DAL PIANO MARSHALL AL RECOVERY FUND di *Alessandro Leoni

In questi ultimi, tragici, tempi si sente, si legge spesso il richiamo al Piano Marshall (sigla ufficiale “European Recovery Program”), soprattutto da quando l’ U.E.-Bruxelles ha varato il così detto “Recovery Fund”.

Al di là del giudizio sulla qualità e finalità dei due distinti interventi straordinari internazionali, si devono, quanto meno, precisare le profonde diversità che distinguono nettamente i due programmi. E ciò non solo per i diversi contesti storico-temporali quanto, anche, per le reali dimensioni e finalità!

Cercherò sinteticamente di delinearne le nette differenze con anche le relative affinità!
Mentre il Piano Marshall (dal nome del suo dirigente, già Capo di stato maggiore interforze USA, noto per le sue spiccate qualità menageriali, ampliamente dimostrate durante l’intera vicenda bellica) era alimentato dallo Stato economicamente nettamente più potente (gli USA uscirono non solo militarmente vincitori nel conflitto ma anche e soprattutto come la nazione che da sola rappresentava circa il 50% dell’intero PIL mondiale!) e rispondeva ad una serie organica di esigenze quali assicurare uno sbocco, a breve termine, della capacità produttiva americana rivitalizzando il commercio internazionale, soprattutto fra le due sponde atlantiche, obbiettivo con ogni evidenza non solo economico ma anche, se non soprattutto, politico-strategico!

Tanto più urgente se si voleva/doveva riequilibrare la forza militare dell’ URSS (nel 1945 le forze armate sovietiche contavano oltre 11 milioni di militari in armi!) ed evitare che le componenti della “Sinistra classista” del vecchio continente affermassero se non la propria soggettiva “egemonia”, quanto meno una loro effettiva capacità d’influire nei propri rispettivi paesi (soprattutto Francia, Italia e, in parte anche Belgio e Danimarca, per non parlare della Grecia, già però quest’ultima in piena Guerra Civile).

Possiamo dunque affermare che proprio con il Piano Marshall nasce quella realtà internazionale che indichiamo, a ragione, “l’ Occidente” ( non solo quale riferimento geografico ma bensì GeoPolitico).
Il Piano americano viene pubblicamente ipotizzato e sostanzialmente annunciato in una conferenza all’ Università di Harvard il 5 Giugno 1947 tenuta proprio dall’uomo che darà il suo nome a tale iniziativa politico-economica (George Marshall . . appunto!) ed inizierà ad attivarsi all’inizio dell’anno successivo impiegando in  “soli” tre anni (1948/1951) ben 12.731 Milioni di Dollari (dell’ epoca!).

E’ importante segnalare che fruitori di questa grande operazione economica saranno praticamente tutti i paesi europei, compresi quelli come la Svezia, la Svizzera, il Portogallo, la Turchia che non avevano sostanzialmente partecipato al conflitto, mentre l’ URSS e i suoi recenti alleati, ovvero i paesi dell’ Europa centro-orientale, ne resteranno “fuori” per motivi essenzialmente politici.

Vale la pena di soffermarsi sia sulle quote che ogni paese riceverà sia sul fatto che tali finanziamenti saranno sostanzialmente a “Fondo Perduto”! In ordine d’importanza: Gran Bretagna “3.297”, Francia “2.296”, Germania OVEST “1.448”, ITALIA “1.204” (ai quali vanno – aggiunti – però i “100” Milioni che già nel gennaio del 1947 furono “donati” al Premier Alcide De Gasperi impegnatosi ad allontanare la Sinistra Classista . . . P.C.I. e P.S.I. . . . dall’ Esecutivo, cosa che puntualmente accadrà pochi mesi dopo il suo rientro a Roma), seguono Svezia “347”, Svizzera “250”, Portogallo “70”, ecc . . .

Va aggiunto che i “finanziamenti”, torno a sottolineare a Fondo Perduto, pur essendo formalmente vincolati ad Investimenti Produttivi (alias il così detto “Debito Buono” di Mister DRAGHI) in realtà, non essendoci nessun effettivo (né formale, né sostanziale/concreto) strumento di controllo, furono in buona parte anche impiegati per rispondere alle pressanti urgenze/emergenze sociali nei vari stati sconvolti dai lunghi anni di guerra e distruzione.

Con la fine del 1951 terminò il Piano Marshall sia per le pressioni interne (ostilità dei Repubblicani) che, soprattutto, per l’avvenuto scoppio della Guerra di Corea. E’ rilevante ricordare che l’ opposizione delle Sinistre al Piano Marshall fu essenzialmente per motivi politico-ideologici, ovvero per il carattere nettamente AntiSovietico e perciò AntiComunista che l’ operazione ebbe in se fin dall’inizio del suo attivarsi.

Tuttavia allo stesso P. Togliatti non sfuggì l’importanza degli effetti economici che tale operazione avrebbe avuto nello stimolare la Ricostruzione economica dell’ Italia nel contesto dell’ intera Europa Capitalista.

Quanto sopra ritengo sia più che sufficiente per dimostrare come l’attuale Piano della U.E-Bruxelles (Recovery Fund) sia nettamente diverso e ciò non solo per la quantità di mezzi finanziari impegnati ma, soprattutto, per il suo carattere di PRESTITO e per il vigile condizionamento che comporterà sulle scelte del suo impiego.

L’unico vero elemento di contiguità è l’obbiettivo geopolitico, ovvero il rilancio di quella realtà geopolitica che vuole mantenere il concetto politico-ideologico di “Occidente” (ovvero delle Due sponde dell’ Atlantico) in contrapposizione al resto del Pianeta. Obbiettivo che appare “oggi” possibile dopo la defenestrazione del Presidente D. TRUMP, sensibile, quest’ultimo, al progetto di rilancio degli USA, ma in una logica di costruzione di quella Multipolarità che pur non annullando la competizione, prende atto dell’inesorabilità della fine del “tradizionale” Dominio Imperialista nel/sul mondo.

In definitiva possiamo azzardare la considerazione che al di là dell’uso e abuso delle terminologie quali “innovazione”, “globalizzazione”, ecc… il Vecchio Continente e soprattutto l’ U.E.-Bruxelles ripropongono con verniciature diverse la stessa logica, filosofia, politica della quale è figlia degenere: l’ Imperialismo novecentesco.

*Alessandro Leoni è membro dell’Esecutivo di Liberiamo l’Italia