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SOTTO IL SEGNO DELLA MORTE di Moreno Pasquinelli

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Ho già avuto modo di commentare lo “Stato d’eccezione” a cui il governicchio Conte Bis ha sottoposto l’intero Paese con il Decreto legge del 2 marzo. Il nuovo approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri — quello con cui la Lombardia e altre quattordici province vengono sigillate e blindate come zone rosse — si presta ad ulteriori riflessioni  politiche. Politiche sottolineo, visto che quelle impolitiche, congetturali, superficiali se non addirittura stravaganti, vanno purtroppo per la maggiore.

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Corona virus ha messo a nudo, assieme alla fragilità dell’Unione europea il carattere transeunte della globalizzazione. Gli Stati per far fronte all’epidemia, come non hanno fatto nemmeno davanti ai flussi migratori, si blindano, difendono i propri confini e ristabiliscono d’imperio la loro giurisdizione. Sono molti anni che lo andiamo dicendo: la crisi della globalizzazione riporta in auge gli Stati nazionali, le loro prerogative, a danno di quelle dei poteri mondiali o regionali sovraordinati. Questa è la tendenza oggettiva, inarrestabile e per questo mettevamo in guardia (euro o non euro) che eravamo dentro un passaggio di portata storica, forse epocale.

La battaglia ritorna in campo nazionale, è qui che si gioca la partita. La posta in palio sarà quindi la natura degli Stati che verranno fuori chiusa questa fase concitata di transizione. Avremo, dopo la parentesi neoliberista, mutatis mutandis, stati di tipo fascista o stati democratici?

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Ci si chiede come sia possibile che un governicchio tanto traballante possa ricorrere ad una prova così muscolare e violenta. Consiglio di attenersi al principio metodologico di Occam che dice che ai fini della risoluzione di un problema, bisogna scegliere, tra più ipotesi possibili, quella più semplice — a meno che non sia necessario e utile prendere in considerazione più fattori. Qual è dunque quella più semplice? Per saperlo occorre immaginare quale sarà la situazione dopo che, com’è lecito attendersi, l’epidemia avrà fatto il suo corso, lo spettro della pandemia si sarà volatilizzato, e la vita l’avrà spuntata sulla morte. Il governicchio s’intesterà la vittoria, dirà ai quattro venti che le misure draconiane adottate hanno avuto pieno successo, che l’allarmismo era giustificato dal pericolo incombente. E così non avremmo più un governicchio ma un super-governo, e tutto il sistema di dominio ne sarà uscito più forte. Non dico che così andrà necessariamente a finire — il diavolo fa le pentole…; dico che con questa finalità ci spieghiamo le micidiali decisioni prese a Roma.

Si badi, dietro a tutto questo non c’è solo la meschina volontà di sopravvivenza del governo e chi ne fa parte, c’è anzitutto la volontà di potenza del sistema, le cui necessità e linee di forza s’impongono alle spalle dei suoi attori protagonisti. Un po’ come sosteneva Gadamer: il gioco ha le sue regole, che in ultima istanza prevalgono sui giocatori e impongono loro certe mosse.

Una recessione lunga e devastante era in arrivo (il Covid-19 l’ha solo avvicinata), il sistema avrà bisogno come il pane di governi e stati forti, in grado di attuare e far rispettare misure letali, quindi di far fronte all’eventuale sollevazione popolare. Ecco che l’epidemia è venuta a fagiolo per sperimentare nuovi dispositivi di controllo e dominio, nuovi metodi di assoggettamento dei cittadini, nuove modalità per imporre stringenti vincoli disciplinari, forme verticali di sorveglianza e sanzione. Come i dominanti stanno utilizzando l’epidemia conferma quanto scrisse Michel Faoucault: a differenza delle forme di potere premoderne, il potere capitalistico-borghese non usa la minaccia dell’uccisione e della pena di morte per tenere soggiogate le masse, ma s’infila nei loro corpi per assumerne il pieno controllo e diventare esso ciò che dispensa la vita, la potenza che la vita assicura, contro la minaccia della morte (biopolitica).

Per esercitare questo biopolitico potere sulla vita esso deve esasperare e drammatizzare l’emergenza sanitaria. Questo è ciò che, come in Cina, viene fatto in Italia. In barba ai “prodigiosi progressi” della scienza e della medicina, si attuano gli stessi rituali di esclusione, i medesimi protocolli (politici) di clausura, di auto-esilio, di sorveglianza, di coercizione e incasellamento disciplinare che vennero sperimentati davanti alla peste.

«Questo spazio chiuso, tagliato con esattezza, sorvegliato in ogni suo punto, in cui gli individui sono inseriti in un posto fisso, in cui i minimi movimenti sono controllati e tutti gli avvenimenti registrati, in cui un ininterrotto lavoro di scritturazione collega il centro alla periferia, in cui il potere si esercita senza interruzioni, secondo una figura gerarchica continua, in cui ogni individuo è costantemente reperito, esaminato e distribuito tra i vivi, gli ammalati, i morti — tutto ciò costituisce un modello compatto di dispositivo disciplinare. Alla peste risponde l’ordine; la sua funzione è di risolvere tutte le confusioni: quella della malattia, che si trasmette quando i corpi si mescolano; quella del male che si moltiplica quando la paura e la morte cancellano gli interdetti. Esso prescrive a ciascuno il suo posto, a ciascuno il suo corpo, a ciascuno la sua malattia e la sua morte, a ciascuno il suo bene per effetto di un potere onnipresente e onnisciente che si suddivide, lui stesso, in modo regolare e ininterrotto fino alla determinazione finale dell’individuo, di ciò che lo caratterizza, di ciò che gli appartiene, di ciò che gli accade. Contro la peste che è un miscuglio, la disciplina fa valere il suo potere che è di analisi (…)

La peste come forma, insieme reale e immaginaria, del disordine ha come correlativo medico e politico la disciplina. Dietro i dispositivi disciplinari si legge l’ossessione dei “contagi”, della peste, delle rivolte, dei crimini, del vagabondaggio, delle diserzioni, delle persone che appaiono e scompaiono, vivono e muoiono nel disordine».

Michel Foucault, Sorvegliare e punire, parte terza, cap. terzo

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6 pensieri su “SOTTO IL SEGNO DELLA MORTE di Moreno Pasquinelli”

  1. fabio dice:

    i segnali osservabili dicono senza dubbio che ci stanna fascistizzando, per riproporre la mezzaluna fascista in funzione anti russaa – cinese. L’unico spazio rimasto su cui poter esprimersi è la rete, ma non durerà. Dovremo tornare alla carboneria e ai segnali in codice. Dovremo cominciare a fare finta di essere totalitari convinti. La gente comune preferirà non capire pur di sopravvivere.

    1. Dorget Jean-Louis dice:

      Hai ragione, sono Francese di Nizza e qui, viviamo l’istessa cosa che accapita in Italia, con un governo quasi fascista. Buon corraggio a tutti!

  2. luigi A dice:

    Se la situazione e’ drammatica come ormai pare , il paese ha bisogno di Patrioti con la P maiuscola come non mai . Bisogna smettere di parlare di economia , gli economisti cresciuti come funghi in questo ventennio bisogna bandirli dal contesto mediatico ,, spread , pil , debito e altre diavolerie che hanno annebbiato e ossessionato la nostra vita da vent’anni a questa parte , deve sparire dal nostro vocabolario quotidiano . Poi bisogna smettere di farci condizionare dallì Europa dei conti e della moneta visto che questa esiste solo per questo , e non solo non parlarne , ma fregarcene completamente , i conti si faranno alla fine e forse sara’ l’occasione per uscire da quella gabbia infernale visto che piu’ che un aiuto questa europa ci da solo problemi , anche in questa situazione incandescente . Personalmente alla fine di questa brutta storia sono disposto a dare il mio pur modesto contributo economico pur di salvare questo nostro digraziato paese e i suoi figli , nipoti , e chiunque , sono sicuro e’ disposto a farlo , chiunque lo ami .

  3. Sollevazione dice:

    Fabio,
    vediamo di non cadere nel catastrofismo. La partita è tutta aperta e molti spazi si apriranno per rovesciare l’ordine di cose esistenti.
    Come sinistra patriottica sosteniamo pienamente l’appello di Luigi.

    1. fabio dice:

      Sì, avete ragione … ogni crisi, per quanto profonda apre altrettante opportunità che abbiamo il dovere di cogliere. Il mio è stato uno sfogo momentaneo. Sulla priorità dell’appello patriotico sono d’accordo, perchè è trasversale e consistente. Sul mettere da parte il discorso economico un po meno … diciamo che è uno strumento subordinato da usare nel momento in cui la gente comincia ad aprirsi alla realtà e vuole vedere i passi da fare per uscire dalla gabbia mentale in cui siamo stati rinchiusi.
      Questa emergenza ci sta facendo perdere di vista valori e strumenti democratici ma sta scardinando anche paletti e assiomi europei … sta creando un clima mentale utile anche per far passare i nostri messaggi eversivi …. sta creando un ottimo terreno su cui seminare nuovi strumenti mentali e nuove prospettive di risveglio.
      Io nel mio piccolo … mi sto preparando a dare una mano … perchè sono nato pessimista ma sono diventato un ottimista consapevole.

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