri, 10 dicembre, ancor più grande e partecipato: adesioni altissime (anzitutto nel pubblico impiego, il settore più colpito), manifestazioni di massa in ogni città. La Francia popolare e proletaria è scesa sul piede di guerra contro la “riforma” del sistema pensionistico che Macron vuole realizzare ad ogni costo, in nome del famigerato pareggio di bilancio.
Ma non c’è di mezzo solo il dogma del pareggio di bilancio. Come rivelano i giornali francesi, sotto, c’è il tentativo del banchiere Macron di fare un favore ai suoi sodali. 
LIBERATION ci informa infatti che

«I rappresentanti del più grande fondo di investimento del mondo, BlackRock, molto interessati al Patto e alla legge sulla riforma delle pensioni, hanno già incontrato diverse volte il Presidente della Repubblica, ma anche Jean-Paul Delevoye, l’Alto Commissario per le pensioni. La lobby di cui BlackRock è membro in Francia, l’AFG, ha anche moltiplicato le sue pressioni a favore della riforma».

Come si spiega che, seppure il tasso di sindacalizzazione dei lavoratori francesi sia tra i più bassi d’Europa, essi abbiano aderito in massa all’appello alla lotta dei sindacati? Si spiega non solo con la inaccettabilità delle drastiche misure macroniane, si spiega col fatto che i sindacati francesi non sono mai scesi così in basso come quelli italiani — pensate che  dopo aver lasciato passare la Fornero e il jobs act, ancora ieri, il signor Landini, invece di chiamare alla mobilitazione i suoi iscritti, ha proposto un “patto” con governo e imprese.

Più in generale: come si spiega che i francesi sono, in Europa, quelli più combattivi?

Si spiega con la spinta che senza dubbio hanno fornito i gilet gialli, la cui lotta prolungata ha lasciato un segno indelebile nel Paese. Per chi non lo sapesse i gilet gialli hanno sin da subito dichiarato di aderire alla mobilitazione sindacale.

Si spiega col fatto che la sinistra francese, dopo l’ignobile inabissamento del Partito socialista e di quello comunista, ha saputo risorgere, malgrado tutti i limiti, nella forma di La France Insoumise.

Si spiega col fatto che la destra radicale francese — ex Fronte nazionale ora Rassemblement National, per bocca di Marine Le Pen ha aderito ai due scioperi generali.

Si spiega infine con il fatto che il popolo francese, lo dimostra la storia, è sempre stato quello che con più prontezza e determinazione rialza la testa e si ribella quando c’è la sensazione che il padronato (quello d’Oltralpe è uno dei più rognosi) passi il segno.

Vorremmo dire: “Faremo come in Francia!” ma, ahinoi, non c’è permesso di farlo, non fosse che per il tasso di collaborazionismo sfrontato dei sindacati verso le classi dominanti ed i suoi governi (tanto più se sono di centro-sinistra). Non ci sarà permesso a causa di sinistre che hanno perduto per sempre la loro dignità e credibilità.

Il popolo lavoratore italiano, non avendo sindacati degni di questo nome, avendo una sinistra sputtanata e al servizio del regime eurista, dovrà necessariamente seguire un’altra strada. Quale sarà, quali modalità sceglierà, non è dato sapere.

Di sicuro, quando la goccia farà traboccare il vaso, avverrà la SOLLEVAZIONE generale, destinata a far tremare l’Italia e con essa tutt’Europa.

*  *  *


LA RIVOLUZIONE “PURA”? NON ESISTE…


«Colui che attende una rivoluzione sociale “pura”, non la vedrà mai. Egli è un rivoluzionario a parole che non capisce la vera rivoluzione. 

La rivoluzione russa del 1905 è stata una rivoluzione democratica borghese. Essa è consistita in una serie di lotte di tutte le classi, i gruppi e i malcontenti della popolazione. V’erano tra di essi i pregiudizi più strani, con i più oscuri e fantastici scopi di lotta, v’erano gruppi che prendevano denaro dai giapponesi, speculatori e avventurieri, ecc. Obiettivamente, il movimento delle masse colpiva lo zarismo e apriva la strada alla democrazia, e per questo gli operai coscienti lo hanno diretto. 

La rivoluzione socialista in Europa non può essere nient’altro che l’esplosione della lotta di massa di tutti gli oppressi e di tutti i malcontenti. Una parte della piccola borghesia e degli operai arretrati vi parteciperanno inevitabilmente – senza una tale partecipazione non è possibile una lotta di massa, non è possibile nessuna rivoluzione – e porteranno nel movimento, non meno inevitabilmente, i loro pregiudizi, le loro fantasie reazionarie, le loro debolezze e i loro errori. Ma oggettivamente essi attaccheranno il capitale, e l’avanguardia cosciente della rivoluzione, il proletariato avanzato, esprimendo questa verità oggettiva della lotta di massa varia e disparata, variopinta ed esteriormente frazionata, potrà unificarla e dirigerla, conquistare il potere, prendere le banche, espropriare i trust odiati da tutti (benché per ragioni diverse!), e attuare altre misure dittatoriali che condurranno in fin dei conti all’abbattimento della borghesia e alla vittoria del socialismo, il quale si “epurerà” delle scorie piccolo-borghesi tutt’altro che di colpo».

V.I. Lenin 
L’INSURREZIONE IRLANDESE DEL 1916
Luglio 1916. 

Opere Complete, Editori Riuniti, pp 353-54


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