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LINGUA BATTE DOVE DENTE DUOLE di Moreno Pasquinelli

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Si deve voler bene a Fulvio Grimaldi. E’ un soldato che con dedizione e disciplina assoluti ha denunciato gli abomini dei potenti, sputtanando le sempre folte schiere degli ascari, dei ruffiani e dei rinnegati. Nessun altro come lui ha saputo usare la penna come fosse un micidiale Ak47.

Tuttavia, a causa della passione politica che lo divora, gli accade a volte di passare alle bombe a mano e, in preda alla vis polemica, di colpire proprio chi, poco avanti a lui, sta nella prima linea ad affrontare il comune nemico. E’ questo il caso delle sue recenti e velenose invettive contro il Fronte del Dissenso e Liberiamo l’Italia. Vediamo dunque la prima granata.

«L’autodissoluzione di un Movimento, peraltro già da tempo diviso in tronconi, che, compiuto meritoriamente il suo lavoro di mobilitazione e compiuti anche parecchi errori e perse occasioni cruciali, di fronte al cambio di fase e di interesse dell’opinione pubblica, mostra il broncio al fato irriconoscente e si toglie di mezzo. Cioè si toglie dal voto, con ogni evidenza unica lotta ora da condurre, unico modo presente per dare fastidio al sistema: “Questo giro lo saltiamo” (Fronte del Dissenso e Liberiamo l’Italia). Siamo, con gli astenuti, nel terzo canto dell’Inferno, quello degli ignavi, con coloro che per Dante non sono buoni neppure per l’inferno che, pure, una sua dignità ce l’ha. ” Color che visser senza ‘nfamia e senza lodo”… non ragioniam di lor, ma guarda e passa”».

Saremmo addirittura degli ignavi, tuttavia, invece di lasciarci in pace, ragiona di noi e anzi ci attacca scrivendo che non meriteremmo nemmeno l’onore di stare all’inferno. E perché una simile crudele condanna?

Noi saremmo ignavi perché: (1) abbiamo perorato la necessità di un blocco elettorale in stile C.L.N in vista della sfida elettorale (vedi Appello dei 100); (2) al contrario abbiamo assistito alla più indecente delle divisioni (cinque almeno le liste che dicono di rappresentare il movimento contro il regime tecno-sanitario); (3) abbiamo denunciato l’incoscienza delle nomenklature dei partitini poiché l’unità che avrebbe portato ad un successo collettivo potevano farla e l’hanno invece sabotata;(4) abbiamo quindi evitato di prender parte al torneo truccato e fratricida del 25 settembre.  Se aver detto “no grazie!” a proposte, anche ammiccanti, di posti nelle liste elettorali, è una colpa, allora sì, siamo colpevoli.

Con la sicumera che lo distingue, Fulvio pontifica sugli “errori” ed i limiti del movimento (si capisce però che, delle dinamiche che lo hanno segnato, ci ha capito ben poco o niente); ma è imperdonabile che usi questi presunti “errori” come alibi per giustificare le giravolte e le porcate politiche ben più gravi di leader affetti da disturbo istrionico di personalità.

La vera domanda è: come fa il nostro, così perspicace e severo nel denunciare gli “errori” del movimento, a tacere sulle loro gravi responsabilità politiche? Come fa a non vedere che essi sono un problema e non la soluzione? Altro che tenere “il broncio al fato irriconoscente”, noi diamo voce ai tanti che sono indignati per una divisione cancerogena venuta dall’alto, che fa il gioco del nemico, che produrrà ferite e lacerazioni difficili da rimarginare.

*   *   *

Sta di fatto che a distanza di pochi giorni Fulvio ci ha scelto di nuovo come bersaglio. Perché lo ha fatto? Per due ragioni. La prima è che il suo nervosismo aumenta con la crescita della schiera degli indignati man mano che si palesa il cinismo metodologico dei capobastone e vengono rese note pornografiche candidature. La seconda è che, vedendo quanto diffusa sia questa indignazione, ci considera responsabili di questa crescita. Come dice l’adagio lingua batte dove dente duole.

Il nostro se la prende anzitutto contro il Forum di Assisi “Per una nuova direzione”. Ammette il «grande merito dei protagonisti di questa iniziativa nel promuovere conoscenza, coscienza e combattività attraverso importanti manifestazioni di piazza in tante parti d’Italia», poi però, nella pelosa forma del dubbio, scrive di “non sapere” «se questo sia esattamente il tempo per convegni in cima a un colle umbro, dato che la risonanza mediatica, come l’attenzione dell’opinione pubblica, sembrano fortemente indirizzati su quanto va succedendo in politica relativamente allo scontro elettorale».

Ci viene rimproverato che mentre c’è la campagna elettorale, svolgiamo un forum per discutere di transumanesimo e grande reset, della portata epocale del nuovo scontro tra Russia e blocco USA-NATO-UE, quindi di come riorganizzare la Resistenza. Ma ti pare?!

Ci sono le elezioni, non è tempo per riflettere, dialogare, produrre pensiero politico, pancia a terra per portare nonna Lollobrigida ed altri bio-vaccinati in Parlamento. Non sarà cretinismo parlamentare ma gli rassomiglia come una goccia d’acqua — evidente infatti la doppia allucinazione, quella per cui quel postribolo che è diventato il Parlamento sarebbe una specie di luogo consacrato, e l’altra per cui da queste elezioni truccate potrebbero venire quei copiosi frutti che due anni di lotte invece non ci hanno dato.

Dopo di che Fulvio lancia la bordata:

«Ai personaggi più in vista del movimento popolare di opposizione è stato ripetutamente offerto dalla Lista ITALIA SOVRANA E POPOLARE di dare adesione e portare il proprio contributo di idee e volontà alla battaglia che il regime ci ha voluto imporre. Il rifiuto è stato ripetuto e tanto netto, quanto fallimentare, sterile e onanistica è stata la scelta, non solo del movimento del dissenso, di optare per l’astensione. L’illusione di recare più danno al potere attraverso l’assenza e il silenzio, in questa fase di uno scontro che deciderà della sopravvivenza di una resistenza costituzionale e di contrasto al regime oligarchico e tecnocratico, nel momento della partecipazione a guerre e dell’assunzione di una strategia di devastazione dei diritti fondamentali, non può che rappresentare per i suoi fautori, nolenti e volenti, una diserzione».

Uscito dalla metafora sull’ignavia il nostro formula finalmente il vero capo d’accusa: diserzione. Saremmo disertori perché non avremmo accettato di candidarci con la compagine di Toscano-Rizzo-Ingroia-D’Andrea (spacciata per “unitaria”), perché non capiamo quanto queste elezioni siano decisive per le sorti della Resistenza. Vera la prima, falsa la seconda: sappiamo bene che queste elezioni impatteranno seriamente sull’arcipelago resistente. Rovesciamo però l’accusa: l’irresponsabile divisionismo dei diversi Marchesi del Grillo, la loro arrogante pretesa di parassitare e mettere il cappello sulla Resistenza, il quasi certo disastro elettorale, sono come il colpo di grazia che fa a pezzi ciò che resta del movimento.

Diserzione per astensione. Fulvio così legge la nostra posizione di critica allo spappolamento in più liste e contrapposte. Errore! Noi non facciamo di tutt’erba un fascio, non confondiamo i colpevoli con gli innocenti, i capi divisionisti e spesso in malafede con tanti attivisti che pur mugugnando si stanno facendo in quattro per raccogliere le firme, coi tanti cittadini i quali, magari turandosi il naso, voteranno per punire i partiti di regime e usare le urne per un gesto di ribellione. Tempo al tempo, renderemo nota la nostra posizione elettorale. Di sicuro non condanniamo chi farà la scelta di votare una delle liste in questione, ma nemmeno chi, come gesto di protesta, invece, deciderà di annullare la scheda o non si recherà alle urne.

Il 25 settembre non è certo il Giorno del Giudizio, non verrà dalle urne un terremoto che sconvolgerà il quadro politico — ciò che accadde invece nel 2018. Vincerà la destra a guida meloniana, ovvero il Piano B dell’élite euro-atlantista. Il terremoto verrà dopo il 25/9, come conseguenza della esplosiva miscela di crisi geopolitica, crisi energetica, recessione economica. Turbolenze e proteste sociali non mancheranno. Nuove rivolte si affacceranno sulla scena. Occorre attrezzarsi a condurre le prossime dure battaglie. Noi ci saremo.

PS

Se le diverse liste ritenute anti-sistema si romperanno la testa davanti al muro del 3%, è altamente probabile che esse subiranno un veloce processo di disgregazione. C’è chi si farà prendere dallo sconforto e, scoraggiato, abbandonerà la barricata. Altri invece non vorranno mollare, capiti gli errori commessi e la fiducia mal riposta, cercheranno una nuova casa politica. Prenderà forma un nuovo soggetto politico e potremo allora affermare che il proverbio dice giusto, che non tutto il male viene per nuocere.

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8 pensieri su “LINGUA BATTE DOVE DENTE DUOLE di Moreno Pasquinelli”

  1. Mirella lo cascio dice:

    Già dall’inizio sono sempre stata in disaccordo totale con questa scellerata divisione del movimento del dissenso!
    Non era questo il momento per fare i primi della classe, abbiamo avuto un’occasione per combattere il sistema corrotto al servizio degli USA , NATO ed Europa, tutti uniti avremmo forse ottenuto qualcosa!
    Così non andremo da nessuna parte!Peccato!
    Non abbiamo speranze!

  2. Francesco dice:

    “Il terremoto verrà dopo il 25/9, come conseguenza della esplosiva miscela di crisi geopolitica, crisi energetica, recessione economica. Turbolenze e proteste sociali non mancheranno. Nuove rivolte si affacceranno sulla scena.” Sono d’accordo su queste previsioni. Il punto è che il regime ha già pronta la contromossa: nuove restrizioni alle libertà costituzionali con il solito pretesto sanitario. Non è certo un caso se già adesso i media ricominciano a parlare INSISTENTEMENTE del “pericolo covid.”

    Francesco F.
    Manduria (Ta)

  3. Alfonso Aliberti dice:

    Maledetta presunzione che offusca la ragione. Assurdo questo arrembaggio al parlamento. Stupido pensare che questa è l’occasione, ora o mai più. Nessuno è escluso. Quando saremo schiaffeggiati dalla disfatta elettorale, come sarà possibile affrontare la tempesta? Come si riuscirà a compattare i patrioti dopo tanto reciproco spargimento di livore?

  4. Nicola dice:

    Bravo Moreno: analisi perfetta.

  5. Cinzia Cristian dice:

    Mi dispiace constatare che la coscienza collettiva non è ancora maturata abbastanza per superare le divisioni, accettare confronti e unirsi in pace e rispetto reciproco per migliorare la gestione di questo nostro bel Paese sofferente. Credo che sia necessario fare un un cammino di crescita personale prima di diventare capo di un movimento che possa attivare un reale cambiamento e ,in questo caso è necessario aver superato le passioni e le brame dell’Ego: trovare la connessione con il vero potere, la naturale autorevolezza e la limpida e chiara equanimità, solo per citare alcune di queste caratteristiche. A livello collettivo , probabilmente tutti noi siamo ancora in preda alle influenze e spinte di questo ego ancora infantile e privo di quella matura apertura che almeno nei nostri sogni migliori ci piace assaporare. Forse come viene riportato alla fine di questo articolo abbiamo ancora bisogno di fare esperienza, di sbagliare ancora e ancora finché non abbiamo imparato ad essere e ad incarnare in prima persona quello che vorremmo che i nostri rappresentanti politici siano e incarnino.

  6. luigi dice:

    Per me Grimaldi ha ragione e , sarei stato curioso come si sarebbe posto il compianto Giulietto Chiesa in questo momento difficile per il nostro paese e non solo .
    Io so solo che , ( mi sembra di averlo gia’ detto ) chi agisce puo’ sbagliare , ma chi non agisce ha gia’ sbagliato , non e’ il momento del disimpegno elettorale , e chi vaneggia di tempi migliori , per agire , come diceva Keynes , nei tempi lunghi saremo tutti morti .

  7. FaBer dice:

    “non tutto il male viene per nuocere”
    Sono così d’accordo che alzo il tiro: la sconfitta della supponenza egoico bellica farà bene al movimento delle coscienze che non sarà intaccato dalla sconfitta. Casomai ripulito dalla feccia ben rappresentata dal coacervo Toscano-Rizzo-Ingroia-D’Andrea – Lollo.
    Scegliere di non partecipare, cioè di non sottoscrivere il governo necessariamente neofascista che verrà, per quanto mi riguarda è una scelta convinta, interiormente attiva, perchè conosco le ragioni dell’istituzione della democratica falsamente rappresentativa del Parlamento, voluta, dalla borghesia, per spalmare sul popolino, la responsabilità del debito sovrano. il Parlamento, a guida esterna, è un fantoccio di sovranità che attribuisce al popolo la responsabilità del debito statale, nel mentre gli toglie la sovranità monetaria. Non è mai stata una conquista popolare.

  8. Graziano+PRIOTTO dice:

    Concordo con Moreno:
    stare al giuoco del nemico non è mai stata un scelta intelligente poiché è impossibile vincere.
    La caduta del governo è stata una scelta del sistema esattamente e tempestivamente pianificato per trovare in extremis una legittimazione del potere, blindando quello che sarà il governo facilmente immaginabile che uscirà dalle urne, una piena continuità nella sostanza anche se con marionette in parte diverse per distrarre il pubblico.
    Le divisioni fra le forze antisistema illuse diu cambiare qualcosa con queste elezioni erano altrettanto previste, evidenti e messe in conto da chi decise di far cadere il governo. Se anche alcuni di questi partitini velleitari riuscisse a superare lo sbarramento ed entrare in Parlamento resterebbero voci nel deserto. Ci voleva un partito di massa, ma dopo lo scandalo del M5S per molto tempo sarà impossibile convincere gli italiani a fidarsi di movimenti antisistema. Dunque bisogna ripartire dal basso, dai problemi locali, da ogni punto del territorio dove si possono mobilitare i cittadini. L’unione non viene mai dall’alto di strutture anonime disancorate dal territorio (v. M5S) ma va costruita pazientemente dal basso.
    Certo le divisioni emerse in questa campagna elettorale non sono edificanti ma sono tuttavia il sintomo di un qualcosa di più profondo, cioè della completa disaffezione dei cittadini nei confronti del potere politico. Uno dei punti chiave del degrado è stata l’abolizione del voto di preferenza, che ha consegnato i candidati ai partiti e soffocato la dialettica interna ad essi.
    Detto ciò, resta comunque il fatto che solo una situazione di emergenza che costringa i cittadini a reagire potrà favorire un’unità delle forze antisistema. E sembra che questa emergenza sia alle porte se non già arrivata. Vedremo presto se l’abbruttimento dei due anni Covid ha spento del tutto le capacità di reagire o se invece arriverà il momento in cui le masse dovranno decidere se rinunicare a tutti i diritti o riprendersi la vita che il potere sta loro distruggendo.

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