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UNIONE EUROPEA DE PROFUNDIS di Piemme

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La cosiddetta “pandemia”… è lei la vera causa della gravissima crisi economica globale? O non è altro che la goccia che ha fatto traboccare il vaso di una crisi generale del capitalismo globale che bussava alle porte? Avremo modo di tornare sull’argomento, magari riproponendo quanto sosteneva Marx sulle crisi generali del capitalismo come “crisi di sovrapproduzione”, e come il sistema soltanto ne può uscire — ovvero il ciclo di accumulazione (la cosiddetta “ripresa”) può ripartire solo dopo una distruzione su larga scala di forze produttive.

Marx avrebbe infatti considerato illusorie soluzioni tecnico-monetarie, ovvero l’idea che l’immissione di liquidità sia di per sé sufficiente a far ripartire l’economia. A ben vedere anche Keynes avrebbe condiviso l’affermazione di Marx. L’idea centrale di Keynes non era infatti quella che pompando più denaro nell’economia il capitalismo sarebbe magicamente guarito dalle sue croniche patologie, quanto invece l’idea che occorresse fare dello Stato il principale attore economico, con funzioni decisive di indirizzo e pianificazione a spese delle “cieche” leggi di mercato.

Ma veniamo a noi. Come stanno agendo i diversi paesi, anzitutto le grandi potenze, all’attuale collasso economico?

Federico Fubini, sul Corriere della Sera di ieri fornisce dai eclatanti. Dice della Cina:

«Venerdì il Politburo del Partito comunista cinese ha deliberato le misure di rilancio dopo l’epidemia. Il pezzo forte sono 7.500 miliardi di yuan di nuovi investimenti già nel 2020, pari all’8% dell’economia cinese, parte di un programma quasi sette volte più grande da sviluppare negli anni. Le risorse verranno raccolte emettendo titoli fuori dal bilancio ufficiale, che la banca centrale comprerà creando nuova moneta. Il Politburo non fa prigionieri. Non guarda in faccia a niente e nessuno pur di evitare fame, povertà, disoccupazione, sommosse e soprattutto pur di proteggere lo status di superpotenza globale della Cina».

Poi passa agli Stati Uniti d’America:

« La Casa Bianca di Donald Trump e il Congresso hanno varato un primo pacchetto di spesa pubblica da duemila miliardi di dollari, il 9,5% del Pil. Ogni americano che ne ha anche solo potenzialmente bisogno riceverà subito 1.200 dollari, magari tramite moneta digitale perché anche questa opzione diventa la prima volta legge: un messaggio di supremazia tecnologica al resto del mondo. Già questo mese poi Trump preparerà un secondo pacchetto più vasto del primo, come se l’Italia varasse in due mesi un’espansione da almeno 360 miliardi. Del resto tutto il debito lo assorbirà la Federal Reserve. La banca centrale americana ha comprato titoli del Tesoro per 646 miliardi di dollari negli ultimi otto giorni. In poco più di una settimana ha fatto oltre metà di quanto la Banca centrale europea (per ora) si appresta a fare in un anno: a noi il bazooka, a loro l’arma nucleare».

E l’Unione europea?

«Nella zona euro gli stimoli dei governi ad oggi valgono il 2,3% del Pil, più una quantità di garanzie pubbliche difficile da misurare. È una frazione di quanto stanno facendo Usa e Cina».

Il perché la Ue non riesca ad andare oltre ai pannicelli caldi è presto detto: lo impediscono i trattati, ovvero le stringenti regole monetaristiche e ordoliberiste che soprattutto per la Germania sono inviolabili. Può soprendere una tale rigidità, ma così è, anche visto lo scontro, duro come non mai, in seno ai verici della Unione europea.

Si sa che i tedeschi abbiano la testa dura. E’ una costante storica che la Germania, contrariamente a quanto affermò Carl Von Clausewitz — “Per andare in guerra è indispensabile avere un piano. Sparato il prim colpo il piano va tuttavia cambiato” — si innamorino del loro piano e tentino di portarlo fino in fondo, fino al suicidio.

E qui veniamo a Mario Draghi, ed alle illusioni che in tanti si fanno che la sua sia una resipiscenza keynesiana. Non è così. Vero che Draghi suggerisca grandi iniezioni di liquidità,  ma egli non schioda dal paradigma monetarista per cui gli Stati non debbono assumere un ruolo centrale di indirizzo e pianificazione economica. La sua ricetta consiste in buona sostanza: (1) che gli stati possono indebitarsi fino al collo ma dovranno restituire capitale e interessi al sistema bancario privato e (2) che il dominus non è lo Stato bensì il sistema bancaria privato e (3) alla fine della fiera lo Stato, leggi la comunità, anzitutto il popolo lavoratore, debbono accollarsi i costi sociali del fallimento del settore privato e del mercato. Con Draghi avremmo l’emissione di moneta, ma pur sempre, come si dice, “a debito”.

Quella di Draghi vuole essere una proposta per salvare l’Unione europea dalla disintegrazione, una proposta accettabile dai tedeschi. La risposta sin qui venuta da Berlino è che non se ne parla nemmeno, malgrado un vasto fronte si sia venuto costituendo.

La dico come la penso: mi auguro che Berlino tenga duro, così quest’Unione europea ce la togliamo finalmente dai piedi, così che le stesse classi dirigenti italiane, sin qui prone ai diktat tedeschi, dovranno decidere: suicidarsi assieme alla Germania (come già fece il fascismo) o sganciarsi e seguire, non quanto dice Draghi (Dio ce ne scampi!) ma, almeno, quanto stanno facendo Pechino e Washington. E se esse, invece, esiteranno, cincischieranno, spetterà al popolo, finalmente, prendere in mano i destini del Paese. La strada è quella tracciata da Liberiamo l’Italia.

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2 pensieri su “UNIONE EUROPEA DE PROFUNDIS di Piemme”

  1. Cittadino dice:

    Intanto si stano ritirando fuori il prestito del MES (magari con la scusa del SURE, un’altra truffa). Ancora non si capisce dove andrà a parare questo tira e molla.
    Intanto stiamo continuando a trascinarci, che è una cosa veramente sfiancante.

    Giovanni

  2. Francesco dice:

    Ovviamente è difficile prevedere come andranno le cose. Forse le prossime settimane o i prossimi mesi ce lo diranno. Io comunque penso che non si debba neppure escludere l’ipotesi che vede “sopravvivere” l’UE e L’Euro SENZA la Germania (E magari qualche suo “satellite” come l’Olanda, la Danimarca…). Forse le cosiddette “classi dominanti” saranno disposte a questa “amputazione” pur di mantenere in piedi le loro due creature-strumenti di dominio. (UE e Euro) e forse proprio in questa prospettiva esse si stanno giocando la carta Mario Draghi. In tal caso saremmo punto e a capo: NOI rimarremmo sempre prigionieri… sarebbe “semplicemente” diminuito il numero dei nostri carcerieri ma non le regole di detenzione.

    Francesco F.
    Manduria (Ta)

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