BIELORUSSIA: SOSTENERE LUKASHENKO? di Sergeui A. Novikov

Le elezioni svoltesi in Bielorussia hanno registrato una schiacciante vittoria per Lukashenko ed una secca sconfitta per i suoi avversari filo-occidentali.
Abbiamo chiesto ad uno dei più cari amici russi il suo punto di vista.

In quanto parte del PCUS (Partito Comunista dell’Unione Sovietica) il Partito Comunista Operaio Russo ha un’organizzazione comunista in Bielorussia.

Essi criticano fortemente Lukashenko come fondatore e pilastro del capitalismo di stato bielorusso, il quale non ha niente a che fare con il socialismo affatto. Tuttavia, nel dibattito tra la sinistra bielorussa prima delle elezioni per decidere se votare contro tutti i candidati, oppure sostenere Lukashenko, i nostri compagni hanno optato per quest’ultima opzione.
Il motivo principale è che essi non vogliono un nuovo Maidan (il rovesciamento politico a Kiev nel febbraio 2014) che condurrebbe la Bielorussia a far parte della NATO, nonché ad un’ampia privatizzazione del settore statale e tagli allo stato sociale.

Per quanto riguarda i manifestanti anti-Lukashenko, ci sono elementi dell’élite ed elementi popolari.

Ci sono, tra i manifestanti, molte persone assolutamente sincere, che sono scontente della burocrazia di Lukashenko e della crescente mancanza di democrazia, ma ci sono anche elementi dell’élite, che strumentalizzano questi giusti sentimenti per i loro fini. Va precisato che questi ultimi non sono così radicali come in Ucraina, ma sono tutti molto molto pro-occidentali e pro-americani.

Come sappiamo, il capitalismo di stato molto spesso si difende in modo molto brutale. Tutti ricordiamo (e non dobbiamo dimenticare) quel che accadde in Cina nel 1989. Non è un caso che i primi a congratularsi con Lukashenko per la sua cosiddetta vittoria sono state proprio le autorità cinesi.

Ed è qui che io vedo il problema principale.

Intendo la quastione del “male minore”.

Nella sinistra rivoluzionaria, c’è chi sostiene che, dal momento che nessuna delle due parti in Bielorussia ha qualcosa a che fare con il socialismo, allora non dovrebbe nemmeno porsi la  domanda su chi sostenere, perché tutti gli sforzi e tutte le energie politiche dovrebbero essere concentrate sull’alternativa socialista.

Di più, essi dicono, se uno è socialista, la cosa principale da fare è denunciare con forza entrambe le parti e la loro politica procapitalista, per quanto diversa essa spossa essere. La cosa principale, essi dicono, è che siccome il socialismo può essere raggiunto solo da una rivoluzione violenta, la cosa più  auspicabile è la situazione che aggrava tutte le contraddizioni capitalistiche così da suscitare la lotta proletaria, proveniente dal basso, piuttosto che agire per il ripristino del socialismo dall’alto o di limitarsi alla difesa minimale di alcuni dei suoi elementi.

Tuttavia, l’esempio dell’Ucraina mostra che i liberali e i nazionalisti escogitano la loro cosiddetta decomunistizzazione. Come risultato, molte persone di sinistra hanno lasciato l’Ucraina dopo il febbraio 2014 e sono dovute scappare in Russia chiedendo l’asilo politico.

I servizi segreti dell’Ucraina controllano e monitorano strettamente tutti i comunisti attivi e le persone di sinistra, apertamente sospettati di collaborazione con Mosca. Inoltre, l’amministrazione ucraina, prima Poroshenko e ora Zelensky, hanno distrutto completamente l’industria ucraina e l’agricoltura. Basti dire che da quest’anno l’Ucraina ha iniziato ad importare pomodori dalla Turchia.

Nessuno poteva nemmeno immaginare queata cosa, anche solo due o tre anni fa, visto che la terra in Ucraina è molto fertile e di solito esportavano prodotti agricoli piuttosto che importarli. Ora Zelenskyj ha imposto una completa privatizzazione delle terre. Il risultato è che la classe operaia e la classe contadina sono state completamente fatte a pezzi. Gli scioperi sono pochissimi e anche se ce ne sono, sono piuttosto spontanei e spesso falliscono. Così, a prima vista, lo spostamento filoamericano dell’Ucraina ha portato all’emarginazione di ogni movimento comunista e di sinistra.

Lo stesso in Russia, dove Putin ha celebrato la sua vittoria lo scorso luglio dopo il referendum sulle cosiddette modifiche costituzionali, dove il punto principale era quello che può rivendicare alla presidenza ancora per due mandati di 6 anni ciascuno. Quando ho provato a denunciare questa frode politica, ho sentito molte persone pronte a sostenere Putin a qualsiasi costo perché loro non voglio tornare agli anni ’90, cioè al capitalismo iniziale, molto brutale e pro-americano. Alcuni di loro hanno addirittura affermato che sono orgogliosi, che Putin non si arrende nella sua battaglia contro il mondo dell’imperialismo. E, naturalmente, tutti questi sentimenti sono stati motivati ​​dalla paura di un Maidan in Russia.
Adesso si fa molta fatica a dimostrare che Putin è anch’egli un liberale e che non c’è una grande differenza tra lui e i suoi avversari filoamericani.

Per quanto riguarda la Bielorussia, i comunisti bielorussi, per quanto mi riguarda, fanno troppo affidamento su Lukashenko.

Per quanto concerne la disputa territoriale tra Bielorussia e Federazione Russa, non mi pare sia una questione davvero importante, tale che possa provocare una pericolosa crescita del nazionalismo. L’economia bielorussa è strettamente associata con quella russa, molto più profondamente di quanto non fosse stato con l’Ucraina. Non si creda che l’eventuale sconfitta di Lukashenko trasformerà l’Ucraina in un nuovo fantoccio degli Stati Uniti come è successo all’Ucraina.

Io spero che i nostri compagni bielorussi capiscano la necessità di concentrarsi sul movimento operaio e sulla lotta di classe invece di concetrarsi nel sostenere il cosiddetto “male minore”. Ma mi rendo conto che questa soluzione rischia di essere astratta, facile da difendere in teoria, ma molto più difficile da mettere in pratica. Basti dire che se sei contro Lukashenko, precipiti immediatamente nel campo di una minoranza molto marginalizzata e proliberale.

Per quanto riguarda la mia esperienza personale, penso che la vittoria di Lukashenko alle elezioni sia stata un pò truccata, ma in realtà avrebbe vinto comunque. Forse non avrà ottenuto l’80%, ma il 60 o anche il 55, si. E sebbene a molte persone in Bielorussia non piaccia Lukashenko, meno ancora piacciono i suoi 4 avversari. A proposito, uno degli oligarchi russi ha affermato il mese scorso, che se per difendere Putin è necessario privare del diritto di voto i giovani russi, quelli che non sanno e nemmeno vogliono sapere cosa accadeva negli anni ’90, allora che lo si faccia per evitare nuove difficoltà e instabilità. Egli ha poi rettificato l’affermazione, ma è piuttosto interessante come esempio per capire il dilemma: se qualcun altro sale al Cremlino, perderemo la relativa stabilità e persino un po ‘di benessere: chi è disposto a tanto per avere la democrazia?

Per concludere, penso che i nostri compagni bielorussi abbiano commesso un errore nel sostenere Lukashenko. Questo non è tuttavia un grave errore. Può essere corretto se correttamente compreso, anche se sono ben consapevole che l’opzione giusta per la lotta di classe e per la campagna antiimperialista contro UE e USA e contro gli imperialismi russo e cinese è davvero molto difficile da perseguire. Può costare molte vittime e marginalizzare ancora di più il partito, ma è l’unica opzione che guardi al futuro, e non invece al passato.