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NON SE NE PUO’ PIU’! di Leonardo Mazzei

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“State in casa”: non se ne può più di questo ritornello. Non se ne può più degli insulsi bollettini delle 18. Non se ne può più della rincorsa a chi è più securitario. Non se ne può più della retorica, men che meno della sostituzione dello Stato con la beneficienza. Non se ne può più.

Ma c’è qualcosa di peggio. La favola secondo cui dopo l’epidemia il mondo sarà migliore, a condizione che adesso facciamo tutti i bravi – state a casa, state a casa, state a casa, amen. Intanto non è vero, il mondo sarà peggiore. Molto peggiore, a meno che i popoli non ritrovino la strada del protagonismo e della ribellione. Meglio, della rivoluzione.

Come non vedere poi, che se “tutto non andrà affatto bene”, parafrasando uno degli slogan più demenziali del momento, lorsignori vorranno che la colpa sia nostra? Tutta la loro comunicazione va a parare sempre lì, su un messaggio di colpevolizzazione. Se le cose andranno bene sarà merito loro e della clausura che ci hanno imposto, se invece andrà male sarà solo colpa nostra che non siamo stati abbastanza a casa.

Nessuna parola invece sulla sofferenza. Lo notava ieri sul Corriere della Sera Massimo Cacciari, che si è detto infuriato del fatto che:

«nessuno premetta “concittadini, sappiamo benissimo che stare a casa per voi è difficile, perché tre quarti di voi stanno in case che non sono precisamente quelle dei nani e ballerini che, dalle tv, vi dicono state a casa”. Invece, tutti a dire “state a casa, che bello stare a casa”. Sì, se hai una casa bella come la mia, può essere anche piacevole, un mese, due mesi. Non per me, ma può essere. Però in cinque in 50 metri quadrati, insomma».

Ma quanto pensano che si possa andare avanti così? Non vedono i milioni di persone messe sul lastrico? Sì che le vedono, ma tirano dritto rimettendosi ai tecnici. Già, i tecnici… Momentaneamente dismessi gli economisti bocconiani (non è più tempo di dotte disquisizioni sugli zerovirgola del deficit) ecco adesso l’allegra schiera degli “esperti” della malattia. “Esperti” che tanto esperti non sono, vista la montagna di contraddizioni in cui sono caduti all’inizio. Adesso, per non sbagliarsi, parlano invece con un’unica voce: state in casa, nessun allentamento, sarà lunga, nulla tornerà come prima, e chi più ne ha più ne metta.

Una settimana fa Matteo Renzi ha messo – giustamente, lo possiamo dire? – il dito nella piaga. Che l’abbia fatto per mania di protagonismo o per ridare un po’ di visibilità al suo partitino non importa, importano invece due cose: che abbia denunciato l’assenza di ogni visione politica sull’uscita dall’emergenza; che abbia riscosso, proprio per questo, una valanga di no.

No di Burioni e Lopalco, ci mancherebbe. No di Calenda, Salvini, Crimi e Grasso, tutti uniti nella lotta. Ma perché no ad ogni invito a ragionare, a progettare, ad immaginare la “riapertura” del Paese? Che politica è quella che sa solo dire “state in casa, state in casa, state in casa”?

Da notare, poi, che questa è la stessa politica (con grosso modo gli stessi politici) che ha tagliato e privatizzato la sanità per decenni, considerando la spesa pubblica un peccato a prescindere. Quella stessa politica (quegli stessi politici)  che neppure di fronte al disastro attuale ha trovato il modo di pronunciare una sola parola di autocritica. Stesso discorso per i tecnici e gli scienziatoni, quasi sempre gli stessi che quella politica hanno avallato. Gli stessi che hanno detto e pensato per anni che le malattie infettive erano ormai solo un brutto ricordo del passato.

Un altro esempio dell’attuale dominio del pensiero unico psico-securitario ci è stato dato dalla circolare del Ministero dell’Interno di qualche giorno fa. Un atto interpretativo, per quanto scritto coi piedi, che intendeva concedere una qualche minima apertura sia in materia di uscita dei bambini, che riguardo allo svolgimento dell’attività motoria. Non sia mai! Un minuto dopo la sua pubblicazione tutto il fronte rigorista l’ha gridato all’unisono, come pure il lumbard Fontana e l’incommentabile De Luca (quello dell’uso del bazooka). Sta di fatto che la mattina seguente la ministra Lamorgese ha ordinato il dietrofront. Del resto, se si gioca a chi è più duro, certe teste di legno l’avranno sempre vinta.

Ecco com’è ridotto oggi il Paese. Da una parte l’epidemia, che peraltro le misure di chiusura non sembrano fermare; dall’altra i danni umani e sociali del securitarismo. In mezzo un disastro economico che ancora in pochi sembrano davvero valutare.

Quel che è  sconvolgente non sono le incertezze dei politici, e neppure le oscillazioni del mondo scientifico. Queste sono cose comprensibili, perfino in certa misura scusabili. Quel che non si può in alcun modo tollerare – insieme alla criminale sottovalutazione del dramma sociale che si è prodotto con la chiusura – è il clima plumbeo che si è instaurato, la volontà di impedire ogni dibattito, quella di censurare il più piccolo dissenso.

Siamo ormai ad un clima orwelliano. «La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza». State in casa, state in casa, state in casa: fine della discussione.

Consapevoli o no, stanno davvero passando il segno. Non potrà durare a lungo.

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8 pensieri su “NON SE NE PUO’ PIU’! di Leonardo Mazzei”

  1. Alberto Bellintani dice:

    Questo discorso è il cuore che parla .Viva L’Italia

  2. Federico Merlotti dice:

    Infatti ci aspettano anni di lacrime e sangue. Ne moriranno molti di più dopo l’epidemia a causa di suicidi aumento della delinquenza proteste di piazza e forse guerra civile , di quanti ne avrà fatti fuori il virus. Scommettiamo!?

  3. Alessandro Chiavacci dice:

    Bravo Leonardo, ci voleva un articolo di denuncia dell’autoritarismo demenziale presente. Saremo in pochi a criticare la gestione della crisi, ma dobbiamo insistere.

    (A.C.)

  4. Cittadino dice:

    E con la quarantena hanno di fatto sospeso le visite ed esami medici per tutte le altre patologie.
    Ma ora aspettiamo martedì e vediamo come va con la storia del MES. Anche di questo non se ne può più

    Giovanni

  5. RobertoG dice:

    State in casa: fine della discussione. Macchè si può andare ben oltre.
    In questi ultimi giorni è saltato fuori il solito virologo d’assalto secondo il quale anche in casa bisognerebbe portare mascherine e guanti e restare in stanze separate, magari mangiando a turno, guardando la tv a turno e non dico altro. Chi lo sa, potrebbe anche essere l’occasione per installare telecamere in tutte le abitazioni in modo da poter intervenire con efficacia su chi sgarra. Ma non basta, costui propone pure di deportare tutti i positivi in strutture ad hoc. Per il momento negli alberghi che tanto sono vuoti, magari in attesa di costruire a tempo di record qualche bel lager dove il lavoro li renderà liberi e sani.
    Si chiama Andrea Crisanti questo fenomeno. Per chi se lo sia perso:
    https://www.adnkronos.com/fatti/cronaca/2020/04/04/coronavirus-virologo-mascherine-anche-casa_B5ZP1gOaGIxkpWG82yTpvO.html?refresh_ce
    Nel frattempo io proporrei di cominciare ad isolare lui, magari nel reparto psichiatrico di qualche buon ospedale.

  6. Athos dice:

    sono riusciti a farsi sorpassare a sinistra dalla regina Elisabetta…

  7. Cittadino dice:

    Giusto per dire quanto inadeguata sia la gestione del governo. Neppure alla iena Politi volevano fare il tampone nonostante fosse entrato in contatto con moltissime persone. Ha dovuto insistere e forse glielo hanno fatto solo perché giornalista e rischiavano di essere sputtanati, fosse stato invece un altro Politi qualsiasi col cavolo che gli facevano il tampone.

    Io stesso che a metà del mese scorso ho avuto problemi ho pensato a lungo di non avere il virus perché mia madre non è stata contagiata, a me la febbre non è mai salita troppo, la mattina spesso non c’era proprio ma c’erano problemi respiratori che temevo potessero essere dovuti ad altro. I centri di radiodiagnostica sono chiusi e la radiografia domiciliare non te la fanno certo. Ovviamente niente tampone ed anche il 118 ha minimizzato dicendo che non mi sentiva in affanno, di aspettare la mattina e chiamare il medico curante. Ho incrociato le dita sperando che il senso di occlusione non peggiorasse ed ho chiamato il medico curante.

    Solo da pochi giorni, sentendo la varietà queste storie sto riprendendo a considerare l’ipotesi di poter aver contratto qualche forma (magari meno aggressiva) di questo virus. Non so come avendo pochissimi contatti con l’esterno. Ma inutile sperare nel sostegno del governo. Anche per avere la spesa (che non puoi mica morire di fame) ho dovuto telefonare da me ai vari supermercati fino a trovarne uno disponibile.

    La frase “nessuno sarà lasciato solo” nella sostanza di traduce in “arrangiati che sei solo, stai a casa e non rompere i …”.

    Giovanni

  8. Cittadino dice:

    Per non parlare della multa al senzatetto perché era fuori casa (che non ha). Il massimo dell’arroganza, vorrei proprio sapere chi gliel’ha fatta. Giusto per creare un altro po’ di disorientamento e paura.

    Giovanni

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