U SAZIU UN CRIRI U RIUNU di Sandokan

Ci eravamo già occupati del giornalista de LA STAMPA Massimiliano Panarari anni addietro, irridendo alle sue virulente invettive contro “Beppe Grillo il rossobruno”.
Siamo costretti a ritornargli alle calcagna dopo aver letto, sempre su LA STAMPA del 3 luglio scorso, il suo editoriale “L’onda verde che non tocca il Belpaese”.

Egli prende spunto dalla recente tornata di elezioni amministrative francesi segnate dall’avanzata elettorale dei verdi d’Oltralpe, per la precisione, il nome è tutto un programma, di EELV (Éurope Ecologie Les Verts).

Scrive il nostro: “Così anche la Francia si allinea all’onda della politica neoverde che, da qualche tempo, sta diffusamente sostituendo la sinistra socialdemocratica nelle preferenze dei cittadini-elettori di centro-sinistra dell’Europa nordica e di linugua tedesca. E si presenta come la vera alternativa alle destre populsovraniste all’insegna di un campo di valori largo (ed elastico) che tiene insieme difesa dell’ambiente, inclusione sociale ed europeismo.
Il tutto con una vistosa eccezione: l’Italia”.

Ecco quindi il consueto piagnisteo, tipico della élite nostrana, sulla “anomalia italiana”: siamo un popolo difforme rispetto al resto dell’Unione, non solo non siamo toccati dall’ultima moda del “New Green”, ma persistiamo, malgrado “Friday for Future”, ad andare dietro a populisti e sovranisti.

Non solo “difformi” dunque, ma arretrati, provinciali, nostalgici, passatisti.

E’ grave colpa del popolo italiano non aver abbracciato l’orientamento posto-ideologico, post-materialista e postmoderno (di cui il “New Green” sarebbe la più recente manifestazione), e  di seguire invece le sirene populiste e sovraniste le quali (notare l’analogia) sarebbero la reincarnazione del vecchio “social-comunismo” con  le sue “antiquate” priorità alla sicurezza materiale, economica e sociale.

Il peggio, sottolinea il nostro, è che con l’emergenza Covid, questa tendenza “materalista” si sarebbe accentuata. E l’inquietudiine del Panarari diventa angoscia poiché dice che tutte le ricerche attestano che “i giovani italiani risultano nella loro maggioranza più in linea con il resto della popolazione nazionale di molti loro coetanei europei e dunque meno progressiti (specie dal punto di vista dei diritti civili e della tutela degli ecosistemi)”.

Trasuda qui, e da ogni poro, la supponenza ed il disprezzo, tipicamente borghesi, verso tutti quei cittadini i cui standard di vita sono stati fatti a pezzi dalle politiche austeritarie e antipopolari dell’Europa neoliberista, i quali,  invece di sposare il  progresso e il “New Green”, pensano ancora alle anticaglie del lavoro, dei salari, e dei diritti sociali”.

Dice un proverbio siciliano che il sazio non capisce chi soffre la fame.

Non lo capisce, ovvero pensa egoisticamente a sé stesso. E ciò è vero, almeno fino a quando chi ha fame gli concederà questo lusso.

In attesa di quel momento lasciateci l’orgoglio di essere italiani, che tra tanti difetti, non abbiamo quello di ubbidire alla demagogia pseudo-progressista dell’élite neoliberale.