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QUANTE VOX CI SONO IN VOX? di Piemme

[ lunedì 9 dicembre 2019 ]

«Quando ci son tanti galli a cantare, non si fa mai giorno»

Costruire un partito politico, in questi tempi segnati da un’antipatia diffusa per la forma partito in quanto tale, è cosa difficile assai. Per resistere alla corrente avversa, un partito può resistere se gode della massima coesione interna, di una forte condivisione programmatica e teorica.

Su questo blog qualcuno aveva subito segnalato certe debolezze intrinseche dell’ultimo partito nato in ordine di tempo, VOX ITALIA. L’articolo si soffermava in particolare sulla ambiguità, per quanto stuzzicante, dello slogan che ha dato i natali al partito: “Valori di destra, idee di sinistra”. Altri segnalavano che era per lo meno illusorio pensare di fare del complesso e controverso pensiero filosofico di Diego Fusaro, al contempo, il collante e l’identità del nuovo partito.

Sta di fatto che in un battibaleno sul carro, messo su in fretta e furia da alcuni amici di Fusaro (agosto-settembre), primo fra tutti Francesco Toscano, sono immediatamente saliti un gruppetto di leader di primo pelo, nonché di spicco, della cosiddetta “area sovranista”. Qualche nome? Francesco Amodeo, Marco Mori, qualche esponente di quella che fu la MMT, l’auritiano Cosimo Massaro, infine Mauro Scardovelli. Da notare che tutti sono stati prontamente cooptati nel direttivo nazionale di Vox. Declinavano l’invito a salire a bordo P101 e FSI. Erano quelle le settimane in cui LIBERIAMO L’ITALIA preparava la grande manifestazione del 12 ottobre — ricordiamo che nonostante l’appello fosse sostenuto dallo stesso Diego Fusaro, pochissimi membri del neonato partito hanno partecipato alla manifestazione e, almeno a quanto mi risulta, nessuno di essi ha preso la parola.

Sembrava, con l’adesione di questi diversi personaggi, essersi compiuto il miracolo tanto atteso: grazie alla notorietà mediatica di Fusaro, l’unità dei sovranisti. Di qui le molte adesioni proporzionali alle grandi aspettative di successo.

Tuttavia, come suona l’adagio popolare, quando ci son tanti galli a cantare, non si fa mai giorno.

E infatti, molto prima di quanto io stesso pensassi, i nodi sono venuti al pettine. Sono cioè venute alla luce, dietro alla maschera “né destra né sinistra”, “unità di tutti i sovranisti”, le profonde differenze politiche tra le diverse prime donne.

La miccia che ha dato fuoco alle polveri è stata la presentazione di Vox Italia a Genova il 3 dicembre, protagonisti i liguri Mauro Scardovelli e Marco Mori. Cosa hanno detto di speciale? Nulla: hanno solo ribadito la necessità di attuare la Costituzione del 1948, il suo carattere antiliberista e quindi una critica frontale al finto sovranismo e neoliberismo reale della Lega e di Fratelli d’Italia.

Apriti cielo!

Si scatena Francesco Amodeo che il 6 dicembre pubblica una nota minacciosa: Attenta VOX. Qualcuno vuole cambiarti dall’interno, in cui attacca frontalmente Scardovelli e Mori e propone al contrario, udite! udite!, un’alleanza stringente e immediata con la Lega e Fratelli d’Italia. 

Scoppia la polemica e Amodeo se ne esce, il giorno dopo, con una seconda nota ultimativa: Per Vox è il momento delle scelte non più emendabili

I tentativi di Francesco Toscano di metter pace, vanno a vuoto. Visto che questa mattina, 9 dicembre, Amodeo annuncia la sua uscita da Vox. Toscano risponde al volo affermando

«In tanti anni di vita politica non ho mai visto un dirigente apicale e coordinatore regionale abbandonare il partito perché “turbato” dai toni di un suo omologo. Neanche le “dame di carità” si impressionano così facilmente».

E non finisce qui, visto che nella polemica, ieri 8 dicembre, entra anche Cosimo Massaro, il quale, venuto a sapere che in alcuni banchetti di strada di Vox è esposto il materiale degli amici della MMT (Modern Monetary Theory). Massaro (auritiano e signoraggista di ferro) non ritiene accettabile che Vox faccia passare come propria questa o quella concezione della moneta senza che prima ci sia stata una discussione collettiva seria e approfondita, quindi una decisione condivisa del direttivo  —obiezione in effetti inceccepibile.

Come andrà a finire? Vedremo.

Una cosa è chiara: non è così che si costruiscono partiti seri, destinati a lasciare traccia nella vita di un Paese.  E’ noto come la gatta frettolosa faccia i gattini ciechi.

La base da cui si dovrebbe partire è il programma politico, la visione dell’Italia che si vuole una volta usciti dalle gabbie della Ue e del neoliberismo — non dunque questa o quella visione filosofica del mondo e della vita, che è francamente troppo. Quindi idee chiare sulle forze motrici del cambiamento, quindi alleanze, tattica e strategia per vincere.

In secondo luogo per fondare un partito il metodo è decisivo. Non funziona, soprattutto di questi tempi, un sistema verticistico ed elitistico, per cui una conventicola di ottimati, presunti detentori di sapienza, tutto decide dall’alto ed agli attivisti non resta, come un gregge di pecore, che seguirli.

ULTIM’ORA: DICHIARAZIONE DI DIEGO FUSARO 

«Il sottoscritto non è a capo di nessun partito, non si interessa di cose di partito, non cerca la strada politica. Ergo evitate di scrivermi in riferimento a cose di partito o di partiti. Se volete parlare di Heidegger e metafisica, di Tommaso e bonum commune, di Cartesio e ontologia, benissimo. Sul resto, nulla ho da dire. Grazie. Un caro saluto».

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