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LIBERTÀ E LIBERALISMO di Umberto Bianchi

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione suscitata dalla lettura dell’articolo E’ IL MOMENTO DELLA DISOBBEDIENZA CIVILE.

Con il persistere della pandemia a livello globale e specialmente europeo, un’ondata di neo-autoritarismo sembra aver investito l’intero orbe terracqueo. Leggi speciali, stati di eccezione, compressioni delle libertà di circolazione, riunione, etc., sono oramai divenuti materia di provvedimenti governativi ed all’ordine del giorno, in molti, troppi paesi del mondo.

In ispecial modo, in quell’Europa, da sempre un po’ considerata uno dei caposaldi spirituali del diritto e della democrazia, a causa di una lunga storia, che andrebbe dalla democrazia ateniese sino a quel Liberalismo, che affonda le proprie radici nel Proto Illuminismo di autori come un Locke, un Berkeley, un Hume, un Hobbes ed altri ancora. Da più parti, ci si interroga, non a torto, se stavolta in discussione ed in crisi non sia entrato proprio quel sistema di valori, che trovava il proprio  fondamento nelle enunciazioni di questa scuola di pensiero.

E’ vero. Le limitazioni della libertà di riunione, circolazione, lavoro, la stessa figura di un premier non eletto, che governa per decreto, senza prestare ascolto alle camere e che tanto sembra ricalcare la figura di un sovrano assoluto o di un “dictator”,  sembrano collidere decisamente con i principi del più puro Liberalismo. A ben vedere, però, le cose non stanno proprio così.

Bisognerebbe, anzitutto, operare una netta distinzione tra quanto enunciato dagli autori Proto Illuministi che abbiamo poc’anzi menzionato e autori come un Rousseau che, all’interno del contesto illuminista, iniziano a rappresentare una di quelle vere e proprie “deviazioni”, connaturate ad un pensiero occidentale, da sempre animato da una costitutiva ed irresolubile contraddittorietà.

Nel portare avanti un’idea di primigenia “democrazia diretta” che, imperniata sull’idea di una costitutiva “bontà” dell’uomo, Rousseau, devia dal percorso tracciato dai Proto Illuministi, in quanto conferisce  un afflato etico ad una istanza che, invece, in autori come Hobbes e Locke è totalmente assente, in quanto fondata su un’idea pessimista della natura umana e che, sulla falsariga di una mentalità mercantilista, porta a una vera e propria arida “contrattualizzazione” dell’anima dello Stato.

Quest’ultimo non sarà più inteso quale Comunità spirituale di individui, bensì come anodino assieme di individualità, tenute unite solo dalla oscura presenza da quel Leviatano giuridico, la cui oscura e gelida presenza, è posta quale invalicabile limite alle libertà individuali.

Quanto detto, ci dimostra quella che potremmo “brevis verbis”, definire quale vera e propria “eterogenesi dei fini” dell’Illuminismo che, in veste di fenomeno inizialmente sospinto da istanze neoplatoniche, le cui radici affondano nelle correnti ermetiche del pensiero rinascimentale, per cui l’umanità doveva essere “illuminata “ dalla luce di una conoscenza pura e priva di ombre, è andato invece assumendo, in molte sue enunciazioni, le connotazioni di uno sfrenato ed arido individualismo che, sorretto dal tecnicistico Empirismo di un Berkeley, avrebbe in seguito spianato la strada all’avvento del Capitalismo Globale, imperniato sulla perfetta sintesi tra Tecnica ed Economia.

Molta parte delle istanze del Proto Illuminismo e del successivo Illuminismo,  si fanno quindi portatrici di un’idea di democrazia “per delega”, che finirà ben presto con il rappresentare uno strumento di potere censitario, stavolta tutto in favore degli emergenti ceti mercantili e (specialmente…sic!) finanziari. Tant’è che la Rivoluzione Francese e le varie esperienze dei Risorgimenti europei, verranno tutte aggruppate sotto la denominazione di “Rivoluzioni borghesi”. Durante tutto il 19° ed il 20° secolo, a cercare di risolvere il problema del rapporto tra libertà ed economia, saranno le scuole di pensiero marxista derivanti dall’Utopismo e dall’Hegelismo, da un lato, e quelle all’insegna dell’irrazionalismo vitalistico dall’altro.

Ora, è chiaro che, quanto stiamo vivendo ora, in termini di cogenti limitazioni alle nostre libertà individuali, è frutto del tentativo volto ad instaurare un nuovo e definitivo assetto globale, fondato sulla coercitiva accettazione di un quanto mai esausto ed insufficiente modello di sviluppo, quale quello liberista globale, (oggidì coniugato in una salsa vagamente “progressive” e buonista), che però affonda le proprie radici proprio in quel Liberalismo, che non potrà, quindi, mai essere eretto a baluardo antisistemico.

Una cosa, pertanto, è rivendicare diritti espressione, libertà e movimento ed il diritto dei cittadini a poter intervenire direttamente nella gestione della Res Publica, quando i suoi rappresentanti si rivelino inadatti al compito o questa sia affetta da gravi carenze nei suoi meccanismi (Democrazia Diretta), altro è riesumare quel Liberalismo che, “motu proprio”, come abbiamo visto, porta a quel che, ad oggi, stiamo vivendo.

Questo da un punto di vista prettamente di analisi ideologica. E’ chiaro che, viste le attuali contingenze, pensare di affrontare una battaglia contro l’instaurazione di una Dittatura Globale, in ordine sparso, a mò di ridotto e romantico manipolo massimalista, è quanto di più inutile ed illusorio si possa fare. E’ chiaro che, ora più che mai, si fa pressante la necessità della creazione di un Fronte Trasversale, in grado di accogliere e contemperare al proprio interno, le migliori energie ed istanze di un paese. Questo però, senza dimenticare quella costante e pressante ricerca di una chiarezza ( come quella espressa in questa breve disamina…), senza la quale qualunque tentativo, all’insegna dei più nobili intenti, finisce con l’insabbiarsi nel vicolo cieco dell’inazione o del più squallido e controproducente opportunismo.

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