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SE IL VIRUS INFETTA L’INTELLETTO di Sandokan

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Chi non conosce Sergio Romano? Ambasciatore di lungo corso, quindi storico e giornalista, nonché editorialista del Corriere della Sera. Un liberale che sembra uscito da un esclusivo circolo dell’aristocrazia londinese. Il nostro è come un orologio rotto, che indica l’ora giusta almeno due volte al giorno. Di norma non ne azzecca una. Lo stile che s’è cucito addosso è quello del gentlemen sapiente, dello sparasentenze. L’atteggiamento quello della coscienza critica dell’élite italiana la quale, per l’appunto, sarebbe molto poco liberal e troppo gaglioffa.

Nel novembre 2017 dichiarava a la Repubblica: «Io snob? È il mondo che si è abbassato nella qualità. Parecchio».

Il nostro, sul Corrierone, cura una rubrica quotidiana (L’AGO DELLA BILANCIA) per mezzo della quale dispensa martellanti pillole liberali di saggezza.
L’ultima di ieri è degna di nota.

Il nostro esordisce con l’ammettere che “Il coronavirus non ha contagiato soltanto esseri umani ma anche la politica nazionale e internazionale, con risultati che potrebbero essere non meno pericolosi per le sorti del Paese e del continente in cui viviamo” — la scoperta dell’acqua calda, mi direte; vero, non fosse che in giro c’è gente che si ostina a non riconoscere che la dimensione socio-politica della vicenda è enormemente più importante di quella meramente sanitaria.

Dato il condivisibile esordio uno ci aspetterebbe che dall’alto della sua sapienza il Romano mettesse in guardia dallo sfrontato uso politico della pandemia messo in atto soprattutto nei paesi in cui lo Stato d’emergenza sanitaria è stata trasformata in vero e proprio Stato d’eccezione — ove la severa e prolungata quarantena ha drasticamente limitato e calpestato non solo libertà di movimento ma numerosi diritti politici, sociali e civili. Data la premessa, insomma, uno si aspetterebbe che avrebbe parlato dell’Italia e di come il governo, scatenata col decisivo assist dei media una virulenta campagna di terrorismo di massa, ha strumentalizzato la pandemia per sperimentare uno Stato di polizia su larga scala.

Invece no, invece se la prende con Viktor Orban “che ha usato il coronona virus per ottenere i pieni poteri”, quindi va giù pesante con Donald Trump che si sarebbe addirittura permesso di accusare l’Oms e la Cina, in verità pensando alla sua rielezione.

Pur di portare acqua al mulino dell’élite liberale mondialista il Romano accusa Trump e Orban, ovvero proprio due tra coloro che si sono rifiutati si seguire la via del terrorismo di massa e dello  Stato d’eccezione. E pur di difendere il suo totale rovesciamento della verità elogia i governi che hanno davvero soppresso diritti democratici e libertà civili poiché lo avrebbero in base al criterio per cui “il diritto alla salute è più importante di qualsiasi considerazione strettamente economica”…

Parafrasando Goebbels “Quando un gentlemen fa la morale viene da portare la mano alla cintola”.

 

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One thought on “SE IL VIRUS INFETTA L’INTELLETTO di Sandokan”

  1. Piero scrive:

    Ma sei proprio sicuro? Se ti trovassi a scegliere chi buttare giù dalla torre tra Trump, Orban e il liberare snob Romano tu butteresti giù proprio quest’ultimo? Ma va là.

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