1

GIUSTIFICO MA DISAPPROVO di Emilia Giamboni

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

«Per strada tante facce
non hanno un bel colore,
qui chi non terrorizza
si ammala di terrore,
c’è chi aspetta la pioggia
per non piangere da solo,
io sono d’un altro avviso,
son bombarolo».

Il Bombarolo, in Storia Di Un Impiegato, 1973

di Fabrizio De André e Giuseppe Bentivoglio

Mi è venuta in mente questa celeberrima canzone quando ho appreso la notizia degli arresti di Paolo Pluda e Nicola Zanardelli. Il 3 aprile avevano lanciato (così sostiene l’accusa), due molotov contro il tendone del centro Vaccini di Via Morelli a Brescia. Sono stati arrestati ad un mese di distanza con l’accusa abnorme di “terrorismo” (art. 280bis). “Due no vax”, “due negazionisti”, hanno urlato i giornaloni ed i Tg.

Un gesto simbolico che comprendo, anzi, se mi è permesso giustifico, perché è niente rispetto al terrorismo mediatico, alla dittatura a cui siamo sottoposti.

Da quattordici mesi col pretesto dello stato d’emergenza sanitario sono stati calpestati e aboliti vitali diritti costituzionali e umani. Immagino che questo sia evidente a chi mi legge. Ogni giorno che passa questo regime calca la mano, avanzando a piccoli passi verso una vera e propria dittatura politica (bio-politica come giustamente è stato scritto su questo sito). Chiusura sistematica di siti, pagine facebook, canali youtube che non accettano l’infingarda versione di stato sul covid. L’Unione europea che sancisce gravissime deroghe alla riservatezza. La questura di Pordenone che addirittura vieta una manifestazione di protesta, malgrado si sarebbe svolta nel rispetto delle assurde norme del distanziamento sociale. Un giovane studente che si rifiuta di portare la mascherina in classe viene portato via dalla polizia e il sindaco gli appioppa un TSO. Una esercente di Chivasso a cui viene disposto il sequestro del locale perché non rispettava gli orari di chiusura.

In questo quadro allucinante, aggravato dall’ignavia dei più, comprendo e giustifico il gesto simbolico ma lo disapprovo.

Lo disapprovo non in base a chissà quali principi etico-pacifisti. Lo disapprovo per ragioni politiche. Azioni di questo tipo sono controproducenti e dannose. Si capisce, dalle intercettazioni telefoniche dei due malcapitati (quando si dice segreto istruttorio…) prontamente pubblicate dai giornaloni, che Paolo e Nicola sono tra coloro che, nel vivace ma disgregato movimento sorto negli ultimi mesi, vorrebbero tutto e subito, vorrebbero rovesciare il regime qui e ora.

Capisco l’impazienza, ma l’impazienza conduce sempre a compiere fughe in avanti, ovvero errori.

Perché errori? Perché le azioni politiche (e non c’è dubbio che quella di Paolo e Nicola lo è) vanno commisurate al contesto dato, sono giuste quelle che fanno fare un passo avanti al movimento e mettono in difficoltà il fronte nemico, sono sbagliate le azioni che producono l’effetto contrario.

Capisco l’eccitazione e il nervosismo per gli obblighi vaccinali decisi dal governo. Ma è sbagliato immaginare che tutto si giochi sui vaccini.

Il movimento potrebbe perdere questa battaglia, anzi quasi sicuramente la perderà. Ma non è che la lotta finisce qui. La lotta continuerà, non fosse perché il potere non si fermerà. Anzi, farà mosse ancora più incisive. Non mancheranno, anzi ne avremo di più, occasioni per protestare e rafforzarci.

E perché, ahimé, perderemo? Perché siamo ancora una piccola minoranza sociale disobbediente, perché la grande massa è invece obbediente, spaventata, drogata. Perché il potere è molto più forte di noi.

Se  è così la principale battaglia va condotta per spostare l’opinione pubblica, usando i mezzi adeguati, inventando azioni giuste e contagiose, evitando atti figli di uno sterile avanguardismo che mette in pace con la propria coscienza ma poi il sistema usa per rafforzarsi.

Fughe in avanti non sono accettabili. Lunga è la marcia per liberarci dalla dittatura. Servono tanta tenacia, spirito di sacrificio, intelligenza politica e, ovviamente, l’unione di tutte le forze antagoniste.