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PER CHI SEI DISPOSTO A MORIRE? di Alceste De Ambris

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Dai Giadisti agli Ucronazi: l’Impero finanz-capitalista alla ricerca di una fanteria

Il finanz-Capitalismo occidentale ha bisogno di “carne da cannone” per combattere la propria terza guerra mondiale “a pezzi”, ma fatica a trovarla. Chi mai sarebbe disposto a morire per difendere la Nato, o l’Unione europea, o questo o quel governo “tecnico” che procede con il “pilota automatico” a perseguire interessi estranei alla propria cittadinanza ?

Abbandonata ogni promessa di un futuro migliore, ogni progetto di emancipazione umana, l’Occidente, tramite media, governi e “intellettuali”, promette solo perdita di diritti (cd. “riforme”) con pretesti economici, misure liberticide e di controllo sociale con pretesti sanitari, miseria con presti ecologici, guerre a ripetizione contro nemici sempre nuovi (i terroristi, i virus, le “dittature”…) La disoccupazione è ormai cronica, si susseguono le crisi, lo stato sociale è al collasso, subentra infine l’inflazione. Gli Stati, indebitati e privatizzati, sono sotto il controllo dei poteri finanziari e dei “mercati”. La democrazia è vanificata da vincoli esterni immodificabili. La libera informazione è sostituita dalla propaganda e dalla censura. Le Oligarchie del pensiero unico hanno parassitato anche la società civile, snaturandola.

In questo contesto è difficile immagine un giovane es. italiano che si arruoli volontario… per conservare lo status quo.

Il Sistema, per combattere le proprie guerre neo-coloniali, e attuare le destabilizzazioni/dissoluzioni dei Paesi insubordinati, soffre dunque di una carenza di “manodopera”, fatica a raccogliere un esercito di terra. E’ tuttavia restio a reintrodurre la leva di massa (un popolo armato è pericoloso e può rivoltarglisi contro) e cerca alternative.

I moventi per cui un uomo sia disposto a rischiare la vita in guerra sono due: il denaro e un “ideale”, solitamente di tipo politico o religioso. Quando la motivazione è il guadagno, si fa ricorso ai classici mercenari (Blackwater ecc.). Ma non sono numericamente sufficienti.

L’Impero globalista ha dunque deciso di ricorrere all’ausilio di soldati per “vocazione”: soggetti fortemente ideologizzati e fanatici di una “causa”; a volte psicologicamente disturbati o provenienti dalla delinquenza comune. Gruppi e organizzazioni vengono infiltrati e cooptati, in modo che i militanti credono di lottare per il proprio obbiettivo, ma in realtà vengono strumentalizzati per altri scopi.

Il fondamentalismo religioso è un alleato perfetto. Per lungo tempo l’Occidente a parole ha proclamato di voler combattere il “terrorismo”, ma nei fatti faceva l’opposto: demonizzava l’Islam nel suo complesso, creando un risentimento di massa, e per converso appoggiava la diffusione dei movimenti fondamentalisti (wahabiti, salafiti ecc.), e finanziava e armava le milizie giadiste (“jihadiste” in ita-nglese). Tale strategia è stata perseguita sia direttamente da Paesi occidentali (Usa, Gran Bretagna, Francia) sia tramite gli alleati regionali (Arabia Saudita, Israele, Turchia ecc.), a partire dalla ex-Jugoslavia, per continuare in Iraq, Libia, Siria ecc.

Un altro movente in grado di mobilitare volontari è il nazionalismo, che viene alimentato per provocare scissioni e conflitti nel campo nel nemico. Come è evidente accade ora un Ucraina, un Paese fallito trasformato in un vivaio di nazionalisti/nazisti, armati e inquadrati nell’esercito, indottrinati nell’odio contro la Russia. E se prima i media corporativi definivano i giadisti come “ribelli moderati”, ora cercano maldestramente di nascondere l’ispirazione neo-nazista dei vari battaglioni Azon, Aidar ecc. descrivendoli come eroi, patrioti e addirittura “partigiani”.

Quando una Civiltà non trova nessuno disposto a difenderla, è già interiormente morta. Ne sopravvive l’involucro esterno, ma è dentro è vuota, come un albero divorato dalle termiti.

Si dice che, tra le cause del crollo dell’Impero romano, vi fu la disaffezione del popolo verso il suo destino politico: l’estremo squilibrio nella distribuzione della ricchezza, con un’oligarchia di latifondisti che governava su masse impoverite, faceva percepire con indifferenza il passaggio da una padrone all’altro, anche se barbaro.

E i nuovi “barbari” (che non lo sono affatto) sono ora alle porte. Dopo il 1991 la storia sembrava “finita”, con un Occidente americano-centrico completamente egemone e un’Urss in disgregazione. In realtà la Storia ha riservato un colpo di scena: la Russia è risorta, militarmente ancora più forte, ed è emersa un’altra potenza asiatica, la Cina, che, grazie al suo modello di economia mista (proprio il modello che l’Europa ha abbandonato!), ha surclassato gli Stati Uniti a livello economico e tecnologico.

Eppure l’Occidente ha costituito una grande Civiltà della storia.

Non intendo fare un’apologia, né negare i limiti, errori ed orrori imputabili alla civiltà europea moderna (che ruotano, a mio parere, intorno ai binomi individualismo-nichilismo e tecnica-capitale). Tuttavia occorre riconoscere le sue conquiste e traguardi, sedimentati nelle Costituzioni e dichiarazioni universali: l’affermazione dei valori di Libertà personale ed Uguaglianza (sia formale che sostanziale), variamente declinati, il pensiero razionale e critico, la dignità della persona umana, lo stato di diritto, la democrazia come partecipazione, i diritti del Lavoro, lo stato sociale, la tutela della cultura (che ha consentito i grandi capolavori artistici)… oltre a un certo benessere diffuso.

Di questa secolare costruzione, crollata sotto i colpi del neo-liberismo (in particolare nella versione “emergenzialista” degli ultimi due anni), sono rimaste le rovine. Il “tramonto dell’occidente” non è un problema solo per i “conservatori” e i nostalgici, e si manifesta in ben altro che il transumanesimo, l’ideologia del “genere” o la cultura della cancellazione… fenomeni minoritari e con scarso seguito.

Riguarda i propri principi fondamentali. L’Occidente predica certi valori e poi pratica l’opposto, le sue parole d’ordine (libertà, salute, pace…) vanno interpretate al contrario. E’ la società dell’ipocrisia sistematica, “l’impero delle bugie” come dice qualcuno.

A noi e alle generazioni future resta il compito di ritornare ai Principi, e ricostruire su solide basi.

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