Browse By

RUSSIA: COSA VUOLE NAVALNY? CHI C’È DIETRO? di Alexey Sakhnin*

 549 total views,  1 views today

Nel 2020 sono scoppiate massicce proteste in oltre quaranta paesi e la Russia di Vladimir Putin sembrava un’isola di stabilità. Ma domenica 23 gennaio si sono svolte le più grandi manifestazioni degli ultimi decenni, organizzate dalla squadra attorno al leader dell’opposizione Alexei Navalny.

Navalny aveva trascorso cinque mesi in Germania a farsi curare per avvelenamento, di cui incolpa le autorità russe. Quando ha annunciato il suo ritorno in patria il 17 gennaio, consentendo alle autorità russe di arrestarlo, si è nuovamente affermato come il più importante oppositore di Putin. Ma le attuali proteste stanno anche alimentando una crisi politica più ampia, il cui esito resta tutt’altro che chiaro.

Chi è Navalny?

Come la maggior parte dei politici nella Russia moderna, la visione del mondo di Navalny si è formata sotto il dominio totale dell’ideologia liberale di mercato e di destra. Nel 2000 si è unito al partito liberale Yabloko. In quegli anni era un classico neoliberista, sosteneva un regime di tagli alla  spesa pubblica, privatizzazioni radicali, riduzione delle garanzie sociali, “stato minimo” e totale libertà per il mondo degli affari.

Tuttavia, Navalny si rese presto conto che una politica puramente liberalista non avrebbe avuto  prospettive di successo in Russia. Per la maggior parte dei cittadini russi, questa ideologia venne  screditata dalle riforme radicali degli anni ’90. Simboleggiava povertà, ingiustizia, disuguaglianza, umiliazione e furto. E dopo che l’ideologia liberalista filo-occidentale aveva perso così tanto lustro agli occhi della popolazione, cessò di interessare anche la classe dominante. Dopo Vladimir Putin, i funzionari, i politici e gli oligarchi russi si sono proclamati patrioti e veri eredi dello stato russo. I partiti liberali si sono rivelati inutili.

Navalny ha presto trovato una nuova nicchia ideologica. Alla fine degli anni 2000, si è dichiarato nazionalista. Ha partecipato alle manifestazioni russe di estrema destra, ha mosso guerra alla ‘”immigrazione illegale” e ha persino lanciato la campagna “Stop Feeding the Caucasus” diretta contro i sussidi governativi alle regioni autonome povere e popolate da minoranze etniche nel sud del paese. Era un periodo in cui i sentimenti di destra erano diffusi e la gioventù urbana simpatizzava con i gruppi di estrema destra. A Navalny sembrava che questo vento avrebbe alimentato le sue vele e, in parte, è una mossa che ha funzionato.

Ma Navalny non si dileguò tra i meschini “führer” nazionalisti. Trovò una nicchia particolare grazie alla quale diventò un eroe ben oltre i confini della sottocultura radicale di destra. Assurse a  principale combattente contro la corruzione. Acquistò piccole quantità di azioni di grandi società statali ed ebbe così accesso ai loro documenti. Su questa base condusse e pubblicò indagini di alto profilo. Molte di queste erano un brillante lavoro giornalistico, anche se alcuni critici sospettavano che Navalny fosse semplicemente coinvolto nelle “guerre mediatiche” tra gruppi finanziari-industriali rivali, ricevendo da essi direttive e informazioni che compromettevano gli avversari.

In ogni caso, la narrazione liberista secondo cui la corruzione è la causa dell’inefficacia dello Stato diede a Navalny simpatia e consenso della classe media. I vertici aziendali e gli uomini d’affari vedevano la corruzione come uno dei principali ostacoli al proprio successo. Molti si sono iscritti al blog di Navalny e gli hanno inviato sempre più donazioni in denaro.

Nel 2011-13, la Russia venne investita da un movimento di protesta di massa contro il brogli delle elezioni parlamentari e il crescente autoritarismo, simboleggiato dal ritorno di Putin alla presidenza. Navalny prese parte a quel movimento, ma non riuscì a guidarlo. Ricevette sostegno principalmente da persone della classe media nella capitale e nelle città più grandi. Ma la classe operaia, e la maggioranza povera in generale, non si fidava di lui. Rimasero indifferenti al suo programma anti-corruzione, vedendo la corruzione come solo una delle tecniche per arricchire l’élite e non il fondamento della disuguaglianza di classe.

In effetti, si è scoperto che i valori di sinistra hanno ancora una certa influenza in Russia. In quelle proteste, migliaia di persone hanno manifestato sotto le bandiere rosse e il leader del Fronte di sinistra, Sergei Udaltsov, diventò così uno dei politici più popolari della Russia. Il più stretto collaboratore di Navalny, Leonid Volkov, disse in un’intervista che era necessario convincere l’élite russa che una vittoria dell’opposizione sarebbe stata meglio per loro di un governo corrotto di Putin. Ma per fare questo, era necessario sbarazzarsi degli alleati di sinistra, che spaventavano i grandi capitalisti.

Quindi Navalny ha diviso la coalizione di opposizione e quando i leader di sinistra sono stati gettati in prigione, ha rifiutato di intercedere per loro conto.

Da Trump a Sanders?

Dalle manifestazioni di protesta del 2011-13, Navalny ha imparato una lezione importante: non è il nazionalismo di destra, ma il populismo sociale di sinistra che porta vera popolarità tra la gente. E sebbene sia stato spesso paragonato a Donald Trump, si è sempre più rivolto a un’agenda di giustizia sociale.

Navalny viaggiava in tutto il paese e chiedeva un aumento delle pensioni e degli stipendi dei dipendenti statali. Il programma del Partito del Progresso che creò a metà degli anni 2010, dichiarò la necessità di innalzare l’età pensionabile. Ma quando questa misura impopolare venne adottata dal governo Putin, Navalny organizzò manifestazioni contro di essa.

La tattica social-populista ha funzionato: il numero dei sostenitori di Navalny è cresciuto. Nel marzo 2020, Navalny ha persino affermato di aver “tifato per Bernie Sanders” nelle primarie democratiche degli Stati Uniti. Ciò ha suscitato indignazione tra i suoi alleati di destra, ma ha funzionato come un alibi per tutti gli altri: in tutta la Russia, l’opinione popolare si è spostata notevolmente a sinistra.

In linea con questo, Navalny ha cambiato il linguaggio che usa per descrivere la corruzione. Ora sta discutendo non tanto dell’inefficienza dello Stato quanto della disuguaglianza sociale. Oppone il lusso degli oligarchi e dei funzionari russi alla povertà della gente comune.

Grazie a questa svolta l’influenza di Navalny divenne molto più ampia: molti video ottennero milioni di visualizzazioni. L’ultimo video di Navalny, uscito il 20 gennaio, ha stabilito un nuovo record: in una settimana ha avuto oltre 91 milioni di visite.

Di nuovo nel film, c’era poco. È costruito su una raccolta di fatti e teorie ben noti. Gli attivisti ambientalisti avevano già scovato nel 2010 il palazzo da 1,5 miliardi di dollari di Putin sulla costa del Mar Nero. Ma il successo del film si spiega con la rilevanza del problema della disuguaglianza di classe e dell’ingiustizia. Con questo film Navalny si è rivolto non tanto ai suoi sostenitori tradizionali (per loro, tutto è già chiaro), ma piuttosto alla ex maggioranza pro-Putin.

La strategia di Navalny

Navalny deve affrontare un compito arduo. Lottando per avere il sostegno della maggioranza, è importante per lui allo stesso tempo non intimidire e non alienarsi l’appoggio della classe dirigente.

In un reparto ospedaliero in Germania, Navalny è stato visitato da Angela Merkel. L’oligarchia russa sta affrontando gravi difficoltà a causa della guerra fredda con l’Occidente e delle crescenti sanzioni. Le grandi imprese e i vertici della burocrazia non sottovalutano il segnale inviato loro. Ai loro occhi, Navalny si sta trasformando in una figura attraverso la quale l’escalation del conflitto con l’Occidente può essere fermata o addirittura invertita.

Il Cremlino ha sempre sospettato che Navalny godesse del tacito sostegno di una parte dell’élite. Nel 2012 è stata pubblicata la corrispondenza di alcuni leader dell’opposizione liberalista, che parlava del possibile finanziamento di Navalny da parte di un gruppo di eminenti oligarchi.

Ogni nuova indagine di Navalny alimentava sospetti simili. Chi può fornirgli fatti e materiali tanto riservati? Il film sul palazzo di Putin mostra molti dettagli intimi della vita delle più alte gerarchie del paese. Com’è riuscito questo oppositore a filmare la lussuosa camera da letto del presidente? Come ha fatto a vedere la sala del narghilè con un palo per lo spogliarello — dettagli sui quali tanti ragazzi stanno discutendo sui social network? Non importa se tutto questo sia davvero fondato: ha un impatto reale, alimentando il sospetto e contribuendo a una spaccatura ai vertici del governo.

È anche importante per Navalny che la sua critica alla disuguaglianza sociale non metta contro di lui l’establishment al potere. Pertanto, è attento a garantire che il suo populismo sociale non oltrepassi una certa linea. Le aspre critiche al lusso dell’entourage di Putin non lo portano verso rivendicazioni sociali radicali. Navalny è infatti contrario alla revisione dei risultati della privatizzazione criminale degli anni ’90, o alla ridistribuzione del reddito nazionale a favore dei lavoratori. Il massimo che egli concede è una piccola “tassa di risarcimento” che alcuni oligarchi dovrebbero pagare per legittimare le proprietà sequestrata negli anni ’90.

Per avere un’idea di ciò che questo comporta, vale la pena notare che un passo simile venne compiuto da Tony Blair in Gran Bretagna nel 1997. La cosiddetta Windfall Tax colpì i proprietari di società privatizzate negli anni ’80 (inclusa la British Airports Authority, la British Gas, la British Telecom, la British Energy, Centrica. In Russia, Vladimir Putin è stato il primo a suggerire di attuare una politica simile nel 2012, ma queste politiche non hanno mai visto la luce. Ora, l’idea è stata ripresa dal suo critico più fedele, Alexei Navalny.

La disuguaglianza, quindi, rimarrà intatta. Tra i punti del programma di Navalny per “tribunali giusti” e libertà politiche, ce n’è anche uno sulla futura privatizzazione. E questo è esattamente ciò che probabilmente allontanerebbe la maggior parte dei russi da lui se raggiungesse i riflettori. Pertanto, il compito di Navalny e dei suoi sostenitori è sostituire la discussione sul programma di cambiamento con una discussione sulla personalità del leader. Quindi il confronto tra diverse ideologie, sinistra e destra, socialisti e liberali, sarà sostituito da quello tra la “coalizione della stagnazione” e la “coalizione di cambiamento”.

Ed è qui che entrano in gioco talento, estro politico e coraggio personale. Il ritorno di Navalny in Russia è stata un’operazione elaborata, anche se avventurosa, con un dramma degno di Hollywood. L’eroe archetipo, reduce dalla pre-morte, torna dal suo popolo con “Victory” (il nome della compagnia aerea low cost russa, col cui aereo Navalny è atterrato all’aeroporto di Mosca). E fu subito sequestrato dalle guardie del sovrano ingiusto, privandolo della libertà, così come l’hanno negata alla stessa Russia. Naturalmente, l’eroe cade immediatamente sotto i riflettori assieme alla sua lotta politica.

Nel settembre 2021 la Russia dovrà affrontare le elezioni parlamentari. Sono essenziali per il governo: se Putin vuole continuare come presidente dopo il 2024, ha bisogno di un parlamento pienamente fedele. Pertanto, le autorità hanno fatto di tutto per impedire la partecipazione dei critici radicali del regime, inclusi Navalny e i suoi sostenitori. Solo i partiti e i candidati fedeli potranno partecipare, quelli che non metteranno in discussione né le basi dell’ordine socio-politico esistente, né i risultati delle votazioni che verranno ufficialmente annunciati (anche se segneranno la loro sconfitta).

Anche i leader del Partito Comunista staranno al gioco. Poiché è impossibile ottenere il potere alle elezioni, la lotta va invece portata altrove. Attraverso lo spettacolo del suo ritorno, Navalny sta risolvendo questo problema specifico.

Prima di essere portato in una cella di prigione, ha incrementato il suo capitale mediatico incoraggiando i sostenitori a scendere in strada. La trama della campagna elettorale così come scritta dal Cremlino è stata così spezzata.

Nessuno è interessato ai partiti parlamentari con i loro programmi. L’intera lotta per le strade è associata a Navalny. Dopo vent’anni di stagnazione, ogni speranza di cambiamento è ora legata al suo nome, ciò che ha tolto ogni spazio alla discussione vera su cosa dovrebbe significare il cambiamento.

Questa è una situazione ideale per un colpo di stato. Potrebbe anche essere realizzato con l’aiuto e l’appoggio della maggior parte delle persone — in barba ai loro veri interessi, proprio come quando cadde l’URSS o durante le “rivoluzioni colorate” nei paesi post-sovietici.

Questi eventi hanno lasciato un’eredità di rovina sociale, deindustrializzazione, crescente disuguaglianza e reazione culturale. E il risultato è stato l’infinita delusione dei lavoratori, che si sentono usati e traditi.

Fonte: Jacobin

** traduzione a cura della redazione

image_pdfimage_print

Un pensiero su “RUSSIA: COSA VUOLE NAVALNY? CHI C’È DIETRO? di Alexey Sakhnin*”

  1. av dice:

    Alexey Sakhnin è un grande nemico del Putinismo e del nazionalismo patriottico organicistico russo. Sulla spinta di Nina Potorskaja, dalla Svezia dette dal 2013 il suo sostegno alle bande banderiste e russofobe protagoniste della Rivoluzione Colorata ANGLOATLANTICA denominata MAIDAN. Ha appoggiato di recente l’oscena schifezza anarcoliberista dei BLM antifa, che è servita a insediare alla CASA BIANCA l’oscurantista imperialista Biden, ben più razzista e xenofobo del jackosniano Donald Trump, quel Joe Biden che è noto per la sua significativa amicizia con lo storico Dragone del KKK di cui partecipò alle esequie.
    Navalny è rientrato in Russia convinto di non essere arrestato, viceversa VVP ha messo di nuovo con le spalle al muro la frazione liberista e liberale che voleva, tramite Navalny, rialzare la testa spogliando lo stato russo dei suoi beni. La villa d’oro di PUTIN non esiste, esistono però i soldi di MI6 e Londra a Navalny; per la cronaca ieri è ripartita la Rivolta a BELFAST.
    Secondo l’Isitituto LEVADA, l’indice di gradimento di Navalny in patria è del 5% (mentre 2 settimane era del 13%), di Zjuganov del 4%, di Zhirinovskij del 14%, di Putin è sceso al 64 dal 65%, di Shoigu, dopo la rivoluzione democratica birmana di qualche gg fa, è salito al 45!
    Fatale per Navalny chiedere a Londra e “zio Joe” o “zia Kamala” – che veste solo i capi della ditta razzista e sinofoba Dolce Gabbana – il sabotaggio dell’economia russa e le sanzioni di 35 patrioti russi. I russi non lo perdonano per questo, ne può stare certo. Ai 2 anni e 8 mesi per frode si aggiungeranno gli atti di vandalismo, cospirazione contro la Costituzione, l’attentato alla bandiera, oltraggio a pubbl off e alla democrazia organica della Federacija.
    av

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *