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MARCIA DELLA LIBERAZIONE: IL SITO E’ ON LINE

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SIAMO SCHIAVI DI UN SISTEMA DISTRUTTIVO
UNITI, TORNEREMO LIBERI
AGIAMO ORA
ADERISCI

IL 10 OTTOBRE 2020 PARTECIPA ALLA MARCIA DELLA LIBERAZIONE
ORE 14:00 PIAZZA SAN GIOVANNI (ROMA)


www.marciadellaliberazione.it
I NOSTRI DIECI COMANDAMENTI

I. MONETA SOVRANA IN UNO STATO SOVRANO
II. LAVORO E REDDITO MINIMO PER TUTTI
III. DIFESA DELLE PMI E DEL TESSUTO PRODUTTIVO NAZIONALE
IV. PORRE UN FRENO ALLE MULTINAZIONALI
V. TASSE EQUE CON UN 2020 TAX FREE
VI. MORATORIA SUL DEBITO PUBBLICO
VII. LIBERTA’ DI SCELTA TERAPEUTICA, NO ALLA DITTATURA DIGITALE, STOP AL 5G
VIII. NAZIONALIZZAZIONE DELLE BANCHE E DELLE AZIENDE STRATEGICHE
IX. PIU’ INVESTIMENTI PUBBLICI NELLA SANITA’ E NELLA SCUOLA
X. FINE ALLO STATO D’EMERGENZA, RIPRISTINO DELLA DEMOCRAZIA E DELLA LIBERTÀ

Fonte: marciadellaliberazione.it

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5 pensieri su “MARCIA DELLA LIBERAZIONE: IL SITO E’ ON LINE”

  1. Francesco dice:

    I primi quattro, l` ottavo e il nono mi sento di accettarli pienamente. Il quinto, pur condividendo l’auspicio di tasse eque, non capisco perché 2020 TAX Free a tutti, indistintamente, quando abbiamo anche chi con questa pandemia c’ha guadagnato. Il sesto non capisco. Moratoria da parte di chi? Anche da parte del pensionato che ha acquistato titoli di stato e al quale oggi gli si dice che non avrà più indietro i suoi soldi? Sul settimo comandamento ho molte perplessità e mi vengono in mente un libro di Clifford Stoll “Confessioni di un eretico hi-tech” oggi clamorosamente smentito e l`altro, datato, ma sempre illuminante di Eco ” Apocalittici o integrati” . Sul discorso terapeutico e sulla libertà di cura potrei essere d’accordo ma senza dare spazio ai ciarlatani che se ne trovano molto in giro ultimamente. Sul decimo ho già espresso più volte le mie perplessità e non condivido la posizione sostenuta più volte in questo blog da diversi commentatori circa la mancanza di democrazia e la critica ai provvedimenti governativi sulla emergenza Covid che, invece, mi sento in parte di condividere.
    Tutto qui, non per spirito polemico.

    P.s. Non li avrei chiamati comandamenti!

  2. Giulio Bonali dice:

    A parte il conformistico abuso dell’ inglese, particolarmente disdicevole per chi si proponga di lottare per la liberazione nazionale, dissento dal V comandamento.

    Per me la dizione “tasse eque” é troppo generica (per Salvini sarebbe equa addirittura l’ incostituzionalissima tassazione proporzionale; che lui, ovviamente e coerentemente al contrario di noi, denomina in ingesorum).

    Per me si deve proporre l’ esatto opposto: tassazione solo ed esclusivamente diretta sui redditi e sui patrimoni (assolutamente non sui consumi e gli acquisti) e fortemente progressiva (aggettivo che a mio parere implica necessariamente che almeno la prima casa ne é del tutto esente per tutti, in quanto vitale quanto l’ aira da respirare; una tassazione davvero fortemente progressiva colpirebbe giustamente in maniera più che adeguata gli abitatori di megaville ipergalattiche o castelli attraverso i resto dei loro patrimoni senza rischiare di colpire anche lavoratori frugali (realmente; absit iniuria verbis) che coi loro risparmi e sacrifici abbiano potuto moderatamente abbellire e rendere particolarmente confortevoli (un po’ oltre il “minimo vitale difficilmente quantizzabile) le loro dimore.

    Inoltre mi sembra che una tassazione, tanto più se fortemente progressiva, implichi automaticamente che chi abbia veramente guadagnato nel 2020 nulla più del necessario per vivere dignitosamente (o magari meno) nel 2020 (ma non i “furbetti” che fra i lavoratori non dipendenti non sono di certo inesistenti) non debba nulla al fisco.

    1. Cittadino dice:

      Approvo. Va bene fare un alleanza con le classi medie ma certi punti è bene tenerli fermi. Sul punto del lavoro poi la comunicazione dovrebbe essere più incisiva. Da più di 30 anni vengono violati i diritti al lavoro e del lavoro di intere generazioni. Occorre dire che queste persone sono state danneggiate e quantificare il danno da risarcire. Io non ho mai visto tredicesima, cassa integrazione, scatti di anzianità e non ho potuto neppure fare un prestito per comprare la casa, più che reddito minimo (che brutta parola minimo) voglio la pensione di guerra perché sulla mia pelle è stata fatta una guerra. E siccome non vedrò manco liquidazione che provveda lo stato ad assegnarmi un budget per acquistare una casa della quale lo stato se vuole può pure mantenere la nuda proprietà e che può riprendersi quando non ci sarò più (così aumenta pure la sua presenza nel settore immobiliare).

      Insomma, la comunicazioni sui danni ed il necessario risarcimento fatto ad intere generazioni di dovrebbe essere più incisiva di come è stata fino ad ora.

      Giovanni

  3. Giulio Bonali dice:

    Aggiungerei inoltre un undicesimo obiettivo (anche a me il termine “comandamento” fa l’ effetto di un porcospino nelle mutande):

    Difesa della cultura e della lingua italiana, in particolare dalle offese e violenze (io lo affermerei esplicitissimamente!) quotidianamente arrecatele dalla lingua inglese in quanto idioma delle classi capitalistiche monopolistiche dominanti a livello mondiale e in particolare delle antinazionali classi dirigenti italiane; con anche sanzioni pecuniarie per chi violi regole di linguaggio pubblico da definire chiaramente; ovviamente “proporzionate”, e in progressione a partire da una semplice ammonizione verbale: lasciarsi scappare “tax free” per la fretta é diverso dall’ esporre una vistosa insegna nella lingua dei (pre-) potenti o proporre una campagna pubblicitaria a base di ammiccanti slogan (termine entrato da tempo in uso e quindi tollerabile, come “bar” o “water” nel senso di sciacquone, anche se sarebbe preferibile “motti”) in inglese detti col tono di voce di chi crede di saperla lunga…

    Non credo si tratti di una semplice pallino da pensionato che non sa come passare il tempo, ma invece di una questione importante per l’ indipendenza nazionale, quella della rivendicazione e difesa della nostra impareggiabile -pur stando sempre attenti a non cadere nello sciovinismo- cultura nazional popolare (in senso originariamente gramsciano).

    La questione della tassazione a mio parere é importante, se vogliamo davvero lottare per uscire a Sinistra da euro ed EU, e dunque necessariamente batterci per una nostra egemonia nell’ ambito dell’ auspicabile FLN, evitando di cadere nella subalternità verso i populismi di destra (tipo Salvini – Meloni) che strizzano continuamente l’ occhio agli evasori fiscali.
    E questo richiede che si metano dei bei puntini su certe “i”.

  4. AnonimoPopulista dice:

    Il Punto 7 dà la stura ai peggiori matti alla Pappalardo, il punto 10 va bene ma è superfluo una volta ottenuti gli altri, il punto 5 è a cazzo di cane invece: se il 2020 è tax free come fanno le tasse a essere eque? Al massimo uno potrebbe fare un sistema di esenzioni inversamente proporzionale alla grandezza dell’impresa per cui chi ha meno dipendenti è esente maggiormente, altrimenti è un punto privo di senso.

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