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I TIRAPIEDI di Sandokan

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Un organo che più servile non si può, racconta la farsa del giuramento di Mattarella 2.0 che meglio non si potrebbe:

«In 76 anni mai era accaduto prima. Quasi ogni applauso al presidente della Repubblica si è trasformato in una standing ovation dei grandi elettori. Tutti in piedi, poi tutti seduti e pochi attimi dopo di nuovo tutti in piedi, anche ad enfatizzare passaggi del discorso privi di un significato politico. Alla fine Sergio Mattarella è stato gratificato con 53 applausi, mai tanti nella storia della Repubblica per un discorso presidenziale».

Uno spettacolo al contempo raccapricciante e penoso. Raccapricciante se si pensa che questi pagliacci, con leggerezza disarmante, hanno simbolicamente sancito il definitivo passaggio ad un regime di tipo presidenzialistico, formalmente ratificando di considerarsi, essi parlamentari della Repubblica e “grandi” elettori, come degli ignobili galoppini, tirapiedi di un imbroglione che aveva solennemente annunciato la sua dipartita.

Non si tratta “soltanto” di aver formalmente prolungato di sette anni il mandato presidenziale. Qui è accaduto un fatto sostanziale: abbiamo infatti assistito ad una vera e propria devoluzione dei poteri, ad una cessione di autorità da Montecitorio al Quirinale. Marx parlerebbe di bonapartismo, il caso in cui, la “repubblica borghese”, dilaniata dalla guerra per bande, affida le leve del potere ad un capo, malgrado sia privo di carisma e di qualità — aggiungiamo noi mediocremente democristiano.

Ciò che insomma è andato in scena è l’ulteriore stupro della Costituzione, l’ultimo atto di un colpo di stato per tappe progressive, la conferma dello “stato d’eccezione” sotto le mentite spoglie dello stato d’emergenza sanitario.

Nella disgrazia uno solo è il dato, se possibile, confortante: la sconfitta delle camarille che avrebbero voluto Draghi al Quirinale. Non sfugge che la glorificazione pornografica di Mattarella da parte dei “grandi” elettori è direttamente proporzionale alla loro ripugnanza per il banchiere. C’è chi vuol vedere, in questo non possumus, un sintomo di resilienza al definitivo commissariamento dell’Italia. Io vi vedo piuttosto l’autodifesa corporativa della cadrega dettata dalla paura che con Draghi al Quirinale le elezioni anticipate sarebbero venute inesorabili. Vi vedo infine il segno della guerra per bande che dilania trasversale menti tutti gli schieramenti, l’odio che attraversa ogni singolo partito.

Ps:

In questo collettivo rito di volontaria alienazione di prerogative costituzionali e dignità personale si sono distinti proprio i penta stellati, quelli dell’uno vale uno e del rifiuto di due mandati. L’ultimo ignobile voltafaccia.

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Un pensiero su “I TIRAPIEDI di Sandokan”

  1. Francesco dice:

    “…Qualsiasi tipo di fallimento ha bisogno della sua claque…” (Francesco De Gregori – Bambini venite. Parvulos)

    Francesco F.
    Manduria (Ta)

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