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È IL MOMENTO DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE di Moreno Pasquinelli

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CON LA DEMOCRAZIA MUORE ANCHE IL LIBERALISMO

Ci sono gli stolti che non vedono il passaggio di regime. Poi ci sono quelli che non vogliono ammetterlo. I primi in buona fede, gli altri in mala, entrambi sono complici della stretta autoritaria, sociale e istituzionale, decisa dai governi d’Occidente (quasi tutti) col pretesto della pandemia. Chi pensa che si tratti solo di una parentesi, che tutto tornerà come prima, si sbaglia.

Negli anni ’70 si adottarono le “leggi speciali” dicendo che erano temporanee, invece sono ancora in vigore. Dopo l’11 settembre, a motivo della minaccia del terrorismo islamista, l’Esercito venne gettato nelle strade delle grandi metropoli. Doveva essere una misura momentanea, ma i soldati sono ancora per le strade.

Davanti alla pandemia è avvenuto un salto ulteriore: il potere ha decretato uno Stato d’eccezione camuffato da Stato d’emergenza sanitaria che oltre a causare una drammatica crisi economica e sociale, calpesta in modo clamoroso i più elementari diritti democratici e fa strame della Costituzione. Cieco chi non vede che le tre cose vanno assieme e si sostengono  l’una con l’altra. Con lo Stato d’eccezione il potere, a nome e per conto delle classi dominanti, si sta dotando degli strumenti istituzionali per blindarsi e prevenire l’inevitabile sollevazione popolare.

Che fossimo in un contesto post-democratico lo sapevamo. La “Seconda Repubblica” già nacque con lo stigma del regime oligarchico. Ora si sta andando oltre, il regime, come un serpente, si sta sbarazzando della stessa pelle liberale con la quale si camuffava.

Si sente spesso nel mondo sovranista (statalista per natura) lanciare fuoco e fiamme contro il liberalismo, spesso confondendolo con quello che noi italiani chiamiamo liberismo. Come scrisse Benedetto Croce, è un errore. Questa comprensibile idiosincrasia è pericolosa non solo perché impedisce di vedere cosa sta davvero accadendo, anche perché così ci si priva di un’arma ideologica e politica per contrastare e combattere il potere. Mostrare che esso, davanti alla pandemia, straccia la tradizione liberale, è doveroso se si vuole davvero metterlo con le spalle al muro ed anche farsi capire dai cittadini che hanno accettato lo scambio mortale tra sicurezza e libertà.

Ferma la critica ai paradigmi individualistici e privatistici del pensiero liberale, resta che esso, a partire da John Locke, di contro alle teorie assolutiste, considerava Stato politico ottimale quello che governava in base ai principi della legalità e dello Stato di diritto. Proviamo ad elencarli: il sovrano non è legibus solutus, ma deve anch’esso sottostare alle leggi che la comunità politica si è data; chi governa deve farlo con leggi certe e non per mezzo di decreti estemporanei o ad personam; il Parlamento non può trasferire ad altri il potere di legiferare (tantomeno può consegnarlo ad un dictator); le tasse per finanziare lo Stato debbono godere del consenso della maggioranza dei cittadini.

E’ evidente che il governo Conte sta andando in tutt’altra direzione. Se ben osserviamo cosa esso sta facendo col pretesto di combattere la pandemia e se consideriamo corretto quel che ebbe a sostenere Norberto Bobbio — “Garanzia dei diritti e controllo dei poteri sono i due tratti caratteristici dello Stato liberale” —, diventa difficile negare che il governo Conte non calpesta solo la democrazia costituzionale, ma gli stessi basilari principi del liberalismo politico. E’ la “Terza Repubblica” che sta nascendo, che occorre impedire nasca.

E se in questa battaglia ci troveremo assieme ai pochi liberali superstiti, se fosse necessario allearsi momentaneamente con loro, lo si dovrà fare senza esitazione, malgrado molti di loro siano anche liberisti. Questo impone la lotta, oggi solo di resistenza, contro il comune nemico, il potere neo-assolutista.

Non dovremmo quindi vergognarci di appellarci a Locke che sosteneva il “diritto di resistenza” ove il potere tentasse di rendere il popolo schiavo. Principio conforme a quello del legittimo tirannicidio di Tommaso D’Aquino.

E’ il momento di una intelligente ma determinata disobbedienza civile, poiché chi non disobbedisce merita solo di essere trattato da schiavo.

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5 pensieri su “È IL MOMENTO DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE di Moreno Pasquinelli”

  1. anselmo dice:

    Si comincia liberali e si finisce nella casa delle libertà
    quella di Guzzanti il comico.
    Ormai è evidente che siete solo una succursale di via
    Bellerio, una delle tante.
    Peccato solo che ci avete fatto perdere 10 anni con queste menate.
    Non siete voi la novità, Ci rivolgiamo altrove. Grazie ciao.

  2. Giorgio dice:

    […] “Con lo Stato d’eccezione il potere, a nome e per conto delle classi dominanti, si sta dotando degli strumenti istituzionali per blindarsi e prevenire l’inevitabile sollevazione popolare.”
    È possibile chiarire meglio l’idea sottostante? Quale sarebbe la causa scatenate la sollevazione popolare che le classi dominanti vorrebbero prevenire attuando le draconiane misure sanitarie in corso, palesemente eccessive rispetto al rischo sanitario?
    In altre parole, tale causa sarebbe preesistente la pandemia?
    Se invece non è data tale causa, si deve dedurre che la temuta sollevazione popolare sia una reazione ad un tentativo generalizzato di imporre una riduzione degli spazi democratici a livello globale. Dunque quale delle due?
    Grazie per il chiarimento, e per l’eccellente articolo.

    Giorgio

  3. Moreno Pasquinelli dice:

    Il caustico giudizio di Anselmo non merita sia risponda con quello nostro.
    Solo per dire che comprendiamo, visto il primitivismo politico, che egli voglia “rivolggersi altrove”.
    Di analfabeti politici in giro ce ne sono anche troppi, e non gli sarà difficile trovare un qualche rifugio.

  4. Pingback: LIBERTÀ E LIBERALISMOdi Umberto Bianchi
  5. Trackback: LIBERTÀ E LIBERALISMOdi Umberto Bianchi
  6. Nello dice:

    Ehm,si scrive Tommaso d’Aquino. La teoria del tirannicidio è sostenuta anche in epoca controriformistica dai gesuiti spagnoli Suarez e Mariana,i quali si rifacevano al principio stoico che la libertà è un bene superiore alla stessa vita. Detto ciò, è chiaro che la partita si gioca ancora una volta tra Hobbes e Locke (nonostante le gravi contraddizioni in cui egli stesso è caduto a suo tempo). Che si tratti di una questione tutt’altro che accademica ed erudita è dimostrato dal fatto che i termini del problema impostato dai due pensatori classici della modernità ritorna sempre ad ogni tornante della Storia: il Sovrano è chi ha il potere di decidere nello stato d’eccezione. Il Covid ha resuscitato il Leviatano di Hobbes in Italia e in tutto l’Occidente al di là delle più rosee speranze delle élites dominanti.,che lo si sappia o no ( e Pasquinelli lo sa bene,essendo versato in Filosofia molto più di tanti tromboni universitari) . Il sovrano che agisce e legifera al di sopra della società civile esercita un potere assoluto sui corpi e sulle menti dei cittadini ridiventati sudditi dopo due secoli di Liberalismo ( con buona pace di Kant,di Croce e dei Napoletani che giustamente si ribellano). Per la società il momento presente è disperato,per le élites è gravissimo. Solo la vera Politica potrà vincere questa partita.

    Nello

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