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MORIRE DI GIOIA di Moreno Pasquinelli

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Non c’è, dietro all’esultanza popolare di stanotte per la vittoria della nazionale italiana di calcio, soltanto la dimensione sportiva.

Se fossimo stati in tempi ordinari, avremmo segnalato l’aspetto politico-simbolico per cui, pur via pallone, si è manifestata la vitalità di un contagioso sentimento patriottico, la resilienza identitaria di un popolo che riscopre di essere una comunità storica. Un dato di grande importanza in tempi segnati dall’ostinato tentativo dell’élite di sradicare la coscienza di essere nazione per fare posto alla devozione per l’Unione europea.

Ma non siamo affatto in tempi ordinari, visto che dall’inverno dell’anno scorso, siamo intrappolati nell’era post-Covid — quella del regime sanitario, dello stato d’emergenza permanente, delle severe prescrizioni quali coprifuoco, mascherine, distanziamento e vaccinazione di massa. L’era della sperimentazione, ad ogni latitudine e da parte dei più diversi governi, di un nuovo sistema di comando biopolitico fondato sulla sorveglianza di massa, sul sospetto e la paura. Di qui il tentativo, costruita a tavolino la minaccia della morte in agguato, di reclutare le masse al culto idolatrico della (loro) scienza, presentata come una divina potenza, la sola capace di riconsegnarci il diritto alla vita — in futuro magari farmacologicamente potenziata.

Qui sta la dimensione oggettivamente eversiva del giubilo di queste ore. Milioni di italiani, in barba allo stato d’emergenza e alle stringenti disposizioni pseudo-sanitarie, si sono ripresi, anche se solo per una notte, il diritto alla gioia, alla socialità, alla vita.

La celebrazione di una vittoria sportiva è diventato un imponente gesto apotropaico, collettivo e dal basso, una liberatoria azione di disobbedienza civile come pure atto scaramantico per allontanare il vero pericolo, quello di un ritorno allo stato di cattività.

Chi sta in alto immaginava che in caso di vittoria della nazionale sarebbe andata così, che non avrebbe potuto impedire il diluvio della moltitudine.

Vedremo nei prossimi mesi, forse già dalle prossime settimane, quale sarà la loro reazione. Faranno un passo indietro? O rilanceranno una campagna di terrore con lo spauracchio della “quarta ondata”? Che siano dentro a questo dilemma indica già che ci stiamo lasciando alle spalle il momento-Covid, quello segnato dalla paura e dall’assuefazione alle misure psico-repressive. Se non faranno un passo indietro, se, come sembra, vorranno invece vendicarsi, raccontando che siccome abbiamo disobbedito e gioito saremmo colpevoli di portare la morte, allora, se è questa la linea che sceglieranno, si aspettino la tempesta.

Una volta usciti dalla platonica caverna, è difficile che in molti vogliano ritornarci. E così scopriremo che proprio i giovani, i veri protagonisti della “notte brava”, proprio coloro che sono stati assenti nelle mobilitazioni degli ultimi mesi e che si davano per persi, occuperanno le prime linee dell’incipiente incendio sociale.

FORUM CONTRO IL “GRANDE RESET”

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6 pensieri su “MORIRE DI GIOIA di Moreno Pasquinelli”

  1. Francesco dice:

    A mio avviso nel breve periodo, è molto improbabile che i dominanti adottino nuovamente forme “dure” di limitazione delle libertà come i lockdown. E questo perché essi sono ben consapevoli del rischio di reazioni violente da parte di una fetta della popolazione.
    È invece molto più probabile che persistano, nel breve e medio termine, con la linea più “morbida”, ma alla lunga ugualmente dura, fatta di diritti e libertà “vincolati” all’obbligo vaccinale: con questa linea essi da un lato ridurranno il rischio di rivolte popolari perché tante persone si adegueranno senza farsi troppe domande ( “.. in fin dei conti si tratta di farsi vaccinare ogni 6/12 mesi… c’è di peggio…”) e dall’altro potranno continuare a esercitare il proprio dominio incontrastato sul Popolo perché avranno il potere di concedere o negare qualsiasi diritto. (“…vuoi andare in vacanza? O frequentare l’università? Lo puoi fare… senza problemi… PERÒ… Devi fare quello che ti dico io”)
    Stando così le cose c’è da sperare che siano sempre di più i cittadini non disposti a scendere a compromessi al ribasso per quanto riguarda i propri diritti: solo così si può sperare di avere un sovvertimento dello status quo.

    Francesco F.
    Manduria (Ta)

    P.s. A proposito della finale dei campionati europei di calcio. Che dire dei tanti esponenti “europeisti” (…sia a livello politico sia a livello di “giornalismo”) che, senza alcun timore di sfiorare il ridicolo, hanno definito la vittoria dell’Italia come: “una vittoria dell’Europa sulla Brexit”…?

  2. Fabrizio dice:

    Una lettura dell’avvenimento la tua che non mi quadra. Punto primo, anche tu hai adottato l’odiato termine di regime “resilienza” un vocabolo che nonostante le armi che possiedi di critica dell’esistente ha fatto breccia…. basti solo pensare al “Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”.
    Punto due, gli italiani scesi in strada non hanno compiuto alcuna azione di disobbedienza civile, anzi erano contenti di aver sconfitto l’Inghilterra e la sua Brexit. Non so se tu sia stato per strada, a me è sembrato più che altro idiozia sciovinista. Parole di Bonucci ” meglio che siete usciti dall’UE, dovrete ancora mangiare pastasciutta”
    Scusami Moreno, ma attento a non prendere “fischi per fiaschi”.

  3. RobertoG dice:

    Non vedo alcunchè di positivo in queste manifestazioni di giubilo. Era già successo con le vittorie di Inter e Napoli. Gli italiani si confermano quello che sono: una massa resa amorfa da decenni di regime coloniale e di questo inconsapevole grazie alla propaganda che lo sostiene. Una massa che si incendia solamente per questioni futili tra l’altro legate ad un unico e solo sport. Si tratta di conformismo che con un serio patriottismo ha ben poco a che vedere e penso che perciò le “autorità” non siano preoccupate per niente. Vedremo infatti quando ritorneranno a stringere il cappio delle restrizioni tra un paio di mesi (e forse prima) che reazioni ci saranno. Per intanto l’Inghilterra ha perso la finale del calcio ai rigori ma grazie al vicerè attualmente a palazzo Chigi sta per segnarne uno assai più importante nella porta della nostra RAI (il che implica ulteriore controllo sul nostro paese) con la proposta alla presidenza di quella Marinella Soldi che è italiana di nascita ma inglese di fatto. Ma di questo alle folle in tripudio non importa nulla, anzi manco se ne rendono conto ed è così infatti che vivono da 75 anni: servi e festanti.

  4. Orazio dice:

    Condivido quanto scritto da RobertoG. In Italia i tripudi li hanno sempre fatti ad ogni vittoria calcistica con la differenza che ora non c’e’ nulla da festeggiare perche’ problemi gravissimi incombono come la perdita delle liberta’.
    Gia’ stanno facendo trapelare dai media di regime, e da quel Figliolo, dopo che l’ha fatto Macron, che si potrebbe istituire l’obbligo indiretto vaccinale per via delĺa fantomatica variante Delta. A quelli non vaccinati impedirebbero una vita normale e quindi si andrebbe ad una vera e propria discriminazione.
    Il tutto alla faccia delle evidenze scientifiche da cui emerge che i vaccini sperimentali non proteggono dall”infezione ne’ assicurano immunita’ e che il tampone pcr e’praticamente inattendibile al 100%.
    La Costituzione e’ in serio pericolo e per il momento non ci sono in campo che una serie di azioni legali su cui porre una certa fiducia per la salvaguardia dei nostri diritti. La magistratura, pur con i suoi tempi, ha gia’ sfornato almeno 6 sentenze contro i provvedimenti del governo, l’ultima quella del Tribunale di Pisa. Altri ricorsi contro l’obbligo vaccinale degli operatori sanitari sono in corso tra cui presso il Tribunale di Roma. A giorni vedremo l’esito.

  5. Nello dice:

    Capisco l’impostazione di Pasquinelli, ma concordo con le perplessità espresse da altri interventi. Al di là della cosiddetta passione sportiva, il calcio in Italia è stato sempre un gigantesco “distrattore sociale”. Ora più che mai. Emblematica la scena conclusiva di un epico film di Dino Risi, In nome del popolo italiano ( con Gassman e Tognazzi) che invito a rivedere.
    Se solo per UNA VOLTA le varie tifoserie organizzate avessero pensato di usare il loro immenso potenziale organizzativo non solo per celebrare questa o quella vittoria calcistica, dopo la quale tutto resta tristemente come prima, non dico per fare la rivoluzione ( che eresia),ma semplicemente per chiedere lavoro, verità giustizia per le varie stragi dalla strategia della tensione ad oggi, l’Italia sarebbe un Paese immensamente più civile. In una città come Salerno si paga la TARI più alta d’Europa (sì ,avete letto bene) e lo stato di vie, strade e piazze è spesso deplorevole. Basterebbe una sola manifestazione con un decimo delle persone che si riversano urlanti nelle strade per chiedere ed ottenere non dico la Svizzera, ma almeno di non camminare in mezzo ai rifiuti. Queste masse esultano e festeggiano come se non ci fosse stata l’emergenza Covid,la dittatura sanitaria, la crisi economica e sociale che ci trasciniamo da più di 10 anni.Ritorna fatalmente alla mente la battuta di Churchill: ” Mi piacciono gli Italiani. Vanno alla guerra come ad una partita di calcio e alle partite di calcio come se andassero in guerra!”

  6. T dice:

    Moreno questo articolo è una malcelata dimostrazione di debolezza. Se hai bisogno di questi episodi per dimostrare che c’è una resistenza, vuol dire che siamo alla frutta

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