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QUALE COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE? di Moreno Pasquinelli

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Ci chiedono in molti cosa ne pensiamo del costituendo Comitato di Liberazione Nazionale lanciato un mese fa da Ugo Mattei. Risposta secca: come Liberiamo l’Italia, visto che siamo nati invocando la nascita di un CLN (alcuni di noi, per la verità da molto tempo prima), abbiamo accolto favorevolmente l’iniziativa e da subito abbiamo partecipato alle prime riunioni. Ben presto siamo stati posti davanti ad un dilemma, per la verità un vero e proprio ultimatum: quello di accettare entro 24 ore lo Statuto propostoci due o tre giorni prima, oppure lasciare la “cabina di regia”. Abbiamo lasciato. Non potevamo risultare come proponenti e patrocinatori di uno Statuto sbagliato e incondivisibile. L’uscita dalla “cabina di regia” non impedisce, sia di continuare un dialogo onesto e trasparente, sia di collaborare nella pratica. Il legno nasce storto. Sarà possibile raddrizzarlo? Sarà possibile che questo CLN diventi un’effettiva alleanza o blocco delle forze antisistemiche? O finirà per diventare, sotto le mentite spoglie del CLN, un altro partitino?

Qui sotto la breve lettera in cui abbiamo esposto le nostre motivazioni. 

*   *   *

Cari tutti del nascente “CLN”,

con rammarico debbo comunicarvi la mia indisponibilità ad assumere un ruolo fondativo nel costituendo “CLN”.

Invitato da Ugo Mattei, che ringrazio, ho partecipato alle prime riunioni come osservatore, condividendo pienamente l’idea di dare vita ad una alleanza — certo con un forte centro politico, culturale e organizzativo — che includesse, se non tutte, almeno le principali anime dell’opposizione sociale e politica.

Opposizione, segnalo, che non è solo composta da organizzazioni e associazioni, ma anzitutto dal movimento politico di massa nato nell’estate scorsa contro il “green pass”. Opposizione non solo al governo Draghi ma al disegno strategico delle potenti élite globaliste, atlantiste ed europeiste che lo sostengono — quindi all’operazione Covid, utilizzata per attuare il passaggio a quello che chiamiamo “cyber capitalismo”: un sistema sociale neo-schiavista di tirannia tecnocratica in cui gli stati nazionali, privati delle loro sovranità, sono ridotti a mere signorie o diocesi imperiali.

Debbo purtroppo ribadire quanto già detto in riunione: nello Statuto proposto, abborracciato assai, che definisce modus essendi e operandi del cosiddetto CLN, non ho trovato, né una base programmatica all’altezza della sfida, né un modello organizzativo davvero inclusivo e flessibile (peculiare ad ogni vera alleanza di lotta che si rispetti). Insomma un paradosso: ad una evidente indeterminatezza programmatica corrispondono un’architettura organizzativa rigida e poco performante ed un sistema decisionale verticistico assai — prova ne sia la richiesta di approvare lo Statuto in fretta e furia.

A me pare insomma che non stia nascendo un nucleo dell’auspicabile Comitato di Liberazione Nazionale, bensì una nuova organizzazione politica a tutto tondo, con spiccate ambizioni elettorali.

Sono certo che non scambierete la franchezza per ostilità. Avremo modo infatti di cooperare fraternamente per combattere contro il comune nemico ed aiutare il popolo a trovare la via della sovranità che per Costituzione gli appartiene.

Il mio non è quindi un Addio ma un arrivederci nelle lotte che ci attendono.

Cordiali saluti

Moreno Pasquinelli

25 gennaio 2022

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3 pensieri su “QUALE COMITATO DI LIBERAZIONE NAZIONALE? di Moreno Pasquinelli”

  1. Francesco dice:

    Non conosco nei dettagli il famoso Statuto del CLN di Mattei quindi non posso esprime un giudizio “di merito”. Tuttavia, in linea generale, resto sempre dell’idea che in questo momento non ci si possa prendere il lusso di essere troppo “intransigenti” e “schizzinosi”. Inevitabilmente bisognerà scendere a compromessi… e se necessario bisognerà anche turarsi il naso. Sia per quanto riguarda le alleanze sia per ciò che riguarda i punti programmatici.
    La PRIORITÀ, in questo momento storico, deve essere la vittoria sul terribile nemico che abbiamo davanti. Un nemico che trova la sua forza anche e soprattutto nelle divisioni esistenti all’interno del Popolo.

    Francesco F.
    Manduria (Ta)

  2. luigi dice:

    A mio avviso se non ci si spoglia delle proprie casacche ideologiche , qualsiasi CNL sara’ destinato a fallire .a nche le faccr devono essere nuove e ad es. Mattei ,( ma non solo lui ) non lo e’ , Questo perche’ la lotta coinvolge interessi trasversali , piccoli imprenditori e operai , commercianti e professioni , E’ molto complicato mettere assieme tutti , se non si fa non c’e’ speranza . Purtroppo constato che se questi hanno addirittura precluso l’ingresso a Montecitorio ai dep. senza green pass , cosa osterebbe domani vietare il diritto di voto ai comuni cittadini sprovvisti di green pass ? E quindi neanche attraverso il voto si potra’ rovesciare l’ andazzo .
    Solo movimenti impetuosi che arrivano da fuori ( come i camionisti canadesi ed ora anche francesi ), o rovesci elettorali negli Usa , potrebbero cambiare i corsi della storia . Nel nostro paese da soli sara’ quasi impossibile purtroppo

  3. Nello dice:

    La prima volta che si parlò di CLN fu alla prima assemblea fondativa nel 2008 a Chianciano di quello che sarebbe diventato negli anni il nostro movimento attraverso le sue varie sigle (Rivoluzione democratica, ORA, MPL ,LIT) Fummo io ed un compagno di Perugia a proporre questa sigla evocativa per un programma politico all’altezza della crisi che si profilava. ‘E bene che questo precedente storico non lo dico per vanità personale , non si dimentichi e vada ricordato opportunamente anche a Mattei.
    Nello De Bellis, CPT Salerno

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