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LA CHIESA ORTODOSSA RUSSA E L’OPERAZIONE Z di O. G.

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Il Patriarca di tutte le Russie e l’affinità con Roma cattolica

Riceviamo e volentieri pubblichiamo 

Il sedicesimo patriarca

Gli analisti occidentali hanno ormai mostrato di non comprendere eventi e dinamiche del mondo multipolare. Sono generalmente squalificati a dirci come stanno le cose. Ferocemente antinazisti sino al 31 dicembre 2021, sono diventati quasi tutti compiacenti verso il nazionalsocialismo hitleriano dal 27 febbraio 2022 per istintivo spirito russobofico, senza peraltro conoscere le enormi differenze ideologiche e geopolitiche che vi sono tra il nazionalismo grande-ukraino filocattolico Banderita e il Pangermanesimo luterano o neo-pagano nazista.

Quando scrivevo, mesi fa su questo sito, che il 2022 sarebbe stato l’anno della Rinascita del nazionalismo grande-russo ed ortodosso di Ivan Ilyn e Solzenicyn circa un mese dopo usciva una monografia della rivista “Limes”, una scuola geopolitica molto interessante ma orientata verso la fazione neo-imperialista Anglosassone Rothschild-Pilgrims Society-Windsor, in cui si auspicava esplicitamente la rinascita dello spirito imperiale stalinista nell’ex Urss. Tuttora, dopo l’avvio dell’Operazione militare speciale Z, moltissimi i riferimenti a Putin come Zar o addirittura come nuovo Stalin. Le cose non stanno affatto così. Perché all’Occidente farebbe comodo la rinascita dello stalinismo o dello zarismo in Russia? Per scagliarlo di nuovo, come già avvenuto nel passato, contro la Cina social-nazionalista e contro il nascente blocco egemone sino-persiano-indiano. Con l’Operazione militare Z, così definita dalla propaganda e dalla retorica del Cremlino, entrava però in campo Cirillo I, sedicesimo patriarca di Mosca e di tutte le Russie. Chi è Cirillo I, una figura che tutti gli analisti occidentali hanno sempre ignorato, mentre su di lui e sul suo pensiero vari autori si sono a lungo soffermati negli anni passati in questo sito? Cosa vuole Cirillo I e perché la sua sfida al materialismo anglosassone, lanciata dai primi giorni del marzo 2022, è forse addirittura più importante dello stesso tragico e disperato conflitto militare? Perché oggi uno slavista o un analista dovrebbe addirittura ritenere più importante considerare il verbo di Cirillo piuttosto che le azioni di Vladimir Putin?

Cirillo e il mistero dell’ecumenismo

Durante l’aggressione mondiale alla piccola ma forte e resistente Nazione serba, vari esponenti, teologicamente molto agguerriti, del nazionalismo ortodosso serbo, greco ma anche russo consideravano l’allora arcivescovo Cirillo di Russia come un “pericoloso ecumenista”, non abbastanza solidale con il patriarcato di Belgrado. Ciò non era vero, ma tale diceria si diffondeva e nuoceva alla reputazione di Cirillo. Lo stesso Solzenicyn, che già durante gli anni del comunismo aveva abbastanza esplicitamente accusato il patriarcato russo di essere divenuto un covo di “marxisti leninisti” e di spie del KGB (1), negli anni ’90 lanciava bordate impietose sia alla Chiesa russa sia al potere politico del Cremlino indicando nel nazionalismo ortodosso serbo l’esempio che i russi avrebbero dovuto seguire, buttando a mare mode e “follie” occidentali.

Quale era il vulnus cirilliano agli occhi della più rigorosa teologia ortodossa e dei nazionalisti alla Solzenicyn o alla Prokhanov? Era quello di essere ecumenistico e “filocattolico”. Nei disperati appelli solzenicyani ad un intervento militare russo in difesa dei “fratelli serbi” e del Gen.Ratko Mladic, appariva quella stessa retorica nazionalistica anti-occidentale che oggi sembra egemonizzare il pensiero strategico del Cremlino: “un mondo senza la Cultura russo-ortodossa non avrebbe più senso”, “Dobbiamo lottare per impedire che la parola Russia scompaia dalle carte geografiche mondiali”.  Cirillo era sempre stato molto vicino al metropolita moderato ed ecumenista, filocattolico, Nikodim, il quale sulla base di una particolare interpretazione del pensiero del filosofo russo V.S. Solovyov (1853-1900) mostrava di non condividere la tesi radicale ortodossa secondo cui i cattolici sarebbero stati “eretici” ed espressione di visione e prassi fondate sull’anticristianesimo e sul neopaganesimo. Visione, quest’ultima sulla possibile eresia del cattolicesimo romano, che apparteneva invece a Dostoevskij e all’intero movimento slavofilo, oltre che agli Antichi Credenti il cui insegnamento teologico Solzenicyn riprese esplicitamente nel secolo passato, al punto che il pensatore di Arcipelago Gulag era di fatto un Antico Credente. “Nikodimismo” diventava, all’interno del glossario ortodosso, ecumenismo filocattolico e filoccidentale. Nikodim nel corso di un incontro in udienza privata, il 5 settembre 1978, con Giovanni Paolo I si accasciava morendo sul colpo. La versione ufficiale fu quella di morte per cardiopatia ma la tesi della cospirazione delle fazioni avverse all’ecumenismo prendeva inevitabilmente piede e sulla sua morte non verrà fatta chiarezza. Ai nikodimiti, guidati da Ilarion Alfeev, si opponevano negli ultimi anni, nella politica interna patriarcale, i “Patristi”, guidati sino al 2022 da Tichon. Dalla primavera del 2022, con l’avvio dell’operazione militare, però Tichon veniva scavalcato a “destra” proprio da Cirillo I e lo stesso Ilarion si schierava in difesa dell’Operazione militare Z, antiNATO e anti-Anglosassone.

Gli analisti definivano così i due modelli: quello di Cirillo I sarebbe stato il modello della pari dignità tra Chiesa e stato, quello neo-patristico di Tichon invece sarebbe stato il modello della “Chiesa imperiale e neo-bizantina”. L’operazione militare di questi giorni ha però rimesso tutto in discussione e Cirillo I è divenuto il maggior interprete dell’idea nazionale russa. Cirillo I è forse oggi quella figura metafisica di “eroe russo” che il popolo russo da secoli attese? Cirillo I è il nuovo S. Sergio, come pensano oggi milioni di russi e di ortodossi ?

Cirillo I: idea russa e l’Occidente genderista come mongolismo odierno?  

Il filosofo dell’emigrazione “bianca” Vladimir Weidle (1895-1979) ha affermato che “dal XVIII secolo la Russia ha cominciato a diventare una nazione, ma non è riuscita a mettere il popolo dentro la nazione”. Cirillo I, nei suoi primi anni da patriarca, sembrava muoversi in base a questa pregnante rappresentazione. La sua particolare vicinanza a Benedetto XVI, un pontefice cattolico molto sensibile all’ortodossia slava al punto da definire il patriarca serbo Pavle, scomparso nel 2009, “un santo cristiano dei tempi moderni”, poneva Mosca come baluardo della fede in difesa delle radici cristiane del vecchio continente.

Il motivo teologico e ideocratico ricorrente è quello stesso su cui si incentrò Solzenicyn negli anni ’90: il mondo élitista anglosassone vorrebbe completamente estirpare la cultura russa e slavo-ortodossa dalla nuova civilizzazione. La Russia rischierebbe l’estinzione storica, demografica e geopolitica, come ben previde Solzenicyn negli ultimi scritti.

Significato di strategia politica e di civiltà hanno perciò i recenti sermoni e le lettere divulgate alle varie organizzazioni cristiane negli ultimi giorni da Cirillo. Considerati nel mondo nazionalista suprematista Anglosassone un “delirio mistico” tali sermoni andrebbero in realtà letti con il richiamo del teologo Solovyov al pan-mongolismo e all’avvento dell’Anticristo.  Cirillo I ha precisato che la guerra russa è metafisica, sarebbe in sostanza contro l’Anticristo. I bersagli cirilliani, dalla ideologia postmodernista all’ideologia gender, rivelano che il nemico strategico è metafisico per il patriarcato di Mosca, ben oltre banderiti e nazionalisti ukraini.

Ma probabilmente anche ben oltre i cattolici romani, continuati ad essere visti come scissionisti e separatisti da gran parte dei nazionalisti ortodossi anti-ecumenisti, ma non così dal Patriarca. Il bersaglio cirilliano è infatti più alto, ben oltre la prima Roma. Nei giorni immediatamente successivi all’incontro tra Francesco e Cirillo a Cuba, Tichon citava il santo ieromartire Ilarion (1886-1929) affermando: “I cattolici non sono chiesa cristiana, di conseguenza non sono cristiani”. Il Patriarca moderò immediatamente i bollenti spiriti tichoniti e mise a tacere le frazioni interne antigesuite. La condanna dell’Ideologia Gender, vista come quintessenza dell’euro-occidentalismo e quale peccato, la benedizione della operazione militare Z e l’ascesa al rango di martiri nazionali russi o veri e propri ieromartiri dei ragazzi caduti nei fronti ukraini, compiuta ritualmente il 13 marzo 2022 da Cirillo I in persona, vanno proprio nella direzione strategica di “sacralizzazione” del nazionalismo grande-russo — riportare il popolo dentro la grande nazione russa con una nuova Sobornost sulla quale mi ero soffermato mesi fa, quando quasi tutti escludevano una simile evoluzione o involuzione, non sta a me giudicare un fatto storico di tale portata, del quadro strategico.

Ma gli analisti hanno trascurato il punto più importante, che a un conoscitore della teologia di Solovyov non può passare inosservato. Ovvero la probabile e quasi certa identificazione compiuta il 20 marzo 2022 da Cirillo tra pan-mongolismo, nuova Orda d’Oro e Globalismo massimamente anticristiano Anglosassone. Le fonti vicine al patriarcato hanno riportato la notizia di due colloqui tra Francesco e Cirillo, da un mese a oggi, e di una particolare vicinanza su temi di rilevanza metafisica tra i due insigni esponenti del mondo religioso cristiano. Il passo, sviluppato nel corso della predica del 22 marzo, sulla possibile identificazione tra Imperialismo ideocratico Occidentale e Neo-Mongolismo merita di essere completamente ripreso lasciando al lettore la possibilità di interpretarlo come meglio crede:

Se guardate alla storia della nostra Chiesa ortodossa russa, allora la combinazione di volontà divina, potere divino e volontà dell’uomo diventa completamente ovvia e tangibile. Ricordiamo, ad esempio, la terribile invasione dei mongoli-tartari. Conquistarono mezza Europa, tanto che la Russia finì all’interno di un vasto territorio che l’Orda del Khan considerava per sempre suo, e non c’era nessuno che potesse sconfiggere questa forza politico-militare che controllava le vaste distese dell’Eurasia. Ma cosa successe? Il monaco Sergio, un umile vecchio, benedice Dmitry Donskoy, un coraggioso principe e guerriero, per andare a dare battaglia a questo invincibile esercito tartaro-mongolo. Probabilmente, se uno degli analisti moderni valutasse la situazione, direbbe questo: “Ebbene, mi ha benedetto con una morte certa”. Perché non c’era possibilità di vittoria — l’esercito occupante era così potente; ma attraverso le preghiere del debole ma santo anziano, attraverso le preghiere della Chiesa, Dmitry Donskoy vince. E dopotutto, non vince per miracolo, non angeli con spade scese dal cielo, ma vince grazie al coraggio, alla forza, al coraggio del suo esercito, per il quale pregò il santo anziano Sergio, e con lui tutta la Chiesa……Possa il Signore proteggere la terra russa, i popoli che oggi abitano questa terra, Russia, Ucraina, Bielorussia, perché tutti noi, rappresentanti di questi tre popoli, siamo anche legati da un’unica cultura slava e praticamente da un’unica storia. Che Dio non dimentichi mai le nostre radici comuni, che Dio preghi sempre gli uni per gli altri. E la preghiera più importante dovrebbe essere che il diavolo non permetta quel momento terribile nel quale un fratello uccide un suo fratello. Pertanto, dobbiamo tutti pregare per la pace, per il benessere delle sante Chiese di Dio, per il nostro popolo unito, che oggi vive in paesi diversi, ma che è uscito da un unico fonte battesimale di Kiev, che è unito da un comune fede e un destino storico comune”.

Cirillo I tende così ad auto-rivelarsi come il S. Sergio di questi tempi, pronto al martirio per difendere la Kultur russa o ortodossa aggredita non dal 2014 ma dal 24 marzo 1999 — inizio dei bombardamenti NATO contro la Jugoslavia — per mano e pensiero del globalismo anglosassone occidentale, vera e propria nuova Orda del Khan.

Sullo stesso argomento:

IL DESTINO DELLA RUSSIA E LA CHIESA CATTOLICA di Moreno Pasquinelli

LA RUSSIA COME KATÉCHON di Moreno Pasquinelli

NOTE

  • Di recente Cirillo I nel corso di una intervista a Radio Svoboda ha giustificato il collaborazionismo filo-sovietico di una parte del patriarcato, che evitò la via totale del martirio e dell’estinzione del cristianesimo, in quanto solo così si poteva impedire la nascita di una Chiesa non canonica al servizio del potere bolscevico (“Innovatori”).
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3 pensieri su “LA CHIESA ORTODOSSA RUSSA E L’OPERAZIONE Z di O. G.”

  1. Rhida dice:

    Bellissimo buon contributo per chi sa poco di questioni ortodosse. Tra l’altra leggo sempre questo OG da quando mesi fa scrisse appunto che il 2022 nasceva un nuovo nazionalismo forte russo contro la NATO, evento appunto ben previsto come abbiamo visto nel febbraio. Ora ha scritto da un mese che ci sarà nuova egemonia mondiale indiano-cinese (e persiana). Vedremo se sarà vero anche questo. Rhida Modena

  2. Nello dice:

    “Questo invece non è stupido, per il diavolo!” (Ivàn Karamazov nel dialogo con lo stesso) , scritto in un italiano passabile e buono anche per chi sa di questioni ortodosse. Speriamo bene.

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