VACCINI, AFFARI E GEOPOLITICA di A. Vinco

Riceviamo e pubblichiamo

Filantropismo ebraico

Stasera Italia, trasmissione condotta da Barbara Palombelli su ReteQuattro in data 8.01.2020, comprendeva al suo interno un significativo servizio su Albert Bourla, CEO di Pfizer. Quest’ultimo viene rappresentato come il più grande benefattore e filantropo dei nostri giorni, le sue radici di uomo di fede ebraica e talmudica configurano la guerra dei nostri tempi, sostengono vari intellettuali d’oltreoceano, come una guerra tra il nuovo sionismo umanitarista e sanitario e il nazifascismo antisemita, comparato di frequente al Covid-19 (1).

Non condividiamo, naturalmente, il giudizio sull’antisemitismo fascista, come non condividiamo d’altra parte il revisionismo storiografico di E. Nolte, il nazionalconservatore tedesco allievo di Heidegger che giustificava l’antiebraismo europeo degli anni ’30 e ’40 come una semplice variante dell’anticomunismo storico o come una legittima difesa rispetto alla pressione “bolscevica orientale”.
Il Grande Pogrom Continentale del nazifascismo (1938-1945), il principale piano strategico “Europa senza ebrei” di Mussolini e Hitler può essere viceversa ben meglio riconsiderato in base all’analisi economica e sociologica del Novecento fornita da studiosi come Adam Tooze, Lorenzo Ornaghi, James Burnham piuttosto che sulla base di unilaterali e tendenziose letture ideologiche. Senza, inoltre, voler ricorrere per forza al paradosso di Netanyahu, secondo cui fu l’influenza dell’elite mediorientale musulmana a forzare la mano dei leader fascisti in direzione antiebraica, lo stesso antagonismo tra Islam e Ebraismo per la conquista del Grande Medio Oriente dopo la caduta dell’Impero ottomano, giocò sicuramente un ruolo non secondario nelle vicende dell’epoca (2).

Di conseguenza, accostare ideologicamente il terrore pandemico al nazifascismo è l’ennesima forzatura interpretativa di questo bizzarro periodo. La retorica sionista connette altresì il processo globale sulla ricerca e sulla scoperta dei vaccini alla supremazia scientifica ebraica. In ciò vi potrebbe anche essere del vero ma non è comunque la questione centrale. Bourla proviene dalla Grecia ma è di famiglia ebraica, Dolstein, capo scienziato della Pfizer passato per il prestigiosissimo istituto israeliano Weizmann, proveniente dalla Svezia è pure lui di famiglia ebraica, Tal Zaks, capo scienziato di Moderna, è anche lui un immigrato ebreo laureatosi alla Ben Gurion del Neghev. Il peso ebraico sulla ricerca occidentale anti-Covid19 non passa effettivamente inosservato. Al New York Times Ugur Sahin, capo scienziato di BioNTech, ha spiegato di aver legato con Bourla grazie al comune background di immigrati. «Molte delle grandi scoperte americane sono venute da immigrati, c’č una forte tradizione ebraica nel dare un contributo all’umanitŕ, soprattutto all’interno della medicina» ha dichiarato dal canto suo Dolstein. Il portale dell’ebraismo italiano “Moked” parla con piena ragione di un fondamentale contributo ebraico alla ricerca globale. Ma è veramente un contributo disinteressato e di carattere filantropico, come ci viene rappresentato, quello fornito dall’élite tecnocratica sanitaria sionista? E inoltre, a chi concretamente giova tale contributo scientifico?

Vaccinazione americanista e catena “politica” del valore

Albert Bourla, entrato in Pfizer dal 1993, è stato designato amministratore delegato Pfizer dal gennaio 2019 e nel gennaio 2020 ha conquistato la carica di presidente esecutivo in seguito all’annuncio del ritiro di Ian Read. Bourla annuncia al mondo, in piena seconda ondata da nuovo coronavirus nel novembre 2020, che il vaccino sperimentale sviluppato con BioNTech risulterebbe efficace per oltre il 90% sulla base dei risultati dei trial clinici, portando, il 9 novembre 2020, al rialzo dei titoli, con chiusura di + 7.69% a 39.20 dollari. Il 12 novembre 2020 il CEO comunica alla SEC (Securities and Exchange Commission), l’autorità americana della Borsa, la vendita di 132.508 azioni a 41.94 dollari ognuna. L’incasso complessivo dell’operazione è di circa 5,6 milioni di dollari. Sully Susman, anche lei ebrea e grande sostenitrice dell’ex presidente Obama, vicepresidente della società, che ha a sua volta venduto 43 mila azioni incassa quasi 2 milioni di dollari.

Pfizer difende il proprio CEO, accusato da molte parti per il gioco di speculazione, parlando di piano concordato con la società conforme alle regole della Consob americana. Elemento fondamentale è che sia Trump sia Biden, due espressioni sociopolitiche, come si sarà capito, di differenti frazioni dell’elite sionista americanista e del liberismo imperialista, hanno finito per legittimare la versione narrativa della Pfizer che ha fatto del proprio vaccino anti-Covid19 il vaccino del “progresso” nanotecnologico e una “grande conquista” della Scienza occidentale. Poco importa, sia a Biden sia a Trump, che sia un vaccino probabilmente assai pericoloso per la salute umana, il cui meccanismo viene riprogrammato sul sistema immunitario su base nanotecnologica.

Tutto ciò mostra la scarsa aderenza alla realtà del concetto economicistico di “catena globale del valore”. Siamo in presenza di colossi multinazionali che si intrecciano strategicamente con il potere politico e militare d’appartenenza. La catena del valore è politica e “imperialista”, prima che economica. Netanyahu o Gantz (3), Trump o Biden, la vicenda della guerra globale dei vaccini mostra chiaramente che non esistono tanto il “globalismo” o “la catena globale del valore” o il “capitalismo digitale” quanto superpotenze o complessi militari industrali o “capitalismi politici” in lotta per la supremazia sui mercati, sul tech e sugli spazi vitali. Nulla di nuovo, in questo senso, rispetto al Novecento. Cambia però la tattica o il modo di combattere. L’ebraismo globale o il Sionismo cosmopolita, pur nelle proprie differenziazioni interne su cui già Sollevazione si soffermò mesi fa, si identifica, oggi come nel Novecento, con l’Americanismo occidentalista che considera l’UE una propria proiezione subcoloniale su scala inferiore e in questa prospettiva si possono leggere i furiosi e isterici attacchi riservati da questa frazione, negli ultimi quattro anni, all’antieuropeismo più WASP della frazione Trump.

Che guerra sarà?

Il generale Fabio Mini in un suo scritto del 2017 annunciava l’avvento di situazioni simili alla tradizionale guerra convenzionale, che avrebbero assunto nomi non familiari e per questo avremmo assistito all’abuso da parte di coloro che per mestiere sfruttano la paura. L’espressione zona grigia, ad esempio, apparve per la prima volta nella americana “Quadrennial Defense Review”, ma sarà quindi usata in qualsiasi contesto politico-militare-economico per produrre e mantenere l’incertezza e il sospetto che precedono e guidano il panico di massa.

«Zona grigia….si riferisce alle attività multidimensionali ostili e in apparenza innocue immediatamente al di sotto dell’uso esplicito della forza militare. In questi conflitti le parti contrapposte usano una serie di strumenti di potenza nazionali e persino non-nazionali creando una guerra ambigua che tende a conseguire obiettivi strategici senza superare la soglia del conflitto aperto e armato». (4)

In antitesi a ogni sciocco negazionismo, la logica da New Generation Warfare Covid-19 rimanderebbe di contro, nella prospettiva ibrida della “zona grigia”, ai virus “stealth killers”, creati nei laboratori militari, che possono infatti causare, come specifica Tritto (5), «conseguenze devastanti e imprevedibili, soprattutto quando non siano state approntate delle “contromisure” atte a neutralizzare il virus”». Se nel nostro precedente articolo concludevamo considerando come la vittoriosa “guerra popolare” di resistenza anti-Covid della Cina Confuciana stia ulteriormente destabilizzando il già frammentatissimo e caotico quadro socio-politico occidentalehttps —//www.sollevazione.it/2021/01/e-la-terza-guerra-mondiale-di-a-vinco.html , in questo caso dobbiamo invece considerare il notevole vantaggio strategico globale di Mosca sul piano della guerra dei vaccini. Vladimir Putin ha dichiarato che la Russia è in grado di coprire il 50% del fabbisogno mondiale. Angela Merkel, sebbene guidi quella Germania patria, in subordine agli USA, del vaccino Pfizer/BioNTech, si è rivolta pochi giorni fa al presidente Putin chiedendo una produzione tedesca congiunta con lo Sputnik V.

La Germania, costantemente e senza ragionevolezza indicata da anni come modello dalla stampa di casa nostra, aggiunge ora alla crisi di struttura la gravissima crisi sanitaria. Avevamo già scritto che la tradizione russa sul piano della vaccinazione sanitaria, è non solo la più prudente e meno pericolosa, che non sarebbe di per sè già poco, ma anche quella qualitativamente più alta, avendo storicamente affrontato molteplici esperienze con risultati positivi. Bene dunque che se ne inizi a rendere conto anche qualcuno dentro la UE.

NOTE

1) https://www.newsroom.co.nz/can-we-fight-online-fascism-like-we-fought-covid-19
2) E. Galoppini, Il Fascismo e l’Islam, Il Veltro 2001; D. Modatel, Hitler e l’Islam nella Seconda Guerra Mondiale, Editrice Goriziana 2020.
3) https://www.timesofisrael.com/netanyahu-bullish-on-deal-with-pfizer-for-vaccines-after-talks-with-ceo/
4) F. Mini, Che guerra sarŕ?, il Mulino 2017, p. 121.
5) J. Tritto, Cina Covid-19. La chimera che ha cambiato il mondo, Ed. Cantagalli 2020, p. 186.