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LA LEZIONE DEL 12 GIUGNO di Riccardo Paccosi

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QUELL’OPPOSIZIONE FRAMMENTATA CHE SA COSA VA FATTO, MA CHE NON LO FA

Analizzare il contesto dell’opposizione costituzionalista al regime dello stato d’emergenza, induce alla stanchezza e alla depressione. Tantoèvero che io stesso sto sì scrivendo queste righe sull’argomento, ma senza realmente averne voglia.

I problemi oggettivi dell’opposizione sono enormi, ma non psicologicamente logoranti.

E’ conosciuto in partenza e quindi accettato, cioè, il fatto che si parta da una base minimale, che la maggioranza degli italiani non conosca i partiti di opposizione costituzionale, che quest’ultima sia diffusa a Nord e al Centro ma quasi assente al Sud, che manchino le risorse economiche per fare campagna elettorale, eccetera eccetera.

A logorare psicologicamente e a generare disaffezione generale, invece, sono i problemi soggettivi.

Ovvero i problemi legati a ciò che non funziona dentro la testa dei leader delle varie formazioni politiche e che, impedendo l’unitŕ, innesca una dinamica di vero e proprio auto-sabotaggio.

A queste amministrative l’opposizione che in questi due anni si è sovente unita nelle piazze, infatti, si è presentata divisa in tre distinte liste elettorali. E questo èavvenuto per la deliberata ed esplicitata volontà, da parte di alcuni, di non unirsi.

In questo senso, quindi, le colpe non sono equamente distribuite. Per quanto si possa partire dal principio per cui nessuno dei protagonisti possa dirsi del tutto incolpevole, le responsabilità dell’auto-sabotaggio in atto hanno comunque due nomi e due cognomi di spicco: Gianluigi Paragone e Luca Teodori. Entrambi hanno esplicitamente rifiutato un percorso unitario e portano dunque sulle spalle, ora, la personale responsabilitŕ storica dell’attuale frammentazione.

Il punto è che, a urne chiuse, la loro prospettiva si è rivelata non solo dannosa per il paese, ma anche autolesionistica rispetto alle loro stesse organizzazioni.

Infatti, a queste amministrative il Movimento 3V raccatta pochissimi voti. L’idea moralista di rifiutare l’alleanza con altre forze per ragioni non già di divergenza programmatica sul presente (che pure ci sarebbero), bensì di errori commessi dagli esponenti di queste ultime nel passato, si è rivelata estranea al sentire della maggioranza del popolo d’opposizione.

Per quanto riguarda Italexit, non conosco i risultati città per città [vedi la scheda] ma, essendo anche questi in prevalenza scarsi, possiamo dire che questa formazione scopre oggi quello che era ovvio da mesi: il 4% a livello nazionale che le veniva attribuito da diversi sondaggi, discendeva da un’impostazione dei medesimi che non contemplava altre forze sovraniste/costituzionaliste da poter scegliere.

Laddove almeno in parte gli steccati nazionali sono stati superati localmente, invece, si è superato lo sbarramento del 3% e il risultato è stato incoraggiante.

Questo è per esempio successo a Genova, dove l’alleanza Alternativa-Ancora Italia-Partito Comunista-Riconquistare l’Italia si è unita a Italexit [alleanza che ha visto protagonista anche il movimento no GP, in particolare Libere Piazza Genova, Ndr]

Quindi, come recita l’Appello dei 100 lanciato dalla rete dei movimenti di Resistenza Costituzionale, non c’è altra strada che: a) l’unità fra i piccoli partiti; b) la stretta correlazione fra partiti e movimenti civici di piazza.

Un’ultima questione, ma tutt’altro che secondaria: domenica, il 46% degli aventi diritto al voto ha scelto di astenersi.

Questo significa che nessuna, assolutamente nessuna, delle forze che si sono presentate ha saputo intercettare una quota ancorché minima del crescente astensionismo.

Infatti, l’unità non rappresenta solo un passaggio aritmetico per ottenere un 4-5% nazionale e mandare l’opposizione in Parlamento. L’unità significa anche generare una forza organizzata e credibile che riesca a imporsi sull’immaginario, che riesca a parlare a una parte di coloro che si astengono e che, quindi, ottenga un consenso superiore a quello derivante dall’addizione delle piccole percentuali attualmente detenute dai partiti.

Le difficoltà non mancano, insomma.

Ma i primi passi per superarli sono chiari e, da oggi, chiunque si consideri autosufficiente è destinato alla Pattumiera della Storia; anzi, ci è già finito dentro.

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