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PROPAGANDA INGANNEVOLE di Marco Bulletta

Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Del prof. Alberto Bagnai, attualmente senatore e responsabile economico della Lega, seguo con interesse le attività divulgative sin dai primi anni della sua attività di docente, conferenziere, articolista, scrittore, blogger. Sono sempre stato positivamente impressionato dalle sue competenze, cultura, intelligenza, versatilità, che ne fanno uno dei migliori uomini politici attuali. Tutto questo mi ha dato anche l’opportunità di fare la sua conoscenza, e, dal suo ingresso in politica, anche l’onore di poter saltuariamente scambiare con lui, con la discrezione che il buon senso impone, alcune e-mail. Ho continuato a seguire la sua attività anche all’indomani dell’adesione della Lega al Governo Draghi, seguitando a confidare nelle sue indiscusse capacità, abilità e doti, che potevano comunque essere un importante punto fermo a garanzia di un operato proficuo e all’insegna degli interessi del Paese.

Poi arriviamo alla sera di lunedi 21 giugno, allorquando, alle ore 22:56, sul canale Telegram di Alberto Bagnai compare questa immagine:

Resto esterrefatto. Perché il senatore non può non sapere che quell’obbligo è in contrasto con la Costituzione, e che un simile “spot” appare come una falsante azione di sdoganamento a posteriori di una violazione dei diritti da essa previsti.

Scrivo subito una e-mail all’indirizzo di posta elettronica del senatore, segnalando l’incostituzionalità del divieto, e che quel post suona come una presa in giro per quelli che “sono nel dibattito” (secondo una sua frequente espressione), dando per scontata la conoscenza dell’art. 32 della Costituzione che vieta l’obbligo di trattamenti sanitari (la mascherina è uno di essi) senza consenso informato. Segue così uno scambio di e-mail (di cui non posso evidentemente riportare il testo), nelle quali, ribadendo la mia personale stima al senatore, gli rammento tuttavia l’art. 32 Cost., che sancisce l’impossibilità di imporre trattamenti sanitari (come la mascherina) senza consenso informato, aggiungendo, a ulteriore supporto di tali osservazioni, che i più scaltri fra gli appartenenti alle forze dell’ordine non contestano ai cittadini il mancato uso della mascherina all’aperto, per non incorrere in una denuncia per violazione degli art. 32 e 28 Cost. e nella richiesta di risarcimento ex art. 2043 c.c. Trasmetto altresì al senatore il link ad uno dei video dell’Avv. Fusillo circa l’illiceità dei presunti obblighi di mascherina all’aperto.

Rispondo alle critiche generiche e sdegnose osservando che la mia era solo una richiesta di maggior coerenza, con cui criticavo altresì la scelta di pubblicizzare come “vittoria di buon senso” quella che appare più come una sconfitta della Democrazia e della corretta informazione. Evidenzio poi che quel post è lesivo della verità, poiché l’obbligo non c’è mai stato, fatti salvi assembramenti o eccessiva vicinanza tra persone, e sottolineo l’importanza di non confondere il cittadino con fuorvianti “spot”. Saluto il senatore rinnovandogli comunque la stima, senza ricevere risposta.

Lo “spot” in questione appare francamente come un’azione di propaganda ingannevole. Da un lato, infatti, lo sbandieramento di una “vittoria di buon senso” non tiene conto dell’atteggiamento dei media generalisti, i quali, anziché riconoscere alla Lega quei risultati che si vorrebbero propagandare, la declassano a compagine addomesticata e ricondotta alle posizioni governative ed europeiste. Dall’altro lato poi, si fa una pericolosa mistificazione della realtà dando in pasto al pubblico e agli elettori una tardiva conferma dell’ennesima “finestra di Overton” a suo tempo creata dal Potere. Per inciso, nei vari provvedimenti governativi si menziona l’obbligo di avere con se la mascherina in luoghi aperti, non di indossarla (con buona pace delle “sparate” zingarettiane o di altri simili personaggi).

Orbene, se è vero, come è vero, che sia i Decreti-Legge, sia, a fortiori, i D.P.C.M. (che hanno valenza amministrativa) sono norme di rango inferiore rispetto alla Costituzione, quest’ultima non può essere scavalcata con simili provvedimenti. Come già accennato, la Costituzione, all’articolo 32, prevede il divieto di imporre trattamenti sanitari senza consenso informato di chi li riceve. La mascherina è un trattamento sanitario perché limita l’afflusso di ossigeno ai polmoni e quindi all’apparato circolatorio, con effetti dannosi per la salute, specialmente per le categorie più fragili della popolazione. Imporla è dunque anticostituzionale.

Mi si ribatterà che è stato così per tante altre azioni perpetrate nell’ultimo anno e mezzo, e che  sicuramente da parte dei rappresentanti della Lega si è tentato di opporsi a tutto ciò.  Ma a maggior ragione, laddove la linea politica della Lega è quella di “viaggiare a fari spenti” affiancandosi all’attuale Governo per svolgere azione “mitigatrice”, sarebbe ragionevole evitare di far passare per “vittoria di buon senso” ciò che appare piuttosto come disinformazione su basilari principi costituzionali, inducendo in confusione cittadini ed elettori già ampiamente frastornati in merito a ciò che è o non è lecito imporre da parte di un Esecutivo.

A tale proposito, è interessante analizzare cosa è uscito nei giorni scorsi sui canali informativi non generalisti. Da un lato, infatti, il canale indipendente Byoblu ha trasmesso un servizio proprio sulla disinformazione dei cittadini circa i loro diritti in tema di mascherine all’aperto (fra l’altro in zona bianca, si tiene a precisare); in tale servizio è emerso un panorama desolante per la diffusa misconoscenza dei principi costituzionali e dei diritti che ne derivano. Il cittadino è già molto disinformato dai media, ed è quindi raccomandabile non aggiungere altra disinformazione, ma correggere, piuttosto, quella di regime.

Dall’altro lato, sul blog del prof. Bagnai è apparsa una critica nei riguardi dei molti che, a suo dire, cadono nel tranello di cedere alla tentazione di parlare di ciò di cui il sistema vuole che si parli.

A me pare che nel caso dello spot sulla “vittoria di buon senso”, rilanciato dal senatore Bagnai, sia stata la Lega ad aver indotto il pubblico a parlare solo di ciò di cui i media vogliono che si parli. E dunque le critiche del prof. Bagnai (sovente mosse in maniera sprezzante, con buona pace del suo stigmatizzare il “suprematismo” di certa sinistra di potere) appaiono in questo frangente incoerenti e sanno di presa in giro.

Pur seguitando a riconoscere ad Alberto Bagnai eccelse qualità, e a lodare il suo infaticabile, meticoloso e pregevole impegno istituzionale, ci si vede tuttavia costretti a stigmatizzare quello “spot”, che  ha  costituito un pessimo servizio alla collettività e il cui rilancio si è dimostrato disdicevole per una persona intelligente che tiene a dare di sé un’immagine di indipendenza mentale.  Sarebbe stato logico se la Lega e i suoi rappresentanti si fossero opposti a tempo debito a imposizioni palesemente illegittime. Ciò non è accaduto, e appare adesso ridicolo mettere in risalto l’aspetto propagandistico con quel post, che il prof. Bagnai avrebbe fatto meglio a non diffondere sui social per non cadere nella contraddizione di criticare, a posteriori, atteggiamenti che lui stesso alimenta.




FORUM CONTRO IL “GRANDE RESET” – 4/5 settembre 2021

FORUM CONTRO IL “GRANDE RESET”

Chianciano Terme, Grand Hotel Ambasciatori

4-5 settembre 2021

«Un vertice sulla leadership globale richiede la partecipazione di tutti gli stakeholder globali. La prossima riunione annuale speciale del World Economic Forum sarà il luogo in cui i leader del mondo degli affari, del governo e della società civile si riuniranno per affrontare le sfide della pandemia e gettare le basi di un nuovo mondo».

Queste le parole di Klaus Schwab, fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum. L’élite politica del capitalismo occidentale, davanti al rischio che la fine del lungo ciclo della globalizzazione neoliberista apra una fase di conflitti geopolitici e rivoluzioni sociali, ha progettato un “nuovo ordine mondiale”. Questa élite vorrebbe che lo shock atteso della pandemia Covid-19 consenta la realizzazione di un “Grande Reset”. Nella sostanza si tratta della ricostruzione di una globalizzazione liberista rafforzata, sostanza che viene però camuffata ideologicamente con un progressismo distopico quanto insidioso fondato sull’illusione aberrante che la tecno-scienza possa redimere l’umanità dai suoi peccati sociali e quindi diventi il decisore di ultima istanza.

Le forze antisistemiche e del dissenso sono chiamate, mentre organizzano la resistenza sociale, ad opporre al disegno delle oligarchie mondialiste un controprogetto, un’alternativa di società.

PROGRAMMA DEL FORUM

Sabato 4 settembre

Ore 10:00 – Introduce e modera Maria Micaela Bartolucci

Ore 10:15 – L’ARABA FENICE e il “GRANDE RESET”

Covid-19: come il capitalismo supera le sue crisi e può risorgere su nuove basi

Pier Paolo dal Monte

Ore 11:15 –  STAKEHOLDER CAPITALISM – LA QUARTA RIVOLUZIONE INDUSTRIALE

Il nuovo modello sociale proposto dal World Economic Forum

Moreno Pasquinelli

Ore 14:30 – SCIENTOCRAZIA

Lo scientismo come nuova religione civile e la “società- macchina”

Franco Soldani

Ore 15:30 – IL GRANDE INGANNO

Sul cambiamento climatico e la “transizione ecologica”

Leonardo Mazzei

Pausa

Ore 17:00 – IL TRANSUMANESIMO COME FETICCIO, L’UMANESIMO COME TABÙ

Analisi critica dell’ideologia dell’élite mondialista

Il Pedante

Ore 18:00 –  LA GEOPOLITICA NELLA GRANDE TRASFORMAZIONE

L’Unione europea nel nuovo multipolarismo

Alessandro Leoni

Domenica 5 settembre

Ore 09:30 GLOBAL COMMUNICATION

Lo scontro tra grandi potenze nel mondo della comunicazione

Glauco Benigni

Ore 10:30 QUALE ALTERNATIVA DI SOCIETÀ

l socialismo è ancora possibile?

Tavola rotonda.

Per informazioni e prenotazioni*: noreset@frontiere.me

* Per partecipare al Forum è obbligatorio iscriversi segnalandolo al seguente indirizzo: noreset@frontiere.me

L’iscrizione è gratuita

Fonte: Liberiamo l’Italia




L’OPPOSIZIONE DI SUA MAESTÀ di Sandokan

Il caso di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia è un caso da manuale di come le classi dominanti, allo scopo di conservare il potere, fabbricano soggetti politici e leader il cui compito è occupare preventivamente lo spazio dell’opposizione, e ciò allo scopo di impedire che quello spazio venga rappresentato da soggetti effettivamente antisistemici.

Che la Meloni sia una atlantista e filo-amerikana, è cosa risaputa. “Sì, è vero”, bofonchiavano i suoi sodali, “ma lei i rapporti mica ce li ha col deep state! I legami sono con Steve Bannon e l’ala trumpiana”.

Consolante (si fa per dire) giustificazione, ma non è così. O, almeno, non è più così. In alto nei sondaggi, la Giorgia sta sfidando Salvini come leader del centro-destra, ovvero si candida a guidare un eventuale governo post-Draghi. Ebbene, come ogni candidato alla Presidenza del consiglio italiano, il lasciapassare glielo deve consegnare la Casa Bianca, chiunque sia l’inquilino, democratico o repubblicano.

Ecco dunque la novità.

Giorgia Meloni, “la patriota” è appena entrata a far parte dell’ASPEN INSTITUTE, potente think thank paramassonico americano dove vengono consegnati i patentini di fedeltà atlantista e affidabilità come servi e funzionari dell’impero. Per la cronaca ricordiamo che ogni volta che un Presidente a stelle e strisce viene in Italia, fa tappa obbligata presso la sede dell’ASPEN a Piazza Navona (accedde con Obama, è da poco accaduto con Biden).

La Meloni, nel suo sforzo per accreditarsi come oppositrice alla grande ammucchiata pro-Draghi e di rosicchiare consensi, dice di rifiutare la proposta berlusconiana di “partito unico del centro-destra”. L’ingresso nell’ASPEN INSTITUTE è la prova provata che gioca due parti in commedia.  Presiede infatti l’ASPEN Italia Giulio Tremonti. Ci sono personaggi di centro-destra come Antonio Martino e Roberto Maroni. Affaristi come John Elkann, cerchiobottisti come Paolo Savona…

Ma ci sono anche teste d’uovo del centro-sinistra come Giorgio Napolitano, Paolo Mieli, Giuliano Amato, Gianni Letta e Romano Prodi.

Morale della favola: altro che “Partito unico del centro-destra”. La Meloni è stata formalmente reclutata nel partito unico amerikano di centro-destra-sinistra!




IN GINOCCHIO AI PIEDI DEI PADRONI di Christian W.

Mi ritrovo sulla mia pagina facebook un post di Marco Veronese Passarella, brillante economista marxista, che ha catturato la mia attenzione. Eccolo qua:

«Inginocchiarsi è un gesto sincero, privo di ipocrisia? No, contrario, ma in questo mondo – non in quello che vorrei – io lo farei lo stesso.

Le aggravanti di pena per reati di opinione mi piacciono da morire? No, al contrario, ma in questo mondo – non in quello che vorrei – il DDL Zan lo sostengo (tiepidamente) lo stesso.

La scienza è infallibile e le multinazionali del farmaco perseguono il bene della collettività? No, al contrario, ma in questo mondo – non in quello che vorrei – il vaccino lo faccio lo stesso (senza Instagram e incrociando le dita).

Perché il mondo che vorremmo è quello che ci spinge a cambiare questo, non un alibi per conservarlo così com’è».

Come subito capisce chi segua le vicende di cronaca il post mette assieme tre cose di alto valore simbolico e politico. Anzitutto la decisione dei calciatori della nazionale (in occasione della partita di questa sera con l’Austria), di non compiere il gesto inginocchiarsi contro il razzismo, per la precisione in solidarietà con Black Lives Matter. In secondo luogo la questione del Ddl Zan sull’omotransfobia. Infine la campagna di vaccinazione di massa.

Cosa ci dice Passarella: che si inginocchierebbe, che approva il Ddl Zan, infine che è favorevole alla vaccinazione.

Cosa mi ha colpito? Anzitutto il carattere palesemente contraddittorio del ragionamento. Passarella afferma infatti che il gesto di inginocchiarsi è ipocrita; che le aggravanti di pena per i reati di opinione (previsti dal Ddl Zan) non gli piacciono per niente; che le multinazionali che sfornano vaccini sperimentali non perseguono per niente “il bene della collettività”.

Se ne dovrebbe dedurre, se la logica ha un senso, che Passarella, in base alle sue stesso premesse, dovrebbe concludere con tre No, e invece risponde con tre Sì. Un triplo salto mortale carpiato che finisce in uno schianto a terra. Questo accade a chiunque si ritrovi a violare la logica, in primisi il principio di non-contraddizione; per il quale, se è vera la proposizione A allora è falsa la sua negazione non-A.

Violata la logica Passarella ci spiega il ragionamento con cui giunge a conclusioni opposte alle sue premesse:

«Perché il mondo che vorremmo è quello che ci spinge a cambiare questo, non un alibi per conservarlo così com’è».

Passarella pensa di salvarsi col ricorso ad un machiavelliano “realismo politico” ma la pezza è peggiore del buco.

Il perché è presto detto. Non è forse l’élite mondialista dominante che ci chiede ipocriti atti di fede antirazzisti? Non è forse questa élite neoliberista che usa come un feticcio i diritti delle minoranze LGBTQ(ecc.) per nascondere la distruzione dei diritti sociali? E non è forse la medesima élite che tenta di presentare la (sua) scienza come miracolosa soluzione? E non è forse, la vaccinazione di massa, un infido esperimento planetario di disciplinamento sociale?

Il realismo politico è qui una foglia di fico per giustificare un inaccettabile cerchiobottismo politico.

La sostanza è che il nostro, su tre vicende di alto valore politico e simbolico si ritrova dalla stessa parte della barricata delle classi dominanti.

Passarella (ma come fa a non rendersene conto?) non solo ammazza la logica, ma si costruisce “un alibi per conservare il mondo così com’è”. Non chiama ad atti di ribellione, ma a conformistici inginocchiamenti ai piedi dei padroni e in difesa dell’ordine sociale esistente.




I COMUNISTI, LA SCIENZA, I VACCINI di Mario Merola

Riceviamo a volentieri pubblichiamo questo contributo critico di un militante del Partito Comunista.

Premessa. Questo pezzo o articolo non ha alcuna velleità teorica, né vuole ergersi ad analisi definitiva della situazione concreta ed attuale che il nostro campo sta attraversando. Per nostro campo si intende il campo socialista-comunista ove operano in maniera sparsa e confusa – salvo le dovute eccezioni – tutti quei partiti e movimenti che si proclamano comunisti e che aspirano alla trasformazione della nostra società in chiave socialista.

Dogmatismo e bigottismo: i mali assoluti. 

Due morbi affliggono il nostro campo e sono appunto il dogmatismo e il bigottismo. Si tratta di due elementi o, per meglio dire, due atteggiamenti che chiunque si aspetterebbe di trovare nei fedeli di questa o quella congregazione religiosa e invece con grande sorpresa ritrova nel nostro campo. Il dogma è il marxismo-leninismo; il bigottismo è l’accusa di revisionismo tirata fuori ogni tre per due contro chiunque provi a fare un’analisi che non prevede la recitazione a memoria di qualche passo de “Il Capitale” di Marx o di “Stato e Rivoluzione” di Lenin. L’atteggiamento è chiaro e di facile esemplificazione: la nostra società va letta con le lenti forniteci di nobili Padri del Socialismo; va interpretata secondo le loro linee guida e poi ribaltata seguendo pedissequamente le loro gesta.

Tutto questo, duole ammetterlo, è puro e semplice dogmatismo; uno scimmiottare ridicolo e grottesco di quella che fu una fase straordinaria e grandiosa che vide protagonista la nostra gente, con il famoso Assalto al cielo che mutò l’andamento della storia.

Quell’assalto, però, oggi rappresenta la condanna del nostro stesso campo: centinaia di compagni si ritrovano oggi imbrigliati nei meandri della Teoria che sembra essersi fermata a Stalin o a Mao. Ogni tentativo di evoluzione, ogni speranza di dar linfa vitale ad un campo teoricamente moribondo, vengono soffocati sul nascere perché “la strada è stata già tracciata e noi non possiamo che seguire quanto detto, scritto e fatto dai nostri Grandi e Nobili Padri”.

Sorvolando sul fatto che tali atteggiamenti presentano caratteri di onanismo mentale nella vana ricerca di un orgasmo ideologico, chiunque sano di mente che abbia capito anche soltanto 1/100esimo della teoria di Marx, si renderà subito conto di avere davanti la mortificazione di Marx, del Materialismo storico e del Materialismo dialettico. Infatti, l’insegnamento unico e fisso di Marx è stato quello sulla realtà, sulla natura: tutto è in continuo mutare sulla scia delle contraddizioni che la realtà stessa presenta; la teoria di Marx è dialettica perché dialettica è la risoluzione delle contraddizioni presenti un sistema; è storica perché anche nella storia umana è stata la dialettica ad incarnarne l’evoluzione, con il passaggio – anche violento – da una fase storica ad un’altra esattamente nel momento in cui le contraddizioni fra gli elementi pre-esistenti e i nuovi elementi in arrivo diventano insanabili, portando alla frattura prima ed alla rottura poi con il conseguente superamento di una situazione esistente e l’instaurarsi di una nuova situazione dominata da nuovi elementi subentrati dialetticamente.

Marx, ma anche Lenin o Stalin, ci hanno fornito la chiave di lettura; ci hanno insegnato quali sono le debolezze – o le contraddizioni, per non offendere i puristi – del sistema in cui viviamo e che vogliamo abbattere a tutti i costi. Ma fissare la teoria, cristallizzarla su chi ha vissuto uno o due secoli fa, comporta automaticamente la rinuncia di tutti gli obiettivi politici e rivoluzionari. Il compito del nostro campo è produrre una nuova teoria che abbia le più ampie possibilità di riuscita quando sarà il momento di riprodurla nella prassi, pur consapevoli che la prassi mai coincide ed aderisce perfettamente alla teoria (cosa che i Nostri Padri sapevano benissimo).

Questa semplici parole, queste idee così cristalline e chiare se proferite innanzi ad un uditorio sbagliato, affetto da cretinismo e dedito all’ortodossia dogmatica, comporterebbero le reazioni più scomposte dotate di due sole punte: “questo è revisionismo!” e “questo è opportunismo!”. Si tratta di reazioni ed accuse tipiche di chi professa un credo religioso e in quanto tale andrebbe epurato da ogni partito o movimento del nostro campo.

Totem e Tabù: la morte del materialismo dialettico e storico. 

Il risultato naturale degli atteggiamenti dogmatici e bigotti è il sorgere di Totem e Tabù fra i compagni più intransigenti e ortodossi.

Con riguardo a questo, gli esempi sono molteplici e questa abbondanza ci consente di inquadrare meglio gli atteggiamenti dei dogmatici.

E per evitare di dilungarmi troppo, annoiando i lettori, mi concentrerò sull’atteggiamento dei militanti del “nostro campo” hanno avuto nei confronti della Pandemia da Sars-COv2 e nella gestione della stessa pandemia.

In particolare, sin da subito, il coro dei comunisti è stato sempre “CHIUDETE TUTTO! GARANTITE TUTTI!” , sulla scia emotiva ed ideologica di quanto visto in Cina, dove il governo ha chiuso ed isolato un’intera regione per fermare la diffusione del virus. Per tutto il 2020 i comunisti hanno appoggiato e per certi versi sostenuto le politiche di chiusure stabilite dal Governo Conte nel Marzo 2020. L’appoggio a tali decisioni governative fece storcere subito il naso ai compagni e alle compagne più attenti e anche – bisogna ammetterlo in maniera cristallina – più radicali. Si è tentato allora una virata, che si è condensata tutta attorno alla mancata chiusura delle grandi fabbriche ritenute di importanza strategica anche in pandemia: in effetti le fabbriche che producono gli F-35 (caccia da guerra) non erano siti industriali di importanza fondamentale , tuttavia rimanevano funzionanti e produttive sottoponendo al rischio del contagio gli operai che vi lavoravano.

Tenuto conto di questo, il campo dei comunisti è stato totalmente in silenzio rispetto a questioni ancor più importanti: nulla si è detto contro il protocollo di trattamento sanitario imposto dal Ministero della Salute passato alle cronache come “Tachipirina e vigile attesa” che ha aggravato il carico ospedaliero; nulla è stato detto a sostegno di un’altra terapia, diversa e efficace se applicata entro 48 ore dalla manifestazione dei primi sintomi, provata da migliaia di medici di famiglia e che ha salvato migliaia di vite. Il silenzio è calato anche sulle minacce di radiazioni dall’Albo dei medici arrivato dal Ministero della Salute contro questi medici che si sono rifiutati di eseguire il protocollo “ufficiale” e hanno preferito fare il proprio lavoro; nulla, i comunisti hanno taciuto anche qui. E che dire delle nuove chiusure dell’autunno del 2020? E l’evanescenza sulla violazione delle garanzie costituzionali a suon di dpcm e “stato d’emergenza”?

Ma la cosa che più scandalizza – a mio parere – è il pedissequo accodarsi alla strategia vaccinale. I comunisti hanno commesso due errori – per me gravissimi – accettando la vaccinazione di massa. Il primo errore sta appunto nel aver accolto con soddisfazione l’inizio della campagna vaccinale, nel nome di una supposta fede nella scienza che non è comprensibile nel contesto socio-economico in cui viviamo (e spiegherò subito il perchè); il secondo errore consiste nel non aver neppure cominciato un dibattito, né all’interno dei vari partiti, né tra i vari partiti.

La posizione comunista italiana – ed anche europea, visto la richiesta di abolizione del brevetto sui vaccini chiesto a gran voce dal KKE – è inaccettabile. Come si fa a non ricordarsi dell’insegnamento di Marx su Struttura e Sovrastruttura?

La fiducia nella scienza è comprensibile in un contesto socio-economico dove la dittatura del proletariato guida la società; ma nell’attuale modello di sistema no, non è possibile. Questo non vuol dire negare il progresso scientifico, ma affermare ancora con più forza la validità del materialismo dialettico e del materialismo storico. Se la Struttura è rappresentata dall’economia e la sovrastruttura , influenzata e determinata dalla prima, è composta dalla politica, dalla forma di stato, dalla cultura e dalla scienza, perché la scienza dovrebbe sfuggire a questo schema? Perché la classe dominante – dedita alla ricerca del maggior profitto – dovrebbe determinare ogni aspetto delle sovrastruttura tranne la scienza? La situazione attuale appare chiarissima se letta con le lenti giuste, le lenti che solo Marx ci ha fornito. Il perché i comunisti abbiano gettato via tali lenti per accettare la gestione pandemica prima e la campagna vaccinale dopo ( con vaccini non testati né sicuri ) mettendo a rischio la vita di milioni di italiani, rimarrà un mistero per me. Mi auguro però che la storia un giorno possa assolverci.

Fonte: La Prima Linea




SOCIETÀ LIQUIDA, IDENTITÀ FLUIDA  di Moreno Pasquinelli

La richiesta del Vaticano di modificare il disegno di legge del piddino Zan sulla cosiddetta “omotransfobia” si presta a molteplici considerazioni.

Il cuore della questione, inutile nasconderselo, è Politico, e in quanto Politico, etico e filosofico. L’oggetto del contendere è il soggetto per eccellenza: qui si parla dell’identità dell’Essere umano, in altre parole cosa questo Essere sia.

Così ci paiono secondari, sia gli aspetti concernenti larevisione del Concordato (sottoscritta nel 1984 tra Stato Italiano e Stato pontificio), sia l’aspetto maldestro della legge Zan — quello per cui, dietro alla foglia di fico della “protezione dell’identità di genere”, si vorrebbe introdurre nell’ordinamento sanzioni penali per chi compia “atti di discriminazione fondati su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità”. Non che non sia rilevante l’aspetto giurisprudenziale, è che questo cela, ci perdoni Thomas Khun, un vero e proprio cambiamento di paradigma.

La legge Zan, all’art.1 recita infatti che l’orientamento sessuale, non quindi il sesso biologico, decide — e ciò indipendentemente dal cosiddetto “percorso di transizione”, eufemismo che sta per cambiamento di sesso — l’appartenenza di genere; dove “orientamento” sta appunto per soggettiva percezione della propria identità di genere.

Dal momento che la propria preferenza sessuale viene considerata la cifra principale dell’identità, viene con ciò spazzato via ogni criterio oggettivo per stabilire cosa siano il genere e l’appartenenza ad esso. Sotto le mentite spoglie di un umanesimo libertario, abbiamo che il soggettivismo che ha contraddistinto l’avvento della modernità è qui spinto oltre ogni limite. Il libertinismo del XVII secolo impallidisce, siamo all’apoteosi dell’individualismo liberale, siamo alla conversione dell’Homo sapiens nell’Homo neoliberisticus.

Per rendersi conto di cosa si nasconda dietro a questo cambiamento di paradigma si tenga conto di quali e quanto pittoreschi siano i “generi sessuali” secondo le agguerrite minoranze che compongono il movimento LGBTIQ+ (!@#&%!). [1]

C’è da chiedersi (caso da manuale della Finestra di Overton) come si sia giunti a questo punto, attraverso quali progressivi passaggi l’inconcepibile è diventato accettabile, quindi ragionevole, infine politicamente prescrittivo.

La domanda ci porta dritti al pensiero postmodernista, (da J.F. Lyotard a G.Vattimo) che per almeno un cinquantennio è stato egemone in Occidente. Oggi questa egemonia traballa —il vuoto lasciato dalla demolizione delle “grandi narrazioni” sta lasciando il posto alla ultra-narrazione della scienza come nuova e salvifica Provvidenza — ma non saremmo a questo punto di follia se il pensiero postmoderno non avesse demolito quelle che esso bollò come “pretese della ragione”; se non avesse tessuto l’elogio di un “pensiero senza fondamenti”; se non avesse fatto l’apologia del nuovo e della fine della storia; se non avesse presentato il fatto della morte di ogni verità assoluta come annuncio di una nuova era liberatrice (alla fine della fiera neoliberista).

Qualcuno ha tirato in ballo il sociologo polacco Zygmunt Bauman. A torto diciamo noi. Bauman ha sì colto la decomposizione della società capitalistica; ha certo segnalato quanto vacillante e fluido sia il sistema sociale globalizzato nascente, quanto esso dissolvesse confini e riferimenti sociali e ideali certi. Ma Bauman non ha mai compiuto l’apologia di questo caos schizoide. Al contrario!  Proprio in riferimento a quanto stiamo discutendo il suo monito risulta calzante quant’altri mai:

«In questo mondo nuovo si chiede agli uomini di cercare soluzioni private a problemi di origine sociale, anziché soluzioni di origine sociale a problemi privati».

Non c’è dubbio che la vicenda di cui trattiamo sia una spia, un sintomo, un segno dei tempi. Segno di una vera e propria crisi di civiltà, spia che l’Occidente, ove non trovasse le risorse per invertire la rotta, sta oltrepassando un punto di non ritorno. Non siamo solo oltre il Novecento, alle prese col cadavere della rivoluzione comunista, la stessa Chiesa sa bene che siamo entrati da un pezzo in una società post-cristiana, per non dire anti-cristiana. En passant: qui non ci sono Viganò che tengano: ora è chiaro che il movimento comunista e l’Unione sovietica erano il solo katechon, la potenza che tratteneva l’avvento del capitalismo totale (e che per ciò stesso va oltre se stesso), ovvero ciò che un certo cattolicesimo intransigente e reazionario chiama l’Anticristo. Avendo la Chiesa dato un contributo fondamentale alla distruzione di quella potenza, non si lamentino, i cattolici intransigenti, se oggi scoprono che l’Anticristo era proprio il mostro con cui, per più di un secolo, fecero sodalizio.

Siamo ad un passaggio epocale che mentre fa strame di tutto ciò che è tradizione lascia il futuro in balia della più inquietante incertezza; ciò che spiega quello che abbiamo chiamato punto di follia, l’abissale smarrimento esistenziale, un disagio che coinvolge tutte le sfere dell’umano vivere: spirituale, materiale, culturale, psicologica, affettiva, emozionale. Un passaggio di cui la vicenda gender è icastica metafora. Il capitalismo prese in consegna l’uomo mortificato, segnato dal senso di colpa e plasmato da secoli di alienazione religiosa, prigioniero del dualismo irriducibile tra l’al di qua e l’al di là, tra il mondo storico e il soprannaturale. Quell’uomo era tuttavia pur sempre un aristotelico animale politico, un essere sociale dotato, a differenza degli altri animali, di un’essenza dinamica, aperta a diversi e plurimi sviluppi ed esiti.

Il tardo-capitalismo ci consegna un animale impolitico il quale, abbandonata ogni illusione nell’al di là, è tutto schiacciato sul presente, preso a dissetarsi con l’acqua salata cioè la rincorsa compulsiva dell’esaudimento dei più strampalati desideri. L’immanentismo, altra cifra della modernità, sembra vincere su tutta la linea, inverandosi nella sua forma più triviale.

Alla società liquida corrisponde così l’identità fluida: non più soltanto la facoltà di scegliersi, nel caravanserraglio dei generi, quello preferito (beninteso sessualmente determinato); non solo il pluralismo identitario; qui si va ben oltre; si giunge all’esaltazione, ci perdoni W. Heisenberg, dell’indeterminismo identitario, della metamorfosi perenne, del transito da una figura all’altra. Una trotskysta rivoluzione permanente, non della struttura sociale ma del proprio se. Ogni idea di stabilità dell’Essere annientata, ogni certezza esistenziale evaporata.

Sosteneva Marx che ciò che distingue l’uomo dagli altri animali — posto che essi non possono che ubbidire al loro imprinting biologico — è la sua essenza aperta e dinamica, aperta e dinamica poiché esso, non ha solo una natura biologica ma anche storico-sociale, ed era questa sua seconda pelle che giustifica l’apertura a nuovi orizzonti di possibilità, all’oltrepassamento del regno della necessità verso quello della libertà, di cui l’emancipazione universale, la liberazione dalle catene di una società fondata sul lavoro coatto. [2]

Ricaviamo, da quanto affermato da Marx, che l’essenza dell’Essere umano consiste in effetti una doppia natura, la prima biologica e la seconda storico-sociale. A differenza della teologia cattolica, tuttavia, non c’è tra esse ὁμοούσιος, non c’è identità consustanziale, quanto invece una tensione dialettica, oppositiva. Ci si dirà che stiamo riproponendo la teoria cartesiana delle due sostanze, res cogitans e res estensa, rispondiamo: sì a patto di liberarci dal dualismo radicale di Cartesio e di individuare non solo la correlazione stringente tra le due nature, ma di ammettere la loro storicità.

Noi non escludiamo affatto che l’uomo possa, come del resto sempre accaduto, modificare e migliorare il suo stesso aspetto biologico. Il fatto è che l’idea che si va facendo strada è una vera e propria inversione, un fatale capovolgimento dei fattori. Per parafrasare Bauman si insegue la chimera di una soluzione individualistica a problemi di natura eminentemente sociale. Se, come pensiamo, l’origine dell’irrequietezza e del disagio esistenziali hanno a che fare con l’alienazione e l’estraniazione che il tardo-capitalismo ha portato al loro massimo grado, non c’è soluzione che tenga se non quella di rivoluzionare i rapporti sociali.

Accade invece, con le nuove teorie gender, che non si pone in discussione il sistema sociale vigente, anzi, si considera che proprio grazie ad esso ed al posto preminente affidato alla tecno-scienza, sia possibile avventurarsi nel territorio incognito della mutazione di genere e biologica. Un surrogato, nulla di più, ma un surrogato devastante. Il passo dal fluid gender alla distopia cyborg, all’ibridazione uomo- macchina, è evidentemente breve. Siamo così all’ideologia transumanista abbracciata da buona parte dell’élite mondialista: per l’élite la distruzione creativa sul piano economico è anticamera di una distruzione ben più profonda, antropologica. Dalla concezione dell’essenza aperta e dinamica dell’Essere umano siamo giunti all’ideae della sua manipolazione come liberazione, come diritto che debba essere giuridicamente sancito.

Dio ce ne scampi.

NOTE

[1] «LGBTIQ+: Acronimo che indica lesbiche, gay, bisessuali, trans, intersessuali, queer. Il “+” ha un doppio significato: è un simbolo inclusivo che indica tutti gli orientamenti sessuali e identità di genere non etero e rappresenta inoltre l’inclusività delle persone sieropositive (HIV+).

Lesbica: una donna emotivamente e/o sessualmente attratta da altre donne.

Gay: un uomo emotivamente e/o sessualmente attratto da altri uomini.

Bisessuale: una persona sessualmente e/o sentimentalmente attratta da più di un solo genere.

Transgender: aggettivo spesso usato come sinonimo di trans*. In alternativa, è anche usato come identità in sé. A volte gli individui che vivono in un ruolo di genere diverso da quello assegnato alla nascita senza impegnarsi in alcun tipo di transizione medica si identificano come transgender. È un termine “politico”, cioè autoassegnato, in contrapposizione al termine “transessuale” che ha un’origine medica psichiatrica.

Intersex o intersessuale: una persona con caratteristiche (ormonali, morfologiche o genetiche) che non corrispondono (del tutto) alla descrizione medica di sesso maschile o femminile. Potrebbe sentirsi come un uomo o una donna o come una persona non binaria.

Queer: storicamente era un termine gergale dispregiativo usato per identificare le persone LGBTIQ+, è un termine che è stato abbracciato e rivendicato dalla comunità LGBTIQ+ come un simbolo di orgoglio, in rappresentanza di tutti gli individui che stanno fuori dalle “norme” su genere e sessualità; è un termine che rigetta completamente identità e definizioni.

Altri termini utilizzati sono:

Agender: una persona che non ha un allineamento personale né con il concetto di “uomo” né di “donna”, e quindi non si definisce in termine di genere (a volte chiamato anche di genere neutro o senza genere).

Androgino: un’espressione di genere che ha elementi sia di mascolinità che di femminilità.

Aromantic*: persona che non prova attrazione sentimentale verso altre persone.

Asessuale: una persona che generalmente non è sessualmente attratta da altre persone o sceglie di non svolgere attività sessuali.

Alleato/a: Una persona che non è LGBTIQ+ ma mostra supporto per le persone LGBTIQ+ e promuove l’uguaglianza in vari modi.

Bear: termine inglese che significa letteralmente “orso”. Nella cultura gay si utilizza per indicare uomini gay o bisessuali generalmente dalla corporatura robusta, spesso pelosi, caratterizzati da una espressione di genere mascolina.

Bifobia: la paura, la rabbia irragionevole, l’intolleranza e/o l’odio verso la bisessualità e le persone bisessuali.

Binario/Non-Binario: si riferisce al presupposto che esistono solo due generi: uomo e donna. Una persona non binaria è una persona che non si identifica come un uomo o una donna. Si potrebbe sentire come una persona non allineata con nessuno dei poli uomo/donna, che presenta sia elementi codificati come maschili, sia elementi codificati come femminili; potrebbe riconoscersi in un punto intermedio dello spettro di genere oppure sentirsi come estranea a questa definizione.

Cisgender: termine usato per descrivere una persona la cui identità di genere si allinea con quella tipicamente associata al sesso assegnato alla sua nascita.

Coming-out: dall’espressione inglese “coming out of the closet”, letteralmente “uscire dall’armadio”, significa dichiararsi, uscire allo scoperto. Indica il processo di riconoscimento, accettazione e rivelazione della propria identità come persona lesbica, gay, bisessuale, trans, intersessuale o altri orientamenti sessuali e identità di genere e della condivisione con altre persone.

Demisessuale: una persona che ha un’attrazione sessuale solo se è presente un’attrazione romantica o comunque un forte legame emotivo.

Eterosessuale: una persona che è sentimentalmente e sessualmente attratta da persone del genere percepito “opposto”.

GPA/ Gestazione per altri: è una tecnica di procreazione assistita dove una donna (gestante per altri), provvede alla gestazione per conto di una o più persone, il futuro genitore o genitori del nascituro. La fecondazione può essere effettuata sia con spermatozoo e ovuli della coppia sia attraverso donatrici e donatori attraverso il concepimento in vitro.

MtF/FtM: MtF : Transizione dal maschile al femminile. FtM : Transizione dal femminile al maschile

Omofobia: la paura o l’odio dell’omosessualità. In un senso più ampio il mostrare disapprovazione per le persone o per le relazioni LGBT * IQ (ad esempio qualcuno/a che si sente a disagio ad
accettare che qualcuno sia gay, lesbica, bisessuale o transgender).

Pansessuale: una persona che è sessualmente e/o sentimentalmente attratta da persone indipendentemente dal loro genere.

Polisessuale: una persona che è sessualmente e/o sentimentalmente attratta da diversi generi ma non tutti..

Riassegnazione di genere: procedure. Le procedure mediche che cambiano il corpo di una persona per meglio abbinarlo al loro genere (terapia ormonale, interventi chirurgici di cambiamento di sesso).

Sesso: si riferisce alle caratteristiche genetiche, biologiche e ormonali (organi riproduttivi, ormoni e cromosomi), solitamente descritte come “maschio” e “femmina”.

Surrogazione di maternità: vedi GPA

Transfobia: discriminazione o pregiudizio verso le persone trans basata sul semplice fatto di essere trans o legata all’espressione dell’identità di genere.

Transessuale: una persona che sperimenta una mancata corrispondenza tra il sesso con cui è nata e il genere nel quale si identifica. Alcune persone transessuali (ma non tutte) si sottopongono a trattamenti medici per abbinare il loro sesso fisico alla loro identità di genere.

Uomo Trans/Donna Trans: l’uomo trans ha fatto una transizione dal femminile al maschile e si identifica col pronome maschile (il trans); la donna trans ha fatto una transizione dal maschile al femminile e si identifica col pronome femminile (la trans)».

[2] «E infine la divisione del lavoro offre anche il primo esempio del fatto che fin tanto che gli uomini si trovano nella società naturale, fin tanto che esiste, quindi, la scissione fra interesse particolare e interesse comune, fin tanto che l’attività, quindi, è divisa non volontariamente ma naturalmente, l’azione propria dell’uomo diventa una potenza a lui estranea, che lo sovrasta, che lo soggioga, invece di essere da lui dominata. Cioè appena il lavoro comincia ad essere diviso ciascuno ha una sfera di attività determinata ed esclusiva che gli viene imposta e dalla quale non può sfuggire: è cacciatore, pescatore, o pastore, o critico, e tale deve restare se non vuol perdere i mezzi per vivere; laddove nella società comunista, in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile di fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, cosí come mi vien voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico».

  1. Marx F. Engels, L’ideologia tedesca



ELEZIONI POLITICHE: LA PROPOSTA DI LIBERIAMO L’ITALIA

Pubblichiamo di seguito la risoluzione approvata dalla Direzione Nazionale di Liberiamo l’Italia il 18 giugno 2021

*   *   *

Al massimo agli inizi del 2023, ma forse già nella primavera del 2022, verrà eletto il nuovo parlamento. Le elezioni anticipate non sono certo da escludere, ma anche se si dovesse arrivare alla fine naturale della legislatura, questo importante passaggio della vita nazionale è comunque vicino.

Dopo la sconfitta del 2018, il blocco sistemico si è riorganizzato con successo. Le due forze (M5s e Lega) che avevano raccolto nelle urne la potente spinta al cambiamento presente nel Paese, sono oggi pienamente integrate e normalizzate. Il governo Draghi è la consacrazione pratica e simbolica del compimento di questo processo.

Draghi non è solo il garante delle banche e della grande finanza. Grazie alla politica emergenzialista, furbescamente alimentata dalla narrazione a reti unificate sul Covid, egli è anche l’uomo del Grande Reset, colui che vuol fare dell’Italia uno dei principali campi di applicazione di questo progetto autoritario ed antisociale. Va in questa direzione il tanto decantato Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), figlio naturale del cosiddetto Next Generation EU, il cui scopo principale è quello di incatenare definitivamente l’Italia ai vincoli imposti dall’Unione europea.

Certo, nel momento elettorale, la grande ammucchiata che sostiene l’attuale governo tornerà a presentarsi nei due poli intercambiabili che lo costituiscono, ma sempre meno italiani saranno disponibili a farsi ingannare da questa sceneggiata di un teatrino della politica che è la negazione stessa della democrazia.

Se il sistema si è stretto intorno a Draghi, cosa intendono fare le forze che si oppongono alla sua politica, quelle che hanno animato le piazze negli ultimi mesi? In questo periodo è stato giusto dedicare ogni energia alla mobilitazione contro la nuova forma di dittatura che avanza. E sarà giusto continuare a farlo con ogni mezzo anche in futuro. Ma cosa fare affinché questa lotta acquisti visibilità e rappresentanza politica? E’ per rispondere a questa domanda che lanciamo per tempo una proposta unitaria in vista delle prossime elezioni generali.

La proposta di Lit

In breve, la nostra proposta è quella dell’unità di tutte le forze del sovranismo costituzionale insieme a quelle che si stanno battendo contro l’emergenzialismo e per la difesa delle libertà individuali e collettive. La proposta è dunque quella dell’unità dell’unica vera opposizione esistente oggi in Italia. Unica perché alternativa ad entrambi i poli (di “centrodestra” e di “centrosinistra”) in cui si struttura il regime. Unica perché contesta alla radice la narrazione che ci porta al Grande Reset. Unica perché fondata sui principi costituzionali e l’alternativa al neoliberismo. Ma unica, anche perché è la sola che ha chiamato concretamente alla lotta ed al risveglio popolare.

Se il sistema (che include anche la finta opposizione di comodo di FdI) è unito attorno a Draghi, perché noi che ci opponiamo non dovremmo lavorare per unirci? Questa necessità è talmente evidente da risultare perfino ovvia. Ma se l’esigenza dell’unità è sempre più sentita, non per questo mancheranno ostacoli affinché essa si traduca nell’unica proposta efficace, quella di una lista unitaria del patriottismo costituzionale.

Il rischio è che non si capisca a fondo l’importanza del passaggio elettorale, oppure che lo si comprenda troppo tardi. Quel passaggio sarà invece un momento topico della definitiva trasformazione, in senso tecnocratico ed antidemocratico, dell’intero sistema politico. Possiamo permetterci di non essere presenti su quel fronte di battaglia?

Noi pensiamo di no, ed è proprio per questo che lanciamo la presente proposta. Essa ha il fine di aprire il confronto e di arrivare insieme alla risposta che serve. Sbaglia chi dice che le elezioni non ci interessano, sbaglierebbe ancor di più chi pensasse soltanto a piantare la propria bandierina. Nessuno, da solo, è in grado di offrire una prospettiva sufficientemente credibile. Dobbiamo invece unirci, affinché la quantità diventi qualità ed un’alternativa inizi a farsi strada.

C’è bisogno infatti di un Terzo polo contrapposto agli altri due, di una lista di rottura sia per i suoi contenuti programmatici che per la capacità di dare gambe al processo di liberazione che ci attende.

Il programma: pochi punti ma chiari

Cacciare i tecnocrati dal potere, uscire dalla gabbia europea, riconquistare la sovranità nazionale e popolare (a partire da quella monetaria), lottare per i diritti dei lavoratori (dipendenti ed autonomi), per la piena occupazione e la fine del precariato; applicare la Costituzione del 1948, porre fine all’emergenzialismo, ripristinare tutte le libertà personali e collettive che ci sono state tolte con la scusa del Covid.

Chi è d’accordo con questi punti programmatici, chi li vuole sostenere con le migliori probabilità di successo, non può che unirsi in un’unica lista. Quando sarà il momento non serviranno presentazioni di mera testimonianza: ci vorrà invece una lista unitaria in grado di superare la soglia, per rappresentare anche in parlamento l’opposizione di questo ultimo anno.

Come arrivare all’unità?

La nostra proposta, che invieremo formalmente a tutti i soggetti potenzialmente interessati, ha intanto lo scopo di gettare il sasso nello stagno, aprendo da subito una discussione in grado di coinvolgere parecchie migliaia di attivisti. In questo modo ognuno avrà la possibilità di valutarla e discuterla per tempo.

Nei mesi di luglio ed agosto ci mettiamo a disposizione per svolgere tutti gli incontri che si renderanno necessari. Poi, una volta definito il quadro delle realtà disponibili, sarà possibile fare il passo successivo, quello di un’assemblea nazionale promossa dall’insieme di queste forze per dare una forma compiuta al progetto.

Fin dalla sua costituzione Liberiamo l’Italia ha nel proprio dna l’obiettivo dell’unità. Con questa proposta pensiamo di aver assolto ad un nostro dovere e ad una nostra convinzione politica. Ma quella dell’unità non è certo un’esigenza solo nostra.

Che tutti si facciano avanti e dicano la loro. Anche le critiche saranno ben accette. In questo breve testo mancano ancora molte cose, ma c’è a nostro avviso l’essenziale. Il resto lo costruiremo insieme.

Liberiamo l’Italia

18 giugno 2021

Fonte: Liberiamo l’Italia




PER LA FEDERAZIONE DELLE FORZE PATRIOTTICHE E DEMOCRATICHE

Pubblichiamo di seguito la risoluzione approvata dalla Direzione Nazionale di Liberiamo l’Italia il 18 giugno 2021

“Nulla sarà come prima”. Questo il mantra che le élite dominanti cercano di inculcare nella testa dei cittadini affinché accettino come ineluttabile il futuro infernale che hanno progettato e che chiamano, senza peli sulla lingua, “Grande Reset”. Per giustificare questo rivolgimento avevano bisogno di scatenare un evento catastrofico a scala planetaria. E infatti è esplosa la pandemia Sars-coV-2. Ma cos’è il “Grande Reset”? Un neoliberismo 2.0 che punta all’abbattimento degli ultimi ostacoli che si frappongono al totale predominio del grande capitalismo transnazionale. Ostacoli sono quindi le istituzioni democratiche; gli stati nazionali; i popoli con le loro identità e tradizioni culturali; i movimenti di resistenza basati sui valori dell’eguaglianza e della libertà.

Al contrario del suo precursore questo neoliberismo 2.0 non fa leva sulla destra conservatrice e/o reazionaria. Esso si ammanta di un progressismo fanatico; dichiara di voler realizzare le promesse incompiute della modernità; il culto delle facoltà salvifiche della tecno-scienza è la sua cifra; l’individualismo congenito della tradizione liberale è spinto, nella prospettiva dell’ibridazione uomo-macchina, al distopico approdo del superuomo.

L’estrema pericolosità di questo disegno, le peculiarità di questo nuovo nemico, impongono alle forze della nuova Resistenza non solo un cambio di passo ma un salto politico di paradigma. Ciò che fino a ieri era considerato impensabile e contro natura, diventa oggi non solo plausibile ma inderogabile. In ogni Paese esistono oggi agguerrite minoranze che sono tuttavia divise e disperse anche perché hanno la testa rivolta al passato. Lo sguardo va invece rivolto all’oggi e al futuro. Occorre unire queste forze, pena l’abisso. Da tempo sosteniamo che occorre seguire l’esempio del CLN, con il cui fondamentale contributo nacque la Repubblica. Solo un fronte nazional-popolare di massa potrà fermare il mostro che si erge innanzi a noi.

Proprio in risposta allo Stato d’emergenza sanitario (grimaldello per attuare la “distruzione creativa” e asservire il popolo e la nazione) e nonostante le difficili condizioni, la spinta all’unità si è fatta strada. Non c’è nessuno che non consideri necessaria la confluenza dei tanti rivoli per alimentare un unico fiume. Ogni tentativo che va nella direzione di fare fronte, di incamerare questa energia evitando che si disperda, va sostenuto — in particolare va appoggiato il Fronte del Dissenso.

Non basta. Occorre un centro strategico di aggregazione. Come dobbiamo unire i movimenti di protesta, le soggettività politiche del patriottismo democratico debbono dare il buon esempio dando vita ad una federazione comune. Non è ammissibile che malgrado esistano punti sostanziali di convergenza programmatica queste organizzazioni e/o associazioni marcino in ordine sparso. Il momento per questa federazione è ora. Ora che con il governo Draghi si punta alla definitiva sudditanza dell’Italia alla Unione europea; ora che si prepara il terreno del “Grande Reset”, combinato disposto di stato d’emergenza e austerità permanenti; ora che l’élite vuole ripristinare un regime bipolare di ferro con tanto di regime presidenziale; ora che siamo alle porte non solo di duri conflitti sociali ma di elezioni politiche con cui i dominanti vogliono sancire il definitivo cambio di sistema.

Coloro che accettano l’idea della federazione comune si mettano attorno ad un tavolo, ne definiscano la piattaforma, indichino un metodo condiviso di procedere. Non nascondiamo infine, anzi ribadiamo, il nostro augurio, quello per cui la federazione possa diventare il luogo dove si realizzi un vero proprio processo costituente per dare vita all’unico partito che non c’è, la casa comune di tutti i patrioti che combattono per un’Italia democratica e sovrana.

Liberiamo l’Italia

18 giugno 2021

Fonte: Liberiamo l’Italia

 




PER IL FRONTE DEL LAVORO E DELLA LIBERTA’

Pubblichiamo qui di seguito la risoluzione approvata dalla Direzione Nazionale di Liberiamo l’Italia il 18 giugno 2021

Via il governo dei licenziamenti e del Grande Reset

E’ tutto un gran parlare di ripresa, ma il primo obiettivo di governo e padroni è licenziare. Licenziare quanto prima quanti più lavoratori possibile. Questo chiede da un anno Confindustria, questo ha deciso il governo Draghi con il decreto “Sostegni bis”. Che lo sblocco dei licenziamenti sia operativo dal 1° luglio come prevede il decreto, o che venga diluito per alcuni settori nell’arco di qualche mese (massimo fino al 31 ottobre), non cambia granché le cose. L’obiettivo è chiaro: licenziare adesso i lavoratori con contratti a tempo indeterminato, per sostituirli con nuovi dipendenti assunti con contratti a termine quando i livelli produttivi torneranno a crescere.

Questo disegno è stato prontamente appoggiato dalla Commissione europea, che ha definito lo stop ai licenziamenti addirittura “pericoloso” e “discriminatorio”. Per la cupola bruxellese c’è infatti un unico modo per rendere uguali i lavoratori: farli diventare tutti precari e ricattabili h24, 365 giorni all’anno. Ecco a cosa è servito il Covid. Tutto questo non deve stupire. L’Unione europea è uno dei massimi templi del neoliberismo, il cane da guardia degli interessi della classe dominante, il luogo prescelto per l’applicazione del Grande Reset. E come sempre l’Italia ha da essere uno dei luoghi privilegiati dell’applicazione delle politiche europee, come dimostrato dai vincoli draconiani che Draghi ha accettato con il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

In questi giorni l’attacco ai lavoratori è sfociato perfino in diversi episodi di violenza squadristica, segno di un clima generale che si va facendo sempre più cupo.

Mentre la ripresa attuale altro non è che uno scontato rimbalzo rispetto al tracollo economico dovuto al lockdown della primavera 2020, mentre la disoccupazione reale (includente cioè anche i cassaintegrati ed i cosiddetti “scoraggiati”) è ora al 25%, la prima preoccupazione del governo è quella di colpire i lavoratori per spingere verso una nuova generalizzata riduzione del salario reale. Questa politica è quella chiesta dai grandi gruppi economici e dalle multinazionali, ed in particolare dai settori maggiormente legati alle esportazioni. Per le piccole aziende, per coloro che lavorano prevalentemente per il mercato interno, l’inevitabile contrazione dei consumi causata da queste scelte sarà invece un’ulteriore mazzata. Una mazzata che per tanti lavoratori autonomi e partite Iva andrà a sommarsi ai danni disastrosi già subiti a causa delle politiche di confinamento ed a quelli che verranno dalla prossima controriforma della giustizia.

Ma la politica economica del governo è strettamente connessa ad altri due aspetti. Il primo è l’accresciuta sudditanza agli USA proprio nel momento in cui, con Biden, viene riproposta una politica aggressiva e guerrafondaia. Il secondo è il pervicace attacco alle libertà individuali e collettive tutelate dalla Costituzione.

Come evidenziato nel recente vertice della Nato, Draghi non è semplicemente il garante dell’alta finanza, delle banche e dell’Ue. Egli è anche l’uomo del pieno asservimento agli USA, un presidente del consiglio che ripete a pappagallo tutta la propaganda antirussa ed anticinese che minaccia seriamente la pace come non avveniva da oltre trent’anni.

Altrettanto evidente è la sua scelta di proseguire sine die con la politica emergenzialista. D’altra parte tutto si tiene: se tanti lavoratori devono diventare schiavi, i cittadini devono essere trasformati in sudditi. Ecco allora la nuova proroga dello stato d’emergenza fino al 31 dicembre. Ed ecco infine l’imminente estensione del “certificato verde” a nuovi campi e nuove attività. Un modo per rendere di fatto obbligatorio il vaccino senza neppure assumersi le responsabilità di un eventuale obbligo legale. Quanto sia profonda questa spinta autoritaria è confermato dalla caccia agli over 60 non vaccinati dichiarata dal generale Figliuolo.

Chi ancora si chiede cosa sia il Grande Reset, pensando magari che si tratti di un’invenzione di qualche complottista, ha nelle scelte concrete del governo Draghi tanta materia su cui riflettere.

Contro questo governo, Liberiamo l’Italia chiama alla lotta ed alla mobilitazione.

  • No allo sblocco dei licenziamenti
  • No alla gabbia europea ed ai suoi cani da guardia
  • No al “certificato verde” ed all’obbligo vaccinale, per la fine immediata dello stato d’emergenza

Contro il governo dei licenziamenti e del Grande Reset, costruiamo il fronte del Lavoro e della Libertà.

Liberiamo l’Italia

18 giugno 2021

Fonte: Liberiamo l’Italia




LIBERTÀ SENZA SE E SENZA “PASS”! di Fronte del Dissenso

Sabato 26 giugno giornata di mobilitazione contro l’obbligo vaccinale e il “green pass”

Giorno dopo giorno prende corpo il disegno eversivo del governo Draghi: la “distruzione creativa” (dogma liberista degli strateghi del Grande Reset) non è solo economica ma anche politica. L’obiettivo economico di sterminare i pesci piccoli a vantaggio di quelli grossi (impedendo allo Stato di tutelare i deboli contro i forti) prevede la demolizione dell’ordinamento costituzionale e dei diritti sociali e delle libertà conquistati dal popolo, implica cancellare ogni vera opposizione affinché i cittadini accettino di essere degradati a sudditi ed i lavoratori posti in regime di schiavitù.

Dopo l’approvazione dell’infame DL 44, che impone l’obbligo vaccinale per tutti i lavoratori della sanità, siamo ora al passaggio successivo: obbligo vaccinale per chiunque, compresi ragazzi e bambini . Ancora una volta, al grido “ce lo chiede l’Europa!”,  si vuole adottare il cosiddetto “certificato verde” (“green pass”), l’anticamera del “passaporto sanitario” che attesterà l’avvenuta vaccinazione per cui, chi non accettasse di farsi vaccinare, verrebbe privato di vitali diritti, da quello alla libera circolazione allo stesso diritto al lavoro e, forse, come già accaduto con la Legge Lorenzin, all’istruzione obbligatoria.

Infatti il governo sta architettando un nuovo Decreto per cui lo “Stato d’emergenza” verrà nuovamente prorogato e il “green pass” sarà forse necessario per accedere agli uffici pubblici, ai cinema, agli alberghi, e forse ai ristoranti. Peggio ancora: gli esercenti, come se fossero pubblici ufficiali, saranno tenuti (grazie ad un’applicazione in grado di leggere il codice Qr) a impedire l’accesso ai non vaccinati e a chiedere il documento d’identità.

Dato il carattere discriminatorio, anticostituzionale del “certificato verde” e dato che esso annuncia un vero e proprio regime di apartheid, il Fronte del Dissenso chiama alla più ampia mobilitazione popolare.

Proponiamo a tutto l’arcipelago delle opposizioni una campagna di sensibilizzazione e di lotta che prevede una giornata di mobilitazione nazionale, con manifestazioni in tutti i capoluoghi di regione, da tenersi sabato 26 giugno.

No all’obbligo vaccinale, ed al “green pass”

No a questa nuova forma di apartheid

Sì alle libertà, individuali e collettive

Per la difesa dei diritti democratici e sociali previsti dalla Costituzione.

FRONTE DEL DISSENSO

16 giugno 2021

Fonte: Liberiamo l’Italia