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COVID E VACCINI: CONTROINCHIESTA di Leonardo Mazzei

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Allora, tutto va ben Madama la Marchesa?

A sentire i media parrebbe di sì. Catastrofisti quando spaventare è d’uopo, ottimisti e perfino euforici quando si tratta di incensare i loro idoli: così funzionano i gazzettieri d’oggidì. Ed il loro servilismo nel decantare le sovraumane doti del Salvatore di turno – chissà perché sempre un big delle banche e della finanza! – è pari soltanto a quello di cui danno prova davanti alla nuova religione laica di una scienza depurata dal dubbio e dalla ragione. Dunque, viva Draghi e viva il sacro vaccino!

Come tutte le narrazioni efficaci, la loro è di una semplicità impareggiabile. Da quasi un anno e mezzo ci dicono che siamo in lotta con un mostro capace di sterminare l’umanità. Contro di esso ogni arma è invana, salvo il fenomenale vaccino. Nella sua trepida attesa c’era solo da isolarsi, distanziarsi, rinunciare alla vita ed al lavoro senza protestare, barricandosi in casa muniti di un unico farmaco: la leggendaria tachipirina. Poi, come sempre d’oltreoceano, la salvezza è arrivata, riaprendo così alla speranza di una vita normale. Evviva Draghi, evviva il sacro vaccino. E già che ci siamo, viva anche il generale Figliuolo con le sue medagliette al (non si sa quale) merito!

Insomma, una storiella davvero edificante. Perché rinunciarvi in un’epoca così avara di miti? Beh, forse un paio di motivi ci sono.

Il primo è che la vita normale per ora non la vediamo neppure col binocolo. Il distanziamento continua, le mille norme vessatorie delle “linee guida” applicate a tante attività pure. Prosegue il mascheramento di massa anche laddove è palesemente inutile, come pure la buffonata dell’Italia a colori. Lo stato d’emergenza sarà in vigore fino al 31 luglio ed ancora non si sa se verrà davvero cancellato, mentre l’obbligo vaccinale (cioè l’imposizione forzata di un farmaco sperimentale) per i lavoratori della sanità è diventato legge. Nel frattempo, mentre la disoccupazione dilaga, nuovi dispositivi autoritari, discriminatori ed anticostituzionali sono stati messi in moto, dall’italico “certificato verde”, all’imminente “green pass” europeo (viva l’Europa, viva l’Europa, viva l’Europa!). E potremmo continuare…

Ma c’è un secondo motivo per dubitare dell’ammirevole storiella che ci viene propinata. E questo motivo sta nei numeri dell’epidemia. Naturalmente questi numeri sono largamente contestabili, per i tanti motivi di cui spesso ci siamo occupati in passato. Tuttavia questi dati sono gli unici che abbiamo. Gli unici su cui si possa ragionare. E siccome la loro attendibilità è dubbia oggi quanto lo era un anno fa, un confronto a pari data tra il 2020 ed il 2021 un senso ce l’ha.

Primavere 2020 e 2021: un confronto imbarazzante

Visto l’evidente andamento stagionale dell’epidemia, tipico del resto di ogni virus influenzale, confrontare gli stessi periodi dell’anno è certamente uno dei modi migliori per provare a capire come vanno davvero le cose.

Ma prima di questo confronto, spendiamo qualche riga sulla bufala che i grandi espertoni da talk show ci hanno spacciato a fine aprile. Esattamente come nel 2020 (guarda un po’!), le catastrofi annunciate a causa di una “riapertura” a loro giudizio troppo ampia e troppo precoce, proprio non ci sono state. Mentre ancora attendiamo le cataste di cadaveri con la maglietta neroazzurra degli irresponsabili tifosi dell’Inter accalcatisi in Piazza Duomo, le riaperture sembrano aver fatto bene – sia in termini di “casi” che di decessi – tanto nel 2021 quanto nel 2020. Che l’aria aperta, ed una vita un po’ meno claustrale giovino alla salute? Mi raccomando, mai fare una domanda cosi hard ai visi pallidi dei Crisanti e degli Speranza. Potrebbero risentirne.

Già a fine aprile avevamo notato come la curva dei contagi calasse meno, rispetto al picco di metà marzo, a confronto di quanto avvenuto dopo il culmine autunnale. Eppure, a differenza dell’autunno, ad aprile la vaccinazione era in corso da 4 mesi! Per gli amanti della precisione, i numeri (sempre riferiti alla media mobile a 7 giorni) sono questi: in autunno, dopo il picco del 16 novembre (35.289 positivi), i casi si dimezzano già il 10 dicembre (17.381), cioè in soli 25 giorni; in primavera invece, in piena figliuolesca inoculazione di massa, si arriverà al dimezzamento del picco del 17 marzo (22.623) solo 47 giorni dopo, con gli 11.371 casi medi registrati al 3 maggio. Questa maggiore lentezza nel calo della curva dei contagi, peraltro riscontrabile anche in altri paesi europei, già poneva dei seri dubbi sulla reale efficacia dei vaccini.

Ma certamente il confronto anno su anno, riferito alla stessa settimana di fine maggio, è ancor più significativo.

Cosa ci dicono questi dati? Se volessimo dedicarci al numero dei positivi il confronto risulterebbe assolutamente impietoso per il 2021. Nell’ultima settimana di maggio, nei quattro paesi più popolosi dell’Unione europea i casi ufficiali sono stati infatti 9/10 volte superiori a quelli del 2020. In Italia si è passati da una media giornaliera del periodo di 449 ad una di 3.403 quest’anno. Un aumento simile si è registrato in Francia (da 910 a 8.776), in Spagna (da 461 a 4.410) ed in Germania (da 453 a 4.275). Cifre che si commentano da sole, alle quali si potrebbe però parzialmente obiettare tenendo conto del maggior numero di tamponi effettuati oggi rispetto ad un anno fa.

Proprio per ovviare a questa obiezione, consideriamo allora il numero dei decessi ufficialmente attribuiti al Covid. In questo caso il numero dei tamponi è ininfluente, mentre si spera che almeno i morti li sappiano contare. Oltretutto questo secondo dato è ancor più significativo, visto che si afferma che se magari il vaccino non ferma il contagio esso serve però a prevenire gli effetti più gravi della malattia. Ragion per cui almeno i decessi dovrebbero essere sensibilmente in calo.

Ma è così? Assolutamente no. Nello stesso periodo di cui sopra i decessi medi giornalieri sono passati da 90 a 114 in Italia, da 62 a 122 in Francia, da 49 a 34 in Spagna, da 34 a 158 in Germania. Nonostante l’eccezione della Spagna, nel complesso dei quattro maggiori paesi dell’Ue si è dunque passati da un totale di 235 vittime giornaliere nel 2020 alle 428 (+82%) del 2021. E meno male che la vaccinazione sta avendo successo! Chissà cosa sarebbe avvenuto in caso contrario…

A fine maggio circa 34 milioni di dosi di vaccino (pari al 58% della popolazione) risultavano somministrate in Italia. Analoghe le percentuali degli altri tre paesi considerati. Ma la copertura delle fasce più a rischio (anziani e soggetti fragili) è ben più alta. Una ragione di più per attendersi un calo più netto della mortalità. Al posto del calo c’è stato invece un aumento, per cui i casi sono due: o i dati che ci forniscono sono completamente sballati o l’efficacia del vaccino è molto, ma molto più bassa di quanto annunciato.

Ora qualcuno dirà che queste nostre considerazioni sono però smentite dal caso della Gran Bretagna. Qui, se nello stesso periodo i casi sono comunque aumentati (da una media giornaliera di 1.700 ad una di 3.346 quest’anno), i decessi sono invece crollati da una media di 212 ad una di 8. La più estesa vaccinazione realizzata oltre-Manica, con 65 milioni di dosi inoculate (98%) e con 25 milioni di persone che hanno già avuto la doppia dose, sembrerebbe aver ottenuto un chiaro successo.

Guardando oltre l’Europa

Ma così come non sarebbe saggio limitarsi ad esaminare il caso dei maggiori paesi dell’Europa continentale, ugualmente sbagliato sarebbe considerare soltanto il caso britannico e non anche quello di altri paesi ad alto tasso di vaccinazione. E qui il discorso si complica maledettamente.

Si complica perché i dati sono tutt’altro che univoci. Mentre solo il caso israeliano (dosi somministrate pari al 122% della popolazione) suona come conferma di quello inglese, già negli Stati Uniti (88%) le cose vanno diversamente, visto che il calo delle vittime c’è stato ma in misura assai minore a Gran Bretagna ed Israele. In altri paesi con elevati tassi di somministrazione, come l’Ungheria (92%) e la Serbia (66%), la curva dell’epidemia è sì in diminuzione, ma le vittime sono ancora sopra a quelle dello stesso periodo del 2020.

Per contro abbiamo due paesi dell’area mediorientale con tassi di vaccinazione altissimi – Emirati Arabi Uniti (131%) e Bahrein (103%) – dove l’epidemia è tuttora in aumento. Viceversa, in quattro grandi paesi asiatici la curva è in forte regressione pur in presenza di tassi di vaccinazione particolarmente bassi. E’ questo il caso della Turchia (34%), del Bangladesh (3%), del Pakistan (3%) e dell’Indonesia (9%).

Spostandoci dal decisivo emisfero nord, al meno popolato emisfero sud che si avvia verso l’inverno, abbiamo alcune conferme al nostro ragionamento. In Cile, a dispetto di una vaccinazione a livelli britannici (97%) l’epidemia è in crescita. Una tendenza confermata dall’Uruguay (82%). Ma che il fattore stagionale batta comunque quello vaccinale è un fatto avvalorato anche dalla notevole impennata dei casi in Argentina. L’estate (che è inverno nell’emisfero sud) è ben più forte del vaccino. Una constatazione che lascia aperti dubbi enormi su quel che potrebbe accadere nel prossimo autunno.

Ovviamente quelli qui citati sono solo degli esempi, ma di esempi estremamente significativi si tratta.

Conclusioni

Dunque i vaccini non servono a nulla? Non è questa la tesi di chi scrive. A nulla probabilmente no, e sarebbe comunque presto per dirlo. Che servano però a poco, guardando anche ai dati ad oggi disponibili, mi pare lecito pensarlo. Quel poco che al momento possiamo immaginare giustifica allora la sperimentazione di massa? Giustifica i rischi ad essa connessi? Giustifica l’obbligo per alcune categorie? Giustifica forse i pass vaccinali? Giustifica infine l’autentico sabotaggio delle cure domiciliari?

Si faccia avanti chi è sicuro che tutto ciò sia in qualche modo giustificato. Alla luce di quel che oggi sappiamo questa giustificazione proprio non c’è.

Il sottoscritto, che detesta il “tanto peggio, tanto meglio”, vorrebbe tanto sbagliarsi. Ma, considerata anche l’incerta copertura temporale dei vaccini, siamo sicuri che alla prova della verità del prossimo autunno le cose andranno bene?

Questa certezza non ce l’ha nessuno. Ma l’attuale narrazione a lieto fine dei media di regime, altra faccia del loro incredibile catastrofismo dell’ultimo anno, è oggi un obbligo. Un obbligo che li porta a negare quanto il fattore stagionale pesi assai di più di quello vaccinale. Magari sperando che nel frattempo si confermi quel che è accaduto in passato, quando epidemie di questo tipo si sono sempre esaurite in un paio d’anni, per lorsignori il dogma assoluto da propagandare resta quello: solo il vaccino ci salverà.

Peccato che ad oggi i numeri ci narrino un’altra storia.

Fonti:

Tutti i dati sull’epidemia citati in questo articolo sono stati ripresi da Worldometers, quelli sulle vaccinazioni dal Sole 24 Ore.

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2 pensieri su “COVID E VACCINI: CONTROINCHIESTA di Leonardo Mazzei”

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  3. ino cecchinelli dice:

    Articolo esemplare. Da insegnare in ogni scuola di ordine e grado. Peccato che le scuole siano tutte in disordine e il grado è sicuramente finito sulla giacca del generale con la penna. No….anche la maestrina aveva la penna rossa ma questa è un’altra storia e un’altra penna. Piuttosto una pena e rabbia e ribrezzo.

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