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U.S.A. VERSO UNA GURRA CIVILE? di Robert Garner*

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Il 2 giugno scorso vi avevo inviato le mie riflessioni sull’ondata di rivolte dopo l’assassinio di George Floyd a Minneapolis.

Mi spiegavo l’estensione e la radicalità delle sommosse anche alla luce della durissima “lotta in seno al vertice del capitalismo americano”. Vi dicevo che “mai c’era stata negli USA una simile spietata lotta intestina. Una divisione che attraversa non solo la cupola del regime, ma tutti i suoi segmenti, i diverso comparti statuali”.

Da allora le rivolte, a macchia di leopardo non sono mai cessate, tra una tregua e l’altra i due fronti di strada hanno continuato a darsi battaglia, usando le pause per meglio organizzarsi. Al contempo, in vista di elezioni presidenziali, lo scontro in seno alla classe dominante, lo scontro tra la frazione trumpiana e quella anti-trumpiana si è approfondito. Sarebbe un errore pensare che tra la lotta di strada e quella nel palazzo non ci sia una correlazione.

Nella mia lettera così concludevo:

«Non è una tempesta in un bicchiere d’acqua, non andrà a finire a baci e abbracci. Siamo seduti sopra un vulcano. Non dimenticate che l’evento più profondo che ha segnato in modo indelebile la storia degli Stati Uniti, non è stata la Guerra d’Indipendenza del XVIII secolo bensì la cruenta guerra civile di quello successivo. Tra le due armate c’è adesso solo una guerra a bassa intensità. Chi può escludere che si trasformi in guerra civile…»

L’ennesimo omicidio a sangue freddo dell’afro-americano Jacob Blake da parte di un poliziotto, avvenuto a Kenosha, una cittadina sobborgo della grande Chicago (e se prendono fuoco le periferie di Chicago…) ha riacceso la miccia della rivolta.

Il fatto davvero nuovo questa volta è l’ufficiale e cruenta entrata in scena di pattuglie di vigilantes bianchi, vere e proprie milizie paramilitari, armate in un doppio senso: ideologicamente perché composte da estremisti suprematisti bianchi, di fatto perché dispongono di armi d’assalto d’ogni tipo. Così ci spieghiamo l’assassinio, da parte dello studente Kyle Rittenhouse di due manifestanti. Li ha ammazzati con un fucile automatico Ar-15 (lo stesso che venne usato dal suprematista Nikolas Cruz per massacrare 17 persone innocenti nella strage di San Valentino in Florida nel 2018). Non era solo ma faceva parte di un gruppo paramilitare di estrema destra. Negli ultimi mesi ne sono sorti tantissimi in giro per gli Stati Uniti. Si raccolgono in un fronte denominato “Blue Lives Matter” [le vite dei poliziotti contano, NdT], e non nascondo di essere tutti filo-Trump. Trump, va detto, a più riprese ha tentato di prender la distanze da questi miliziani, ma con scarso successo.

Non è un segreto per nessuno che questo “Blue Lives Matter”, fondato da poliziotti in pensione, arruoli anche quelli in servizio e che goda di ampie simpatie nella Guardia nazionale e negli altri corpi armati statunitensi. Del resto, a conferma della radicalizzazione razzista e suprematista nei corpi di polizia statali e nell’esercito federale, non ci sono solo diversi sondaggi ma diverse inchieste del Congresso, che tutte confermano come la polarizzazione sociale e ideologica razziale abbia permeato a fondo gli apparati repressivi dello Stato.

Per concludere. Temo che una grande tempesta sia in arrivo. Penso che siamo già dentro una guerra civile a bassa intensità, che si protrarrà fino alle elezioni presidenziali di novembre. C’è chi sostiene che svolte le elezioni tutto tornerà come prima. Non penso affatto. La crisi economica e sociale, anche a causa del Virus, è drammatica. E’ la crisi profonda del capitalismo americano il vero carburante che alimenta l’attuale scontro. Che si manifesti nuovamente come scontro razziale non deve trarre in inganno. La questione razziale è certo importante, ma lo è ancora più perché funge da potente catalizzatore sociale e ideologico.

Azzardo un pronostico: chiunque sia il vincitore della presidenziali, Biden o Trump, dopo le elezioni l’incendio potrebbe diventare generale per cui, dalla bassa intensità , ci si incammininerà verso una guerra civile dispiegata.

* traduzione a cura della Redazione

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Un pensiero su “U.S.A. VERSO UNA GURRA CIVILE? di Robert Garner*”

  1. giovanni dice:

    o devierà la rabbia popolare con una false flag verso la guerra mondiale. Già il fatto che Trump chiami in continuazione il COVID China virus la dice lunga…

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