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NUOVA DIREZIONE: INVERSIONE AD U di Moreno Pasquinelli

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«E allora ho subito afferrato il manigoldo per il colletto e che cosa è saltato fuori? Che quel dannato non aveva colletto».
Pëtr Dem’janovič Uspenskij. La strana vita di Ivan Osokin

I compagni di Nuova Direzione sono tornati sul luogo del delitto – La questione dell’Italexit – sferrando un secondo e più virulento attacco contro il Partito annunciato da Gianluigi Paragone. Se l’hanno fatto, evidentemente, è perché, essi stessi,  hanno ritenuto il primo  non troppo convincente. Ahinoi, il secondo aggrava gli errori del primo.

Dobbiamo, a premessa, rispondere ad alcuni amici che ritengono il dialogo con Nuovo Direzione una perdita di tempo. Dissentiamo con questo modo di vedere le cose e per due ragioni. La prima è che per noi il confronto teorico, anche quando polemico, è non solo necessario ma indispensabile. Anzitutto perché una tesi non può pretendere di essere valida e predittiva se non regge alla critica (e ciò riguarda non solo le tesi altrui ma pure le nostre); in secondo luogo perché consideriamo Nuova Direzione il reparto migliore di ciò che resta della sinistra rivoluzionaria che fu.

Tornando a Nuova Direzione. Qui vogliamo solo segnalare che il gruppo, nell’ultimo anno, ha compiuto una inversione ad U. Anzi, una giravolta.

Solo un anno fa, appena caduto il governo giallo-verde, Nuova Direzione diffondeva un comunicato (che dicemmo di condividere pienamente) con un titolo programmatico: “Un terzo polo alternativo al Pd e alla Lega”.

L’articolo così si concludeva:

 
«Per non morire né piddini né leghisti è necessario lavorare alla costruzione di un terzo polo alternativo al Pd ed alla Lega. Un vero polo del cambiamento. Un polo che avremmo potuto costruire in dialettica con il M5S se non avesse compiuto la scellerata scelta di questi giorni. Un polo che si ponga l’obiettivo di unificare un blocco sociale del cambiamento fondato soprattutto sulla classe numerosissima che oggi non ha una vera e propria rappresentanza, e cioè sui lavoratori. E poi su tutti i cittadini che si ribellano allo stato di cose presente: al declino culturale, civile, sociale, economico, ambientale e democratico. L’Italia non è grande paese sul piano territoriale e demografico, ma lo è sul piano culturale, sociale e, nonostante tutto, anche economico. La sua collocazione nel Mediterraneo è tale da consentirgli di essere ponte fra interessi e culture diverse: fra est e ovest, fra sud e nord. Ma per essere ponte bisogna reggersi sui propri pilastri: la sovranità costituzionale, l’interesse nazionale e popolare, una struttura economica resa efficiente da un forte e rinnovato intervento pubblico.
Di questa discussione e lavoro Nuova Direzione si farà promotrice interloquendo con chi per il cambiamento ha o aveva optato per i 5S, a chi si è astenuto, a chi è sinceramente in cerca di nuove soluzioni e nuove direzioni senza settarismi e dogmatismi».

Sottolineiamo l’ultimo concetto: “nuove soluzioni e nuove direzioni senza settarismi e dogmatismi”.

Questa posizione a noi sembrò, non certo uguale, ma convergente con quella che esprimemmo solo due mesi prima quando per primi parlammo della necessità che nascesse un Partito dell’Italexit.  Ne indicammo i cinque punti programmatici distintivi:

«(1) Disdettare i Trattati e gli accordi anti-nazionali da Mastricht in poi; (2) Uscire dalla gabbia della Ue; (3) Riguadagnare la sovranità politica e monetaria; (4) Ripristinare la democrazia; (5) Tornare alla Costituzione del 1948».

Chi abbia letto con attenzione la Piattaforma del nascente Partito Italexit con Paragone, non potrà non notare che esso ha fatto di questi cinque punti le sue fondamenta. Alla domanda: sono essi sufficienti per sostanziare un “terzo polo” antagonista ai due blocchi sistemici? Chiunque abbia senso di realtà, non può che rispondere che sì, lo sono. Questo partito è anzi l’unico “terzo polo” possibile e auspicabile nel contesto dato.

Salta agli occhi la giravolta compiuta da Nuova Direzione.

Non pensiamo affatto che questa giravolta sia venuta fuori per caso, e nemmeno che essa possa spiegarsi come un cascame dell’aspra contesa interna che ha segnato la vita di Nuova Direzione negli ultimi mesi. La stroncatura del Partito Italexit con Paragone è l’effetto e non la causa, essendo quest’ultima, appunto, il ripensamento, non solo sulla prospettiva del “terzo polo”, bensì su tutta una serie di questioni connesse.

Avremo modo, tempo permettendo, di indicare con precisione queste questioni ed i gravi errori, di analisi e di sintesi, contenuti nel secondo comunicato di attacco al Partito Italexit con Paragone. Qui abbiamo voluto limitarci a segnalare questa giravolta.

Possiamo solo anticipare questo, che Nuova Direzione è come se avesse compiuto un doloroso movimento circolare: partiti da una critica durissima ai dogmi della vulgata marxista, mollati gli ormeggi e avviatisi in mare aperto, appena intraviste all’orizzonte le avvisaglie di tempesta, hanno fatto dietrofront, finendo per rigettare l’ancora nella rada che si erano lasciati alle spalle. In buona sostanza la riproposizione dell’idea del piccolo gruppo comunista di propaganda che immagina di poter  lavorare sui tempi lunghi della storia (“quando saremo tutti morti”, disse Keynes). Spaventati dal mare burrascoso hanno scelto insomma la ritirata. Dalla promessa di una nuova direzione, al ritorno a quella vecchia.

Leggiamo, ad un certo punto, nel comunicato di Nuova Direzione:

“È chiaro che costruire dal nulla un movimento politico costa grande fatica e molto lavoro”.

Potrebbe apparire, quello di considerarsi capaci di far sorgere l’Essere dal Nulla, un atto di presunzione —Ex nihilo nihil fit, dal nulla non può venire nulla —, invece qui trapela il senso di disperazione di chi da per certa la propria sconfitta.

Articoli correlati:

[1] NUOVA DIREZIONE? (prima parte) di Moreno Pasquinelli

[2] NUOVA DIREZIONE? (seconda parte) di Moreno Pasquinelli

[3] QUALE PARITO CI SERVE? di Moreno Pasquinelli

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2 pensieri su “NUOVA DIREZIONE: INVERSIONE AD U di Moreno Pasquinelli”

  1. Francesco dice:

    Non mi permetto di entrare nelle dispute tra marxisti in quanto non sono un esperto in materia: mi limito a esprimere il mio pensiero sulla situazione concreta. Il pensiero è questo: ben venga un progetto, come quello del partito ITALEXIT, di emancipazione dalla UE e dal perverso progetto dell’Euro PERÒ… PERÒ… siamo sicuri che l’ “interprete” sia affidabile? Un “interprete” che fino a ieri era nel libro paga del gruppo Cairo e prima ancora in quello della Lega alleata di Berlusconi è da ritenersi affidabile? Come mai nel programma non si fa riferimento a una uscita dalla Nato? Come mai Paragone fin qui ha usufruito di ampio spazio su testate giornalistiche “sistemiche” (…”Repubblica” e altre) per propagandare il suo progetto? Prima di esporsi apertamente, credo sia legittimo porsi questi e anche altri interrogativi, al fine di evitare “delusioni” come quelle verificatesi con il governo giallo_verde.

    Francesco F.

    Manduria (Ta)

  2. Cittadino dice:

    Ma quali margini di dialogo ci possono essere con “ciò che resta della sinistra rivoluzionaria che fu” se addirittura qualcuno chiama complottardi e sniffatori di colla tutti quelli che osano solo sospettare che dietro tutta la vicenda covid possa esserci altro?

    Giovanni

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