MODELLO SINGAPORE? di A. Vinco

Il prossimo World Economic Forum (WEF) sul tema del “Grande Reset”, si svolgerà a Singapore dal 25 al 28 maggio. Non a caso proprio lì. La città Stato o “smart city”, modello per la Cina denghista, riceve da tempo l’encomio di potenti frazioni delle élite occidentali. Nel 2018 Bloomberg ha classificato Singapore come “digital leader”, ponendola al terzo posto mondiale per quanto concerne il livello d’innovazione. Sempre nel 2018 il WEF ha classificato Singapore al secondo posto nel mondo in quanto a indice di competitività. Le autorità della città stato non nascondono la loro soddisfazione. Dietro a questa vetrina luccicante, la situazione è segnata da squilibri sociali enormi: alta disoccupazione, alti livelli di povertà e diseguaglianza, un sistema sanitario altamente iniquo e poco performativo, vera e propria segregazione dei lavoratori salariati immigrati. Come se non bastasse Singapore è lo Stato a più alto e capillare livello di sorveglianza digitale.

Siccome Singapore sarà la sede del prossimo WEF, dato che la città-stato ci viene spacciata come esempio che annuncia il nostro stesso futuro, vorremmo occuparcene più da vicino.

Pubblichiamo questo primo contributo, malgrado dissentiamo da alcune affermazioni.

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Singapore: prototipo di tecnocrazia asiatica confuciana

Cosa ci insegna la vicenda di Singapore, il governo che, secondo Parag Khanna, sarebbe il più ammirato e studiato al mondo? Lee KuanYew (LKY) fondatore della Città Stato, di originaria formazione socialista anglosassone, fu guida del Partito di azione popolare e il carismatico primo ministro che nel giro di una generazione seppe portare Singapore dal sottosviluppo del Terzo Mondo al pieno e più avanzato sviluppato del Primo Mondo. Scrive Khanna, stratega politico di fama globale, nel suo ultimo libro tradotto da Fazi su Il secolo asiatico? ( marzo 2019), che oggi nel mondo gli “statisti, i pianificatori urbani e gli strateghi si ispirano a LKY, non a Thomas Jefferson”.

Nel 2005 la rivista “Time” acclamava LKY come il “Re Filosofo del ‘900” e la personalità più importante nell’ispirare l’evoluzione neo-socialista tecnocratica di Deng Xiaoping. Nota come “smart nation” a causa del livello elevatissimo di digitalizzazione generale, Khanna considera il modello di Singapore una tecnocrazia confuciana basata sul capitalismo di Stato, questa sarebbe la sua specificità rispetto al democraticismo liberista occidentale. Il sociologo singaporiano Chua Beng Huat ha dimostrato nel suo libro Liberalism Disavowed che le scelte politiche di Singapore in materia di edilizia pubblica, multirazzialismo avanzato e capitalismo di Stato chiarificano la sua evoluzione sociale, concretamente alternativa a quella occidentale.

Gli abitanti di Singapore sono quasi sei milioni, la gran parte sono di provenienza cinese. Gli huaren, cinesi d’oltremare, sono decine e decine di milioni sparsi nel Sud Est asiatico, il loro numero esatto è tuttora in discussione. I gruppi etnici che si distinguono per il dialetto parlato sono l’elemento che differenzia i vari gruppi storici culturali huaren. Molto importanti sono gli hokkien, provenienti dalla provincia del Fujian. Questi si sono diretti principalmente a Singapore, oltre che nella Malesia, a Taiwan e a Hong Kong. Gli hokkien sono conosciuti per le loro capacità militari e politiche. I Taiping, che secondo Hosea Jaffe dettero il via alla rivoluzione comunista più grande e radicale della storia, erano hakka. Hakka furono i marescialli di Mao Zedong, Zhu De eYe Jianying; poi Den Xiaoping, poi il leader di Singapore, già menzionato, LKY e l’ex presidente della Repubblica di Taiwan Lee Teng- hui.

Per quanto la dirigenza della Città Stato non è ancora pronta ad avere un primo ministro non cinese, sebbene il politico più popolare del Paese sia un indiano tamil, in passato ha avuto diversi presidenti o giudici indiani o anche un presidente malese donna e gli indiani rappresentano la stragrande maggioranza del gabinetto attuale. La “democrazia digitale dal basso”, con richieste formulate online dai cittadini, si integra nell’elitismo tecnocratico, al punto che la presidenza di Singapore è definita un comitato democratico-tecnocratico con un’ampia e profonda conoscenza di tutti gli aspetti della governance.

L’identità di Singapore, a nostro avviso, è stata forgiata dai terribili scontri razziali del 1964, quando migliaia di islamici malesi si riunirono al Padang per commemorare il Profeta Muhammad nell’anniversario della sua nascita, e dai precedenti scontri, per tutto il corso degli anni ’50, tra cattolici e mussulmani sul caso di Maria Hertogh, una bambina cattolica indonesiana convertita dalla mamma all’Islam. Furono quei tragici eventi, a nostro parere, a spingere LKY sulla strada del nazionalismo modernistico, panasiatico e confuciano, subito dopo l’Indipendenza dalla Corona britannica (9 agosto 1965); non abbiamo però trovato fonti che confermino questa nostra percezione degli eventi, i fatti successivi sembrerebbero lo stesso convalidarla.

I dipendenti pubblici della Città Stato sono i più pagati al mondo, il primo ministro è solitamente uno scienziato informatico e secondo criteri valutativi occidentali il sistema pedagogico scolastico singaporiano sarebbe il più avanzato e “democratico” del pianeta, nel senso che darebbe a tutti coloro che si trovano in età scolare le medesime possibilità di sviluppo e conoscenza. L’ex primo ministro di Singapore Goh Chok Tong disse alla metà degli anni ’90 che dall’anno Duemila sarebbe stato l’Occidente a dover imparare dall’Asia e non viceversa, LKY disse in più casi che il XXI secolo sarebbe stato caratterizzato dall’offensiva dell’ideologia panasiatista, con l’unificazione storica di Cina, Giappone, Taiwan in una grande coalizione antioccidentale.

Cosa vi è alla base dell’impulso poderoso della Tecnocrazia confuciana singaporiana? A nostro avviso, vi è il grande nazionalismo asiatico, non solo la volontà di superare la grande divergenza con l’Occidente, ma anche quella di fare di nuovo dell’Asia il centro del mondo. Questo spinse il pragmatico e realista confuciano Deng Xiaoping a seguire il modello nazionalista tecnocratico singaporiano, nella strategia della inevitabile collisione storica con l’avanzato Primo Mondo occidentale. Non importa di che colore sia il gatto, importa acchiappi il topo. Il topo, in questo caso, è la civilizzazione occidentale presa di mira dal nazionalismo imperialista giapponese nel ‘900, da quello panasiatista di LKY, Deng Xiaoping, Goh Chok Tong ai nostri giorni.

Sebbene Singapore abbia modeste dimensioni, il suo sistema di difesa è uno dei più avanzati dell’area del Sud Est asiatico. Nel luglio 2019, le forze armate di Singapore e l’Esercito popolare di liberazione della Cina hanno avviato dieci giorni di esercizi militari bilaterali. Lo riferiva in una nota il ministero della Difesa (Mindef) di Singapore, precisando che l’iniziativa era alla sua quarta edizione dal 2009, anno in cui le parti avevano avviato l’esperienza. “La cooperazione per l’esercizio fisico è uno dei cardini dei nostri già forti legami bilaterali di difesa e delle relazioni tra Cina e Singapore, due nazioni asiatiche unite e solidali”, ha dichiarato il generale Fredeick Choo alla cerimonia di apertura degli esercizi, citato da “The Straits Times”. Il vice commissario del programma, il maggiore Liu Jia, aggiungeva che l’esercizio aiuterà entrambi gli eserciti a “rafforzare le capacità di antiterrorismo”, oltre che a “approfondire la comunicazione, la cooperazione e l’amicizia tradizionale”.

Nel settembre 2020 il Dipartimento della Difesa USA nel rapporto sullo sviluppo e sulla postura militare asiatica della Cina, inserisce con preoccupazione Singapore tra le nazioni del Sud Est asiatico già pronte, con accordo delineato, a ospitare basi militari cinesi. La successiva smentita del premier della Città Stato non hanno convinto affatto il Pentagono e il Dipartimento della Difesa, che continuano a mettere la Città Stato sullo stesso piano di Pakistan, Myanmar, Thailandia, a causa delle sue relazioni privilegiate con Pechino

Povertà e emarginazione sociale a Singapore

Sebbene l’elite tecnocratica tenda a silenziare il dibattito sulle condizioni sociali di una pur minima fascia della popolazione, molte ricerche rilevano la straordinaria sperequazione sociale vigente. La Città Stato, centro finanziario offshore (CFO), avrebbe basato la propria esponenziale crescita finanziaria sullo sfruttamento della forza lavoro accumulata rappresentata da circa un milione e mezzo di immigrati, controbilanciata dall’accumulazione di capitale tutelata e salvaguardata dall’offshore. La popolazione singaporiana può così arricchirsi in base alla politica di stagnazione dei salari degli immigrati, che vedono costantemente di fronte ai propri occhi lo spettro della quotidiana riduzione e compressione salariali.  Il reddito pro capite supera i 40 mila dollari annui mentre il salario di un lavoratore immigrato è mediamente fermo sui 400 dollari mensili.

Tale situazione sociale si è addirittura radicalizzata nel corso dell’attuale crisi globale da Covid-19: sovraffolamento in dormitori fatiscenti, segregazione sociale e ulteriore discriminazione xenofoba degli immigrati, emarginazione sociale di un terzo della popolazione, hanno infatti acuito le disuguaglianze di opportunità e salario. Le Forze armate singaporiane possono punire con la fustigazione coloro che si macchiano del reato di “disordine sociale”. Nel dormitorio più affollato della Città Stato, vi sono circa 40 mila posti letto, costantemente occupati da immigrati. 26 casi di morti da Covid su 46 mila casi sono un successo per l’elite tecnocratica singaporiana, ma quasi tutti i casi di morte e di contagio riguardano non a caso la popolazione che vive ai margini.

Se usiamo i coefficienti Gini, dove 0 è l’indicatore della massima eguaglianza, Singapore nel 2019 ha registrato il 42,5 (cifra pressoché eguale a quella della Cina), si consideri che il Giappone registra il 33,6 e l’India il 36,8. Sono le pietose condizioni di vita della massa salariata a spiegare la grande sproporzione in fatto di distribuzione della ricchezza. Su quasi 6 milioni di abitanti, cinque milioni vivono in una condizione sociale di grande progresso da Primo Mondo avanzato, ma un milione di emigrati vive in condizioni sociali e umane disperate.

Va infine considerato che, a differenza dell’Occidente liberale dove il modello di democrazia rappresentativa involve sistematicamente nella paretiana “plutocrazia oligarchica”, nella tecnocrazia autoritaria singaporiana vive una pragmatica e concreta meritocrazia che permette una effettiva e moderna circolazione delle élite. Vanificato però, tutto questo, dalla realtà sociale che riguarda gli esclusi, gli ultimi e gli “infimi” della scala sociale; ciò, sia ben chiaro, non vuole essere un endorsement per l’individualismo democraticistico occidentale e per gli astratti diritti individuali anglosassoni, che nella storia concreta hanno fatto e stanno facendo pure di peggio.

I liberali, i cultori dei diritti individuali non hanno sfruttato un milione di immigrati, come fanno a Singapore, quei nazionalisti asiatici, ma interi continenti, radendo al suolo intere civiltà e culture con il metodo dell’annientamento e dell’estinzione pianificata con decine e decine di milioni di sterminati, come magnificamente mostrato da Mike Davis nel saggio Olocausti tardovittoriani.

Tacciano dunque, i liberali e le sinistre arcobaleno, di fronte a Singapore o al militarismo cinese e restituiscano, se vi riescono, quanto hanno tolto nel giro di pochissimi micidiali anni al Terzo e al Quarto Mondo.