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ORIENTE E OCCIDENTE di O.G.

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Riceviamo e pubblichiamo

Una premessa necessaria: GMO o MA

E’ necessaria una premessa. Come il lettore che mi segue sa, avevo già scritto in epoca non sospetta, nel 2021, non solo che l’anno 2022 avrebbe inevitabilmente risvegliato il nazionalismo politico-culturale – non etnico- grande russo o che l’India si sarebbe posizionata sempre, nei futuri momenti cruciali, come elemento strategico, se non addirittura come avanguardia, del fronte anti-occidentale (bastava leggere in proposito le analisi della RAW uscite pubblicamente negli anni recenti). O ancora che il conflitto del secolo, iniziato l’11.09.2001 per mano di una elite armata islamica, era divenuto multipolare dall’agosto 2021 con la vittoria del Nazionalismo antimperialista pashtun afghano contro l’Occidente suprematista imperialista. Ma avevo anche avanzato l’ipotesi di ricerca che il cuore del conflitto sarebbe rimasto il Grande Medio Oriente o Mediterraneo Allargato (GMO o MA): da un lato l’Afghanistan crocevia globale, dall’altro appunto il Mediterraneo.

Dunque né Est Europa né Indo-Pacifico al centro, nessuna guerra mondiale per Taipei, a differenza di quanto pensano i più validi e insigni specialisti. Parlavo così di un secolo in cui non vi sarebbe stata una terza guerra mondiale come la immaginano gli autori di “2034” o come la immagina lo stesso Fabio Mini, il più valido stratega italiano dei nostri giorni, ma di un secolo all’insegna della profonda instabilità e della continua incertezza strategica con continue e ripetute zone grigie e con veloci, talvolta inaspettati, cambi di fronte, senza definitivi vincitori o vinti come vi furono invece nel ‘900. Sostenevo inoltre che questo sarebbe stato il secolo di Narendra Modi, dato che questo fu il primo statista nel mondo a fornire un concreto modello di nazionalismo “neo-mazziniano” in un terzo millennio in cui ci si illudeva ancora sino a sei anni fa che il globalismo avrebbe trionfato da ogni lato; degli Orban e dei Trump se si fosse voluta restringere la visuale ai contesti europeo o atlantico. Ciò non significa naturalmente che simpatizzassi con Trump o con Orban o con Modi o con i nazionalisti pahstun afgani ma tentavo semplicemente di leggere la realtà dei fatti storici basandomi sulla grande tradizione politica italiana (Machiavelli, Mazzini, Croce, Gramsci) alla quale ha chiaramente attinto la stessa teoria del conflitto di civiltà di Huntington.

Unico ma grave errore di analisi che avevo fatto fu quello di prevedere che il mondo culturale “prussiano” o est-europeo sarebbe passato con il nazionalismo russo nello scontro di civiltà tra Oriente e Occidente. Se ciò potrebbe sembrare esser confermato dal posizionamento dei Dodik (Repubblica serba di Bosnia), dei Sulik (Slovacchia), dei Vucic (Serbia), degli Orban (Ungheria), non lo è però su un piano di “civiltà” a causa della rigida posizione atlantista assunta dalla sinistra socialdemocratica tedesca, la più incline tradizionalmente all’Ostpolitik. Le manifestazioni di migliaia di tedeschi nella Germania orientale in sostegno dell’Operazione militare speciale (SMO) con bandiere serbe, russe o Z sono per ora come dice il proverbio la classica rondine che non fa primavera. Questa premessa, in cui ho di nuovo sottolineato quella che a mio parere sarà la supremazia strategica degli anni a venire, ovvero la supremazia decisiva della fratturazione tettonica del GMO o MA sull’Indo-Pacifico, era necessaria e ora il lettore comprenderà il motivo per cui è fondamentale parlare ancora una volta di Israele, Iran, Pakistan.

La tesi islamica palestinese sul conflitto russo-ukraino

Lo studioso islamico palestinese Mraweh Nassar — segretario generale del Comitato di Gerusalemme degli studiosi dell’Islam e legato alla rete MEMRI — ha sostenuto in una intervista rilasciata il 22 marzo che Israele starebbe uscendo dalla sfera di influenza Anglosassone e Occidentale e sarebbe di fatto sempre più vicino al fronte mondiale egemone, quello Sino-Indo-Iraniano, in cui sono anche la Russia ed il Pakistan pur con un ruolo sovranista e autonomo. Una frazione dell’elite israeliana — tengo a precisare questo fattore di frazione, elemento che Nassar viceversa non sottolinea — prevedendo un periodo di grande e ulteriore pericolosa instabilità nel GMO o MA, avrebbe così in animo di riposizionare il proprio retrovia strategico a Kiev. The Jerusalem Post  il 3 aprile scorso scriveva che secondo la teoria di Nassar lo Stato israeliano trova nuovi alleati nella Cina e nella Russia; l’Ukraina sarebbe la vera casa madre dell’Ebraismo e la Gerusalemme biblica, insieme al Primo e al Secondo Tempio, si troverebbero effettivamente all’interno dell’Ukraina. Si consideri che in Germania vi sono circa 250 mila ebrei e il 90% di essi parlerebbe russo, secondo la stampa israeliana. Di conseguenza ove la zona ukraina galiziana e di Kiev sarebbe ripopolata da investitori israeliani, sarebbe possibile per l’elite industriale israeliana un trasferimento degli stessi ebrei tedeschi nella nuova colonia ukraina. L’Isis, che in questi giorni ha dato avvio ad una nuova campagna di terrore in Israele, era presente con alcuni militanti integrati nel battaglione Azov durante la prima crisi ukraina (2014-2016). Il 9 marzo 2022 in una newsletter pubblicata dal suo settimanale Al Naba, Isis rappresentava la nuova contesa ukraina quale “punizione divina di Allah contro l’Occidente dei crociati”: la guerra tra russi e ucraini sarebbe solo l’inizio di un lungo conflitto storico tra paesi e popoli crociati, nel quale gli islamici non dovrebbero schierarsi né in un fronte né nell’altro, ma solo agevolarne la reciproca distruzione. In realtà però secondo le agenzie americane e russe, centinaia di militanti dell’Isis sarebbero presenti ancora una volta a fianco dei nazionalisti ukraini, contro la Russia, nel battaglione Sheik Mansour di Muslim Cheberloevsky, vicino quest’ultimo all’ufficiale NATO Yuri Tabach. 

Israele, Iran, Pakistan e il mondo multipolare

Pochi giorni dopo le dichiarazioni dello studioso islamico Nassar, cambiava di nuovo lo scenario israeliano. Avigdor Liberman (Israel Beitenu, rappresentante dei russofoni) attuale Ministro delle finanze di Israele, con una mossa impopolare metteva in atto una misteriosa crisi di governo. Netanyahu, subito dopo l’esito delle elezioni ungheresi e serbe, era uno dei primi leader mondiali, ancora prima del presidente russo, a congratularsi con i “sovranisti” Orban e Vucic ed in Israele, primo ministro attuale Naftali Bennet (Yamina), si apriva una nuova crisi di governo in cui l’ex primo ministro si inseriva immediatamente con tutto il fronte russofono in prima linea. Negli stessi giorni, Zelensky, che aveva perduto la competizione israeliana della comunicazione e del soft power, tentava disperatamente di riaccreditarsi sostenendo presso la stampa israeliana che la sua futura Ukraina sarà nazionalista, anti-liberale, sovranista e securitaria proprio come Israele. La nuova grande-Ukraina che Zelensky ha in mente vorrebbe perciò essere una Israele nazional-europea, lontana dal modello genderista dell’Unione Europea e dalla Svizzera pacifista. “I soldati nei cinema, nei supermercati, negli stadi, le  persone ovunque armate” è il modello grande-ukraino di Zelensky. Il rientro in gioco di Netanyahu, all’interno della dialettica politica e istituzionale israeliana, dovrebbe correttamente essere letto come una revanche della frazione militare interna più insofferente all’accordo tra gli Usa e l’Iran sul nucleare, contro la frazione Gantz-Lapid più vicina al Partito Democratico americano e dunque teoricamente più ben disposta verso l’accordo con Tehran.

La Russia, in questa nuova logica medio-orientale che si sta mettendo in moto, dovrebbe farsi garante della sicurezza internazionale ebraica trovando così un difficile accordo con Arabia Saudita, Iran, Emirati Arabi. Si ricordi inoltre che lo stesso Netanyahu, nell’ottobre 2015, esprimeva tesi considerate negazioniste dall’Unione Europea sulla persecuzione nazista antiebraica e che nel 2019, unico presidente israeliano a visitare Kiev, riconosceva ufficialmente il massacro stalinista di Holomodor deponendo corone presso il Memoriale delle vittime e parlando per la prima volta del presunto antisemitismo di Stalin. Presunto in quanto fu probabilmente Stalin, subito dopo il 1945, il più grande benefattore del nascente Stato ebraico. Le attuali vicende israeliane indicano che talune frazioni del militarismo israeliano spediscono al Partito Democratico e all’agenzia globalista e imperialista Britannica MI6 il messaggio significativo che sul campo medio-orientale sarà in particolare tollerata la mediazione di Mosca con Tehran e paesi arabi. Netanyahu è peraltro molto sensibile alla tradizione mistica e antiglobalista dei Chabad Lubavitch, la cui causa tradizionale è stata difesa anche dal presidente russo Putin nonostante il cristianesimo ortodosso di stato oramai egemone in Russia.

Passando infine al Pakistan, si hanno da giorni radicali proteste nazional-islamiche, antioccidentali, dei seguaci di Imran Khan, primo ministro che pur costretto alle dimissioni marcia verso un nuovo insediamento. Le proteste sono dirette contro gli anglosassoni e gli americani in quanto avrebbero interferito violentemente e cospirato nella politica interna di Islamabad a causa della sua posizione filorussa e della sua recente tattica di non ostilità con l’India nazionalista di Narendra Modi. Di fronte a una situazione di così grande incertezza invito comunque i lettori alla prudenza su quanto espresso dallo studioso coranico Nassar. La scissione interna alle elite israeliane sembra riflettere la crisi istituzionale, con la frazione interna sempre più orientata verso Cina ed India che prevale sui filoatlantici.

Nazionalismo russo e nuova globalizzazione

Dobbiamo a mio avviso comprendere che siamo al cospetto di una lunga guerra di posizione tra i vari nazionalismi, tra le medesime fazioni nazionali — soprattutto in Occidente, Unione Europea ed in Israele — e tra i vari fronti multipolari dentro il più ampio quadro di un incipiente conflitto tra Oriente e Occidente, che non è assolutamente scontato prenda la forma di guerra guerreggiata. Ogni riferimento ad una guerra di movimento modello novecentesco sarebbe quindi errato e porterebbe fuori strada. Dopo la Cina e l’India, vere e proprie potenze globali, vediamo così anche Iran, Pakistan, Afghanistan diventare ogni giorno più influenti e centrali negli scenari mondiali, alla pari di Israele che sembra ormai guardare più a Pechino che a occidente.

Ulteriore conferma che dopo Kabul 2021 e Ukraina 2022 il mondo con l’occidente al centro è defunto e non sarà possibile farlo resuscitare come nel passato trentennio. Nel frattempo, anche in ambito Onu si manifesta una chiara biforcazione globale, ben oltre la propaganda atlantista sull’isolazionismo russo. In realtà sono gli occidentali ad essere sempre più isolati, con la stessa Francia di Macron che continua stranamente a coltivare un rapporto politico ed economico privilegiato con la Russia e se formalmente pare aderire alla campagna antirussa della NATO nei fatti percorre una propria via autonoma, più vicina a quella magiara che a quella italiana.

Moltissimi stati africani, tra cui il Sudafrica, vari stati arabi come i Sauditi e gli Emirati, inoltre l’Algeria e la Libia di Haftar, ancora il Brasile, l’ Argentina, il Messico, oltre a Cina, India, Iran, Pakistan, Vietnam, Indonesia, si pongono di fatto al fianco del nazionalismo grande-russo. Ciò porta in sé una dinamica storica che potrebbe produrre quale effetto un concreto modello di globalizzazione del tutto antagonista rispetto a quello dell’elitismo razzista anglosassone che abbiamo conosciuto nei precedenti anni successivi alla fine della guerra fredda. Il fatto che lo stesso Israele, tradizionalmente filoatlantico in ambito mediterraneo, oltre alla Francia di Macron guardino con concreta attenzione in tale direzione fornisce motivi di seria riflessione.

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8 pensieri su “ORIENTE E OCCIDENTE di O.G.”

  1. Rhida dice:

    Sempre ottimi articoli O.G, una garanzia. Indovina sempre il quadro.

    Rhida – Modena –

  2. Nancy dice:

    Interessantissimo.
    Nancy

  3. Antonello celtico dice:

    Chiedo cosa intende l’autore con il fatto che Israele si sposta verso Cina e India?
    Se è vero che cinesi e indiani sembrano di recente aver appianato querelle storica non vi è sempre la questione del confine?

  4. Sirian army dice:

    Cina India Iran, siamo sicuri che il blocco è stabilizzato così???

    sarebbe un nuovo mondo!!!

  5. Andrea dice:

    Leggo sempre Og vorrei sapere se questo scritto è il suo? sembra lo stesso stile grazie
    https://www.sollevazione.it/2021/08/la-strage-di-kabul.html

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