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NO PANICO di Moreno Pasquinelli

Draghi non ha avuto esitazioni: il governo sta decidendo di passare il Rubicone, la linea oltrepassata la quale l’Italia sarebbe il primo paese al mondo ad introdurre l’obbligo vaccinale, il confine oltre il quale avrà preso definitivamente forma una DITTATURA SANITARIA.

Chi, all’inizio dell’incubo, la paventava, veniva deriso e sbeffeggiato come “complottista” o farneticatore. Invece aveva ragione. Dittatura sanitaria è per la precisione una metafora, un termine figurato, un concetto che ne simboleggia un altro. L’obbligo vaccinale, in conclamata violazione del diritto fin qui considerato sacro alla libertà di scelta terapeutica; l’obbligo vaccinale che implica che il governo potrà disporre dei corpi delle persone senza il loro consenso; è l’atto con cui si vuole sancire la fine della pur menomata democrazia e battezzare un regime di dittatura dispiegata. “Sovrano è chi decide sullo Stato d’eccezione” disse Carl Schmitt. Siamo al tramonto dello Stato di diritto, ove il sovrano si pone come potere assoluto e proclama di essere legibus solutus.

Si conferma l’uso proditorio della pandemia, la lotta al “Covid” come grimaldello per attuare un passaggio di regime. Chi lo ha negato si divide in due categorie: quella dei furfanti e dei pagliacci politici al servizio dell’élite dominante; e quelli che sono cascati, magari in buona fede, nella trappola ideologica per cui le misure autoritarie si giustificavano col discorso della difesa del “bene comune”. Ci auguriamo che molti di quelli che si sono fatti abbindolare, giunti a questo drammatico tornante, avranno il coraggio di ricredersi.

L’élite, in preda al delirio di onnipotenza, visto il successo della campagna di vaccinazione — per la verità parziale dato che i numeri dei vaccinati vengono gonfiati, come sono stati gonfiati e manipolati i numeri dei malati e dei deceduti —, spavaldamente ritengono di avere già il successo in tasca. Che l’élite giunga al traguardo è tuttavia da vedersi. Che ci riesca o meno dipende appunto dalla capacità di isolare la minoranza contraria, dipende anzi dalla possibilità di chiuderla in una ridotta, di confinarla a truppa sparuta e di schiacciarla nell’angolo. Errore che il movimento che ha animato le piazze contro il “Green Pass” deve evitare… come la peste, agendo invece per modificare a proprio vantaggio i rapporti di forza, ciò che implica, nella battaglia per impedire che sorga la nuova dittatura, riuscire a portare dalla propria parte le milionate dei cittadini che hanno dovuto fare buon viso a cattivo gioco, quelli che per ragioni di sopravvivenza sono stati costretti a vaccinarsi.

Per questo occorre non solo sconfiggere chi propone estremistiche fughe in avanti proponendo forme di lotta estremistiche; occorre contrastare chi pensa che la battaglia sia già persa e vaticina un impossibile autoconfinamento in piccole comunità agresti, e chi già pensa di darsi alla fuga con l’autoesilio in qualche paese più tollerante. Le legioni di Cesare non hanno ancora valicato il Rubicone. I tempi sono strettissimi ma bisogna tentare di affrontarle per impedire questo oltrepassamento.

Saremo sconfitti? E’ molto probabile. Ci sono però sconfitte e sconfitte. Ci sono quelle che diventano disfatte e quelle che consentono, con una ritirata ordinata (che non deve quindi trasformarsi in rotta), di organizzare una Resistenza che riesca a trovare forme e modi per tenere accesa la fiaccola della liberazione.

Il nemico non è onnipotente. Le vertigini del successo portano a compiere gravi errori. Il passaggio da un regime ad un altro, come ogni grande mutamento, è irto di ostacoli e di imprevisti. Tenacia, tenacia e ancora tenacia!