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MA SENTI QUESTI DUE di Leonardo Mazzei

“Abbiamo impedito l’unità dell’opposizione? Sì, ma l’abbiamo fatto per il vostro bene. Addirittura perché tecnicamente conveniente… Qualcuno denuncia il golpe elettorale, la discriminazione della raccolta delle firme ad agosto? E’ solo un ignorante che non conosce la legge. Ma il movimento che lotta da due anni non chiedeva una lista unica? Eh no, mica possiamo unirci con tutti i cretini. E poi, diciamocelo, in certi casi la vaccinazione dovrebbe essere obbligatoria, che chi non è d’accordo può sempre espatriare…”

Pensate che questi siano dei vaneggiamenti alcolici di qualche svitato, favoriti magari dal caldo di questa estate? Errore, nessun vaneggiamento, solo seriose dichiarazioni di due dei generali della disfatta annunciata del 25 settembre.

Non contenti del disastro che hanno creato, non ancora soddisfatti di una divisione che fa gongolare il regime, gli irresponsabili delle tre liste che non ne valgono mezza, provano adesso a giustificare il loro operato da dilettanti allo sbaraglio con argomentazioni perfino imbarazzanti. Ci costa davvero una certa fatica doverci dedicare a certi personaggetti, ma costoro le stanno sparando grosse e tacere non è possibile.

Per non farla troppo lunga, ci limitiamo a due perle. Quella di mister zerouno, al secolo D’Andrea Stefano (uno dei leader di “Italia sovrana e popolare”), e quella del Nobel della chiacchiera imbrogliona, alias Paragone Gianluigi.

Mister zerouno ci spiega come funziona il mondo…   

Senza dubbio la presunzione è una malattia sociale piuttosto diffusa. Ed i presuntuosi sono tanti, più o meno come i diversamente intelligenti. Tuttavia i record sono record, e conviene annotarli nell’apposito Guinness dei primati. In un post del 22 luglio, mister zerouno ci dice che va tutto bene, che non c’è nessun attacco alle libertà democratiche, che Mattarella è un presidente impeccabile, che chi parla di golpe elettorale è semplicemente un ignorante, che chi lavora per l’unità con il movimento vuole solo l’ammucchiata dei cretini. Leggere per credere.

Il disdegno di costui per il movimento no green pass, che è poi un tutt’uno con il suo disprezzo per il popolo in generale, è notorio e financo leggendario. Ogni volta che ha preso la parola in una piazza, mister zerouno lo ha rivendicato con orgoglio. Ma per togliere ogni dubbio, il D’Andrea ha chiarito in un altro post che in certi casi (per il Covid no, generosamente ce lo concede) chi non si vaccina dovrebbe emigrare. Bingo!

Ora, in rete c’è posto anche per un tipo così. Ma che sia uno dei triumviri di “Italia sovrana e popolare”, insieme a Marco Rizzo e Francesco Toscano, qualche problemino lo dovrebbe porre. Intendiamoci, in quell’allegra congrega mister zerouno non è l’unico esperto di disastri elettorali, visto che c’è anche un certo Ingroia (che nel 2018 ottenne un brillantissimo 0,03%), un personaggio che quando uno lo vede normalmente si tocca.

Ma perlomeno l’ex magistrato è più parco nelle dichiarazioni. Mister zerouno invece no, lui le spara a raffica. Con che coraggio andranno, lui e la sua lista, a chiedere i voti a chi si è battuto in questi due anni (anche pagando grandi prezzi personali) contro la dittatura sanitaria? Bene, chi vuol capire quale accozzaglia abbiano messo in piedi costoro può leggere e riflettere. Riconosciamolo, anche D’Andrea una sua utilità talvolta ce la può avere.

Un’ultima cosa. Perché lo chiamiamo mister zerouno? Perché, da dieci anni a questa parte le sue liste hanno il record mondiale della stabilità, un inossidabile zoccolo duro dello 0,1%. Mica noccioline!

Fin qui, vista la caratura del personaggio, abbiamo volutamente usato un linguaggio leggero e scanzonato. Meglio lasciare i discorsi seri ad altri argomenti. C’è tuttavia un aspetto che grida veramente vendetta. La sua boria, il suo disprezzo nei confronti di chi ha lottato, di chi si è sacrificato, spesso rinunciando anche al lavoro ed al reddito è una bestialità che non può restare senza conseguenze. Costui si considera un esponente della nuova classe dirigente. Per noi, invece, la nuova classe dirigente dovrà sorgere anzitutto dal campo di chi si è messo in gioco e non si è piegato, di chi si è posto al servizio della lotta sia con il pensiero che con l’organizzazione.

Il Nobel della chiacchera imbrogliona ci spiega (a modo suo) la legge elettorale

Avete mai visto Gianluigi Paragone che approfondisce un argomento? Se la risposta è sì, segnalatecelo che ne prenderemo nota. Noi purtroppo non siamo a conoscenza di episodi simili, ma forse è solo a causa della nostra ignoranza. Del resto, il personaggio è il tipico prodotto dell’intrattenimento televisivo, un luogo dove l’approfondimento è escluso in partenza. La superficialità, una “qualità” oggi ampiamente richiesta dal marketing politico, è senza dubbio la sua vera cifra. Ma tra la superficialità e l’imbroglio c’è pur sempre una bella differenza.

Circola un video, nel quale questo Nobel della chiacchiera imbrogliona supera sé stesso. Sfruttando la comprensibile ignoranza dei più sulle leggi elettorali, Paragone vorrebbe far credere a chi lo guarda che la divisone è meglio dell’unità, che da soli si deve superare la soglia del 3% per entrare in parlamento, mentre in coalizione servirebbe addirittura l’8%. Queste falsità integrali vengono servite con la solita tecnica dell’imbonitore mediatico. Guardate, sembra dire, noi l’unità l’avremmo voluta, ma è la legge elettorale che ce la sconsiglia. Guardate, che la dovete saper tutta, cioè dovete ascoltare le mie panzane. Mica abbiam voluto la divisione, ma no, supereremo tutti il 3% e faremo una grande, travolgente ed unitaria opposizione non appena saremo tutti entrati in parlamento!

Qui, oltre al danno, costui vorrebbe rifilarci perfino la beffa. Andiamo dunque sul tecnico per capire come funziona davvero la legge elettorale.

Primo: la soglia di sbarramento è al 3% per tutti, sia che una lista sia in coalizione oppure no.

Secondo: non esiste alcuna soglia penalizzante per chi è in coalizione.

Terzo: esiste invece una regola che garantisce alle coalizioni che superano il 10%  il recupero dei voti delle liste che stanno tra l’1% ed il 3%. Si tratta della famosa norma a favore delle cosiddette “liste civetta”, tanto usate sia a destra che nel centrosinistra. Queste liste non ottengono seggi, ma servono ad aumentare quelli dei partiti maggiori ad esse apparentati.

Cosa c’azzecca questa soglia con la tematica dell’unità di cui parliamo da tempo? Evidentemente nulla, assolutamente nulla. Paragone la tira in ballo per intorbidire le acque, proprio come si fa nei talk show.

Nessuno ha mai parlato di coalizione nel senso tecnico della legge elettorale.  Su questo siamo sempre stati chiarissimi, e chiarissimo è l’appello dei 100. Abbiamo sempre proposto, invece, una lista unica sotto un unico simbolo, perché il problema è quello di superare la soglia del 3%, come anche il voto amministrativo del 12 giugno ha abbondantemente dimostrato. Altro che le dichiarazioni trionfanti che sentiamo in questi giorni!

Tutto ciò il Nobel della chiacchiera imbrogliona lo sa perfettamente. Lui dice che comunque è sicuro di farcela da solo, chi scrive pensa esattamente il contrario. Ma vista questa sicumera, che almeno si assuma le sue responsabilità, senza fare finta di aver voluto un’unità che ha invece escluso fin dal principio.

Un errore catastrofico che non avalleremo in alcun modo

La verità è che una grande occasione per iniziare a costruire una nuova opposizione al regime tecno-autoritario è andata persa. Ed i nomi dei colpevoli non vanno tenuti nascosti. Per la particolare gravità delle loro affermazioni, qui ne abbiamo citati solo due. Ma già basta ed avanza per capire quanto è grande il problema che abbiamo davanti.

La nuova opposizione prima o poi sorgerà, ma il percorso è quanto mai accidentato. Intanto liberiamoci di personaggi che almeno oggettivamente lavorano per il nemico. Intanto guardiamo in faccia la realtà, dunque parliamo apertamente del disastro che si è già compiuto.

Il Fronte del Dissenso e Liberiamo l’Italia hanno già spiegato le ragioni per cui non avalleranno in alcun modo le scelte di chi ha voluto la divisione, di chi per boria e supponenza ha commesso un errore micidiale, di chi di fatto sta lavorando per il re di Prussia.

Detto questo, c’è poco da aggiungere. C’è solo da rimboccarsi le maniche e guardare oltre. Forse un giorno capiremo meglio i lati oscuri di questo suicidio collettivo. Ma diamo tempo al tempo, che in genere è generoso per chi ama la verità.