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O DENTRO O FUORI di Piemme

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Il 7 aprile scorso, alle porte dell’Eurogruppo scrivevo:

«Come andrà a finire (accordo, rottura o compromesso?) lo sapremo forse a tarda sera, al massimo domani».

Alla fine che abbiamo  avuto? Che la montagna ha partorito il topolino, un compromesso pasticciato quant’altri mai. I nordici hanno ottenuto che nemmeno si parlasse di eurobond, i sudisti che non ci fosse alcun automatismo che facesse scattare le condizioni capestro previste dal MES per gli stati in difficoltà.

Un compromesso per salvare la baracca ed evitare l’inevitabile: l’esplosione dell’Unione europea. Un compromesso che non risolve nulla.

Sia chiaro, nessuna assoluzione per Gualtieri, Gentiloni e Conte. Sull’altare del loro europeismo hanno rinunciato difendere quella che essi stessi avevano definito la “Linea del Piave”: gli eurobond, ovvero che l’Unione europea si facesse carico di far fronte collettivamente alla catastrofe economica che si abbatterà anzitutto sull’Italia.

La morale della favola è che, MES o no MES,  dall’Europa non viene nessun sostegno al nostro Paese e, ove venisse, sarebbe come quello della corda che sostiene l’impicccato. La sostanza è che l’Italia  affonderà ove non decidesse, adesso, di tagliare i ponti con l’Unione europea.

La diciamo con le parole di Stefano Fassina:

«Allora, si prenda atto che è necessario recuperare, attraverso un “divorzio amichevole” (proposto da tempo da Joseph Stiglitz), l’autonomia monetaria sciaguratamente ceduta. Almeno possiamo tentare di evitare l’avvitamento economico dell’Italia, fratture territoriali e sociali sempre più profonde e una torsione autoritaria della nostra democrazia. Si aprirebbe uno scenario doloroso e rischioso, ma vi sarebbe la speranza di sottrarsi ad una lenta agonia».

Non esiste un terzo campo. Non c’è più spazio per mezze misure, trucchetti o italiche furbizie.

O Italexit o l’agonia dell’Italia.

Va detto non solo ai 5 Stelle, va detto anzitutto a quelli della Lega, che in queste ore sbraitano, alzano un gran polverone, ma non solo non rivendicano l’uscita, continuano ad invocare l’arrivo di Draghi. Ovvero una morte al posto di un’altra.

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2 pensieri su “O DENTRO O FUORI di Piemme”

  1. Aldo dice:

    È forse la prima volta che critiche serrate alla dittatura monetaria europoide arrivano da diversi fronti, c’è un dibattito in corso e ben venga. Purtroppo, come perfettamente rappresentato nell’articolo, siamo a zero o quasi nei risultati per la totale inadeguatezza del ceto politico, governo e opposizioni. Ma i problemi restano, chissà mai si arrivi a qualche punto di rottura ?

  2. rango c dice:

    signori abbiate pazienza , ma cosa ci si aspettava da questo governo ! Ma la linea era gia’ tracciata da tempo , ci siamo scordati il veto del ns. pres.della Rep . su Savona ? Pensate forse che se ci fosse stato ancora Tria chissa’ che cambiamento ? Certo il cambio di gov. ha facilitato questo cammino ma il traguardo sarebbe stato identico . Lo so che non e’ molto polcor tirare in ballo le nostre massime istituzioni ma siamo sinceri e’ da li’ che bisogna partire . Finche’ la vecchia guardia sara’ ancora in sella il cavallo non cambiera’ l’itinerario prestabilito . Mettiamocelo in testa .

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