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CIO’ CHE BUSSA ALLE PORTE di Sandokan

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La confezione di una merce è importante, tanto più se essa è una patacca ed occorre dunque trarre in inganno l’acquirente.
Il tanto atteso decretone per fare fronte alla catastrofe economica e sociale in arrivo, è in dirittura d’arrivo. L’hanno battezzato con un nome altisonante: “IL RILANCIO”. Sottotitolo: “La più grande manovra finanziaria della storia della Repubblica”.
Ci sarà tempo per analizzarla in dettaglio, ma quanto si sa, basta e avanza per chiamarla col suo vero nome: “LA FUFFA”. Sottotitolo: “La più grande truffa della storia della Repubblica”.

Salta agli occhi la sproporzione tra le risorse (risibili) che il governo dice di mettere in campo e la dimensione del disastro causato dalla pandemia e dalle misure del più duro lockdown del mondo.

Non solo. Privo della leva della sovranità monetaria, prono ai vincoli ordoliberisti dell’euro-germania, tutte quante le promesse del governo, sono a debito. Si andrà col cappello in mano sui mercati affinché la finanza predatoria dia soldi veri in cambio di una montagna di nuovi titoli di stato. E per ripagare i buffi, dato che le regole le fissano i creditori, austerità durissima e perpetua. In caso contrario, come accaduto alla Grecia, si venderanno i beni reali, trasformando il Paese in territorio di razzia.

Siamo al bivio: o l’Italia esce dall’Unione e ritorna alla piena sovranità o diventerà una colonia con un popolo di mendicanti.
Senza uscita, stando alle risibili misure attese, non ci sarà dunque alcun “rilancio”, ma il definitivo avvio sulla via del tramonto nazionale e del disastro sociale. Misure che non solo sono del tutto insufficienti per dimensioni, sono classiste e sono ingiuste poiché concepite nel rispetto di criteri liberisti per cui i ricchi diventeranno più ricchi mangiandosi i piccoli, mentre il popolo lavoratore dovrà rinunciare ai suoi già modesti standard di vita ed ai suoi diritti acquisiti.

Altro che “rilancio”! Le misure in cantiere agevoleranno ciò che la catastrofe in arrivo porta con sé, una generale pauperizzazione sociale. Una pauperizzazione che necessariamente produrrà scontento, proteste, rivolte sociali.

Lorsignori lo sanno, e si preparano a farvi fronte. Per questo hanno in mente di prolungare lo Stato d’emergenza di altri sei mesi. E Stato d’emergenza significa continuazione del “distanziamento sociale”, ovvero sospensione dei diritti costituzionali, divieto di ogni “assembramento”, leggi protesta di massa.

Lorisgnori sanno che prima o poi la pentola sociale farà saltare i coperchi. E si preparano. Lo dicono apertis verbi.

Su LA STAMPA del 15 maggio leggiamo qual è la vera ratio delle misure tampone governative:

«I partiti si rendono conto che l’esito di questo decretone è determinante perché può sopire o infiammare la rivolta sociale».

Zingaretti  è ancora più esplicito:

«Stiamo attraversando un passaggio strettissimo: se nei prossimi sessanta giorni la macchina dei sussidi non gira come deve, allora la rabbia sociale può esplodere. Questo è il pericolo più grande per il Paese e per tutti noi, perché se la protesta deflagra poi rischiamo di non controllarla più». [intervista a LA STAMPA del 15 maggio 2020]

Cos’altro c’è da aggiungere? Solo questo: che quello che per chi sta sopra è un pericolo, per chi sta sotto è la sola speranza.

Come disse J.F Kennedy: “Chi rende impossibile una rivolta pacifica non fa che rendere inevitabile una rivolta violenta”.

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