LA CHIMERA 4.0 di Sandokan

Ieri Zingaretti, esultante per la tenuta del Pd, è comparso su diverse televisioni affermando che adesso occorre andare avanti — ce lo chiede l’Europa — con “gli investimenti per creare posti di lavoro, quindi anzitutto nelle nuove tecnologie digitali” ….

Non è mai chiaro se Zingaretti c’è o ci fa. L’impressione, poiché accompagna le sue cazzate con un sorriso telegenico, è che il tipo creda davvero a quel che dice. Del resto da tempo gli apologeti della “rivoluzione digitale” ci raccontano che, sì, è vero, la robotica e l’automazione faranno fuori milionate di posti di lavoro ma… tranquilli, ne creeranno molti, molti di più. “E’ sempre accaduto così, ci dicono, accadrà anche questa volta”.

Ora, anche volendo sorvolare sulle devastanti conseguenze etiche, morali, psicologiche e giuridiche che questa “rivoluzione” pilotata dal grande capitalismo multinazionale rovescia sul mondo del lavoro, numerose e recenti indagini sociologiche ci dicono che sta accadendo esattamente il contrario.

Se l’automazione e la cosiddetta “industria 4.0”, a livello mondiale, tra il 2015 e il 2020 ha distrutto ben 7 milioni di posti di lavoro mentre ne ha creati solo due, in Italia l’industria 4.0, tra il 2017 e il 2035 (indagine de Il Sole 24 Ore) porterà alla scomparsa di 3,5 milioni di posti di lavoro.

Secondo studi americani l’impatto della digitalizzazione sul mondo del lavoro, avrà infatti effetti devastanti sui liveli occupazionali. Centinaia di milioni di posti di lavoro, nei più diversi settori, scompariranno e non saranno affatto compensati da quelli nuovi. Con la conseguenza che l’area dell’esclusione sociale aumenterà, producendo una sacca moltitudinaria di nuovi paria sociali.

La morale della favola è che i quattrini a debito che l’Italia prenderà con la fideiussione europea, non solo dovranno essere spesi rispettando severe clausole neoliberiste (tagli alle pensioni, alla spesa sociale, ecc) e sotto una occhiuta sorveglianza di Bruxelles, non solo non creeranno nuova occupazione, produrranno ulteriori livelli di disoccupazione, accrescendo infine il cosiddetto “digital divide”, con una spaccatura incolmabile tra una nuova “aristocrazia del lavoro” e una massa di forza lavoro generica e marginale che per tirare a campare dovrà lavorare per salari di fame.

Chi vivrà vedrà.