MANFRINA EUROPEA di Leonardo Mazzei

L’Eurogruppo di ieri è fallito, ma domani ce ne sarà un altro. Fino a quando continuerà questa manfrina proprio non si sa. Da questi vertici, che vanno avanti da settimane, è uscita solo una fotografia: quella di un’Unione europea che più disunita non si potrebbe.

Eppure il tempo stringe. La catastrofe economica non è alle porte, è già tra noi. Il caso dell’Italia è emblematico. Lo Stato dovrà spendere in abbondanza, ben più di quanto finora annunciato, ma il governo non sa bene con quali soldi potrà farlo. Un autentico vicolo cieco, come ci è già capitato di scrivere.

Ridotta all’osso la questione è semplice. Per uscire dall’emergenza e salvare l’economia nazionale serviranno centinaia di miliardi. Ma l’Italia non controlla né la moneta, né il debito. Non può emettere moneta senza arrivare in brevissimo tempo all’uscita dall’euro, non può emettere debito senza dover foraggiare oltremodo i pescecani della finanza.

Il governo italiano, non volendo intraprendere la strada dell’uscita dalla gabbia eurista, l’unica che consentirebbe un credibile (per quanto duro) percorso di fuoriuscita dalla crisi, sta provando a dimenarsi nei palazzi del potere europeo. Per ora con risultati pari a zero.

Il blocco del nord – sempre capitanato dalla Germania, con l’Olanda in funzione di battistrada – non ha nessuna intenzione di cambiare le regole del mostro eurista. Regole che impediscono ogni forma di condivisione del debito. Che è proprio quel che chiedono i paesi mediterranei, ed in particolare Italia, Spagna e Francia.

Piuttosto che una soluzione, dal cappello dei prestigiatori di Bruxelles sono finora uscite tre trovate che assomigliano ad altrettante prese in giro. Si tratta del Mes, della Bei e del Sure. Utilizzare ognuno di questi tre strumenti sarebbe come prendere soldi in prestito, peraltro (soprattutto nel caso del Mes) a condizioni molto pesanti. Ma anche a voler prescindere da tutto ciò, anche se l’Italia si inginocchiasse ai voleri di Berlino, i soldi sarebbero comunque troppo pochi. Dal Mes potrebbero arrivare al massimo 36 miliardi in totale, dal Sure (un fondo proposto dalla Commissione per coprire i costi della disoccupazione) poco più di un miliardo all’anno, mentre la Bei (Banca Europea degli Investimenti) potrebbe fare prestiti alle aziende italiane solo per una ventina di miliardi.

Insomma, una miseria. Non solo i nordici hanno detto di no, per l’ennesima volta, agli eurobond. Essi hanno bloccato anche l’iniziativa francese (appoggiata dall’Italia) per l’istituzione di un fondo ad hoc per affrontare l’emergenza causata dal coronavirus. Chiaro come, in queste condizioni, anche un governo euro-servo come quello presieduto da Conte non abbia potuto accogliere il pacco preparatogli dal blocco tedesco, con il pieno appoggio della Von der Leyen.

Ci avviciniamo così al momento della verità.

Finora la linea italiana è stata quella di provare ad addolcire la Germania, confidando anche sulla momentanea alleanza con Parigi. Quale sarà la prossima mossa, ora che questa possibilità si sta dimostrando solo una pia illusione?

Dopo il veto posto dall’Olanda (niente utilizzo senza i vincoli previsti), ritornare sul Mes sembrerebbe impossibile. Ma quel che resta è perfino ridicolo. Non è da escludere, perciò, che qualche ulteriore trovata venga messa in campo nei prossimi giorni. Nulla però in grado di cambiare davvero i termini della questione. Ma un accordicchio alla bell’e e meglio, fatto giusto per provare a tenere in piedi la baracca, non risolverebbe all’Italia alcun problema. Anzi.

Davanti allo scenario di una crisi drammatica come quella che si prospetta, solo la via dell’Italexit renderebbe possibile l’adozione delle misure economiche e sociali necessarie. Ma qui stiamo parlando di gente come Conte, Gualtieri, Mattarella, Draghi. Personaggi che tutto faranno, ma non il passo decisivo verso la riconquista della sovranità.

Come pensano costoro di venir fuori dal vicolo cieco in cui hanno portato l’Italia? Chi vivrà vedrà, ma la mia impressione è che dopo l’illusione tedesca andrà in scena il sogno di una Bce di fatto acquirente di ultima istanza del debito italiano (e di altri paesi).

Lo schema sarebbe semplice. Lo Stato (come suggerito anche da Draghi) emette tutta la quantità di debito necessario; la Bce – sia direttamente, sia tramite il finanziamento alle banche italiane – lo compra, evitando così l’esplosione dello spread. Che questo schema sia realizzabile, che i nordici chiudano un occhio lasciando fare a Lagarde, noi ne dubitiamo assai. Ma anche se si realizzasse, più che un sogno (come molti pensano) sarebbe un incubo.

Un incubo politico, perché ci legherebbe ancora di più al cappio europeo. Un incubo economico, perché di quel debito ci verrebbe comunque richiesta la restituzione. Un incubo sociale perché, giusto il tempo di uscire dall’emergenza coronavirus, e già saremmo ad una nuova stagione dell’austerità. Molto più dura di quelle del passato.

La conclusione è dunque lampante. Solo l’uscita dalla gabbia europea può alimentare la speranza della rinascita del nostro Paese. La natura dell’UE, nata per inverare il sogno perfetto dell’èlite liberista, è del tutto antisociale. L’Unione è dunque irriformabile, come le vicende di cui ci siamo occupati in questo articolo dimostrano in abbondanza. E’ fuori da essa, perciò, che va costruito il futuro. Anche perché rimanerne agganciati sarebbe mortale.

La situazione che viviamo è drammatica per diversi aspetti, ma ha almeno il merito di rendere chiara qual è la vera alternativa. Stavolta nessuna furberia, nessun rinvio, ci salverà.




CORONAVIRUS: CHI, COME, PERCHE’ di Fulvio Grimaldi

La prima cosa, nella temperie in cui, con terrorismo mediatico, reclusione, punizioni, hanno immerso i cittadini per privarli della capacità di capire, distinguere, agire, addossando agli stessi soggetti che la subiscono il senso di colpa per la perdita di fondamentali diritti costituzionali, è attraversare lo specchio deformante in cui tutti vengono rappresentati untori gli uni degli altri e che occulta chi è alle nostre spalle.

Al ricatto sulla salute e sulla vita, propria e dei propri cari, succedaneo a quello sperimentato sulla sicurezza minacciata da terrorismo e clima, si aggiunge il più viscoso raggiro della retorica della resistenza, del papale “siamo tutti nella stessa barca”,dell’“andrà tutto bene”, dei soffietti allo stare in casa di VIP dello spettacolo e dello sport, del patriottismo di consolidati venditori di patria e sovranità.

Sostituire a questa chiamata alle armi — corredata da tutti gli ammennicoli linguistici della guerra santa contro il male, che ci recluta per chi è intento a sacrificarci al suo interesse (non diversamente da altre guerre,1915 e 1940) —, una resistenza partigiana, che parta da demistificazione e informazione corretta, dovrebbe essere la priorità del cittadino consapevole.

L’evidenza di una cospirazione a fini non dichiarati, ma che l’esperienza storica rende di facile individuazione, è data dalla compattezza del fronte politico-mediatico che non ammette crepe e che, se si verificano, le sigilla con il cemento della repressione. Nel percorso dell’intera operazione, non è stato data alla cittadinanza l’opportunità di sentire una sola voce, scientifica o mediatica, che mettesse in dubbio la vulgata ufficiale. Viviamo la criminalizzazione del dissenso, addirittura dell’onere socratico del dubbio, dell’ineluttabile logica antidogmatica, sia ippocratica che galileiana. Siti e voci della rete che presentino opinioni alternative, vengono denunciate e se ne chiede l’oscuramento. Il protagonista di tutte le grandi campagne vaccinali, Roberto Burioni, del noto San Raffaele di Milano, clinica privata di Don Verze, cara all’ex-governatore CL Formigoni (corruzione e sei anni di carcere), arriva a diffidare legalmente una delle maggiori autorità della nostra virologia, Maria Rita Gismondo, dell’ospedale pubblico “Sacco” di Milano Si era permessa valutazioni sdrammatizzanti su un virus che non differisce, per contagi ed effetti letali, da quelli influenzali di altri anni.

Le tecniche di subornazione delle coscienze e conoscenze comprendono travisamenti e occultamenti. Travisati totalmente sono i contagi e i decessi. Inizialmente trasparivano, sebbene a fatica, numeri in cui si distingueva tra morti CON Covid-19 e morti PER Covid-19, precisando che i secondi erano pochissimi e i primi avevano per causa diretta, non il virus, ma fino a tre pregresse patologie gravi, anche terminali, oltre a un’età media superiore agli ottant’anni. Si moriva di polmonite, diabete, collassi cardiocircolatori, a cui si aggiungeva l’influenza. Da un certo momento in poi, tutti rinunciano a questa specifica e i morti diventano tutti, indistintamente, da coronavirus.

Chi finisce sotto un tram, ma si ritrova con un raffreddore, rischia di essere assegnato alla morìa virale. Quando segni di insofferenza allo stato d’assedio iniziano a serpeggiare tra i reclusi, si alza il volume. I morti in ospedale, in terapia intensiva, non bastano. Se ne trovano altri. Nelle case. Ipotetici, ma da includere nel conto. Con un tampone che all’80% produce falsi positivi si possono trovare contagiati anche in vetta al Monte Bianco. Peccato, poi, che anziani malandati e depressi dal lockdown, privi del sole e della relativa vitamina D, necessaria all’immunodifesa, privi di movimento, privi di presidi medici, privi di una socialità che è quanto gli resta di vita, siano poi morti prematuramente per davvero. Eugenetica?

Sotto coperta, invisibili, finiscono le decine, centinaia, di esperti internazionali, anche di chiarissima fama accademica. Personaggi al vertice della sanità pubblica dei rispettivi paesi e anche dell’UE, come il virologo tedesco Wolfgang Wodarg, accademico all’Università di Flensburg, presidente dell’Assemblea del Consiglio d’Europa e responsabile della sanità pubblica del suo Land. Scienziati, esperti europei, americani, asiatici, che mettono in discussione interpretazioni e la bontà dei mezzi e metodi impiegati, ricordando opportunamente quanto si era verificato in passate occasioni di pandemie che tali non erano. Ci si ricordi della “febbre suina”, H1N1, del 2009, promossa a pandemia dagli stessi propagandisti OMS e Big Pharma. Il risultato fu un decorso breve, con appena 10mila decessi, meno della consueta influenza e molto meno della più letale epidemia del 2018 (che scoprì le strutture lombarde nella stessa condizione di caos e inadeguatezza, provocata da trent’anni di saccheggio della sanità pubblica).  Quanto alle società farmaceutiche, ottennero dai governi ordinativi per milioni di vaccini, poi inutilizzati e finiti nelle discariche e incamerarono miliardi di dollari del contribuente.

Il tentativo di asfaltare ogni divergenza dal dogma proclamato da un “Comitato Tecnico-scientifico”, che, nelle sue posizioni, più o meno coincide con il “Patto Trasversale per la Scienza”, fondato dal dr. Burioni e che ne sostiene la dottrina, ha subito qualche contraccolpo da voci in rete. A ciò dovrà ora porre rimedio la “task force” che sia il governo, sia la RAI, hanno nominato per reprimere le “fake news”. Il giudizio su ciò che fake è, o non lo è, non è demandato a un’autorità indipendente. Basterebbe questo.

Evitiamo, nonostante molti precedenti storici, di proporre una versione “complottista”, per cui il virus sarebbe stato diffuso intenzionalmente, in vista di profitti esorbitanti da vaccino e di concentrazione di poteri. Ma resta la certezza dell’utilizzo prefigurato e pianificato che se ne è fatto. A New York, nel novembre scorso, con la John Hopkins University, la Fondazione Bill e Melinda Gates, da sempre impegnata nella lotta alla sovrappopolazione e nella promozione della vaccinazione universale, insieme alle maggiori multinazionali della farmaceutica, fa attuare la simulazione di una pandemia da coronavirus del tipo apparso poi a Wuhan, con previsione di 60 milioni di morti. Poche settimane dopo – la coincidenza! – nella zona a più alto inquinamento e più alta densità elettromagnetica da G5 della Cina – scoppia l’epidemia, poi magistralmente contenuta e sconfitta. Lo stesso fenomeno si ripete in Padania, nella zona a più alto inquinamento d’Europa e a più alta densità di 5G d’Italia. Vi sarà qualche fondamento nella denuncia di mille scienziati per cui  smog e il bombardamento elettromagnetico da 5G provocano cadute immunitarie?

La risposta italiana non assomiglia a quella cinese, o sudcoreana. E’ un caos inenarrabile di ordini, contrordini, autorità in ordine sparso, con la sciagurata dirigenza lombardo-veneta che esibisce tutta la sua incompetenza, arroganza secessionista e si tira dietro un premier che, pur nella sua estrosità comunicativa notturna, sciolta dal consenso parlamentare, di ukase in ukase, riduce il popolo ai domiciliari e allo stato d’assedio. L’OMS, strettamente intrecciato, operativamente e finanziariamente, a Big Pharma, propone al mondo il “modello Italia”.
Il sociocidio globale determinato dal collasso della vecchia economia, senza, in Occidente, le minime salvaguardie di protezione collettiva che hanno i paesi fuori dalla cintura imperialista, farà sembrare la depressione del ’29 un acquazzone. Chissà se anche stavolta si potranno impiegare i milioni di disoccupati e miserabili per l’estensione bellica dell‘Impero. Il nuovo assetto di classe dovrebbe essere determinato da una concentrazione di potere senza precedenti nei vertici apolidi e cosmopolitici di una tecnocrazia scientifico-digitale dotata di strumenti di controllo biologici totali. Sparirà l’economia di vicinato, tessuto sociale e culturale di garanzia collettiva e convivenza, divorata da monopoli e oligopoli. Le mafie, in perenne collusione con le classi dirigenti, si gonfieranno dei resti della devastazione. Nazioni intere, cui sarà negato l’ingresso nel “nuovo mondo”, saranno ridotte a sacche di miseria e mendicità. Secondo Goldman Sachs, i prestiti all’Italia dovranno salire a oltre 165 miliardi di euro. Il premier che farnetica di una “prossima primavera”, lo dica a chi quel debito pubblico dovrà ripagarlo ai soliti strozzini, con gli interessi.

L’uso geopolitico dell’operazione è già in atto. In questa prima fase assistiamo al tentato genocidio di paesi disobbedienti, a cui sanzioni USA-UE-ONU, per l’occasione intensificate, impediscono di procurarsi farmaci e cure: Iran, Venezuela, Siria, Iraq, Nordcorea, altri. La demonizzazione della Cina, alimentata dal discorso del “virus cinese”, si intensifica e punta a contrastare il superamento economico, tecnologico e produttivo degli Usa da parte di Pechino. Ma anche a neutralizzare l’attrazione di un’Europa,   garrotata dall’ UE, per le prospettive di progresso e pace che comporta la via della Seta. Un progetto infrastrutturale e di scambi che unisce l’Eurasia all’America Latina e all’Africa, già consacrato in diverse forme di collaborazione e sostenuto dalla più avanzata tecnologia militare della Russia e dalle immense materie prime di quel paese. Del resto il soccorso che paesi “nemici”, Cina, Russia, Cuba, hanno portato ai paesi colpiti, confrontato con l’ignavia e il cinico egoismo di entità “amiche” come UE e Usa, dovrebbe aver aperto qualche dubbio sull’opportunità della nostra collocazione.
E’ un mondo distopico quello che si vorrebbe fare uscire da questa crisi. L’Alleanza Globale per l’Immunizzazione da Vaccino (GAVI) di Bill Gates, sostenuta da fautori della riduzione demografica, come Kissinger e Soros, un partneriato pubblico-privato cui partecipano le maggiori società del farmaco e che finanzia anche l’OMS, ha lanciato nell’autunno scorso, sempre da New York, la cosiddetta Agenda ID2020. Si tratta di un programma di vaccinazione universale coatta, che imprima ai neonati un’identità digitale in grado di archiviarne e rivelarne i dati per tutta la vita. A Davos, nel gennaio scorso, è stato licenziato. Verrà sperimentato quest’anno in Bangladesh. Poi dovrebbe toccare a tutti.

Un mondo di sorvegliati, controllati, manipolati, in mano a una cupola tecnico-scientifica-digitale. Non ci si poteva arrivare che attraverso la paura per la salute e la vita.