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CERTI “SOVRANISTI” E L’ASSASSINIO DI SULEIMANI

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Riceviamo  e volentieri pubblichiamo

Non siamo mai stati attratti da certo “sovranismo”. In nome della lotta contro uno dei principali nemici, la Unione europea e la sua moneta unica, abbiamo tuttavia collaborato con molti di loro, discusso e, com’è naturale visto che nel mondo non c’è solo l’euro, a volte polemizzato.

Sovranismo è tutto, e niente. In Francia, tanto per dire, esso venne fatto proprio da fazioni golliste presenti, al fianco di Marine Le Pen, nell’allora Front National. Cosa significò in concreto la svolta sovranista di Marine Le Pen? Significò, nel delinearsi di un neogollismo radicale con tratti di sinistra e semi-socialisti, svolta sionista e islamofoba, totale chiusura a quelle associazioni culturali arabe antisioniste francesi delle Banlieue con cui il vecchio Jean Marie Le Pen, estromesso di forza dal partito dai neogollisti, ben volentieri filtrava, rivalutazione storica della guerra di civiltà “occidentale” della filoisraeliana OAS e del colonialismo francese. 
Contro la svolta sionista frontista nasceva il movimento della Riconciliazione Nazionale di Alain Sorail e di Dieudonnè, particolarmente vicino all’antimperialismo iraniano o ancor più precisamente al nazionalismo populista persiano di Ahmadinejad, ma purtroppo la sua vita politica non fu fortunata. 

Questa svolta sovranista attuata dalla Le Pen nel 2014, che avrebbe poi investito tutto l’Occidente — dall’Italia di Salvini alla Gran Bretagna di Farage, dagli Usa di Trump e Bannon alla Germania di AFD —, si può così considerare una fazione, per quanto assai spinta sul piano sociale e nel caso francese semisocialista, dell’imperialismo occidentale e della guerra di civiltà anti-musulmana. 

In Italia la sorti del “sovranismo” non sono state più fortunate. Se escludiamo piccoli e benemeriti gruppi come il F.S.I, sovranisti sono considerati Salvini, la Meloni, Grillo e una serie di personaggi di spicco minori. Sovranista è stato considerato dall’élite neoliberalke il governo giallo-verde.

Bene fece perciò P101, subito dopo il 4 marzo 2018, a prendere immediatamente le distanze da questo universo politico sovranista, opponendo la via della Sinistra Patriottica, di una liberazione nazionale che fiosse al contempo sociale e democratica.

Consideriamo oggi le posizioni del “sovranismo” italiano di fronte all’assassino di Stato di Suleimani, compiuto dagli USA Baghdad il 2 Gennaio. come emerse dagli account salviniani più o meno ufficiali: siamo di fronte al più grottesco arcaismo prepolitico. Il Pontefice Bergoglio ha in questo caso ragione: le tendenze strategiche geopolitiche contemporanee attestano che siamo nella fase di civiltà caratterizzata dalla Terza Guerra Mondiale a Pezzi. Non ci giriamo attorno, Samuel Untington aveva ragione quando sostenva che era in corso un guerra di civiltà (imperialista aggiungo io) e occidentale contro l’Islam, ed in particolarel’Asse della Resistenza a guida iraniana. 

Il fatto che l’Europa sia solo marginalmente coinvolta, se non con un processo effettivamente epocale di migrazioni e contromigrazioni, è dovuto alla periferica inconsistenza politica e geopolitica del Vecchio Continente. 

In un contesto mondiale così delicato e complesso, i sovranisti italiani, non solo quelli di destra liberisti alla Salvini, ahinoi anche alcuni di quelli che si considerano socialisti o partigiani della Costituzione del ‘48, hanno preso posizioni indecenti. Non solo nessuna condanna del vile attentato, han preso posizioni segnate dalla sostanziale simpatia e fedeltà al trumpismo d’oltreoceano —cosa non si fa per non mandare a quel paese il sionista Salvini. Trumpismo che vuol geopoliticamente dire: americanismo wasp + sionismo + wahhabismo teocratico saudita. Obamismo significò invece apertura tattica, dal 2009, a una ben chiara fazione della Fratellanza musulmana, ma il fallimento strategico dell’ex presidente statunitense fu colossale. 

In entrambi i casi, il tentativo di declinazione della guerra di civiltà occidentale è rappresentato dalla volontà di ingabbiare e devitalizzare l’Asse della Resistenza, guidata sino al 2 Gennaio 2020 dal Martire Qassem Soleimani. Proprio l’omicidio di quest’ultimo ha messo definitivamente in crisi le fantasie geopolitiche di certe frazioni del “sovranismo” italiano, già peraltro assai scosse dal tweet della scorsa estate di semaforo verde al Conte II, le quali non sapendo come giustificare la logica trumpista del terrore globale la hanno così avallata fantasticando su un improbabile deal bilaterale Trump Rohuani sacrificando l’antimperialismo di Soleimani [1] o spiegando la Rivoluzione Islamica del popolo iraniano del 1979 con l’esigenza occidentale di bilanciare l’equilibrio regionale mediorientale in senso anticomunista ed antisovietico. 

In realtà, se non si comprende che quella fascia geostrategica del Grande Medio Oriente che va dallo Yemen alla Palestina è il cuore pulsante di quella che il Pontefice considera a ragione la Terza Guerra Mondiale in corso; se non si comprende che la Rivoluzione Islamica del 1979, mobilitando un po’ dappertutto le oppresse masse musulmane contro l’imperialismo Usa e contro il colonialismo sovietico, dette avvio ad una nuova era che avrebbe gradualmente prima azzoppato, poi annichilito il postmodernismo liberale occidentale, di cui l’arcaismo reazionario sovranista rischia di essere una delle ultimi pericolose propaggini, intriso come è di sionismo e di messianismo neo-protestante, come si può avere a cuore la sovranità italiana e mediterranea? 

Che razza di sovranismo o patriottismo abbiamo di fronte? Sovranità italiana significa, a nostro avviso, in questo contesto di civiltà avere il coraggio di pensare e amare l’Italia oltre l’Italia, ovvero in una dimensione sociale e spirituale planetaria non occidentalistica, non islamofoba e non capitalistica, altrimenti si rimane eternamente imprigionati nella logica speculare di sovranismo/sionismo atlantista — oh, certo, Israele è uno stato sovrano, lo è talmente da schiacciare il popolo palestinese. Un certo Islam, non intollerante e non anticristiano, quale è quello iraniano antimperialista è un alleato strategico, e lo era ad esempio sul piano geoeconomico prima che arrivasse alla Casa Bianca il “sovranista” Trump, come lo debbono essere certe fazioni russe, non Dughin evidentemente assai vicino al trumpismo sionista d’oltreoceano. 

Ben più equilibrate e di buon senso le prese di posizione di Di Battista o di Crosetto, entrambe di condanna del terrorismo trumpiano neoconservatore dopo il vile atto di terrore. Le sortite di certo sovranismo, viceversa, non nascondono nemmeno la propria subalternità al salvinismo islamofobo e iranofobo, ma filosaudita [2] e filoisraeliano.

NOTE

[1] Il 13 Gennaio scorso il Presidente iraniano Hassan Rohuani ha firmato la legge che classifica come terroriste le forze armate Usa e il Pentagono, a dimostrazione del fatto che, tranne eventi eccezionali, ci stiamo incamminando sulla strada di una lunga e diretta sperimentazione conflittuale, più o meno ortodossa, tra Iran ed Usa.

[2] Che Salvini sia un arrdente gilo-israeliano è cosa nota. Lo è a tal punto che….
Poco dopo essersi insediato quale ministro degli interni della Repubblica Italiana, Matteo Salvini volle immediatamente ricevere in pompa magna l’ambasciatore saudita in Italia. Questa la sua dichiarazione, ai limiti del surreale. Questo il livello del sovranismo italiano: «L’Arabia Saudita costituisce un elemento di stabilità e affidabilità tanto nei rapporti bilaterali quanto come attore nel più generale scacchiere mediorientale. È mia intenzione rilanciare la collaborazione tra i due Paesi per riprendere un dialogo costruttivo non solo in tema di sicurezza ma in tutti i settori economici, commerciali e culturali”.

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