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PER UNA DEMOCRAZIA SOSTANZIALE di Alceste De Ambris

I PRESUPPOSTI DELLA DEMOCRAZIA SOSTANZIALE

Potrei cominciare con una citazione di Bobbio o Rodotà … invece introduco l’argomento con una citazione di John Kleeves (pseudonimo di un signore italiano che negli anni Novanta scrisse libri molto critici sul modello sociale americano, e poi morì in circostanze misteriose). A volte le “teste matte”, gli outsider e i complottisti riescono a capire e a dire certe cose meglio degli accademici.

“Accetteremo il verdetto delle elezioni solo quando saranno giuste. Non lo saranno mai? Più che vero, ma ci accontenteremo di una grossolana approssimazione: proporzionale pieno, obbligo di voto forzoso per tutti, quotidiani solo dei partiti e mantenuti dallo Stato (non c’è nulla di peggio di un giornale “libero“ e “indipendente“), televisione solo pubblica e gestita con parità da tutti i partiti a prescindere dalle loro consistenze elettorali, obbligo per le librerie di tenere i libri di valenza politica (come i libri di storia, ad esempio) pubblicati da tutte indistintamente le case editrici, di importazione di prodotti culturali stranieri con valenza di propaganda (ad esempio di tutti i film americani). E’ poco, è niente, ma sarà più che sufficiente a tenere ogni volta gli imprenditori ben lontani dal potere.

Si sta parlando dei presupposti della democrazia sostanziale. Se i capitalisti non sono tenuti “ben lontano dal potere”, si avvia la degenerazione oligarchica che ha preso piede nelle società occidentali, prima negli Usa e ora in Europa. La democrazia si riduce al vuoto rito elettorale, che i cittadini tendono sempre più a disertare, perché intuiscono come tutti i partiti siano di fatto espressione di interessi a sé estranei, sicché la scelta dell’uno o dell’altro poco cambi sulle politiche che verranno implementate; il sistema procede con il pilota automatico.


L’azione politica non ha più il potere di controllare la sfera economica, dominata dai “mercati”. E’ anzi l’economia a controllare la politica: direttamente, a livello di elettorato passivo, tramite i finanziamenti ai partiti e ai leader politici ligi agli interessi costituiti; indirettamente, a livello di elettorato attivo, tramite il monopolio dei mezzi di comunicazione di massa, che plasmano l’opinione pubblica secondo i propri voleri. E mentre il sistema diviene sempre più chiuso e autoreferenziale, siamo sommersi dalla retorica sulla democrazia, la società aperta, la libertà … tutte caratteristiche di cui i Paesi occidentali dovrebbero andare fieri, e che li distinguono dai “regimi”… (dove magari invece si attuano politiche realmente a favore del popolo).
Nella società dello spettacolo va in scena quotidianamente una democrazia di facciata, fittizia.

Invece in una democrazia sostanziale esistono delle precondizioni che rendono effettiva ed efficace la partecipazione dei cittadini alla vita politica, ossia conferiscono agli elettori un potere reale di influire sulle decisioni pubbliche e di selezionare i candidati che meglio riflettono i propri valori e interessi. Esaminiamo brevemente gli elementi riguardanti il processo elettorale (tralasciando gli elementi più generali a cui fa riferimento l’art. 3 della Costituzione quando parla di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale” che impediscono l’effettiva partecipazione politica)

AMBITI DI ESCLUSIONE: una democrazia sostanziale deve legiferare su tutti gli ambiti, soprattutto quelli che riguardano interessi vitali del popolo, quindi soprattutto i temi economici. Se invece certe questioni (es. la politica estera o il bilancio pubblico) sono tabù, non possono essere affrontate in quanto predeterminate, a prescindere da chi vinca le elezioni,  o perché lasciate alla decisione dei “ mercati” globali, o di enti tecnocratici irresponsabili (es. la Banca centrale) o di enti sovranazionali in realtà promotori di interessi particolaristici (es. l’Unione europea), o perché già stabilite da norme precedenti immodificabili (es. i Trattati e le direttive europei), o perché i rapporti di forza geopolitici impediscono di affrontarle (es. l’apparenza dell’Italia alla Nato)… in tutti questi casi la politica si riduce ad amministrazione dell’esistente, a discussione  su inezie.

INFORMAZIONE: affinché costituisca una reale scelta, il voto deve essere consapevole, razionale e informato. Un voto puramente emotivo, a simpatia, etero-diretto, per abitudine… equivale a una scelta casuale, alla cieca. Una democrazia sostanziale presuppone che i cittadini, prima delle elezioni e costantemente, siano informati in modo obbiettivo, completo, che vi sia dibattito pubblico sulle idee, così da permettere a ciascuno di farsi un’opinione sulle varie questioni. Deve vigere il pluralismo: tutte le forze politiche devono avere accesso ai media in modo equanime. Invece attualmente i mezzi di comunicazione di massa, essendo di proprietà di soggetti che hanno priorità assai diverse dal rafforzamento della democrazia, fanno tutto fuorché informare: distraggono, fanno propaganda, nascondono i problemi reali creandone di immaginari, diffondo rancori e paure, danno visibilità solo alle opinioni favorevoli allo status quo censurando tutte le altre. La riforma dei media è dunque la priorità numero uno.

FINANZIAMENTO: Devono essere minime le barriere all’ingresso per la nascita di nuovi partiti e per la crescita di quelli piccoli. I partiti devono essere finanziati solo con denaro pubblico, in modo equanime, trasparente. Il finanziamento privato dei partiti e delle campagne elettorali dei candidati (sia da parte di individui sia a maggior ragione da parte di imprese) implica la scomparsa dei partiti di massa, in favore di un oligopolio di partiti “dei ricchi”, come negli Stati Uniti.

DEMOCRAZIA DIRETTA: introdurre elementi di democrazia diretta, accanto a quella rappresentativa, aumenta il tasso di democraticità di un sistema. Es. se si fosse tenuto un referendum per entrare nell’Unione europea (o ora per uscirne) forse vivremmo in un altro mondo… Non bisogna tuttavia mitizzare questo punto: in assenza di libertà di informazione, la democrazia diretta può rivelarsi un boomerang (pensiamo ai referendum assurdi proposti e vinti dai Radicali negli anni Novanta).

FORMA DI GOVERNO: il parlamentarismo a rigore è più democratico del presidenzialismo, perché una pluralità di deputati rappresenterà la varietà degli elettori meglio di una persona sola (anche se in certi contesti di oligarchie di “notabili”, penso all’America latina, un presidente può avere maggior consenso popolare dei parlamentari).

SISTEMA ELETTORALE: il sistema proporzionale, che garantisce la presenza in parlamento di tutte le forze in modo conforme alla percentuale dei voti ricevuti, è più democratico del maggioritario, soprattutto se applicato nella forma uninominale e a doppio turno (che favorisce i grossi partiti e “taglia” le ali estreme). Altri modi per limitare il principio proporzionale sono le soglie di sbarramento e i premi di maggioranza

Se questi principi vengono applicati, tenderà a formarsi una pluralità di partiti (non solo due) di massa (non partiti personali o partiti-azienda o partiti-in-rete…), basati sui programmi (non sul carisma dei capi). Essi rappresenteranno la volontà (non di una minoranza ma) dell’intera nazione, e poiché la maggioranza della popolazione è composta (non da imprenditori ma) da lavoratori, soprattutto dipendenti, e pensionati, la maggior parte dei partiti tutelerà appunto l’interesse del lavoro. La partecipazione al voto sarà massiccia, perché le gente sperimenterà come le proprie condizioni dipendono dal suo esito. Una situazione del genere era in vigore, in una certa misura, nel dopoguerra con l’adesione al modello social-democratico (sul quale si veda il mio precedente articolo).
Non è un caso che in Italia negli ultimi 30 anni si sia andati nella direzione opposta, verso il vincolo esterno nelle scelte economiche, verso l’eliminazione dei sussidi ai giornali e dei finanziamenti ai partiti, verso il presidenzialismo, il maggioritario ecc. Come conseguenza si è avuta l’eclissi della democrazia sostanziale: la contesa elettorale è mera lotta per il potere, priva di contenuti programmatici, con i politici ridotti al ruolo di portavoce di poteri oligarchici (italiani o stranieri).
Non si tratta dunque di “difendere la democrazia” da immaginari pericoli autoritari o populisti. Nel nostro Paese la democrazia in gran parte ci è già stata sottratta: occorre ripristinarla.

Per far questo, ovviamente, il primo passo è uscire dall’Unione europea.

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