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IL GRANDE RESET IN PILLOLE (7). PIÙ DAD PER TUTTI!

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[Le Pillole precedenti: 1- Il 5g;  2 – Cos’è il CoVax;  3 – L’intelligenza artificiale;  4– Fanatismo ambientalista;  5 – La scuola del futuro; 6- L’orrore in nome del progresso]
 
Un anno fa, mentre veniva decretato il lockdown e la conseguente, improvvisa, trasformazione della Scuola in un’esperienza solitaria, lontana, fredda, passiva e alienante, in casa Wef, con lodi sperticate, si celebrava il cavallo di battaglia del Grande Reset, con la tecnica narrativa che abbiamo imparato a conoscere: prendendo spunto da casi di applicazione “virtuosa” e da studi che dimostrano il contrario di quel che quotidianamente vediamo accadere sotto i nostri occhi, la dad diventa uno sfavillante ed efficacissimo metodo di trasmissione del sapere.

Anche su questo tema, la solita (finta) ingenua fede che la mirabolante innovazione faccia meglio lo stesso servizio precedentemente trascurato è frutto di precisi calcoli e previsioni circa il futuro del mondo del lavoro, perciò si nega l’evidenza che oltre a non risolvere i problemi ‘vecchi’ tali trasformazioni ne creano di nuovi. Completa il quadretto le spallucce fatte per le evidenti conseguenze classiste di cui velatamente si assegna la responsabilità agli Stati – quegli stessi ormai trasformati in gusci vuoti proprio dallo strapotere di organizzazioni sovranazionali che impongono decisioni prese senza il benché minimo dibattito e consenso informato e democratico.

La dottrina dello shock funziona se non viene dato tempo e modo per analizzare e comprendere quel che è avvenuto, ci si consegna così mani e piedi alla transizione verso la ‘nuova normalità’, senza guardare indietro e rendersi conto di cosa si perde. Non si disturba il manovratore: ‘There Is No Alternative’.

Poco importa se si rischia di perdere la capacità di relazionarsi con i propri simili – che altrimenti diverrebbero solo estranei di cui diffidare – di imparare da loro e con loro, anzitutto il reciproco rispetto su cui si basa il percorso di formazione dei futuri cittadini.

Di ciò nulla importa al Wef, come potete leggere qui sotto dalle sue stesse parole.

*  *  *

La pandemia COVID-19 ha cambiato l’educazione per sempre. Ecco come

  • Il COVID-19 ha portato a chiudere le scuole in tutto il mondo. Globalmente, oltre 1,2 miliardi di bambini sono fuori dalla propria classe.
  • Di conseguenza, l’istruzione è cambiata drasticamente, con il netto aumento dell”e-learning’, in cui l’insegnamento è intrapreso da remoto e su piattaforme digitali.
  • La ricerca suggerisce che l’apprendimento online ha dimostrato di aumentare la conservazione di informazioni e prende meno tempo, il che significa che i cambiamenti che il coronavirus ha causato potrebbero essere qui per restare.

Mentre i paesi hanno diversi livelli di tassi di infezione da COVID-19, a livello mondiale ci sono attualmente più di 1,2 miliardi di bambini, in 186 paesi, colpiti dalla chiusura delle scuole causata dalla pandemia. In Danimarca, i bambini fino all’età di 11 anni stanno tornando agli asili e alle scuole dopo la chiusura iniziale il 12 marzo, ma in Corea del Sud gli studenti stanno ancora rispondendo alle chiamate online degli insegnanti.

Con questo improvviso allontanamento dalla classe, in molte parti del mondo, alcuni si chiedono se l’adozione dell’insegnamento online continuerà dopo la pandemia, e come un tale cambiamento potrebbe avere un impatto sul mercato mondiale dell’istruzione.

Anche prima del COVID-19, c’era già un’elevata crescita nell’adozione di tecnologia per l’istruzione, con investimenti ‘edtech’ che hanno raggiunto, su scala globale, i 18,66 miliardi di dollari nel 2019 e si stima che complessivamente il mercato per l’istruzione online dovrebbe raggiungere i 350 miliardi di dollari entro il 2025. Che si tratti di applicazioni linguistiche, tutoring virtuale, strumenti di videoconferenza o software di apprendimento online, c’è stato un aumento significativo nell’utilizzo, dalla comparsa del COVID-19.

Come risponde il settore dell’istruzione al COVID-19?

In risposta a una domanda significativa, molte piattaforme di apprendimento online offrono libero accesso ai loro servizi, tra cui piattaforme come ‘BYJU’, una tecnologia educativa creata da una società di tutoring online fondata nel 2011 a Bangalore che è ora la società edtech più quotata al mondo. Dall’annuncio di classi live gratuite sulla sua applicazione ‘Think and Learn’, ‘BYJU’ ha visto un aumento del 200% nel numero di nuovi studenti che utilizzano il suo prodotto, secondo Mrinal Mohit, ceo della società.

Le aule ‘Tencent’, nel frattempo, sono state ampiamente utilizzate dalla metà di febbraio, dopo che il governo cinese ha imposto, a un quarto di miliardo di studenti a tempo pieno, di riprendere i loro studi attraverso piattaforme online. Ciò ha portato al più grande “esodo online” nella storia dell’istruzione gti circa 730.000 studenti che frequentano le lezioni della Scuola online ‘K-12’ di ‘Tencent’ a Wuhan.

Altre aziende stanno rafforzando la capacità di fornire un applicativo unico per insegnanti e studenti. Ad esempio, ‘Lark’, una suite di collaborazione, inizialmente sviluppata a Singapore da ‘Bytedance’ come strumento interno per soddisfare la propria crescita esponenziale, ha iniziato ad offrire agli insegnanti e agli studenti un tempo di videoconferenza illimitato, alcune funzionalità di traduzione automatica, di co-editing in tempo reale di progetto e di pianificazione smart del calendario, tra l’altro. Per farlo in modo rapido e in un periodo di crisi, ‘Lark’ ha incrementato la propria infrastruttura di server globale e le sue capacità ingegneristiche, per garantire una connettività affidabile.

Anche la soluzione di ‘Alibaba’ per l’apprendimento a distanza, ‘Dingtalk’, ha dovuto prepararsi per un simile afflusso: “per supportare il lavoro da remoto su larga scala, la piattaforma ha sfruttato ‘Alibaba Cloud’ per distribuire più di 100.000 nuovi server cloud in sole due ore il mese scorso – impostando un nuovo record per una rapida espansione della capacità -” secondo il ceo di ‘Dingtalk’, Chen Hang.

Alcuni distretti scolastici stanno collaborando con reti e canali tv, come nella partnership tra il distretto scolastico unificato di Los Angeles e ‘PBS SoCal/KCET’ per offrire trasmissioni educative locali, pensate per le diverse fasce di età e con una gamma di opzioni digitali. Anche grandi media, come la BBC, stanno contribuendo all’apprendimento virtuale: ‘Bitesize Daily’, lanciato il 20 aprile, sta offrendo 14 settimane di insegnamenti curriculari per bambini in tutto il Regno Unito e ha chiamato a insegnare alcuni dei contenuti celebrità come Sergio Aguero, giocatore del Manchester City.

Cosa significa questo per il futuro dell’apprendimento?

Mentre alcuni ritengono che il passaggio improvviso all’apprendimento online – senza formazione, larghezza di banda insufficiente e scarsa preparazione – si tradurrà in un’esperienza che impoverisce gli utenti e non produrrà una crescita sostenuta, altri credono che emergerà un nuovo modello ibrido di istruzione, con benefici significativi. “Credo che l’integrazione dell’informatica nell’istruzione sarà ulteriormente accelerata e che l’istruzione online diventerà alla fine una componente integrante dell’istruzione scolastica”, afferma Wang Tao, vicepresidente di ‘Tencent Cloud’ e di ‘Tencent Education’.

Ci sono già state transizioni di successo tra molte università. Ad esempio, l’Università di Zhejiang è riuscita a tenere più di 5.000 corsi online solo due settimane dopo la transizione utilizzando ‘Dingtalk ZJU’. L’Imperial College di Londra ha iniziato a offrire un corso sulla scienza del coronavirus, che è la classe con più iscritti lanciata su ‘Coursera’ nel 2020.

Molti stanno già sponsorizzandone i benefici: il dottor Amjad, docente all’Università della Giordania, che ha usato ‘Lark’ per insegnare ai suoi studenti, dice:

Ha cambiato il mio modo di insegnare, mi permette di raggiungere i miei studenti in modo più efficiente ed efficace attraverso gruppi di chat, videoconferenze, votazioni e condivisione di documenti, specialmente durante questa pandemia. I miei studenti trovano anche più facile comunicare su ‘Lark’. Userò ‘Lark’ anche dopo il coronavirus, credo che l’apprendimento tradizionale ‘offline’ e l’e-learning possano procedere di pari passo.

Le sfide dell’apprendimento online

Ci sono, tuttavia, sfide da vincere. Alcuni studenti sono senza una tecnologia e/o una connessione a internet affidabile, e faticano a partecipare all’apprendimento digitale; questo divario è visibile in tutti i paesi e tra le diverse fasce di reddito all’interno dei paesi. Ad esempio, mentre il 95% degli studenti in Svizzera, Norvegia e Austria hanno un computer da utilizzare per i loro compiti scolastici, secondo i dati dell’OCSE, in Indonesia solo il 34% ne ha uno.

Negli Stati Uniti, c’è un divario significativo tra coloro che provengono da ambienti privilegiati e chi proviene da ambienti svantaggiati: mentre quasi tutti i quindicenni provenienti da un contesto privilegiato hanno dichiarato di avere un computer su cui lavorare, quasi il 25% di coloro che provengono da ambienti svantaggiati ne è privo. Mentre alcune scuole e governi hanno fornito attrezzature digitali agli studenti bisognosi, come nel Nuovo Galles del Sud, in Australia, molti sono ancora convinti che la pandemia allargherà il divario digitale.

L’apprendimento online è efficace?

Per coloro che hanno accesso alla tecnologia giusta, ci sono evidenze che imparare online possa essere più efficace in molti modi. Alcune ricerche mostrano che, in media, gli studenti conservano il 25-60% del materiale in più quando imparano online rispetto al solo l’8-10% in aula. Ciò è dovuto principalmente al fatto che gli studenti sono in grado di imparare più velocemente online: l’e-learning richiede il 40-60% di tempo in meno per imparare, rispetto a una lezione tradizionale, perché gli studenti possono imparare al loro ritmo, tornare indietro e ri-leggere, saltando o accelerando attraverso i concetti che scelgono.

Tuttavia, l’efficacia dell’apprendimento online varia a seconda delle fasce di età. L’opinione generale sui bambini, soprattutto quelli più giovani, è che necessitino di un ambiente strutturato, perché i bambini si distraggono più facilmente. Per beneficiare in pieno dell’apprendimento online, è necessario uno sforzo concertato per fornire loro queste strutture, andando oltre la replicazione di una lezione fisica attraverso funzionalità video, utilizzando invece una serie di strumenti di collaborazione e metodi di coinvolgimento che promuovino “inclusione, personalizzazione e intelligenza”, secondo Dowson Tong, vicepresidente senior esecutivo di ‘Tencent’ e presidente del suo gruppo ‘cloud and smart industries’.

Dal momento che gli studi hanno dimostrato che i bambini utilizzano ampiamente i loro sensi per imparare, è fondamentale rendere l’apprendimento divertente ed efficace attraverso l’uso della tecnologia, secondo Mrinal Mohit, che afferma: “Nel corso di un periodo, abbiamo osservato che l’integrazione intelligente dei giochi ha prodotto un maggiore impegno e una maggiore motivazione verso l’apprendimento, soprattutto tra gli studenti più giovani, facendoli veramente innamorare dell’apprendimento”.

Cambiare la scuola è imperativo

È chiaro che questa pandemia ha completamente sconvolto un sistema di istruzione che molti sostengono stesse già perdendo la sua importanza. Nel suo libro, ’21 Lezioni per il 21esimo Secolo’, lo studioso Yuval Noah Harari descrive come le scuole continuino a concentrarsi sulle abilità accademiche tradizionali e sull’apprendimento a memoria, e non su abilità come il pensiero critico e l’adattabilità, che in futuro saranno più importanti per il successo. Il passaggio all’apprendimento online potrebbe essere il catalizzatore per creare un nuovo metodo più efficace? Mentre alcuni si preoccupano che la natura frettolosa della transizione online possa aver ostacolato questo obiettivo, altri pianificano di rendere l’e-learning parte della loro ‘nuova normalità’ dopo averne sperimentato i benefici in prima persona.

Il COVID-19 ha evidenziato l’importanza di diffondere la conoscenza

I principali eventi mondiali sono spesso un punto di svolta per rapide innovazioni – un chiaro esempio è l’aumento dell’e-commerce post-SARS – anche se dobbiamo ancora vedere se questo si applicherà all’e-learning post-COVID-19, questo è uno dei pochi settori in cui gli investimenti non si sono esauriti. Quel che è chiaro da questa pandemia è l’importanza di diffondere la conoscenza attraverso le frontiere, le aziende e ogni parte della società. Se le tecnologie di apprendimento online possano svolgere un ruolo in questo senso, spetta a tutti noi esplorare il suo pieno potenziale.

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2 pensieri su “IL GRANDE RESET IN PILLOLE (7). PIÙ DAD PER TUTTI!”

  1. Szikra dice:

    Tremate, didatti! I vostri studi pluridecennali sulla preminenza dell’interazione tra pari e tra docente e discente per l’attivazione di un apprendimento significativo possono andare ad alimentare il focolare domestico. A quanto pare:

    “Per coloro che hanno accesso alla tecnologia giusta, ci sono evidenze che imparare online possa essere più efficace in molti modi. Alcune ricerche mostrano che, in media, gli studenti conservano il 25-60% del materiale in più quando imparano online rispetto al solo l’8-10% in aula. Ciò è dovuto principalmente al fatto che gli studenti sono in grado di imparare più velocemente online: l’e-learning richiede il 40-60% di tempo in meno per imparare, rispetto a una lezione tradizionale, perché gli studenti possono imparare al loro ritmo, tornare indietro e ri-leggere, saltando o accelerando attraverso i concetti che scelgono.”

    Sarebbe interessante avere i link alle pubblicazioni di queste straordinarie “ricerche” che smentiscono decenni di indagini empiriche ad ogni livello (dalla scuola dell’infanzia all’università). Posto che tali studi esistano davvero, e abbiano ricevuto spazio in riviste di settore, non c’è dubbio che le metodologie usate saranno al livello delle previsioni lisergiche sulla scuola del domani.

  2. Nicola dice:

    Ovviamente così facendo basteranno una decina d’insegnanti per tutti gli studenti di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Mal voluto non è mai troppo. Voluto, sì, perché non c’è ambito più conformista e conformato della scuola: sempre in prima linea ad assorbire e diffondere spazzatura e “novità didattico-formative per accrescere le competenze e l’inclusività”.
    Ecco, questo è il nuovo che avanza.

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