TUTTI CONTRO PARAGONE di Sandokan

Gianluigi Paragone non ha fatto in tempo ad annunciare la nascita del “Partito dell’Italexit” che i sicari di regime, armati di tutto punto, si sono messi all’opera. Obbiettivo: far fuori il neonato.

Il primo tentativo è venuto dallo 007 de noantri Donadel.

Costui è andato a rovistare negli armadi di Paragone ed ha affermato di scovare uno scheletro mostruoso: dietro a Paragone ci sarebbe nientepopodimeno che Soros e la sua internazionale immigrazionista.

Ovviamente le persone intelligenti si sono fatte una oceanica risata. Quelle meno hanno abboccato e non si sono chieste come mai, nel giro di mezz’ora, la più pesante delle accuse, ha impazzato in rete.

Non occorre essere né dei geni informatici né tantomeno cospirazionisti per intuire che un tale capillare impatto è stato possibile perché si è mobilitata una efficiente macchina del fango. Quale?

Si dice che dietro, a pompare la calunnia, ci sia la “bestia” di Salvini, che tra tutti i politicanti è forse quello che più teme l’entrata in campo di Paragone.

Che la matrice politica sia quella lì — la destra ex-pseudo-sovranista — è comprovato dagli attacchi non meno oltraggiosi portati a Paragone da Il Primato Nazionale, ovvero dal sito di Casa Pound.

La tecnica di questi attacchi è vecchia come il cucco: sputtanare l’avversario mostrando che è insincero, insinuando quindi che è al servizio di occulti e diabolici poteri.

Spostata l’attenzione dal piano politico a quello pornografico, il successo, in tempi in cui la sindrome del complottismo impazza, è assicurato.

Non si placava la polemica in rete che uno dei pennivendoli più blasonati del mainstream liberista, Aldo Grasso, ha sparato il suo siluro, messo in bella mostra sulla prima pagina del Corriere dela Sera.

Un editoriale talmente mal fatto, uno stile talmente sgraziato che sorge il sospetto che Grasso lo abbia scritto a comando e mentre faceva le sue cose al cesso. Il succo è comunque tutto nell’ultima frase: “Gianluigi Paragone = In una gara: il peggio”.

Vorrei dare un consiglio. Visti i tempi è d’obbligo cambiare la vecchia massima: dimmi chi ti attacca e ti dirò chi sei. Visti i nemici, il partito dell’Italiexit, alias di Paragone, nasce sotto una buona stella.

Me lo confermano, che nasce sotto una buona stella, anche certe scomposte reazioni nel campo a vario titolo “sovranista”. Prendiamo ad esempio Vox Italia. A fine giugno, guarda caso alle porte dell’incontro promosso da Paragone per incontrare i gruppi sovranisti, Francesco Toscano, che di Vox è presidente, sferrava uno squinternato e surreale fendente a Paragone. Siccome pochi giorni prima egli aveva rilasciato un’intervista a la Repubblica, Toscano insinuava che dietro al partito di Paragone ci fossero… Urbano Cairo, la FIAT e i poteri forti. In tre parole: roba da matti! Diamo atto a Diego Fusaro di aver subito cercato, giustamente, di metterci una pezza.

L’improvvido attacco di Toscano alcuni se lo spiegano come un errore dettato dall’impulsività. Voglio sperarlo ma ciò che egli aveva affermato l’8 aprile scorso, lo smentirebbe. E cosa aveva detto Toscano? Questo:

“Evitiamo dunque fughe in avanti. Non c’è bisogno di nuovi partiti. Frazionare il mondo sovranista significa fare oggettivamente il gioco del sistema dominante. Paragone si unisca a Vox Italia. Conduciamo insieme la lotta per sottrarci alla dittatura di Bruxelles”.

In poche parole Toscano diceva a Paragone: “La fuga in avanti è stata già fatta e si chiama Vox, il partito siamo noi e, o ci segui, o fai il gioco del sistema”. Non c’è solo una sicumera ed una tracotanza debordanti, c’è una scomunica di vago sapore inquisitorio che in soldoni era una dichiarazione di guerra.

Non c’è dubbio che l’entrata in scena di Paragone è temuta dall’élite eurista e viene scongiurata dai 5 stelle e dalla Lega (come anche dalla Meloni).

Per questa sua efficacia è temuta dal piccolo mondo “sovranista” che viene letteralmente terremotato. Un terremoto, io ritengo, salutare, perché obbliga ognuno a farsi un esame di coscienza.

Dopo dieci anni di battaglie, mentre il Paese si avvita verso una crisi senza precedenti, è ora di uscire dalla nicchia dei “sovranisti”. Una fase si è chiusa, un’altra se ne apre.

La sfida è enorme e la posta in palio è né più e né meno il governo dell’Italia. Serve un partito forte, strutturato e di massa.

Solo se nascerà questo partito potrà prendere forma un vasto e inclusivo fronte di liberazione. Non il contrario.