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ROSSI DI VERGOGNA di Moreno Pasquinelli

Gli uomini non si giudicano da quello che dicono di se stessi ma da quello che fanno e da come giustificano quello che non fanno

Il 15 ottobre è entrata in vigore l’infame legge che ha esteso il “green pass” a tutti i comparti del mondo del lavoro per cui, se non hai la tessera, non varchi i cancelli e vieni privato del salario, e se rimani senza salario, farai la fame. Se non vuoi morire di fame non ti resta che sottoporti a vaccinazione. Un atto di coercizione e di discriminazione che non avviene in nessun’altra parte del mondo e che ha un solo precedente, non a caso italiano: la legge mussoliniana del 1938 per cui, o ti iscrivevi al Partito Nazionale Fascista, o eri buttato fuori dal posto di lavoro.

Contro questa legge ignobile ieri, in concomitanza con l’appello allo sciopero generale lanciato dal piccolo sindacato FISI, e seguendo l’esempio dei portuali di Trieste, si sono svolte in molte città dell’Italia centro-settentrionale belle e combattive manifestazioni, alcune davvero imponenti. La gran parte dei manifestanti erano lavoratrici e lavoratori così come sono stati prodotti dai processi di precarizzazione, frammentazione e polverizzazione post-fordista del tessuto produttivo e sociale del Paese. Tute blu e impiegati, lavoratori a partita Iva e insegnanti, infermieri e medici, ingegneri e badanti, studenti e pensionati, disoccupati e artigiani, commercianti e anche intellettuali. Una polvere d’umanità, un nuovo movimento di massa ribelle che irrompe sulla scena, come un fiore sboccia dal letame di una società impazzita. E’ il popolo dei senza-Qr-Code, gli emarginati del costituendo regime di sicuritarismo sanitario, quelli che il sistema tecno-liberista vorrebbe segregare come fuori-casta, come intoccabili.

Chi ieri era in piazza ha visto i volti di questi oppressi senza vergogna; ha udito il loro grido di guerra; ha condiviso, assieme alla rabbia, la loro sete di libertà e di giustizia sociale; ha percepito la forza di chi, al ricatto di chi sta sopra, oppone il riscatto di chi sta sotto. E’ l’epifania di un’Italia che non t’aspettavi, destinata a dare filo da torcere alle classi dominanti. Lunga e irta di trappole e ostacoli è tuttavia la strada che conduce alla vittoria. Avremo modo di analizzare e decidere il da farsi.

Dobbiamo occuparci però dei morti che stendono la mano sui vivi, di coloro che ieri non c’erano, di quelli che dopo aver proferito bestemmie e contumelie, hanno tramato per il fallimento della protesta. L’élite tecnocratica? Il governo? La Confindustria? I loro pagliacci politici? No, parliamo della sinistra transgenica, in particolare di certi gruppuscoli comunisti che giocano a fare i guardiani della fede ma sono come i preti sorpresi in un campo di nudisti.

Potremmo compilare una triste lista di questi zombi, ce n’è uno che spicca su tutti gli altri, il Fronte della Gioventù Comunista — ce ne eravamo già occupati di passata QUI e QUI.

Una copia macchiettistica degli stalinisti d’antan. Il medesimo tetragono fanatismo, solo trasferito dalla difesa del socialismo reale a quella surrealistica del regime sanitario istituito in Italia e culminato nelle misure draconiane del governo Draghi.

Non si pensi che il vero e proprio odio che questi imbecilli hanno espresso verso la protesta contro green pass e Qr-Code sia frutto di un’acrimonia passeggera, di rivalità tattica, o dell’invidia del gruppo di quattro gatti verso un vivace movimento di massa. No. L’avversione è più che politica, è metafisica — così ci spieghiamo come alcuni di loro siano potuti giungere a tentare patetiche aggressioni ai danni degli Studenti contro il green pass.

Siamo rimasti agghiacciati leggendo la “Risoluzione del Comitato Centrale del Fronte della Gioventù Comunista su pandemia, green pass e vaccinazione” approvata all’unanimità nella data sfigata dell’11 settembre 2021. Lo citiamo perché condensa in forma chimicamente pura, osiamo dire pornografica, le posizioni di tutta l’estrema sinistra italiana.

Sapevamo delle bestialità commesse da questi “compagni”. Sapevamo che davanti alla pandemia essi hanno agito come truppe ausiliarie delle classi dominanti, come agenti ideologici del nemico.

Hanno abboccato come allocchi alla narrazione ufficiale delle élite dominanti di una pestilenza catastrofica globale —“Siamo in guerra, nulla sarà come prima”; hanno quindi negato l’uso politico e strategico della pandemia come mezzo per giustificare il “grande reset” e il passaggio ad un regime tecno-liberista totalitario; hanno sostenuto di conseguenza lo Stato d’emergenza e le misure “sanitarie” di contrasto come il lockdown, il coprifuoco, le mascherine, il distanziamento sociale, l’uso di dispositivi digitali di tracciamento e spionaggio dei cittadini, smart working e la didattica a distanza.

Il documento di cui sopra, lungi dal contenere elementi di autocritica, aggrava la situazione e trasforma le bestialità precedenti in veri e propri crimini.

Quattro in sostanza le proposizioni contenute: (1) i vaccini, compresi quelli genetici a mRNA sfornati dai laboratori di manipolazione biotecnologica di Big Pharma, malgrado i rischi gravi ammessi da prestigiosi scienziati e dalle stesse aziende produttrici, sono ritenuti “strumenti fondamentali nella lotta contro la pandemia”; (2) il green pass è considerato “una foglia di fico”, poiché “si dovrebbe istituire l’obbligo vaccinale universale”, e poco importa se tale obbligo è palesemente incostituzionale, e cristallizzerebbe un dispositivo di segregazione sociale; (3) tutte le critiche sulla pericolosità del vaccino ed in nome della libertà di scelta terapeutica sono bollate come “antiscientifiche, cospirazioniste e reazionarie”, proprio come sostengono gli stregoni e i media di regime; (4) le proteste sviluppatesi contro le prescrizioni liberticide e anticostituzionali dei governi, nonostante da fine luglio siano partecipate anzitutto da lavoratori salariati, sono condannate come “piccolo borghesi e contro la collettività”.

Raccapricciante!

Potremmo buttarla in filosofia, smontando l’infantile scientismo positivista che sta alla base di certe posizioni politiche, ricordando un secolo e mezzo di critica dello scientismo tecnocratico, da Husserl alla Scuola di Francoforte passando per Heidegger, discettando di epistemologia popperiana e post-popperiana. Non servirebbe vista la rozzezza politica e culturale degli interlocutori.

Dati i momenti critici che viviamo, perdere tempo è un lusso che non possiamo permetterci. Il deposito culturale e teorico che abbiamo, se davvero lo abbiamo, preferiamo custodirlo e semmai attingervi per mettere le sue armi a disposizione del movimento nascente che certo ha molti limiti, ma non quello di intelligenza col nemico.