REDDE RATIONEM di Leonardo Mazzei

L’emergenza economica è sempre più grave e l’Italia si trova in un vicolo cieco. Ha bisogno di spendere, ma non controlla né la moneta (in mano alla Bce) né il debito (in mano ai mercati finanziari). Come uscirne?

Secondo molti, quella di oggi potrebbe essere una giornata storica per l’UE. La riunione dell’Eurogruppo potrebbe infatti rivelarsi decisiva, anche se sarà poi la sede più politica del Consiglio Europeo di giovedì a dire prevedibilmente l’ultima parola.

Quale sia la posta in gioco è presto detto, e meglio lo si capisce ragionando dal punto di vista italiano. Non controllando di fatto né moneta né debito, l’unica vera àncora di salvezza, alla quale si aggrappano infatti le residue speranze del governicchio Conte, si chiama Eurobond. Che poi il presidente del consiglio preferisca il nome di Coronabond, aggiunge solo un pizzico di cattivo gusto alle solite performance dell’avvocato pugliese. Ma gli Eurobond significherebbero condivisione del debito tra i vari stati dell’Unione. Per i rigoristi del nord (Germania in testa) da sempre il peggiore dei peccati mortali.

Abbiamo già scritto come dietro alle parole della Von der Leyen – “siamo tutti italiani” – niente di concreto vi fosse. Così come lo stesso intervento della Lagarde sul Quantitative easing trae la sua origine dalla necessità di salvare le banche francesi e tedesche, non da quella di aiutare l’Italia o la Spagna. Lo ha detto, papale papale, il guru degli economisti tedeschi Hans Werner Sinn, intervistato dalla radio Dlf.

Eppure la sospensione del Patto di stabilità, decretato dalla Commissione europea, aveva già acceso le speranze di tanti nostrani altreuropeisti, quelli che proprio non amano fare i conti con la realtà. Ma, domanda, a che serve poter fare più deficit per un anno, se poi appena finita l’emergenza devo rimettermi subito in riga in base alle solite regole dell’euro? Non servirebbe proprio a nulla, se non a pagare conseguenze più pesanti degli stessi benefici. Questo lo sanno tutti, ma siccome la speranza è l’ultima a morire, ecco che molti continuano ad illudersi in un cambio radicale delle regole europee.

Che di una mera illusione si tratti, lo ha già detto la videoconferenza dell’Ecofin di ieri, dove i ministri del blocco tedesco hanno detto chiaramente che i soldi del Mes (peraltro del tutto insufficienti) potrebbero arrivare solo accettando un memorandum alla greca, quindi la troika. Insomma, da lì non si passa.

I tre possibili scenari

Ad ogni modo, ragionando in astratto al di là delle nostre opinioni, tre sono gli scenari possibili.

Nel primo, contrariamente a tutte le indicazione dell’oggi, l’UE finisce per accettare gli Eurobond (od uno strumento similare), emettendone una quantità efficace in rapporto alla profondità della crisi (tremila miliardi?). In questo caso, ma solo in questo caso, almeno per il momento l’Unione si salverebbe.

Se invece quella via si dimostrerà del tutto impraticabile, starà agli stati maggiormente in difficoltà (Italia in primo luogo) decidere il da farsi. Di fronte due sole possibilità. La prima (secondo scenario) prevede l’accettazione di una Via Crucis alla greca, probabilmente anche peggio. La seconda, quella che auspichiamo, corrisponde invece al terzo scenario possibile, quello dell’Italexit.

Dice, ma davvero la classe dirigente italiana potrebbe incamminarsi su quella strada? Chi scrive pensa naturalmente tutto il peggio possibile dell’intero establishment, dunque non solo dell’odierno pittoresco governo. Ma la storia si muove anche in base ai fattori oggettivi, che talvolta sovrastano alla grande quelli soggettivi.

Secondo voi l’attuale esecutivo finirà per accettare le condizionalità del Mes pur di avere quattro soldi? Forse mi sbaglierò, ma non lo credo. E non lo credo non perché questa banda di inetti euroinomani stia rinsavendo, ma perché non lo reggerebbero nel Paese, tanto più mentre si lavora ad un governo di unità nazionale con la destra dentro.

Ma se questa via è preclusa, ed i soldi servono, altro non resta che l’Italexit. L’uscita dunque, non le vie di mezzo di chi vorrebbe salvare la capra della moneta unica insieme ai cavoli dell’economia italiana. Questo capracavolismo non ha senso. Hanno senso invece tutte le misure preparatorie della rottura, dall’emissione di una moneta parallela controllata dallo Stato, a quella di Btp esclusivamente destinati alle famiglie italiane. Misure urgenti quanto non risolutive, utili solo – insieme ad uno stringente blocco all’esportazione dei capitali – alla piena riconquista della sovranità monetaria.

Alberto Bagnai ha scritto tante volte in passato che (andiamo a memoria) la cosa giusta – l’uscita dall’euro – verrà probabilmente gestita dalle persone sbagliate. Chissà che non avesse ragione…

Nessuno, certamente non il sottoscritto, può dire come andranno realmente le cose. Ma se il terzo scenario dovesse prendere forza prepariamoci intanto ad un cambio di governo. La politica si è messa a correre. Non facciamoci trovare impreparati!




NON ANDRA’ TUTTO BENE Comitato Centrale di Programma 101

Comunicato n. 3/2020 del Comitato centrale di P101

Salvare l’Italia, ITALEXIT

Siamo nel cuore di una vera catastrofe. La Caporetto della sanità italiana è sotto gli occhi di tutti. Forse non sapremo mai quante persone sono morte per non aver trovato un posto di terapia intensiva negli ospedali della Lombardia, ma sappiamo già adesso che ciò è accaduto. Questo fatto, unito alla mancanza delle mascherine, alla carenza del personale, alla strutturale insufficienza dei posti letto e dei laboratori di analisi, ci parla degli effetti disastrosi delle politiche degli ultimi decenni. L’esito di un mix mortale fatto di liberismo ed austerità.

Ma c’è un’altra catastrofe in corso, quella prodotta dal blocco dell’intero Paese. E’ una catastrofe economica e sociale senza precedenti nel dopoguerra. Milioni di posti di lavoro a rischio, milioni di persone con il proprio reddito già oggi azzerato, mentre lo spettro dell’impoverimento aleggia su tante famiglie italiane. Si aggiunga il rischio di perdere parti significative dell’apparato produttivo, con la chiusura di un numero oggi incalcolabile di aziende, ed il quadro è fatto.

Di fronte a tutto ciò il governo, mentre da una parte è ricorso ad una serie scriteriata di draconiani decreti di chiusura totale, dall’altro non ha dato risposte minimamente adeguate ai problemi che quella scelta ha portato con sé.

Siamo così precipitati in uno stato d’eccezione dalle conseguenze gravissime. Mentre l’attività del parlamento è sospesa sine die, tutto è accentrato nelle mani del governo, per certi aspetti in quelle del presidente del consiglio. I diritti costituzionali sono di fatto sospesi e non si sa fino a quando. Che questo sia il prodotto di un governo debole non deve ingannarci, perché spesso sono proprio gli esecutivi di questo tipo a ricorrere all’emergenzialismo per farsi forti.

Nessuna delega va dunque data al governo Conte. Non solo per ragioni di principio, ma anche per l’inefficacia della sua azione, per il suo modo pasticciato di procedere, per l’assenza di una linea chiara su come affrontare l’emergenza in tutti i suoi aspetti (sanitari, economici e sociali). Ma c’è una ragione ancora più importante per chiedere le dimissioni immediate dell’attuale governo: la sua sudditanza alle oligarchie europee.

Mentre un piano d’emergenza nazionale è sempre più necessario, mentre è chiaro che esso potrà funzionare solo mettendo in campo uno sforzo finanziario eccezionale (quantificabile in almeno 500 miliardi), i governanti italiani sono ancora a piatire misere elemosine dal bilancio UE o, peggio, un prestito del Mes che, benché comunque del tutto insufficiente, pagheremmo a caro prezzo.

E’ necessario uscire da questo vicolo cieco. La momentanea sospensione del patto di stabilità, dunque la temporanea possibilità di spendere in deficit, non devono illuderci. Si tratta appunto di una sospensione, finita la quale i padroni del nord Europa tornerebbero a spennare l’Italia con ogni mezzo.

Non è dunque il momento delle mezze di misure. L’atteso shock finanziario è arrivato viaggiando sulle ali di un virus venuto dall’Asia. Di fronte ad esso l’UE traballa, strutturalmente incapace di dare risposte all’emergenza che sta colpendo vari paesi, ma in primo luogo ed in maniera più pesante proprio l’Italia. Non è dai palazzi del potere eurocratico che potranno venire risposte positive per il nostro popolo, anzi da lì potranno arrivare solo nuove imposizioni e nuove sofferenze.

E’ dunque il momento di prepararsi all’Italexit, adottando tutte le misure necessarie a tale scopo. E’ su questo obiettivo che bisogna convogliare tutte le forze migliori del Paese.  

Presto l’Italia si troverà davanti ad un bivio: o la riconquista della sovranità nazionale, a partire da quella monetaria, o la disfatta totale di fronte alle pretese dell’euro-Germania. O un percorso di liberazione nazionale, per quanto difficile; o la certezza di finire schiavi (in una situazione alla greca, se non peggio) per lungo tempo.

E’ difficile mobilitarsi nella situazione attuale, perché mentre lorsignori possono muoversi in tutte le direzioni, noi siamo attualmente reclusi in casa. Ma non durerà a lungo, come anche gli scioperi nelle fabbriche stanno a dimostrarci.

– Fuori dall’euro e dall’Unione europea

– Per un piano di ricostruzione che assicuri a tutti reddito e lavoro

– Per difendere la democrazia e la Costituzione del 1948