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ELEZIONI: LO STRANO CASO DI LUCCA di Leonardo Mazzei

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Errata corrige: a causa della diversa legge elettorale vigente in Sicilia, e contrariamente a quanto avevamo affermato in un articolo scritto a caldo sulle elezioni amministrative, la lista presentata da Francesca Donato a Palermo non ha ottenuto seggi.  

Com’era prevedibile, le elezioni comunali di Lucca sono diventate un caso nazionale. Pietra dello scandalo, oggi come 5 anni fa, il cosiddetto soccorso nero al candidato di una destra che al primo turno ha preso solo il 34,35%. Il tradizionale schieramento Forza Italia-Lega-Fratelli d’Italia correrà infatti al ballottaggio apparentato con l’altro candidato della destra, l’ex Casa Pound Fabio Barsanti, che al primo turno ha ottenuto il 9,45%.

E’ giusta tutta questa attenzione al voto nella città toscana? Probabilmente sì, ma non per le ragioni di cui scrive la stampa nazionale. Comunque vada a Lucca non sono in arrivo i fascisti, né quelli del novecento e neppure quelli del “terzo millennio”. La vicenda lucchese è in realtà ben più modesta, piccola vetrina di provincia di una politica degenerata e senza principi. Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, se non l’ennesima riprova di quanto sia necessario costruire una vera e credibile alternativa all’attuale regime bipolare.

Un punto, quest’ultimo, che ci riguarda direttamente, dato che nella corsa a rafforzare il lato destro di questo regime si sono fatte coinvolgere anche le liste dell’area No Green pass presenti al primo turno. In quanto parte dello schieramento che ha sostenuto Barsanti, Italexit si ritroverà sulla scheda a sostegno del candidato del centrodestra Mario Pardini. Non ci sarà invece l’apparentamento formale per le due liste che fanno capo ad Andrea Colombini (No Green pass ed Ancora Italia), ma il sostegno di Colombini a Pardini è comunque ufficiale e gridato ai quattro venti. Per i No Green pass che si sentono alternativi ad entrambe le facce del sistema bipolare un bel problema.

Il “fascismo” non c’entra nulla

Per capire come stanno davvero le cose partiamo dal Barsanti, il cui risultato è legato in tutta evidenza al suo ruolo di opposizione, non certo ad una ventata di fascismo come vorrebbe la vulgata corrente. Consigliere attivo e sempre presente nei cinque anni passati, Barsanti ha avuto sì un buon risultato, ma assai meno eclatante di quel che potrebbe apparire. Il vero e clamoroso successo Barsanti lo aveva in realtà ottenuto 5 anni fa, quando presentandosi con Casa Pound aveva preso 2.912 voti (7,84%). Che dopo 5 anni di opposizione in consiglio comunale i voti siano saliti a 3.382, pari al 9,45%, non è davvero un granché. Anche perché nel frattempo il Barsanti ha dismesso l’abito di Casa Pound per indossare quello più presentabile di “Difendere Lucca”, mentre le liste a suo sostegno sono diventate tre, tra le quali una rivelatrice “Centrodestra per Barsanti” che ha portato da sola un gruzzoletto di voti pari al 2,80%.

Già nel 2017 Barsanti sostenne (inutilmente) il centrodestra al ballottaggio. Ma allora – come oggi con Colombini – non ci fu apparentamento formale, ma solo appoggio sostanziale. Nel frattempo, però, sono successe molte cose. E’ vero che Barsanti è stato forse l’unico consigliere ad occuparsi delle periferie e di alcuni temi sociali, ma è altrettanto vero che egli si è talmente integrato nel centrodestra ufficiale da essere stato per lunghi mesi al tavolo di quello schieramento che doveva indicare il candidato a sindaco. Poi, ad un certo punto, l’accordo è saltato e Barsanti ha deciso di candidarsi autonomamente contro Pardini. Quello stesso Pardini che adesso sostiene sorridente!

Ma lasciamo perdere queste miserie, che certo non appartengono al solo ex Casa Pound. Quel che qui ci interessa è un punto squisitamente politico: se uno è col centrodestra fino ad un mese dalla presentazione delle candidature, e ritorna col centrodestra tre giorni dopo il voto, come dovremmo considerarlo se non come un esponente tra i tanti di quello schieramento? Dov’è dunque lo “scandalo”? A noi fa sinceramente ridere che un tizio come Elio Vito, con Berlusconi e la destra fin dal 1994, scopra adesso l’antifascismo in virtù del “caso Lucca”. Un po’ di serietà non guasterebbe.

Del resto, il centrodestra lucchese è fatto da quegli stessi partiti (Forza Italia e Lega) che a Roma governano col Pd, mentre la finta opposizione di Fratelli d’Italia è spesso più draghiana (vedi Ucraina) dello stesso Draghi. Dov’è dunque lo scandalo di cui grida la Repubblica insieme agli altri giornaloni?

Se uno scandalo c’è – ed in effetti c’è – esso è di tutt’altra natura. Ma di questo ci occuperemo di seguito.

Lucca: una storia (purtroppo) normale

A ben guardare a Lucca non c’è dunque alcuna anomalia. C’è piuttosto la ripresa della corsa ad un bipolarismo marcio ed ingannevole, fatto da due facce tanto urlanti nel teatrino mediatico, quanto intercambiabili nella sostanza. Due facce espressione dello stesso potere, delle stesse oligarchie dominanti. Dopo la miserevole fine del Movimento 5 Stelle la politica italiana è lì che sta tornando. E questo è vero tanto a livello nazionale che a quello locale. E’ in questo contesto che va inserita la modestissima vicenda lucchese.

Leggendo alcune cronache parrebbe che a Lucca sia in atto uno scontro all’ultimo sangue, con una mobilitazione della società maggiore che altrove. Ma è così? A contendersi la poltrona di sindaco sono due personaggi che vengono dallo stesso mondo, quello dell’alta borghesia cittadina. Vada come vada, al potere – quello vero – andrà comunque bene. Questa lotta tutta interna al blocco dominante appassiona forse il popolo? Non si direbbe proprio, visto che al primo turno ha votato il 46% degli aventi diritto.

Che quello in corso sia principalmente uno scontro tra diversi potentati, indistinguibili l’uno dall’altro negli interessi come nei programmi, ce lo dicono anche altri fatti. In particolar modo le pittoresche vicende del cosiddetto “polo centrista”. A Lucca questo polo è stato rappresentato dalla gigantografia del volto (presente su ogni autobus) di Alberto Veronesi, figlio del noto chirurgo scomparso.

Nonostante che abbia speso più di tutti gli altri candidati messi insieme, nonostante (o forse proprio per) l’appoggio di Renzi e di Calenda, il Veronesi ha preso solo un modestissimo 3,65%. Nella moderata Lucca, il moderatissimo “centro” non ha sfondato: sarà mica perché già tutti gli altri eran centristi di suo?

Ma il bello per i super centristi è venuto dopo il voto. Benché ridotto al lumicino, il centro si è infatti spaccato. Da una parte i partitini (Italia Viva ed Azione) che al ballottaggio si sono schierati con Raspini (candidato del centrosinistra), mentre il Veronesi appoggerà Pardini al pari di Barsanti e Colombini. Piccole contraddizioni in seno al politicantismo dominante. Ma Veronesi non sarà solo in questa scelta. Tra i “diversamenti piddini” di spicco (mediamente pure peggiori dei piddini del Pd), il candidato della destra avrà pure il sostegno di Giorgio Del Ghingaro, attuale sindaco di Viareggio, città dove governa appunto col Pd… Ullallà, ma Pardini non era il candidato dei fascisti contro l’antifascista Pd? Ora, di Del Ghingaro non si è mai capito se abbia, abbia avuto o voglia avere la tessera del Pd. Ma in compenso si è sempre capito che a quel mondo, ed a quel tipo di politica, appartiene più degli altri.

A questo punto qualcuno potrebbe pensare che, in quanto a sostegni al ballottaggio, Pardini abbia quasi fatto l’en plein. Sorpresa, non è esattamente così. Al carnevale in corso hanno deciso di partecipare infatti anche noti esponenti della destra lucchese, che per l’occasione si sono invece pronunciati per il piddino Raspini. Pietro Fazzi, sindaco di Lucca per il centrodestra dal 1998 al 2007 ha infatti annunciato che voterà Raspini, come pure il suo vice di allora Giovanni Pierami. La lotta è talmente interna allo stesso blocco di potere che il trasversalismo incrociato imperversa. Prenderne atto è il minimo che si possa fare.

Mi fermo qui per carità di patria, che se qualcuno non ha ancora capito la vera natura della buffonata in corso è meglio che smetta di leggere.

Un problema che ci riguarda

Fin qui i fatti, utili soprattutto per chi legge di Lucca da lontano. Ma c’è un problema per quella che abbiamo definito come “area No Green pass”. A Lucca questa area era rappresentata da tre liste. In primo luogo dalle due (No Green pass ed Ancora Italia) collegate alla candidatura a sindaco di Andrea Colombini (4,19%), a cui si è aggiunta in extremis quella raccogliticcia di Italexit a sostegno di Barsanti. Il risultato complessivo non è stato male (No Green pass 2,71%, Ancora Italia 0,67%, Italexit 1,05%), ma la divisione ha impedito di conquistare un consigliere.

Il problema adesso è quello degli apparentamenti per il ballottaggio. Come abbiamo già visto, sia Colombini che Italexit appoggeranno infatti il Pardini. Che forse costui ha preso qualche posizione contro il Green pass e la dittatura sanitaria? Neanche per sogno. Nulla di nulla, neppure un minimo distinguo. Colombini dice che lo appoggerà per continuare a lottare contro le mascherine, peccato che Pardini risulti come uno dei più grandi utilizzatori di mascherine presenti sul territorio comunale…

Di Italexit abbiamo già detto. Sul simbolo della listarella presentata campeggiava peraltro un “Prima Lucca” di salviniana memoria che già la diceva lunga. Ma il rapporto tra il partitello di Paragone e la destra non è certo un problema solo lucchese. Nella sua dichiarazione, Colombini dice che il suo sostegno a Pardini è motivato solo da non voler avere il centrosinistra alla guida della città. Obiettivo condivisibile, ma che forse la destra è meglio? Da quale presa di posizione, punto programmatico, obiettivo di governo del Pardini lo si dovrebbe dedurre? Su questo evidentemente Colombini non dice nulla, per la sola e banalissima ragione che nulla sarebbe in grado di dire.

Ora, l’odio nei confronti del Pd ha mille ragioni per esistere. A Lucca come nazionalmente. Ma può una forza politica, od anche un “semplice” candidato sindaco, orientarsi solo su questo sentimento senza considerazione alcuna su quel che rappresenta la presunta alternativa? E non è forse vero che suggerire una falsa alternativa equivale a distruggere nel tempo ogni idea di vera alternativa?

Su questo punto dobbiamo essere chiari: o dal movimento di questi due anni nasce un terzo polo nettamente ed irriducibilmente contrapposto tanto al “centrosinistra” quanto al “centrodestra”, o non ne verrà fuori nulla di positivo. Questo vale a livello nazionale, ma pure localmente. L’attuale regime si fonda sull’alternanza tra i due poli in cui si struttura il sistema. Venuto meno il fenomeno Cinque stelle, il bipolarismo si sta adesso riformando. A maggior ragione bisogna essere alternativi ed esterni ad entrambi i poli. Centrodestra e centrosinistra ci propongono la stessa politica estera, lo stesso grado di liberismo, dunque la stessa politica economica. In comune hanno la stessa idea oligarchica e tecnocratica della politica e della democrazia. Insieme votano in parlamento le principali scelte del Paese.

Tutto ciò non è vero solo nazionalmente, ma anche localmente. Ed è vero pure a Lucca, dove la fisiologica alternanza tra centrodestra e centrosinistra, che ha caratterizzato la politica cittadina degli ultimi trent’anni, non ha lasciato tracce di discontinuità di cui un normale cittadino possa in qualche modo avere conservato memoria. Un dato di fatto che è poi la spiegazione di quell’astensionismo al 54% che si è registrato il 12 giugno.

Un tempo era la sinistra ad usare l’argomento del “meno peggio” per giustificare le proprie scelte opportuniste. A forza di sostenere quel “meno peggio”, rappresentato prima dai Ds poi dal Pd, quella sinistra sinistrata è infine scomparsa nel nulla. Da quell’esperienza bisognerebbe imparare per non fare lo stesso errore. In assoluto c’è sempre un “meno peggio” tra due opzioni, ma a forza di scegliere il “meno peggio” si contribuisce a far sì che il peggio prevalga, cancellando per di più ogni vera alternativa presente e futura.

Noi siamo per usare l’arma del voto, ed al primo turno l’abbiamo usata. Ma quando la scelta è tra la peste e il colera, tirarsi fuori è d’obbligo. In questi casi la scelta migliore è l’astensione. Forse potrà sembrare un segno di debolezza, ma talvolta può essere invece un segnale di forza. Debole è farsi irretire nella logica del bipolarismo. Non si combatte il nemico votandolo. Non si combatte una legge elettorale iniqua accettandone i meccanismi. Non si esce dal disastro attuale senza una rottura netta con tutte le forze che ne sono responsabili.

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