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I VINCITORI DEL COVID di Leonardo Mazzei

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Chi ci sta guadagnando? Ecco una domanda che tutti dovrebbero porsi. Ma che pare oscena, come se si volesse anteporre l’economia all’epidemia, il denaro alla vita umana. E così, con questo trucchetto finto-umanista da quattro soldi, chi i soldi ce li sta facendo alla grande riesce ad occultare la gigantesca ridefinizione della piramide della ricchezza e del potere in atto.

Le notizie sul virus coprono tutto, in primo luogo il dramma sociale che la gestione dell’epidemia sta producendo. Guai a dubitare della narrazione ufficiale. Nel mondo il numero dei casi e delle vittime è stabile da mesi? Non lo si dica, che c’è il rischio di abbassare la guardia. In Europa i casi crescono, ma la letalità è ormai al livello di una normale influenza? Nessuno si azzardi a rilevarlo, che l’accusa di “negazionismo” è già pronta a scattare.

Chi scrive non crede al complotto, ma tende a guardare ai fatti. Ed un fatto certo è la strumentalizzazione dell’epidemia da parte dei dominanti. Dato che paura ed emergenzialismo aiutano da sempre il potere, è perfino banale scorgere gli interessi politici che alimentano l’attuale narrazione catastrofista. Del resto, se moriremo tutti per il virus, che sarà mai qualche milione di disoccupati in più! Ma ci sono pure gli interessi economici. E sono giganteschi.

Ci siamo già occupati di questo aspetto fondamentale alla fine di maggio. Ma i tre mesi trascorsi hanno confermato alla grande le tesi esposte allora. Dentro ad una crisi economica disastrosa non tutti ci perdono, anzi.

«Dietro i record, si allarga la forbice tra vincitori e vinti di Wall Street: oltre il 60% dei titoli ancora in rosso con la pandemia», questo il significativo titolo de la Repubblica del 23 agosto. Tra le notizie riportate nell’articolo c’è ovviamente quella del raggiungimento del primato assoluto dei 2.000 miliardi di dollari di capitalizzazione borsistica raggiunti da Apple, l’enorme crescita del valore delle azioni di Amazon dall’inizio dell’anno, il boom di Abiomed (+87%) nel settore sanitario e di PayPal (+50%) in quello delle transazioni online.

Giusto per limitarci all’esempio di Apple, nei mesi in cui il Pil degli Usa calava del 32,9%, le vendite degli iPad saliva del 31%, quella dei computer Mac del 22%. Ma le stesse considerazioni potremmo farle per Amazon, Microsoft, Alphabet, Facebook, eccetera.

Per farla breve siamo andati a verificare i valori di Borsa delle 10 società con la maggiore capitalizzazione al mondo. Tra queste società, ben 7 appartengono al cosiddetto websoft (internet e software), due alla finanza (di cui una è Visa, la regina delle carte di credito), una al settore energetico. Nella top ten non c’è più posto ormai per le società del settore manifatturiero, la prima delle quali (Johnson & Johnson) appartiene comunque al farmaceutico. Tanto per dare l’idea…

Ma vediamo la graduatoria, in ordine di capitalizzazione in miliardi (md) di dollari (tra parentesi la variazione percentuale dal 2 gennaio al 2 settembre): Apple 2.000 md (+78,6%), Saudi Arabian Oil 1.780 md (+10,3%), Microsoft 1.580 md (+41,4%), Amazon 1.570 md (+84,3%), Alphabet (la società che incorpora Google) 1.020 md (+20,9%), Facebook 740 md (+40,8%), Alibaba (l’Amazon cinese) 680 md (+38,6%), Tecent (altra società cinese del websoft) 620 md (+42,5%), Bekshire (la società finanziaria presieduta da Warren Buffett) 500 md (-4,4%), Visa 420 md (+11,6%).

Piccola precisazione: per farla semplice, i valori della capitalizzazione sono ripresi dalla tabella del Corriere della Sera del 20 agosto, ma quelli di Apple sono già saliti da allora di altri 290 miliardi! A qualcuno il virus fa bene anche a fine estate!

I dati della graduatoria parlano da soli. Da notare come gli incrementi siano dall’inizio dell’anno, che se li avessimo calcolati dal punto più basso di marzo sarebbero stati ancora più grandi. Ma è giusto così, perché in questo modo si vede come i colossi di internet e dell’informatica abbiano saltato a piè pari l’epidemia, di cui hanno anzi approfittato per mettere a segno giganteschi guadagni che non avrebbero neppure potuto immaginare senza di essa. Questo non è complottismo (non siamo complottisti, eccetera, eccetera…), è un fatto.

Un fatto enorme, tanto più se confrontato con l’andamento borsistico di altri comparti economici di primaria importanza, come l’energia e l’automobile. Questi settori, non troppo tempo fa in cima alla piramide del capitalismo mondiale, vivono oggi una crisi gravissima. Ed i dati azionari, che ora andremo a vedere, esprimono in maniera abbastanza precisa il crollo del fatturato e degli utili.

In campo energetico abbiamo già visto il dato positivo di Saudi Arabian Oil (Aramco), ma questa è solo un’eccezione dovuta all’assestamento dei prezzi a seguito del suo recentissimo ingresso in Borsa avvenuto solo nell’autunno scorso. Nel resto del settore le cose vanno ben diversamente. Vediamo le variazioni di alcune delle principali società dall’inizio dell’anno:  Exxon Mobil -44,4%, Shell -53%, Chevron -31,6%, Bp -46%, Gazprom -29,1%, Eni -44,2%. Tutti pesanti segni meno. E qui – come potete verificare coi dati riportati nel già citato articolo di maggio – le cose hanno continuato a peggiorare anche negli ultimi tre mesi. Ora, siccome l’energia ci dice grosso modo come va la cosiddetta “economia reale”, l’indicazione sembra piuttosto chiara.

E nel settore automobilistico? Queste le variazioni: Toyota -9,6%, Volkswagen -21,7%, General Motors -21,4%, Fca -31,8%, Ford -27,5%. Pure qui le cadute sono pesanti, anche se dopo il tonfo di marzo è in atto una lentissima ripresa. Un rimbalzino delle vendite che per ora non risolve certo l’enorme crisi del settore.

Prima di chiudere, un ultimo dato dell’Istitute for Policy Studies. Secondo questo studio, nei soli mesi di marzo e aprile i 600 uomini più ricchi degli Usa si sono arricchiti di altri 434 miliardi di dollari (+15%) portando la loro fortuna complessiva a 3.380 miliardi. In quel ristretto lasso di tempo Mark Zuckerberg (Facebook) si è arricchito di altri 30 miliardi, mentre Jeff Bezos (Amazon) ha fatto ancora meglio, arrivando ad un totale di 147 miliardi. Questo era a maggio, ma perché fermarsi? Difatti Bezos (viva il Covid, viva il Covid, viva il Covid…) adesso è arrivato a 189,4 (+42,4 md negli ultimi tre mesi). Più modestamente, Zuckerberg ha invece dovuto accontentarsi di un incremento nel periodo di “soli” 8,2 md.

Inutile dire come questa ricchezza venga dalla distruzione dell’economia su cui vivono centinaia di milioni di persone sul pianeta, come a questa offesa senza limiti corrisponda l’aumento esponenziale della disoccupazione, della precarietà e della povertà. Ma tant’è, lo vuole il virus… O perlomeno la sua narrazione.

Ora la domanda è questa: ma davvero si può pensare che il racconto catastrofista sul virus, quello che alimenta paura e terrore ogni dì sia davvero estraneo a questi interessi? I signori del websoft sono i padroni della rete, quelli che fra l’altro censurano ogni contenuto non allineato alla verità ufficiale. Ma i loro tentacoli, generalmente intrecciati agli interessi del potere politico, arrivano a tutti i mezzi di informazione. Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

Di fatto, questi signori hanno tutto l’interesse che l’epidemia continui. Certo, costoro non comandano al Covid, ma sicuramente orientano e dirigono l’ancor più potente virus della disinformazione. Quello che arriva tutti i giorni nelle nostre case.

In palio non c’è solo il loro bottino personale, in gioco c’è soprattutto il potere a livello globale. Se vi par poco, fate voi.

Fonte: Liberiamo l’Italia

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4 pensieri su “I VINCITORI DEL COVID di Leonardo Mazzei”

  1. Cittadino dice:

    Basta anche guardare alle dichiarazioni di lorsignori, Draghi chiede che test e tracciamento diventino procedure normali e di massa.

    Dopo la notizia di Monti all’OMS questa fa il paio, in effetti Mario&Mario sono una coppia ben rodata.

    Giovanni

  2. Cittadino dice:

    Ora gli scienziatoni cominciano ad avvisarci che la cosa potrebbe protrarsi negli anni.

    Britons to face COVID-19 another THREE YEARS, scientist warns

    Continua “la strumentalizzazione dell’epidemia da parte dei dominanti”.

    Mala tempora currunt, sed …

    Giovanni

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