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AMODÈ, TU VUO FA L’AMERICANO di Sandokan

Il gravissimo atto terroristico con cui è stato ammazzato il generale iraniano Qasem Soleimani ha sollevato in ogni angolo del mondo ogni sorta di condanna. L’esecuzione mirata, per la sua gravità politica e per la modalità moralmente indegna, ha invece ricevuto l’encomio di Israele e, qui da noi, del sovranista da strapazzo Matteo Salvini. Quest’ultimo ha scritto un tweet talmente ignomignoso che nessuno è stato tanto scemo da andargli dietro. Uno, di pappagallo, Salvini l’ha invece trovato, e risponde al nome di Francesco Amodeo.

Che Amodeo fosse un salviniano s’era capito da tempo, che giungesse fino al punto di stare al fianco di Salvini per giustificare il crimine americano, pochi se lo aspettavano. Ecco cosa ha scritto sulla sua pagina Facebook in merito all’attentato di Baghdad:

«L’operato di Trump in Iran ci sorprende e ci indigna perché veniamo da un paese dove, se qualcuno attaccasse la nostra Ambasciata, noi prima di respingerlo dovremmo chiederci di che colore abbia la pelle, per non essere tacciati di rispondere ad un attacco perché razzisti.
Dovremmo chiederci a che religione appartenga per non essere accusati di essere neofascisti.
Dovremmo assicurarci che conosca le nostre leggi altrimenti potrebbe bombardarci perché ignaro che da noi sia reato.
Trump non la pensa così. Gli attaccano un’Ambasciata. Lui crede di aver individuato il mandante e chirurgicamente gli fa fare la fine dell’ordigno usato contro la sede diplomatica a stelle e strisce.
Non sto dicendo se abbia fatto bene o male, né quanto gravi siano adesso le conseguenze di quel gesto che preferirei che non fosse mai accaduto. Sto dicendo che da italiani non abbiamo gli strumenti per poterlo valutare.
Vi ricordo che noi siamo quelli che lanciavamo le monetine contro l’unico politico italiano che fu capace di cacciare a calci in culo da Sigonella i marines americani.
Siamo quelli che quando speronano le nostre navi militari per invadere i nostri porti, proviamo ad arrestare quello che voleva fermarli.
Ma di che parliamo?
W la pace. Sempre».

Date le tante pernacchie ricevute, davanti alle rimostranze di molti che non credevano ai loro occhi, il nostro ha farfugliato una risposta in cui giustifica il suo pornografico appoggio dell’infame atto di guerra col fatto che Trump sarebbe “nemico del suo nemico” — leggi dell’oligarchia eurocratica.



Amodeo non è nuovo a prendere cantonate, ma questa è proprio sesquipedale.


Qui si rischia che Trump-Dottor Stranamore precipiti il Medio oriente in una guerra devastante (che potrebbe coinvolgere potenze non solo regionali), e Amodeo se la cava parlando di… euro e di cinici quanto improbabili stratagemmi tattici.


Manca al nostro non solo il senso della misura, gli manca la prima qualità di un sincero sovranista, quella di avere a cuore la sovranità delle altre nazioni, quindi il sentimento di solidarietà verso quelle nazioni che la difendono, dunque l’avversione per ogni imperialismo.
 




IL DILEMMA DI PARAGONE E DI BATTISTA di Moreno Pasquinelli

Il sottoscritto non ha mai condiviso l’idea che Movimento 5 Stelle sia stato fin dall’inizio concepito da qualche diabolica testa d’uovo in seno alle élite dominanti come specchietto per le allodole per deviare e sterilizzare il diffuso disprezzo delle classi subalterne verso centro-sinistra e centro-destra. Quel che si dice, con odioso anglicismo, movimento gatekeeper.



L’ascesa del M5s ha invece profonde cause sociali e politiche: la pauperizzazione generale dovuta al combinato disposto delle politiche neoliberiste e della crisi economica, quindi la crisi d’egemonia delle élite dominanti. Quella che abbiamo chiamato crisi organica o storico-sistemica del capitalismo casinò. E’ così che ci possiamo spiegare come, in tutto l’Occidente, siano sorte forze politiche nuove le più disparate, che certa sociologia di regime ha voluto etichettare come “populiste”.

Scambiare questo fenomeno colossale come risultato di uno stratagemma delle élite dominanti significa non comprendere le dimensioni storico-sistemiche della crisi, cioè non avare capito nulla.

Ciò detto le élite non sono state a guardare. Esse hanno prima tentato di satanizzare i “populisti” per sbarrargli la strada del governo e poi, davanti al fallimento di questa tattica, facendo buon viso a cattivo gioco, sono passate al “piano B”, accettarli nella “stanza dei bottoni” nella speranza di addomesticare i medesimi “populisti”
Questo han fatto con il M5S.
Il “Piano B” è perfettamente riuscito.

 

Ma c’è un alto e c’è un basso.

Andata in porto questa assimilazione dei gruppi dirigenti, siccome la crisi sistemica è sempre lì, non è che sono scomparse le istanze di giustizia sociale che han portato alle stelle i Di Maio, i Fico e compagnia. 
Al netto di altri fattori secondari non si capirebbe un fico secco della crisi politica del M5S senza considerare questa contraddizione: quella tra le istanze e le speranze di milioni di cittadini che han fatto del Movimento la prima forza politica del Paese, e la politica neoconservatrice del gruppo dirigente. Contraddizione che in definitiva è forma sui generis del più profondo e crescente contrasto sociale e di classe che attraversa la nostra società.

Si capisce il dilemma di Paragone e Di Battista. 

Giunti a questo punto — al punto che il M5S è diventato una decisiva stampella dell’oligarchia euro-liberista — la rottura, la scissione, non è solo nell’ordine delle cose, è posta all’ordine del giorno. Detto altrimenti: non possono più stare assieme il diavolo della governabilità con l’Acqua santa delle istanze di giustizia sociale — e dell”incipiente rivolta popolare.

Hanno Paragone e Di Battista il coraggio (questo non è sufficiente) e la chiarezza di visione per passare il Rubicone, lasciarsi alle spalle quella che appare una sterile diatriba interna per gettarsi definitivamente nella mischia dando vita ad una nuova forza politica di massa?

Ce lo auguriamo. Questo è il momento, e va colto al volo, prima che su di loro si spengano le luci della ribalta. E se lo faranno essi meriteranno il sostegno non solo della sinistra patriottica ma di tutti coloro che in questi anni si sono battuti per la sovranità nazionale e popolare. 


Si apra dunque, immediatamente, una discussione seria e larga su quale possa e debba essere questa nuova forza politica.

Noi da parte nostra una proposta l’abbiamo fatta: IL PARTITO DELL’ITALEXIT.