DICHIARAZIONE DEI FRATELLI GRECI

Per salvare vite umane, dobbiamo sbarazzarci dell’austerità neoliberista dell’UE, di Nuova Democrazia e di SYRIZA
Proteggiamo ora il sistema sanitario e il personale medico!

La pandemia di Covid-19 segnala le responsabilità criminali di coloro che hanno demolito il sistema sanitario pubblico e lo stato sociale. Dieci anni di Memorandum e attacchi neoliberisti hanno creato un enorme deficit di personale medico e attrezzature. I governi neoliberisti devono essere ritenuti responsabili della crisi epidemica dinanzi alla società.

Lo sfrontato sostegno al capitale privato, la privatizzazione degli ospedali pubblici, la mercificazione della salute, l’abbandono e il disprezzo del settore pubblico, hanno tutti la firma delle forze politiche che hanno governato il nostro paese negli anni passati.

In questi tempi difficili, tutti ammettono che la speranza per la salute delle persone risiede in un sistema sanitario pubblico ben attrezzato e dotato di risorse. I costosi servizi privati non possono e non sono disposti a svolgere questo compito. Scandalosamente favoriti dall’UE e dalle politiche governative traggono profitto sulle spalle dei pazienti.

Lo scoppio del virus, con centinaia di migliaia di infetti e migliaia di morti, ha dimostrato che il paradigma del neoliberismo — “non esiste società, solo individui” — è una catastrofe per l’umanità.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di responsabilità sociale, protezione collettiva, solidarietà, empatia — valori che il capitalismo neoliberista umilia brutalmente e indifferentemente. Dobbiamo accettare le misure preventive ma allo stesso tempo ribellarci collettivamente contro le politiche che hanno distrutto la nostra coesione sociale.

Il governo di Mitsotakis ritiene i cittadini personalmente responsabili dell’eliminazione delle epidemie. La responsabilità personale è effettivamente necessaria, purché non venga utilizzata per coprire le responsabilità politiche per la drammatica mancanza di personale medico, attrezzature e unità di terapia intensiva. La protezione della salute pubblica non è solo una questione di responsabilità personale, è soprattutto una delle maggiori responsabilità e obblighi dello Stato.

Le politiche di emergenza annunciate dal Ministro della Salute non sono in grado di coprire nemmeno i bisogni creati dall’epidemia. Oggi è necessario rovesciare l’austerità, l’obbligo di avanzi primari e tutte le politiche che mirano all’eliminazione del settore pubblico. Abbiamo bisogno di politiche che privilegino la vita umana rispetto ai profitti del capitale privato e alle esigenze dell’UE e dei creditori internazionali. L’eccedenza primaria di 7 miliardi non può essere investita per il rimborso dei creditori e dell’UE, mentre la vita delle persone è in pericolo.

Lottiamo per:

• Un aumento immediato della spesa pubblica a favore del Ministero della Salute; rafforzare il personale ed equipaggiamento del sistema sanitario pubblico; adeguate forniture di ventilatori, test diagnostici e materiali di consumo. Il sistema sanitario deve essere escluso una volta per tutte dal meccanismo soffocante del pareggio di bilancio. Tutti gli obblighi e gli accordi di austerità nei confronti dell’UE devono essere annullati.
• Impiego immediato di 1000 medici permanenti e 2000 infermieri per il funzionamento dei 100 letti di terapia intensiva e il potenziamento delle unità mediche responsabili del virus, delle unità mediche locali e di terapia intensiva. Rinnovo immediato di tutti i contratti temporanei per tutto il personale di supporto e assunzione di nuovi.
• Rafforzamento dell’assistenza sanitaria di base, per alleviare la pressione degli ospedali. Test medici decentralizzati, immediati e gratuiti per la diagnosi di Covid-19, senza ritardi burocratici, senza pericoli per il personale medico o test costosi nei centri sanitari privati. Coinvolgimento dei medici di medicina generale, pneumonologi e patologi per i servizi di assistenza domiciliare.
• Ulteriori ferie integralmente retribuite per tutti i dipendenti privati ​​e statali che si infettano, obbligati ad astenersi dal lavoro per proteggere le persone infette e prendersi cura dei propri figli.
• Gli operai, i lavoratori autonomi, le famiglie e le piccole imprese non debbono pagare la crisi economica che viene. Protezione dello Stato per tutti i settori che collassano economicamente e tutti i lavoratori che perdono salari e posti di lavoro. Congelamento di tutte le tasse e contributi previdenziali fino a quando dura l’epidemia.

La società, già sotto stress, sarà messa a dura prova dalla pandemia e dalle sue conseguenze sanitarie ed economiche. Oggi, insieme alla richiesta di un rafforzamento immediato ed emergenziale del sistema sanitario, di protezione dei più vulnerabili, di sostegno statale ai lavoratori, abbiamo bisogno di organizzazione sociale e solidarietà, coesione sociale e sostegno reciproco. Le autorità locali, le organizzazioni e i movimenti sociali hanno un ruolo importante da svolgere.

Noi restiamo a casa

Noi stiamo insieme contro la paura e la crisi!

PAREMVASI
Organizzazione politica della sinistra comunista in Grecia




ELEMOSINA DI STATO di Leonardo Mazzei

Il governo riconosce, bontà sua, che c’è un’emergenza alimentare. Ma va! Era così difficile da prevedersi? Forse sì, per chi ha entrate sicure ed un bel conto in banca. Fatto sta che si è chiuso il Paese senza pensare neanche per un attimo a chi sarebbe finito sul lastrico.

Adesso, con un mese di ritardo, si vorrebbe correre ai ripari. Ma come? Di fronte all’elemosina di Stato, annunciata in tv da Conte e Gualtieri sabato sera, un solo commento è possibile: vergogna!

Questi signori continuano a dire che faranno tutto ciò che serve, ma per chi soffre davvero han trovato solo 400 milioni, una miseria che si commenta da sola. Quattrocento milioni sono 6 euro e mezzo per abitante, se preferite 16 euro a famiglia. Certo, le persone e le famiglie cui è rivolta la misura sono (per adesso) una minoranza, quella appunto che vive una vera emergenza alimentare. Ma quanti sono questi nuclei familiari?

I micragnosi conti del governo son presto fatti. Secondo le anticipazioni del Sole 24 Ore, il calcolo è quello di dare 400 euro ad un milione di famiglie, ottenendo per 16 giorni (dal 31 marzo al 15 aprile) un buono alimentare di 25 euro a nucleo. Questo almeno il valore medio, che di più non si sa.

Ma davvero pensiamo che solo un italiano su venticinque si trovi attualmente in seria difficoltà? Suvvia, siamo seri. Il governo ha assegnato ai sindaci, ed ai rispettivi servizi sociali, l’individuazione delle famiglie cui riservare il buono spesa. La cosa ha una logica, ma l’impressione è che si tenda a ridurre la platea dei beneficiari a chi già oggi è assistito dai servizi sociali, come se il blocco di ogni attività non avesse moltiplicato per tre, forse per cinque, i soggetti in condizioni di bisogno.

Quattrocento milioni non sono solo un’inaccettabile elemosina, sono un vero insulto a chi soffre. La prova di come, al di là di tanti bei discorsi, al governo facciano ancora i conti con il bilancino che gli han fornito a Bruxelles.

Ben altre sarebbero le misure da prendere con urgenza. Ad esempio quella proposta da Liberiamo l’Italia, cioè «uno stanziamento immediato di almeno 30 miliardi per sostenere tutti coloro senza alcun reddito e che si troveranno senza lavoro, compresi lavoratori autonomi e partite IVA». Sarebbe questo il modo per versare direttamente nei conti correnti di 10 milioni di famiglie (quelle con minore liquidità) 3mila euro immediatamente spendibili.

Ma ovviamente lorsignori da quell’orecchio proprio non vogliono sentirci. Ad un vero aiuto economico hanno così preferito un ignobile obolo. E che di questo si tratti è confermato dall’appello fatto da Conte alla beneficienza, a dimostrazione di come nel Palazzo si considerino i problemi della povera gente.

Che quattrocento milioni siano una miseria inaccettabile è chiaro perfino ai media di regime, i quali per indorare la pillola parlano allora dell’anticipo del versamento ai Comuni dei 4,3 miliardi del “Fondo di solidarietà”. Questa misura, annunciata in pompa magna dal duo Conte-Gualtieri, è una colossale presa in giro.

Il “Fondo di solidarietà” è uno strumento che serve a compensare (peraltro solo in piccola parte) gli enormi squilibri esistenti tra i comuni più ricchi e quelli più poveri, accentuati a dismisura dal cosiddetto “federalismo fiscale”. Quel che va saputo è che i 4,3 miliardi non costituiscono in alcun modo una risorsa aggiuntiva, essendo invece la cifra già prevista in base ai meccanismi ordinari.

Ma, si dirà, il governo ha almeno anticipato questo versamento. Peccato che anche questa sia sostanzialmente una bufala. E’ vero infatti che il versamento ai comuni dovrebbe avvenire a maggio, ma siccome le casse degli enti locali sono state completamente svuotate da un decennio di austerità, l’anticipo a marzo è diventata la norma. Nel 2019, senza coronavirus, l’anticipo venne deciso il 20 marzo; quest’anno, con l’epidemia, il 28. Dov’è dunque la notiziona di cui il governo si fa gran vanto?

La verità, purtroppo, è semplice semplice. Dicono che siamo in guerra, e questo gli serve a governare senza parlamento, senza opposizione, senza dibattito pubblico. Ma il loro andare in guerra è come quello di Mussolini. Non solo per i “soldati” mandati sul fronte sanitario senza neppure le dovute protezioni, ma anche per l’abisso esistente tra gli annunci e la realtà dei provvedimenti economici destinati a chi quella guerra la sta pagando in prima persona.

Mussolini amava spostare i pochi carri armati a disposizione per far credere di avere un grande esercito che non c’era. Conte e Gualtieri fingono di stanziare somme già assegnate per provare a nascondere il vicolo cieco in cui hanno portato l’Italia. Sappiamo come andò al gran capo del fascismo. Come andrà questa volta dipenderà da tante cose, ma in primo luogo dalla forza di una reazione popolare che lorsignori temono ben più della peste, figuriamoci del coronavirus.