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COVID-19: EFFETTO HOLLYWOOD di Stefano Parigi

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Strade deserte, paesi isolati, spettacoli annullati, partite rinviate o giocate senza pubblico. Arrivano gli zombies?

No, sta accadendo che una comune “influenza” (la cui origine [quella della comune, ordinaria, frequente, “influenza”] sfugge alla medicina ufficiale, che incolpa ceppi di coronavirus, ben sapendo che sono presenti soltanto nel 10-20% dei casi) viene demonizzata mediaticamente nella maniera piú classica: si dice che non dobbiamo cedere al panico proprio perché questo si propaghi, e si parla, e scrive, con sufficienza e leggerezza di «epidemia» e «pandemia». Non si tratta oggettivamente di epidemia, perché i numeri sono risibili. Questa la definizione di «epidemia su Wikipedia (che per queste cose è utile):

«Si definisce epidemia (dal greco επί+δήμος, epí+démos, letteralmente: «sopra il popolo», sopra le persone) il diffondersi di una malattia, in genere una malattia infettiva, che colpisce quasi simultaneamente una collettività di individui, ovvero una data popolazione umana, con una ben delimitata diffusione nello spazio e nel tempo, avente la stessa origine. Poiché, in una data popolazione, ogni anno, è atteso il verificarsi di un certo numero di eventi morbosi, un’epidemia comporta un numero di casi in eccesso rispetto ai valori attesi per quella determinata comunità, e sulla base delle esperienze e del numero di casi storici di morbosità».

Ora, il cosiddetto contagio si è lentamente sviluppato nel tempo, già in Cina, e in percentuali infime rispetto all’intera popolazione; se questo tipo di affezione fosse stata diagnosticata come sindrome influenzale, come avrebbe dovuto essere – secondo me – per sintomatologia e caratteristiche, nulla avrebbe aggiunto alle statistiche ordinarie. Mancano quindi la simultaneità, i casi in eccesso e la notevole diffusione; con questi numeri manca, quindi, nonostante gli sbandieramenti, anche la facilità di contagio. E l’origine? Ci tornerò in seguito. Intanto, resta da considerare che qui, in Italia, i cosiddetti contagiati sono stati a contatto con decine o centinaia di persone senza che accadesse nulla o, solo raramente, qualche caso. «Negativi al test»: l’espressione usata. Aggiungo che dei “contagiati italiani” molti erano «asintomatici», vale a dire sani, ma il perfido virus allignava nelle loro membra; moltissimi altri nulla avevano a che fare con la Cina o con l’Oriente in generale. Resta il fatto che, oggettivamente, neppure in Cina si può parlare o scrivere di «epidemia». Altro termine usato, ancor piú terrificante, è «pandemia» (sempre dal greco πάν+δήμος, pán+démos, letteralmente: «tutto il popolo», tutte le persone), e cito ancora Wikipedia:

«termine con il quale si indica la tendenza di una determinata malattia epidemica a diffondersi oltre i confini di uno Stato, dilagando attraverso i continenti e interessando più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi di malattia».

Poiché non si tratta di malattia epidemica, tantomeno possiamo parlare di pandemia; inoltre, conditio sine qua non, deve coinvolgere parti consistenti di popolazione. Tutto ciò considerato, non esiste alcuna «pandemia». E questi sono i fatti assodati, oggettivi, ma mediaticamente manipolati, per cui si è scatenato quel che definirei «effetto Hollywood»: tonnellate di pellicole su virii (plurale di virus) misteriosamente fuggiti da laboratori, o volutamente dispersi nell’aria, o nell’acqua, con conseguenze nefaste per il genere umano. Se, a tale effetto, si sommano l’acquiescenza, il servilismo, la convenienza, l’ignoranza e la stupidità dei soggetti assurti a protagonisti, vale a dire i cosiddetti esperti, ossia i Burioni di turno, e tutti i mezzibusti dei media, compresi i conduttori televisivi di programmi non inerenti, ma personaggi pubblici, quindi credibili e con largo seguito, si ottiene ciò che sta accadendo. Il grande fisico quantistico Emilio Del Giudice, purtroppo scomparso anni fa, diceva espressamente che lui, e altri come lui, non andavano in tv perché non ne avevano assolutamente il tempo, dovevano lavorare; ne consegue che chi, dei cosiddetti esperti, va in tv sceglie quello come lavoro e, senz’ombra di dubbio, si tratta di mediocri personaggi selezionati, che svicolano da qualsiasi confronto serio e le cui spalline curve si sorreggono solo grazie alla Verità imposta per legge, alla (pseudo-)scienza che si fa religione e promuove i propri dogmi.

Ma allora cosa sta succedendo, si chiederanno quei due o tre lettori che sono arrivati fino a questo punto? Intanto che nessuno, in Italia, è morto per coronavirus, che è quanto sostiene il dottor Matteo Bassetti, che dirige la clinica di malattie infettive dell’«Ospedale San Martino» di Genova ed è presidente della Società italiana di terapia anti-infettiva:

«sono cristianamente vicino alle famiglie dei morti, ma lasciatemi dire che in Italia non c’è neanche un paziente morto per il coronavirus. Quando uno entra in ospedale per un infarto e muore col coronavirus non è morto per il coronavirus, è morto per l’infarto. Se uno viene trovato a casa morto, come è successo nel lodigiano, e gli viene fatto il tampone post mortem, come fai a dire che è morto per il coronavirus? Stiamo attenti a questo bollettino di guerra che sembra quasi giustificare un certo atteggiamento». (Qui il link all’articolo)

Il dottor Bassetti aggiunge che in Liguria ci sono tanti casi «semplicemente perché li siamo andati a cercare». Dunque, tale è la questione. Inoltre, come pochi sanno, perfino la comune «sindrome influenzale» offre enormi incongruenze: benché sia diventato noto che sarebbe determinata dal generico coronavirus, ripeto che in realtà lo stesso sarebbe presente solo nel 10-20% dei casi. Quindi, anche qui, manca la “pistola fumante”. Si continua a condannare un presunto innocente.

Quindi, secondo me, che cosa è accaduto? Semplicemente che nei laboratori cinesi (come altrove, ma sembra che i cinesi siano all’avanguardia, e probabilmente sono piú economici), dove effettivamente giocano con i cosiddetti virii, ossia questi frammenti di genomi, ma per scopi diversi da quelli supposti (per esempio: usano l’hiv come mezzo di trasporto per encefalizzare le scimmie, esperimento su 11 macachi, se non ricordo male, e nessuno di questi si è beccato l’aids, e operano sulla telomerasi, l’ormone della giovinezza) – perché sanno bene, almeno ai livelli superiori, che non sono utilizzabili né in guerra, né come veleni -, ebbene, in Cina deve essere successo qualche “troiaio” (non saprei come meglio definirlo) e la reazione, da parte statale, amministrativa, medica, è stata quella che nell’immaginario comune (ossia la credenza della letalità dei virii) si dovrebbe usare. Questi frammenti di genomi, scarti del metabolismo, saltuariamente ce li abbiamo tutti e, finché non vengono fagocitati dalle cellule mitocondriali o eliminati proprio come scarti, accade che un tampone possa coglierli, in quel breve lasso di tempo.

Poi, in Italia, siamo stati più realisti del re: come si fa a credere che negli Usa non ci sia nulla e qui tanto (per modo di dire)? Credo che tutto si sgonfierà nel giro di due settimane, perché caleranno le influenze e perché la gente è stufa di farsi lavare il cervello dalla tv tutti i giorni e di cambiare le proprie abitudini. Questo, in attesa che poi giungano quelle spore che danno origine ai baccelli del film «L’invasione degli ultracorpi».

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3 pensieri su “COVID-19: EFFETTO HOLLYWOOD di Stefano Parigi”

  1. Ale dice:

    E’ inutile girarci attorno, complotto no.
    Qui è in ballo la Guerra Biochimica e Neofascista contro tutti noi Proletari e Lavoratori. Ieri Msi e Nar poi Al Qaeda e Isis ora COVID-19, sempre di fascismo o fascisti si tratta

  2. andrea dice:

    🙂

  3. Mauro dice:

    “Semplicemente che nei laboratori cinesi (come altrove, ma sembra che i cinesi siano all’avanguardia, e probabilmente sono piú economici), dove effettivamente giocano con i cosiddetti virii, ossia questi frammenti di genomi, ma per scopi diversi da quelli supposti (per esempio: usano l’hiv come mezzo di trasporto per encefalizzare le scimmie, esperimento su 11 macachi, se non ricordo male, e nessuno di questi si è beccato l’aids, e operano sulla telomerasi, l’ormone della giovinezza) – perché sanno bene, almeno ai livelli superiori, che non sono utilizzabili né in guerra, né come veleni -, ebbene, in Cina deve essere successo qualche “troiaio” (non saprei come meglio definirlo) e la reazione, da parte statale, amministrativa, medica, è stata quella che nell’immaginario comune (ossia la credenza della letalità dei virii) si dovrebbe usare. Questi frammenti di genomi, scarti del metabolismo, saltuariamente ce li abbiamo tutti e, finché non vengono fagocitati dalle cellule mitocondriali o eliminati proprio come scarti, accade che un tampone possa coglierli, in quel breve lasso di tempo.”.

    Ma che cacchio vuole dire? Scrive con i piedi tal Stefano Parigi!
    O forse vuole intendere che siano stati i cinesi a creare il coronavirus? Improbabile ma non impossibile
    E se anche lo fosse smentisce che esso sia un fenomeno naturale, rientrando nella categorie di un virus creato in laboratorio.

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